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    Affus
    Ospite

    Predefinito Lomborg , l'uomo che ha fatto "nero" i Verdi

    care Amiche, cari amici,
    insieme agli Auguri per un Bellissimo Anno Nuovo,
    invio il GWN n.1.2003

    In questo numero:
    *Lomborg: il mondo è in ottima salute
    *Premio Ambiente ³Gianfranco Merli² per il Master dell¹Ateneo Pontificio
    Regina Apostolorum
    *Passare dall¹ecologia naturalistica all¹ecologia umana² chiede il
    presidente del Movimento Azzurro.
    *Diversi Paesi Europei non riescono a raggiungere i limiti indicati dal
    Protocollo di Kyoto
    * Bush propone di ridurre le emissioni senza limitare lo sviluppo
    * Gli ogm fanno esplodere le contraddizioni ³verdi²
    * Impianti eolici per produrre energia? La caduta di un mito.
    * Quando gli impianti eolici diventano pericolosi


    Come sta il Pianeta? «Molto bene grazie!» risponde Lomborg

    GWN _ Ha scritto Andrea Colombo sul quotidiano ³Libero² del 24 dicembre:
    «Il catastrofismo ecologista è privo di fondamento scientifico. A
    sostenerlo è lo studioso di statistica ed ex militante di Greenpeace, Bjørn
    Lomborg, autore del libro tanto influente quanto discusso (dagli ecologisti
    duri e puri) "The skeptical environmentalist". Lomborg ha appena pubblicato
    un breve saggio sul British Medical Journal, in cui riassume le sue
    convinzioni sul futuro del pianeta, basate su dati statistici resi noti da
    varie agenzie Onu. Secondo le previsioni dell'Onu, nel 2080 l'aspettativa
    di vita media nel mondo sarà di più di 80 anni. Anche la ricchezza media è
    in aumento: il prodotto lordo pro capite è cresciuto del 200% - sia nei
    Paesi sviluppati sia in quelli in via di sviluppo - nel corso degli ultimi
    50 anni. I dati Onu mostrano inoltre che la popolazione globale cresce ma
    secondo una percentuale minore che negli anni '60 (1,26% nel 2000 contro il
    2,17% nel 1964). Secondo la FAO, poi, la superficie coltivata mondiale è
    l'11% del totale, percentuale destinata a crescere fino al 12% nel 2030. I
    dati globali mostrano anche un aumento deciso nella quantità di energia
    disponibile - questo perché le nuove tecnologie hanno reso possibile il
    reperimento di nuove fonti energetiche e l'uso più efficiente di quelle
    esistenti. Lomborg fa notare infine come esista una correlazione fra
    "ricchezza delle nazioni" e lotta all'inquinamento. I grafici di Lomborg
    mostrano che quando il pil supera una certa soglia, la concentrazione di
    polveri sottili nell'aria decresce drasticamente, nonostante un aumento dei
    consumi energetici. La ragione, suggerisce lo studioso danese, è che la
    ricchezza comporta un aumento di competenze tecnologiche e consapevolezza
    ambientale, fattori che portano a una diminuzione dell'inquinamento1».
    Bjørn Lomborg è attualmente il Direttore dell¹Environmental Assessment
    Institute, l¹ufficio che si occupa di ambiente del Governo Danese. Il suo
    volume "The skeptical environmentalist" è da più di un anno in cima alle
    classifiche dei libri più venduti e le sue tesi hanno scatenato furibonde
    discussioni.
    Il Wall Street Journal ha scritto che Lomborg è «The man who gives greens
    the blues» (L¹uomo che ha fatto neri i verdi) e questo la dice tutta sulla
    rabbia e l¹aggressività con cui molti personaggi appartenenti alla lobby
    ambientalista trattano lo studioso danese.
    Alcuni accademici appartenenti alle associazioni verdi hanno cercato di
    screditare Lomborg sostenendo che le sue argomentazioni non sono
    documentate scientificamente.
    Per chi ha avuto modo di leggere il libro di Lomborg l¹accusa sembra pò
    ridicola, visto che su 515 pagine del testo di Lomborg ben 152 sono di note
    e bibliografia.
    Quale altro autore ³verde² può vantarsi di aver pubblicato un suo libro
    con tanta e tale documentazione?
    Di sicuro Lomborg continuerà a subire critiche feroci, ma la causa non è
    certo per una mancanza di rigore scientifico. In realtà Lomborg ha avuto il
    coraggio di svelare quanta poca scienza ci sia dietro alle maggiori
    campagne catastrofiste della lobby ambientalista.
    Il modo con cui certi ecologisti tentano di di reprimere Lomborg è
    esemplare: mentre cercano di screditarlo scientificamente, fanno pressioni
    perché il suo libro non venga pubblicato e diffuso.
    Temono infatti il libero giudizio del pubblico, non è un caso che il libro
    di Lomborg abbia venduto più di tutti quelli scritti da Jeremy Rifkin.
    Ha scritto Lomborg sul ³British Medical Journal², (1462 BMJ VOLUME 325,
    21_28 DECEMBER 2002) una delle riviste più prestigiose in campo medico
    sanitario: «Le aspettative di vita, la prosperità e la capacità di
    appagamento delle necessità di base, sono riconosciuti a livello
    internazionale come gli indicatori per valutare lo stato del Pianeta».
    Per quanto riguarda la aspettative di vita nei Paesi in Via di sviluppo
    queste sono passate da 41 anni del 1950 ai 64.7 anni del 2002.
    Nei Paesi appartenenti all¹OCSE l¹aspettativa di vita media ha raggiunto i
    76,8 anni. Per quanto riguarda la prosperità Lomborg sottolinea come: «Il
    prodotto Interno lordo procapite è cresciuto negli ultimi 50 anni di più
    del 200% sia nei PVS che nei paesi industrializzati».
    A proposito della povertà che continua a colpire circa un miliardo di
    persone nel mondo, l¹United Nations Development Programme (UNDP) ha scritto
    nel suo rapporto su povertà e disuguaglianza: «Sono pochi coloro i quali si
    sono accorti dei grandi avanzamenti già compiuti: negli ultimi 50 anni la
    povertà è diminuita di più che nei 500 anni precedenti ed è stata ridotta,
    in pressoché tutti i paesi 2».
    Circa il Welfare Lomborg ricorda che «abbiamo assistito ad un generale
    incremento, nell¹accesso all¹educazione scolastica, nel rispetto dei
    diritti politici e civili, nella disponibilità ed accesso alle nuove
    tecnologie, nella vasta disponibilità di elettrodomestici, Tv, radio,
    aspirapolvere, lavatrice, computer, accesso ad interne. «In generale -
    scrive Lomborg - l¹umanità ha negli ultimi 50 anni avuto un incremento
    senza precedenti nel welfare»
    Secondo l¹UNDP, tra il 1975 ed il 1999, più di 100 paesi hanno visto
    incrementare i propri livelli di vita, con un unica eccezione lo Zambia.
    Per chi volesse leggere per intero l¹articolo di Lomborg, potrà richiederlo
    alla redazione di GWN inviando un messaggio e-mail.


    Passare dall¹ecologia naturalistica all¹ecologia umana² chiede il
    presidente del Movimento Azzurro.

    GWN _ Prima della consegna del premio ambiente 2002, Rocco Chiriaco,
    presidente del Movimento Azzurro ha tenuto una brillante relazione.
    Dopo aver ricordato i tanti meriti umani ed ambientali di Gianfranco
    Merli, autore della nota legge sulle acque e fondatore del Movimento
    Azzurro, Rocco Chiriaco ha svolto una dettagliata analisi sullo stato
    dell¹ambiente in Italia.
    Chiriaco ha rilevato come buoni segnali la crescita delle aree protette
    (+75% nell'ultimo decennio), la diffusione della raccolta differenziata
    (13%), mentre sembra ingolfato il settore dei trasporti (su auto l'81%
    degli spostamenti), e al palo l'innovazione tecnologica (made in Italy 3
    brevetti su 100).
    «I risultati positivi più rilevanti - ha spiegato Chiriaco- riguardano la
    riduzione, in valori assoluti, delle emissioni atmosferiche, in particolare
    per i composti acidificanti, la riduzione dei rilasci di metalli pesanti,
    la riduzione degli apporti di sostanze pesticidi nei suoli agricoli.
    Una sostanziale stabilizzazione appare per la gran parte delle altre
    emissioni atmosferiche, per i carichi fertilizzanti, per i rilasci di
    inquinanti nelle acque internet e costiere. Ma in contrasto con questo
    andamento, si registra negli ultimi anni una crescita delle emissioni
    assolute di CO2».
    «Ma ciò che più conta - ha sottolineato il presidente dei Movimento
    Azzurro- e che costituisce il vero dato da registrare è la svolta culturale
    che si è registrata in Italia rispetto ad un ambientalismo tradizionale
    ispirato alla cultura dell¹allarmismo ed abituato a prefigurare scenari
    apocalittici per richiamare l¹attenzione del vasto pubblico sulle possibili
    azioni in danno dell¹ambiente».
    «Il Movimento Azzurro, - ha precisato Chiriaco- già oltre dieci anni or
    sono, aveva compreso che questo approccio alla complessa questione
    ambientale che si andava prefigurando, non era più perseguibile.
    Anche se l¹ambientalismo di prima maniera aveva assolto ad una funzione,
    quella di lanciare l¹allarme sociale, bisognava passare ad una nuova fase
    del movimento ambientalista, quella della proposta».
    Per questo motivo, ha detto Chiriaco: «Abbiamo scelto di non seguire la via
    del ³partito unico² dell¹ambientalismo, di oscura matrice vetero-marxista,
    che vuole tutti sotto una unica direzione, abbiamo scelto di non adeguarci
    a questo ³ sincretismo² per favorire una cultura della comprensione dei
    fenomeni, tra le più vaste porzioni di società, partendo da coloro che per
    formazione, attinenza culturale alle più varie discipline che riguardano
    l¹ambiente e vocazione all¹impegno sociale, hanno partecipato, o vogliono
    partecipare con noi a questa sfida.
    Fornire comprensione dei fenomeni e spiegazione scientifica ad essi è la
    giusta base per affrontare la soluzione dei problemi ambientali ed è
    proprio in questa ottica che si inquadra l¹iniziativa del ³Master di
    Scienze Ambientali² che il Pontificio Ateneo ³Regina Apostolorum², sta
    realizzando, ed è per questo che noi oggi la segnaliamo con questo nostro
    riconoscimento insieme alle altre iniziative meritevoli in favore
    dell¹ambiente».
    Chiriaco ha concluso spiegando che: «Per un cristiano la tutela del Creato
    costituisce un preciso impegno morale. Il passato ci fornisce l¹esempio di
    grandi Cristiani, di Santi, impegnati in questa direzione, con l¹esempio,
    ma soprattutto con i messaggi ispirati al Credo, alla Genesi. Oggi che
    questo impegno, e la coscienza ambientalista, devono permeare tutta la
    società, abbiamo bisogno di convincimenti scientifici dettati dal
    rigoroso studio e non dall¹emotività generata dall¹enfasi della questione
    ambientale.
    Voglio concludere dicendo che un primo impegno del movimento ambientalista
    cattolico sembra andato in porto: Passare dall¹ecologia naturalistica
    all¹ecologia umana».


    Diversi Paesi Europei non riescono a raggiungere i limiti indicati dal
    Protocollo di Kyoto

    GWN _ Secondo un rapporto pubblicato dall¹Agenzia Europea per l¹Ambiente
    (AEA) «Le attuali misure adottate dai paesi dell¹Unione europea non saranno
    sufficienti per raggiungere i limiti fissati dal protocollo di Kyoto».
    I risultati del rapporto sono stati ripresi dall¹Agence France-Presse del 6
    dicembre e ripubblicati da Space Daily del 10 Dicembre 20023
    (http://www.spacedaily.com/2002/02120....sajp7dxi.html).
    Così al di là delle dichiarazioni che hanno reso la Ue paladino del
    Protocollo di Kyoto, sono diversi i Paesi europei che non riusciranno a
    raggiungere gli obiettivi indicati per la riduzione delle emissioni di gas
    serra.
    Secondo il Protocollo di Kyoto i 15 paesi appartenenti alla Ue dovrebbero
    ridurre le emissioni di anidride carbonica (CO2) e dei altri cinque
    gas-serra dell¹8% nel periodo 2008-20012, e relativi ai livelli del 1990.
    Ma le proiezioni dell¹Agenzia Europea per l¹Ambiente che ha sede a
    Copenhagen, indicano che con le attuali misure adottate dai Paesi della
    Ue, si riusciranno a ridurre le emissioni solo del 4,7%.
    I Paesi che più si sono impegnati nella riduzione dei gas-serra sono la
    Gran Bretagna, la Germania e la Svezia. I loro buoni risultati dipendono
    dalla chiusura di impianti inquinanti e inefficienti che bruciavano
    carbone, soprattutto nella Germania dell¹Est, e nella conversione di molte
    centrali da carbone a gas (In gran Bretagna).
    «Senza il contributo decisivo di queste tre nazioni - scrive il rapporto
    dell¹Agenzia per l¹Ambiente - la riduzione di gas serra da parte
    dell¹Europa sarebbe dello 0,6% entro il 2010».
    Austria, Belgio e Spagna sono i paesi che più hanno sopravanzato la quota
    indicata dal Protocollo do Kyoto.


    Bush propone di ridurre le emissioni senza limitare lo sviluppo

    GWN _ Mentre i giornali europei continuano a criticare gli Stati Uniti per
    il rifiuto di ratificare il protocollo di Kyoto, l¹amministrazione Bush sta
    definendo la strategia per ridurre le emissioni di gas serra senza limitare
    lo sviluppo e per questo motivo ha convocato a Washington durante la prima
    decade di dicembre circa 1.100 esperti provenienti da diverse parti del
    Paese e del mondo .
    L¹idea è quella di sviluppare una strategia aggressiva per risolvere i
    principali problemi sul tappeto.
    La scienza che cerca di comprendere il clima è ancora molto giovane.
    l¹unico dato certo è che la superficie terrestre si è innalzata di circa
    0,6 gradi centigradi negli ultimi cento anni, ma il perché di questo
    innalzamento e quanto le attività umane contribuiscono ai cambiamenti
    climatici è tutto da scoprire. Esiste infatti una fluttuazione naturale del
    clima, un fenomeno all¹interno del quale non conosciamo il ruolo svolto
    dalle nuvole, dal vapore acqueo, dal ciclo delle acque, dagli oceani, dalle
    emissioni di aerosol, dai cicli solari ecc.
    Inoltre non è chiaro se e fino a dove un aumento della temperatura diventa
    pericoloso per il sistema climatico.
    Il presidente Bush si è opposto alle soluzioni a breve termine come il
    protocollo di Kyoto, perché rappresentano una grande perdita per l¹economia
    e l¹occupazione senza garantire nessun risultato rilevante.
    Come riportato anche dal Washington Times la nuova strategia proposta
    dall'Amministrazione Bush si basa su tre punti: 1) approfondire la
    conoscenza scientifica del fenomeno 2) allargare e diffondere i sistemi di
    monitoraggio in modo da raccogliere più dati in situazioni diverse 3)
    sviluppare nuove soluzioni tecnologiche .
    Gli Stati Uniti rimangono il Paese che più spende in ricerca e sviluppo
    circa i cambiamenti climatici. Dal 1990 gli USA hanno speso a questo
    proposito 20 miliardi di dollari, una cifra superiore a quella spesa dal
    Giappone e dalle altre 15 nazioni Europee messe insieme.
    Per l¹annoi fiscale 2003 l¹amministrazione Bush ha destinato 4,5 miliardi
    di dollari per le ricerche sui cambiamenti climatici, con un aumento di
    circa 650 milioni di dollari rispetto allo scorso anno. I fondi verranno
    utilizzati soprattutto per finanziare la ricerca e lo sviluppo di nuove
    tecnologie per ridurre le emissioni, in presenza di significativi piani di
    sviluppo. Parte dei fondi sarà utilizzata per trasferire queste nuove
    tecnologie verso i Paesi in Via di Sviluppo.
    Il presidente Bush si è posto l¹obbiettivo di ridurre del 18% le emissioni
    di gas serra nei prossimi dieci anni. Una quota equivalente a mettere fuori
    gioco 70 milioni di automobili e che è molto superiore a quella contemplata
    dal Protocollo di Kyoto.
    L¹unica grande differenza è che Bush non crede alle politiche di ³riduzione
    forzata², e per questo propone nuove soluzioni che non penalizzano lo
    sviluppo.
    Il Presidente ha lanciato una sfida a tutto il Paese ed ha mostrato per
    esempio come le industrie dei semiconduttori e dell¹allumino sono riuscite
    ad aumentare la produzione riducendo le emissioni di gas serra.
    Per quanto riguarda l¹industria dei trasporti che da sola è responsabile di
    un terzo delle emissioni di gas serra, il segretario al Commercio Donald L.
    Evans, direttore del comitato presidenziale sui cambiamenti climatici ha
    detto al Washington Times che la ricerca più promettente è quella che
    riguarda autoveicoli che utilizzano energia elettrica prodotta da cellule a
    combustibile alimentate da idrogeno4 .

    Gli ogm fanno esplodere le contraddizioni ³verdi²
    GWN _ Di certo sono innumerevoli le contraddizioni che caratterizzano le
    politiche promosse dalle associazioni ambientaliste.
    Nel numero di settembre della rivista australiana ³Review² dell¹Institute
    of Pubblic Affairs (IPA) (http://www.ipa.org.au) Mike Nahan spiega che in
    merito agli ogm (Organismi geneticamente modificati) gli ecologisti hanno
    proprio sbagliato tutto.
    Al di fuori dell¹Europa gli ogm stanno conquistando il mondo. Solo negli
    USA, il 34% del mais, il 71% del cotone ed il 75% della soia sono prodotti
    da sementi ogm. Mentre Canadà, Australia, Argentina, Cina e Brasile stanno
    adottando le nuove biotecnologie. Nonostante che le associazioni
    ecologiste dei vari paesi abbiano speso circa 350 milioni di dollari in
    propaganda catastrofista per bloccare la diffusione di coltivazioni ogm nei
    Paesi in Via di Sviluppo, l¹India, l¹Indonesia ed il Sud Africa stanno
    adottando entusiasticamente le nuove biotecnologie.
    Seppure i verdi abbiano agitato tutti i tipi di fantasmi, nella realtà non
    sono nate piante mostruose, non c¹è un epidemia di allergie dovuta agli ogm
    e non ci sono malattie che si sono sviluppate a chi ha mangiato ogm. Nello
    stesso tempo i benefici delle nuove biotecnologie sono evidenti. Per
    esempio in Cina il cotone ogm costa il 25%di meno di quello tradizionale e
    richiede l¹85% in meno di trattamenti antiparassitari. Il minor utilizzo
    di pesticidi ha migliorato la salute e salvato la vita a centinaia di
    contadini.
    Sui benefici ambientali degli ogm ha scritto Hugo Gurdon del Competitive
    Enterprise Institute sul National Post: «Solo nel 2000, l¹utilizzo di
    cotone ogm resistente ai parassiti, ha ridotto nei soli Stati Uniti, 3,4
    milioni di libbre ( 1 libbra = 453, 59243 g.) di materie prime e 1,4
    milioni di libbre di combustibile nella manifattura e distribuzione degli
    antiparassitari chimici.
    Gli agricoltori che hanno utilizzato cotone ogm hanno utilizzato 2,4
    milioni di galloni di carburante e 93 milioni di galloni (1 gallone =
    3,7853 litri) d¹acqua in meno5 ».


    Impianti eolici per produrre energia? La caduta di un mito.....

    GWN _ La Danimarca è la nazione considerata tra i pionieri dell¹l¹energia
    eolica. Secondo i Verdi gli impianti eolici in Danimarca producono il 18%
    dell¹energia elettrica, ma ³Politiken², uno di più autorevoli e diffusi
    quotidiani di Copenhagen ha pubblicato i dati relativi al 1999 da cui
    risulta che solo l¹1,7% dell¹energia elettrica danese proviene da fonte
    eolica6 .
    In termini generali il potenziale energetico danese è grande, ma bisogna
    tenere conto che gli impianti eolici operano a pieno regime solo uno o due
    giorni al mese. Le torri con le eliche infatti non operano bene quando il
    vento è troppo debole e non raggiunge la velocità di picco ed anche quando
    il vento è troppo forte e potrebbe distruggere le torri.
    A causa degli investimenti sulla fonte eolica, che produce poco o nulla, il
    prezzo dell¹energia elettrica danese è il più alto del mondo. I danesi
    pagano l¹energia elettrica, 1,6 volte il prezzo pagato dai britannici. Una
    recente indagine sull¹energia danese condotta dal Norwegian Water Resources
    and Energy Administration (NVE) si è conclusa indicando l¹energia eolica
    come «quella più cara». Secondo l¹NVE il tentativo danese di puntare
    sull¹energia eolica ha prodotto risultati molto deludenti: numerosi
    incidente che hanno danneggiato l¹ambiente naturale, una produzione
    energetica insufficiente e costi proibitivi.
    data la situazione, il nuovo governo danese sta pensando seriamente di
    ridurre i finanziamenti per gli impianti eolici.
    Secondo il giornale più popolare danese ³Jyllandsposten², in assenza di
    finanziamenti statali non sarà possibile costruire nessun altro impianto
    eolico.
    Il vento ed il sole sono gratuiti, ma il problema è quello di trovare il
    modo di utilizzarli in una forma efficiente ed accumulare la forza della
    loro energia.
    Le tecnologie finora utilizzate si sono mostrate inadeguate allo scopo.
    I francesi per esempio hanno puntato sul nucleare, ed i risultati sono ben
    differenti. L¹80% dell¹energia elettrica francese viene generata da
    impianti nucleari, con emissioni di anidride carbonica (CO2) che sono dieci
    volte inferiori quelle della Germania e 13 volte inferiori a quelle danesi.
    La Finlandia ha considerato questi risultati e per questo nel maggio del
    2002 ha approvato un piano per la costruzione del quinto impianto nucleare.
    Per i Verdi si crea quindi una situazione paradossale, se veramente credono
    alla teoria del ³riscaldamento globale², dovrebbero sostenere la
    costruzione di impianti nucleari e dighe, due delle fonti che producono
    energia con minor emissioni di gas serra.
    Ma come è noto, nucleare e impianti idroelettrici non sono proprio quelli
    che i Verdi avversano di più.


    Quando gli impianti eolici diventano pericolosi

    GWN _ Gli impianti per la produzione di energia eolica, oltre ad essere
    costosi ed inefficienti, sono anche pericolosi, soprattutto in certe
    condizioni climatiche. D¹altro canto non si può pensare di costruire
    impianti eolici in luoghi dove il vento non è forte.
    Uno degli ultimi incidenti è avvenuto in Bassa Sassonia il 27 ottobre 2002
    quando il Ciclone "Jeanett" è stato così potente da tirar via una turbina a
    vento che aveva le fondamenta con un diametro di 13 metri.
    I danni ammontano a 750.000 Euro. Quando il ciclone ha investito la
    regione, la turbina a vento era ferma.
    Gli esperti sono ora molto preoccupati perché ci sono circa 3200 turbine a
    vento in Bassa Sassonia e le condizioni di sicurezza non sembrano più
    garantite.
    A questo proposito il Presidente della Società di Ingegneri della Bassa
    Sassonia ha detto alla rivista Focus (2 dicembre 2002) che: «La distanza
    che divide le torri eoliche, dalle abitazione e dalle autostrade, è troppo
    piccola. Chiediamo una legislazione per fissare una distanza minima che
    possa garantire gli standards di sicurezza»
    Altre preoccupazioni sono sorte in merito ai controlli di verifica degli
    impianti. I costi di manutenzione degli impianti eolici sono infatti molto
    onerosi e per questo vengono ritardati nel tempo. Gli incidenti ricorrenti
    nelle turbine sembrano dovuti alla rotazione eccessivamente veloce delle
    pale, un fenomeno che causa la rottura del sistema di frenaggio.
    Insomma che pensava che bastava costruire dei mulini a vento per produrre
    energia si sta ricredendo.

    di Antonio Gaspari

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  2. #2
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    oltre a islamici, atei ,omosex e peccatori adesso vorresti sterminare anche gli animali?
    affus, esiste qualche categoria ( a parte gli ebrei) che salveresti dallo sterminio?

  3. #3
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    Lomborg e' uno che dice "l'ho letto su Internet"

    Ah, piccoli fans di Socci crescono...

  4. #4
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    Predefinito

    Originally posted by yurj


    Lomborg e' uno che dice "l'ho letto su Internet"

    Ah, piccoli fans di Socci crescono...
    Esimi scienziati (quelli senza tessera di partito) da Socci ne difesero l'operato.
    Si veda il seguente thread per saperne di più su Lomborg:
    http://www.politicaonline.net/forum/...threadid=35792

  5. #5
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    "Esimi scienziati"... magari del tipo che sono contro il fumo passivo?

    tsk tsk

  6. #6
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    Sul fumo passivo c'è un bel thread sul seggio. Visto che l'ultima parola è stata mia, vai e replica a favore della truffa, se ti riesce.

  7. #7
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito

    Originally posted by ARI6
    Sul fumo passivo c'è un bel thread sul seggio. Visto che l'ultima parola è stata mia, vai e replica a favore della truffa, se ti riesce.
    Ma quelli che tu hai chiamato "esimi scienziati", sono a favore o contro il fumo passivo? Se fossero contro, sarebbero ancora esimi?

  8. #8
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    Originally posted by yurj


    Ma quelli che tu hai chiamato "esimi scienziati", sono a favore o contro il fumo passivo? Se fossero contro, sarebbero ancora esimi?
    Beh, sostenere una truffa scientifica non significa sostenerle tutte, anche se l'onestà ne risente grandemente...

  9. #9
    Hanno assassinato Calipari
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    Ancora piu' divertente.

    Tu non esimio, distingui tra gli esimii. Non solo, ma dici quali sono le cose "giuste" e quali "non"



    Per me hai un... pregiudizio

  10. #10
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    Originally posted by yurj
    Tu non esimio, distingui tra gli esimii. Non solo, ma dici quali sono le cose "giuste" e quali "non"
    Senza entrare troppo nel particolare (quello è il compito appunto degli scienziati), anche un bambino capirebbe la presa in giro del fumo passivo.
    Quanto a Lomborg, può darsi anche che abbia torto, visto che risente dello stesso difeto dei disfattisti: come loro tra dati contrastanti scelgono il più allarmistico, lui sceglie il più ottimistico.
    Ma ciò non significa togliere legittimità al suo lavoro.

 

 
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