Dal sito http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/
L'indultino? Demagogico, inutile, dannoso
di Massimo Fini
Il provvedimento di clemenza, il cosiddetto "indultino", che verrà discusso fra una ventina di giorni in Parlamento e che ha il favore trasversale dei Poli con l'eccezione di An - e non tutta - e Lega, è demagogico, dannoso e inutile. E' dannoso perché mina ulteriormente quella certezza della pena che da noi è già un optional. In un Paese civile le pene non devono essere severe, devono essere certe, perché oltre alla funzione retributiva, punitiva, hanno quella deterrente, agiscono cioè, per dirla con l'Antolisei, da "controspinta alla spinta criminosa" scoraggiando altri a commettere gli stessi reati.
In Italia, a causa della farraginosità e della lunghezza dei processi, è già molto difficile assicurare i colpevoli alla giustizia, se una volta raggiunto faticosamente, e spesso dopo anni, questo risultato lo si vanifica, o quasi, con un atto di clemenza che ne resta della certezza della pena? Ma anche l'"indultino" è inutile. A parte le intromissioni evangeliche del Sommo Pontefice, il provvedimento viene giustificato, razionalmente, con l'affollamento delle carceri, che è un problema vero, serio e grave. Ma anche se mandiamo fuori con l'"indultino" 15 mila detenuti, le carceri in breve tempo torneranno a riempirsi. Perché è un dato statistico che il 60% di coloro che escono dal carcere riprende a delinquere. E se anche non lo faranno, in questa percentuale, tutti coloro che saranno graziati dall'"indultino" (perché il beneficio si perde se si torna a delinquere), ai vecchi criminali si aggiungeranno tutti quelli nuovi per i quali, a causa del condono, la funzione deterrente della pena avrà perso efficacia. Il sovraffollamento si risolve con provvedimenti strutturali, agendo su quella che è, essa sì, un'autentica vergogna del nostro sistema giudiziario. Infatti circa la metà della popolazione carceraria è formata da detenuti in attesa di giudizio, molti dei quali saranno poi assolti. E questo a causa dell'abnorme durata dei processi, dovuta a sua volta, a quell'eccesso di garanzie formali volute, molto spesso, proprio da coloro che oggi lacrimano sul sovraffollamento delle carceri. Riducendo la lunghezza dei processi si ridurrebbe anche il sovraffollamento delle carceri, risolvendo d'un colpo solo due problemi e sanando due vergogne. Ma è chiedere troppo alla classe politica, che preferisce andare avanti a colpi di demagogia, oscillando perennemente, in modo contraddittorio e grottesco, fra una feroce "tolleranza zero" e un "garantismo" peloso e di facciata.




Rispondi Citando