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I guai della Di Giovanni, presidente a Napoli del cosiddetto tribunale di sorveglianza (che avrebbe bisogno di essere sorvegliato) sono cominciati quando ha avuto l’imprudenza di prendersela con Stefano Surace, giornalista italo-francese particolarmente temibile, ordinando che... non doveva più scrivere.
Avendone avuto da Surace una risposta piuttosto fulminante ("la buona donna ha bisogno di uno psichiatra”) ha cercato di rifarsi con un altro noto giornalista, Lino Jannuzzi, ingiungendogli la stessa cosa. Ma le è andata male anche con lui.
Coperta da unanime ridicolo, la Di Giovanni ha allora lanciato querele, com’è noto, a dritta e manca, a tre deputati (Sgarbi, Cicchitto e Gargani) e perfino ad un presidente di Corte d'Assise d'Appello, Pietro Lignola.
Non ha però osato querelare proprio l'avvocato di Surace, Vittorio Trupiano, che nelle sue numerose dichiarazioni a giornali, televisioni e radio aveva usato nei suoi confronti espressioni ben più severe che i querelati. Così, l'avv. Trupiano ha rimediato a quella lacuna, autodenunciandosi (riportiamo in fondo il testo dell’autodenuncia).Se ne vedranno, dunque, delle belle.
Comunque il problema, per la dignità della magistratura italiana, non è solo questa signora. C'è tutta una galleria di personaggi che, istallatisi in punti chiave della magistratura, hanno sommerso di vergogna su scala mondiale la giustizia italiana, a seguito del "Suracegate".
Ed ora, assillati dalla prospettiva di doverne rendere conto, tentano di criminalizzare non solo giornalisti e deputati, ma perfino la Corte di Cassazione che cerca di porre un freno alle loro gesta.
E' gran tempo che la parte sana della magistratura italiana reagisca massicciamente nei confronti di questa gente, non solo per l'onore delle loro categoria, ma per quello dell'Italia come paese civile.
Prendendo esempio da quei due giornalisti coraggiosi.
Sembra che, comunque, se ne intravedano le prime avvisaglie... Affare da seguire....




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