E il mago dei numeri dopo Bankitalia va all'assalto del Pil

Berlusconi a ruota libera
Fabrizio Salvatori

Il "Mago dei numeri" (che è il titolo di un libro di Hans Magnus Enzensberger che spiega con fantasia e freschezza l'artimetica ai bambini), alias Silvio Berlusconi, non finisce mai di stupire. Prima si inventa il modo di farsi dare indietro (swap) da Bankitalia un bel malloppo di miliardi, in euro, usando solo penna e calamaio. E che ci vuole! Basta prendere un po' di "numerini di là" e riscriverli come "numerini di qua". E tutto torna in attivo, come per magia. Oggi vuole fare un po' la stessa cosa con il Prodotto interno lordo (Pil). Secondo lui cresce, altro che diminuire. Se non altro - si lascia scappare - non diminuisce come quello di Francia e Germania. Qual è la formula? Ancora non l'ha svelata, naturalmente. Nessun mago, tanto meno nessun prestigiatore, sarebbe pronto a svelarlo. Dice solo che basta constatare come i lavoratori occupati aumentano, così come aumentano i consumi elettrici. Ma di quali aumenti parla il presidente del Consiglio? Probabilmente ha in testa le migliaia e migliaia di posti di lavoro precari creati attraverso le agenzie interinali. A quei posti di lavoro, vale la pena di ricordarlo, non corrisponde un vero e proprio reddito, né sicuro, né continuativo, né garantito. Certamente non di quelli che consentono a un giovane di fare progetti, non diciamo per il futuro, che è una nebulosa indistinta, ma neppure di programmare le vacanze. Per quanto riguarda i consumi elettrici, poi, il dato andrebbe indagato a livello analitico e messo in relazione con gli altri indicatori dell'economia nazionale. Ma in realtà il "ribasamento", come viene chiamata l'operazione di revisione del calcolo del Pil nel mondo accademico, sembra essere più massiccia e profonda di quanto lasci credere Berlusconi. Un modo potrebbe essere, per esempio, quello di inserire nel calcolo l'incidenza del sommerso. Anzi di quei "secondi lavoretti", che il premier-Mago di Oz (o Cappellaio Matto, a piacere) ritiene che possano agilmente essere effettuati, in nero naturalmente, dai lavoratori buttati fuori dalle fabbriche Fiat, che adesso il suo "investment partner" Gnutti (come lo chiama il Financial Times) si appresta ad annettersi.