RIGUARDA IL DRAMMATICO CASO DEI 5 CUBANI ARRESTATI A MIAMI
NOTIZIA SCANDALOSA E TENUTA STRANAMENTE "SEGRETA"
Speriamo che i giornali italiani possano accogliere l'appello.
Per favore,
NON RESTATE IN SILENZIO
Assistere con tranquillità ad un crimine è commetterlo: questo ci ha insegnato, più di un secolo fa, l’eroe nazionale di Cuba, José Martì.
Noi, giornalisti cubani, invitiamo i colleghi di tutto il mondo a non farsi complici di un’ingiustizia.
A Miami, città rifugio di terroristi, laboratorio di morte, da tre anni sono incarcerati 5 cubani. Da ieri la giudice incaricata del caso, sta pronunciando sentenze che potrebbero includere l’ergastolo almeno per tre di loro. Nessuno dei cinque è colpevole. Gli accusatori non hanno potuto provarne la colpevolezza, mentre i loro avvocati ne hanno provato l’innocenza.
La maggioranza di voi forse non ha ricevuto alcuna informazione. Salvo che, ovviamente, per la stampa di Miami, per il resto dei media finora non fa notizia che 5 cubani siano ingiustamente incarcerati.
L’11 settembre la barbarie ha distrutto le Torri Gemelle di New York. Il fatto, con ragione, ha commosso il mondo. La stampa per intere settimane non ha parlato d’altro.
In nessuna città cubana i terroristi possono distruggere grattacieli, per il fatto che non esistono. Invece, possono commettere altre azioni d’orrore. I terroristi che da più di 40 anni agiscono dagli Stati Uniti hanno ucciso giovani maestri, innocui pescatori, donne, operai, contadini. O hanno fatto esplodere un aereo civile in pieno volo. O hanno fatto esplodere bombe negli alberghi per uccidere turisti stranieri. Sono migliaia gli assassinati, migliaia gli orfani prodotti dal terrorismo. E a questo bisogna aggiungere la guerra biologica, i tentativi di assassinare dirigenti cubani, il sabotaggio di uffici cubani all’estero, l’assassinio di nostri diplomatici all’interno degli stessi Stati Uniti.
Per questo i cinque prigionieri dell’impero non rappresentano nemmeno una notizia per le grandi catene di stampa.
La FBI e le autorità degli USA conoscono perfettamente i piani e le azioni dei gruppi terroristi che agiscono a Miami. Ma si sono sempre limitati all’indifferenza o alla complicità.
La tolleranza rispetto ai terroristi di Miami è stata la condotta costante delle autorità degli Stati Uniti.
Un terrorista d’origine cubana può far esplodere un aereo in pieno volo, uccidere 73 persone e poi godere di piena libertà in territorio statunitense.
Tutto questo spiega come cinque patrioti cubani abbiano dovuto compiere l’onesto, pulito e sacro dovere di proteggere il proprio Paese, di proporsi di evitare le morti, impedire il terrore.
Essi non hanno mai preteso di mettere in pericolo la sicurezza degli USA. E neanche di conoscerne i segreti militari.
Questi cinque uomini sorvegliavano terroristi spietati, nemici del genere umano (...). Per essersi opposti al terrore contro il proprio Paese, adesso possono essere condannati all’ergastolo, a non godere più della propria famiglia, a non veder crescere i figli, a non tornare più a toccare la terra che li ha visti nascere.
Gerardo Hernandez Nordelo, Ramon Labanino, Antonio Guerrero, René Gonzalez e Fernando Gonzalez, sono uomini che amano la vita,cittadini esemplari, di spirito alto, senso dell’humour, sensibili alla poesia, degni, amanti della famiglia e di grande patriottismo. Sono uomini colti, esempi dell’alto livello culturale raggiunto dal popolo cubano, uomini di pensiero e di convinzioni. Essi non meritano il carcere. Non lo meritano dal punto di vista legale, perché la loro innocenza è rimasta dimostrata nel processo cui sono stati sottoposti, non lo meritano dal punto di vista etico ed umano, perché difendono una causa nobile e giusta.
Coloro che onestamente dicono di opporsi oggi al terrorismo dovrebbero, lungi dal condannarli, render loro omaggio.
Noi giornalisti cubani, che sentiamo come un’offesa alla dignità quel che viene fatto contro i nostri fratelli a Miami, invitiamo i nostri colleghi di tutte le nazionalità a ricercare per proprio conto la verità ed a portarla davanti al mondo.
Le parole non esistono per coprire la verità ma per dirla, come disse José Martì.
Noi vi invitiamo a scrivere e parlare. Cercate, per favore, una risposta a questa domanda: E’ possibile opporsi al terrorismo nel mondo e allo stesso tempo mandare in carcere cinque persone che combattono i terroristi?
L’onestà di ognuno dei colleghi arriverà alla conclusione.
Da parte nostra, noi siamo disposti a offrirvi tutta l’informazione di cui siamo in possesso su questo caso.
Per favore, colleghi del mondo, non restate in silenzio: restare zitti è uccidere.
L’etica, la dignità e il prestigio del mestiere di giornalista vanno difesi con la verità.
Informate i vostri lettori: a Miami, allevatrice di terroristi, si condannano combattenti anti-terrorismo.




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