Ulster, Londra pensò a deportazioni per affrontare la crisi
Dagli archivi di stato di Londra arriva una serie di documenti che dimostrano come il governo inglese, nel 1972, intendesse creare un piccolo stato protestante e deportare i cattolici nella Repubblica
LONDRA – Una soluzione radicale ai “disordini” che infiammavano l’Irlanda del nord: era questo il progetto che Londra aveva in mente per porre fine alle violenze tra unionisti e repubblicani in Ulster. Ma il programma del governo inglese, allora guidato da Edward Heath, prevedeva la deportazione in massa dei cattolici e la creazione di un piccolo stato protestante. Una sorta di pulizia etnica, insomma, come soluzione alla crisi che tuttora insanguina la regione. Le prove in una serie di documenti declassificati e conservati negli archivi di stato di Londra.
Il 1972 fu uno degli anni più sanguinosi della guerra civile nel nord dell’Irlanda, l’anno ricordato per la strage del Bloody Sunday, quando 14 civili furono uccisi a Derry e per la soppressione del Parlamento di Stormont.
Il progetto, che il premier britannico chiese di mettere a punto al capo di Gabinetto Burke Trend, prevedeva il trasferimento di trecentomila cattolici in zone che sarebbero poi state cedute alla Repubblica d’Irlanda e lo spostamento di duecentomila protestanti all’interno dei confini del nuovo stato protestante. Il controllo dei soldati inglesi sarebbe comunque rimasto: i battaglioni dell’esercito sarebbero passati da 20 a 47.




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