Risultati da 1 a 2 di 2
  1. #1
    colleziono trofei
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Bergamo, Italy
    Messaggi
    144,990
     Likes dati
    3,830
     Like avuti
    14,804
    Mentioned
    3950 Post(s)
    Tagged
    7 Thread(s)

    Demos-eurisko: Risparmio, crolla la fiducia.

    Risparmio, crolla la fiducia
    gli italiani temono altri crac
    E uno su cinque non riesce più a mettere nulla da parte

    di FABIO BORDIGNON

    Indagine Demos-Eurisko. Più difficile difendere i proprio soldi Per metà degli intervistati Parmalat non è un caso isolato
    Non è una scossa circoscritta, quella che nelle ultime settimane sta producendo il crollo della Parmalat. Si tratta di un vero e proprio terremoto, le cui onde sismiche erodono la credibilità degli attori della produzione, scuotono il già pericolante edificio del consenso verso le istituzioni economiche e finanziarie. E i cittadini si sentono, così, sempre più indifesi nella protezione dei propri risparmi, incerti sulla stabilità economica della propria famiglia. È quanto emerge da un ampio sondaggio realizzato, nei giorni scorsi, da Demos-Eurisko per Repubblica.

    Non sembra trovare credito, tra gli italiani, l'ipotesi che vorrebbe la vicenda Parmalat come caso unico e irripetibile, l'azienda di Collecchio come "mela marcia" del capitalismo italiano. Problemi come quelli vissuti dal gruppo Tanzi (o dalla Cirio), per quasi un cittadino su due (48%) riguardano molte altre aziende nel nostro paese; per il 18% addirittura la maggioranza. Una reazione ben più forte e decisa rispetto a quella dei cittadini Usa, un anno e mezzo fa, di fronte agli scandali Enron e WorldCom: "solo" il 31% degli americani vedeva, allora, tali episodi di gestione illecita come "rappresentativi" del mondo imprenditoriale statunitense.

    L'onda di sfiducia alimentata dal crac Parmalat, peraltro, non investe le sole imprese, ma si estende ad altri soggetti appartenenti alla sfera economica. Il banco degli imputati indicato dai rispondenti si presenta affollatissimo: oltre ai dirigenti e alla proprietà, additati come responsabili da oltre otto persone su dieci, esso comprende le società di revisione contabile (82%), le banche (80%), la Banca d'Italia, la borsa e le società di intermediazione (59%), il governo attuale (60%), ma anche quello precedente (47%). Dei risultati che riflettono, almeno in parte, la confusione e il disorientamento di queste settimane, inseriti in uno scenario che vede, già da tempo, un grado di consenso basso (e declinante) verso i principali attori economici. Tra questi, solo i medi e piccoli imprenditori ottengono, oggi, la fiducia della maggioranza delle persone (55%). Le associazioni degli imprenditori si fermano al 24%, i titolari e i manager delle grandi aziende al 19-20%, le banche al 19%, per non parlare della borsa, vista con favore da appena il 9% del campione.
    - Pubblicità -


    I fatti di questi giorni, in altre parole, non fanno che alimentare il senso di fluidità e imprevedibilità del mercato, terreno sempre più scivoloso per i risparmiatori. Per il 94% degli intervistati difendere (o valorizzare) i propri risparmi è diventato più difficile nel corso degli ultimi cinque anni, e per il 73% la situazione è ulteriormente degenerata negli ultimi dodici mesi. In condizioni di tale incertezza, solo il mercato immobiliare sembra offrire sufficienti garanzie per gli investimenti (77%). I fondi pensione si presentano come "seconda miglior scelta" per chi abbia dei soldi da impegnare (39%), mentre quote ancora inferiori considerano una "buona idea" altre forme di impiego del proprio denaro: sia quelle più tradizionali, come il conto corrente bancario (25%) e i titoli di stato (26%), sia le obbligazioni (15%) e i titoli azionari (8%), verso cui l'infatuazione di qualche tempo fa sembra lasciare spazio, oggi, ad un forte senso di diffidenza.

    Del resto, complice la difficile congiuntura economica e l'andamento al rialzo dei prezzi, le quote di denaro che le persone riescono ad accantonare appaiono sempre più esigue. La famiglia dell'intervistato, in nove casi su dieci, risparmia meno soldi rispetto a cinque anni fa. Per oltre sette persone su dieci le difficoltà sono ulteriormente cresciute nell'ultimo anno (72%). Di conseguenza, in molti percepiscono in declino la situazione economica del proprio nucleo familiare: il 38% nell'ultimo anno; addirittura il 53% nell'ultimo lustro. Per effetto di queste dinamiche, ben il 46% della popolazione considera la propria famiglia di classe sociale bassa o medio-bassa - settori in cui il senso di impoverimento appare particolarmente diffuso. Nessun intervistato (su un campione di mille) "osa" definirsi di classe alta: un dato sicuramente influenzato da ragioni di pudore e riservatezza, ma comunque significativo sul piano "statistico". Peraltro, i dati sugli investimenti effettuati negli ultimi anni sembrano corroborare l'ipotesi di una società sempre più in difficoltà nella gestione delle finanze individuali e familiari: il 23% delle persone non ha messo in atto, negli ultimi cinque anni, alcuna forma di investimento/difesa dei propri risparmi, un altro 28% si è limitato a tenere i soldi nel conto corrente bancario.


    (25 gennaio 2004)

  2. #2
    colleziono trofei
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Bergamo, Italy
    Messaggi
    144,990
     Likes dati
    3,830
     Like avuti
    14,804
    Mentioned
    3950 Post(s)
    Tagged
    7 Thread(s)

    Predefinito

    la Repubblica 24/01/2004

    Il declino alle porte
    ILVO DIAMANTI



    I RISPARMIATORI; stanno negli occhi del governo e nel cuore del premier. Come ha ripetuto Berlusconi, nel discorso autocelebrativo, tenuto in occasione dei dieci anni dalla fondazione di Forza Italia. Tuttavia, il suo accorato appello difficilmente li convincerà. Difficilmente li commuoverà. Difficilmente riuscirà a diradare la nebbia che ne avvolge l'orizzonte. E che negli ultimi anni, e ancor più nell'ultimo anno e negli ultimi mesi, s'è fatta più fitta. Più densa. Come registra I'indagfne condotta da Demos-Eurisko.

    I RISPARMIATORI. Una razza in declino. Nove italiani su dieci, negli ultimi cinque anni, risparmiano sempre di meno. E, da un anno in qua, per sette su dieci difendere i propri risparmi è diventato quasi impossibile. Si tratta di una rappresentazione diffusa e condivisa, che condiziona le stesse "strategie" di valorizzazione del reddito familiare delineate dagli intervistati. 1 quali, non a caso, vedono negli investimenti immobiliari l'unica forma di investimento che dia garanzia. II "mattone". Bene-rifugio tradizionale. quando incombe un clima di incertezza economica, che assume forma patologica. Difficile, d'altronde, descrivere gli episodi che hanno scosso il mondo imprenditoriale e della finanza, in questa fase, come casi isolati e devianti di un contesto sano. La crisi della Parmalat (e, prima, della Cirio), agli occhi della gente, appare, invece, esemplare. Emblematico. Di bassa imprenditorialità. E di bassa moralità. Segnale dei limiti che viziano i sistemi di valutazione e di controllo nell'ambito finanziario, nazionale e internazionale. E, per questo, proietta ombre oblique sul rapporto fra le banche e i risparmiatori. Trattati da clienti, a cui vendere fondi o azioni, con spirito rapace. Quello del commerciante furbo che si disfa di prodotti in scadenza, scaduti o scandenti. Così, dopo anni di risparmi impiegati o investiti in obbligazioni. fondi e, talora, nel mercato azionario con esiti deludenti, a dir poco, la sfiducia scende e stagna. Come la nebbia. Avvolge la società. Una sfiducia greve e spessa. Generalizzata. Che investe le imprese e gli imprenditori. Visto che, secondo l'indagine DemosEurisko, per un ampia parte d i c ittadini vi sarebbero molte Parmalat e molte Cirio in Italia. Per colpa di molti. Manager, finanzieri, banche, società di rating e certificazione, governi presenti e (in minore misura) passati. Nessuno si salva, nella percezione degli italiani. E qui ndi nessuno è credibile, nessuno garantisce nei confron ti delle persone e che intendano tutelare i pochi, declinanti, risparmi. Racimolati con fatica, in questi amni difficili. D'altronde, il dibattito politico sembra principalmente proteso a "colpire" gli avversari politici, orientando su di loro la crescente insoddisfazione popolare. Il calcolo elettorale, così, complica l'intento moralizzatore. Inquina la ricerca di rigore ed efficienza. Con l'esito, prevedibile, di alimentare nuova sfiducia. Perché la sfiducia, quando è usata come arma di lotta politica, per delegittimare gli avversari, in realtà delegittima tutti. Anche coloro che la usano. Perché la sfiducia è come la nebbia. Appunto. Che rotola, scivola sul territorio. Contamina l'intero ambiente e chi lo abita. Ceto politico, organismi economici, sistema delle imprese, attori politici e dì governo. La società. Attraversata, da qualche tempo, da un senso del declino. Agro. E diffuso. Il 15% degli italiani affermano di appartenere ai settori più bassi della struttura sociale. Il 32% si posiziona un po' più sopra, Nel ceto medio-basso. Metà degli italiani si descrive socialmente periferico. Magari nella realtà non è così. Esagera. Magari. Ma questa è la percezione che ha, o comunque dà, di sé. La parte della società più periferica. Quella che paga maggiormente il costo della crisi. Circa i due terzi di queste persone, infatti, considerano "peggiorata" la loro condizione economica familiare. Il 22% in più rispetto alla media della popolazione, per chi ricolloca fra i ceti sociali più bassi. Ia sfiducia e l'incertezza, quindi, angustiano soprattutto le persone che si seritono "ultime". O, magari, "penultime". Le quali non riescono a fare risparmi. Nè tanto meno, a difenderli.

    Peraltro. se scorriamo la mappa sociale tracciata dall'indagiine, emergono un aspetto non del tutto prevedibile. Almeno per le proporzioni che rivela. Il 23%del campione intervistato dichiara. negli ultimi anni, di non avere 'risparmiato", né impiegato denaro, in nessun modo. Un italiano su cinque. Mentre il 28% avrebbe fatto ricorso al solo deposito bancario tradizionale. Si tratta di stime che vanno considerate con cautela. per la reticenza chele persone, comprensibilmente, dimostrano quando vengono interrogate da un sondaggista su temi sensibili, che riguardano il loro reddito e il modo in cui lo impiegano. Tuttavia, si tratta di dati indicativi. Suggeriscono che la sfiducia verso il risparmio è dettata non solo da un giudizio negativo sulla borsa e sulle banche, Oppure da pessimismo economico. O, ancora, da orientamenti culturali di tipo arcaico. Ma, semplicemente, dalla difficoltà di risparmiare. Di mettere da parte qualche euro. Un problema che afflìgge soprattutto gli anziani e le donne. Pensionati e casalinghe. Persone che vivono prevalentemente da sole. Ma anche frazioni di giovanissimi, che occupano una posizione precaria e marginale sul mercato del lavoro. Il 30% di chi non riesce a risparmiare o a investire si percepisce in fondo alla scala sociale. Ultimo. Per questo rivolge uno sguardo inquieto al proprio futuro, personale e familiare. Ma anche alle istituzioni. Alla politica. E in particolare al governo. A cui, nel passato, ha garantito un sostegno politico rilevante. Perché i pensionati. le casalinghe, i celi "periferici" (rispetto alle gerarchie sociali) hanno costituito un vantaggio competitivo, un plusvalore, nei confronti elettorali, per la CdL. E soprattutto per FI. Oggi questo "clima amico" si è sensibilmente raffreddato. Da ciò l'attenzione affettuosa dimostrata ieri, da Berlusconi, verso questi settori sociali. I "dannati" della borsa, gli "esclusi" dal risparmio. E il tentativo di retrodatare la crisi, che oggi opprime i piccoli risparmiatori e investitori, ma anche quelli che a risparmiare non ci riescono proprio. La crisi. Attribuita all'era del centrosinistra. Al governo guidato da Prodi e da Ciampi. All'euromoneta. Madre di tutti gli aumenti di prezzo, e della nostra debolezza competitiva. Tuttavia, cercare nel passato, fra nemici e avversari, le cause dell'attuale freddo, non riscalda il clima attuale. Il cielo, sul capo dei risparmiatori delusi e dei ceti sociali depressi, incombe ancora grigio. Perché gli elettori, tanto più quelli che hanno votato per l'attuale maggioranza, alle colpe di chi governava ieri (l'altro ieri, ormai) non fanno troppo caso. A loro interessano, molto di più, le responsabilità di chi governa oggi. Li aveva fatti sognare. Rassegnarsi al risveglio: è duro.

 

 

Discussioni Simili

  1. Demos-Eurisko: Unione +5,1%
    Di Bertwooster1 nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 18
    Ultimo Messaggio: 24-03-06, 17:17
  2. Sondaggio Demos-Eurisko
    Di Ugo2000 nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 14
    Ultimo Messaggio: 04-03-06, 15:05
  3. Demos-Eurisko 15/02: Unione 51,1% CDL 46,8%
    Di Lollo87Lp nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 10
    Ultimo Messaggio: 23-02-06, 01:00
  4. Demos Eurisko
    Di cyber81 nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 28
    Ultimo Messaggio: 18-02-06, 18:14
  5. Demos-Eurisko: Unione +9%
    Di brunik nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 34
    Ultimo Messaggio: 21-09-05, 20:28

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito