MADRE TERESA, MISTICA DELLA GIOIA
Nel 2003, la suora dei poveri sarà beatificata. In attesa dell’evento, la faciloneria di improvvisati divulgatori ne mortifica la spiritualità, equivocando su alcuni aspetti resi noti dal processo canonico. In riparazione, ecco uno scritto del postulatore.
Quest’anno sarà beatificata Madre Teresa di Calcutta (la beatificazione avverrà a Roma il 19 ottobre 2003, Giornata missionaria mondiale). Il mondo la ricorda come la testimone della carità, e anche della gioia. Migliaia di foto ci hanno trasmesso il suo volto sorridente. Tra le parole che ripeteva più spesso, la prima era "amore", la seconda "sorriso".
Diceva: «La santità è compiere la volontà di Dio con un sorriso». Come regola di vita aveva scelto questa: «A Dio, un sì di cuore. A tutti, un grande sorriso». Scriveva alle sue missionarie: «Quando sorridete, mie care figlie, posso ascoltare la musica del vostro cuore». E aveva confidato all’arcivescovo di Calcutta monsignor Ferdinand Périer: «Voglio essere apostola della gioia».
La luce che la Madre trasmetteva in chiunque la incontrasse viene ora sfiorata da improvvisazioni giornalistiche e televisive che, di gran fretta e con la solita faciloneria, saltano a pie’ pari nel profondo della sua anima. Si capisce che ognuno fa quello che può. Ma temo che il suo messaggio venga sciupato da interventi che affrontano a casaccio argomenti spirituali da trattare con delicatezza, per non dire con rispetto, parola ormai da museo. Molti seguaci della Madre ne provano amarezza. Una di loro ha esclamato: «Ecco che crolla anche il mito di Madre Teresa».
A chiarimento, e quasi in riparazione, arriva uno scritto di padre Brian Kolodiejchuk, il postulatore della causa. Si intitola: L’anima di Madre Teresa: aspetti nascosti della sua vita interiore. Chi desidera leggerlo per intero, lo trova sul sito Internet www.motherteresacause.info. Padre Brian approfondisce «i tre straordinari aspetti del rapporto della Madre con Gesù».
Madre Teresa, "vera apostola della gioia", verrà beatificata
il 19 ottobre 2003, a soli cinque anni dalla morte (foto AP).
Il primo riguarda un singolare voto privato che ella fece nel 1942, a 32 anni, offrendosi di donare a Dio qualunque cosa le avesse chiesto. Il secondo è l’ispirazione a servire i più poveri dei poveri, che la portò a lasciare il confortevole convento di Entally, dove insegnava alle signorine di buona famiglia, per gettarsi alla ventura nelle strade di Calcutta. Il terzo è l’oscurità interiore, una dolorosa esperienza spirituale vissuta da grandi mistici come san Giovanni della Croce, che la chiamava Notte oscura dell’anima, e santa Teresina di Lisieux.
S’intende che proprio su quest’ultimo "mistero" hanno puntato i divulgatori dello scandalismo, senza capirci niente e perciò concludendo che non aveva fede. Se l’avessero incontrata una sola volta, o ascoltato le sue parole, oppure recitato almeno una delle sue preghiere, ne avrebbero colto il lato mistico. Consiglio loro di leggersi quello che scrive il postulatore: «La risposta fedele e piena d’amore a questa Notte oscura sfocia in una più profonda fede, speranza, amore di Dio e del prossimo, ovvero in una più grande santità». E più avanti: «La Madre ci lascia la testimonianza impressionante di una vita di pura fede. Con essa, si consegnava fiduciosamente a Dio, e si riteneva una piccola matita nelle Sue mani. Nei momenti più difficili il suo sorriso era ancora più luminoso».
Lo ha insegnato anche a me, e per dire in quale occasione devo fare una confidenza. Andai da Madre Teresa in cerca di consolazione per una grave perdita, e lei mi rimproverò: «Non sprecare il tuo dolore. Impara ad accettarlo con un sorriso, per non disperdere un dono del Signore». Fu un promemoria da portarsi dentro, come è successo ai tanti che da lei hanno ricevuto parole definitive.
Ora la Chiesa ha tre mistiche di nome Teresa: Teresa d’Avila, Teresa di Lisieux, Teresa di Calcutta.
Buon Anno, cari lettori.
Franca Zambonini




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