Dal "Corriere della Sera"
Sabato 28 Dicembre 2002

TRISTEZZA

Il silenzio di Dio

Caro Mieli, nell’attuale tristezza per le parole del Santo Padre sul «silenzio di Dio, quasi disgustato», sarebbe importante sapere se questo silenzio e disgusto, già lamentato dal profeta Geremia ventisei secoli fa, dura da allora o ha attraversato fasi alterne, a seconda dei vari comportamenti umani. Anche nelle altre religioni? Sarebbe poi fondamentale conoscere il ruolo in tutto ciò della Madonna, tanto spesso invocata dal Pontefice, anche recentemente a Roma, per la festa dell’Immacolata Concezione.
Ma il disgusto divino può turbare e deprimere anche nelle migliori opere, attualmente. A Vienna, nella «Scala di Giacobbe», del grande Schönberg, l’arcangelo Gabriele (poi famoso per la sua Annunciazione piena di grazia alla Vergine Maria) blocca le scale al Paradiso con le stesse vessazioni dei doganieri ai vecchi confini tra la Germania Est di Honecker e la Polonia di Gomulka. E nell’«Ifigenia in Aulide», alla Scala, gli déi corrucciati (secondo Gluck) impedirebbero con la «meteo» la partenza dell’esercito greco per la guerra di Troia. Anzi, davanti alle preghiere più guerrafondaie, domandano un atto criminoso analogo all’episodio Abramo-Isacco: il capo, Agamennone, dovrebbe sgozzare la figlia. (Ma se quegli déi fossero stati semplicemente pacifisti, e avessero ipotizzato una mascalzonata così inaccettabile proprio per impedire un grande spargimento di sangue?).
Al nostro disgusto si potrebbero mescolare quindi la perplessità e la depressione, talvolta?

Alberto Arbasino