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    Predefinito Colonialismo: Paul von Lettow-Vorbeck

    IL CONDOTTIERO INVITTO

    di Francesco Castorina

    Sentii parlare per la prima volta di Paul Von Lettow – Vorbeck nel 1973, a Dar Es Salaam, in Tanzania.Ero imbarcato su una petroliera della Standard Oil che riforniva di greggio la locale raffineria. Un simpatico vecchietto, ormai asciugato dagli anni, ad ogni approdo saliva a bordo, con la speranza di venderci qualcuna delle povere cianfrusaglie che esponeva con grande pompa, nella sala mensa. Era un uomo veramente amabile; dignitoso e cordiale. Con gli anni, grazie alle sue frequentazioni sulle navi, con uomini di tutti i paesi, aveva messo insieme una strana accozzaglia di vocaboli, che gli consentiva di intendersi con chiunque.

    Una sera, scambiavo due chiacchiere con lui, la discussione andò a finire sulla guerra che si stava combattendo tra israeliani ed egiziani (la guerra del Kippur) e non so come, finì per raccontarmi che lui, durante la Prima Guerra Mondiale aveva prestato servizio sotto i tedeschi.
    Incuriosito gli chiesi su quale fronte europeo avesse combattuto.Mi guardò perplesso, poi nel suo curioso linguaggio mi disse: " Avere battaglia in Tanganika. I was ascari of colonel Paul Lettof " (Ho combattuto in Tanganika. Sono stato un ascaro del colonnello Paul Lettow)

    La molla della mia passione per la Storia era ormai scattata e così gli domandai di raccontarmi per intero i fatti. Con l’aiuto di due buone birre keniote, mi raccontò una storia strabiliante, che mi lasciò molto dubbioso circa la sua reale veridicità, dacché sino allora mai avevo letto o saputo qualcosa sulla campagna dell’East Africa.

    Negli anni successivi ebbi modo di approfondire le mie conoscenze su quei lontani eventi ed infine dovetti convenire che tutto quello che mi aveva raccontato il vecchio Simon (ma egli pronunciava il suo nome Shiimon, con un sibilo che fuoriusciva dalla fessura tra i denti), era rigorosamente vero.

    All’inizio della prima Guerra Mondiale, la Deutsch-Ostafrika, l’attuale Tanzania, era la più grande delle colonie tedesche e la meglio organizzata.Nella sua capitale, Dar Es Salaam, i tedeschi avevano costruito un grande e bene attrezzato ospedale, una stazione radio all’avanguardia ed un piccolo ma efficiente arsenale.Avevano collegato per ferrovia la città, ai laghi Tanganika e Vittoria. Un secondo tronco ferroviario correva dai piedi del Kilimangiaro a Tanga ed altri tre tronchi erano in costruzione.
    Il porto di Dar Es Salaam, già allora molto attivo, era protetto dall’efficiente incrociatore Könisberg, dall’elegante linea e da una cannoniera ormai prossima alla demolizione per raggiunti limiti d’età.
    Il governo della colonia era affidato all’energico Heinrich Schnee. L’esercito, aveva il suo quartiere generale a Dodoma nell’interno. Era costituito da 220 ufficiali tedeschi e da circa 2.500-3.000 ascari, più le forze di polizia; 45 bianchi e 2.300 indigeni.Al comando di questo sparuto gruppo di combattenti c’era Paul Von Lettow-Vorberck, allora quarantaquattrenne colonnello.Era nato, infatti, a Saarlouis il 20 marzo del 1870.

    Entrato nel Servizio Tedesco d’Oltremare nel 1900, non aveva avuto grande fortuna nei ruoli del corpo, nonostante uno stato di servizio più che buono.Aveva, infatti, combattuto in Cina durante la ribellione dei Boxer e poi in Namibia, durante le rivolte degli Ottentotti e degli Herero (1904-1908).Era stato trasferito in Tanganika sei mesi prima dell’inizio della guerra.
    Amante della buona tavola ed appassionato di caccia, pur con lieve amarezza, aveva accettato quell’incarico che non riteneva premiante, ma che aveva poi finito per considerare una sinecura. Dopo le illusioni giovanili, riteneva ormai il servizio militare un mestiere come un altro e se stesso un ufficiale di mediocre levatura. Alla prova dei fatti, sarebbe invece diventato il più grande guerrigliero di tutti i tempi, sorprendendo il mondo, prima ancora che se stesso.

    Il giorno dello scoppio della guerra il governatore Schnee ricevette un dispaccio da Berlino.Gli si davano istruzioni di opporre agli inglesi una resistenza "dimostrativa", di distruggere tutto il materiale di qualche valore bellico e di darsi alla fuga, o, se questo non fosse stato possibile, di consegnarsi prigionieri al nemico. Schnee e Lettow-Vorbeck non furono d’accordo e dopo aver valutato insieme la situazione, si prepararono invece a combattere "come si conviene a veri tedeschi…"

    All’indomani dell’inizio delle ostilità, una squadra navale inglese si presentò davanti a Dar Es Salaam e approfittando dell’assenza del Könisberg cannoneggiò la città, distruggendo tra l’altro la stazione radio e la vecchia cannoniera.
    Da quel momento, e per tutta la guerra, la colonia rimase isolata dalla madrepatria.

    Lettow-Vorbeck per nulla preoccupato, richiamò alle armi altri mille ascari, che avevano da poco conclusa la ferma ed ordinò la mobilitazione tra i tedeschi residenti, aggiungendo ai suoi ranghi altri 290 tra ufficiali e sottufficiali della riserva.Incorporò l’equipaggio della cannoniera nelle forze terrestri, facendo demolire il residuato per utilizzarne i pezzi alla bisogna. Iniziò ad ammassare provviste e requisendo tutto il filo di ferro disponibile, mise in piedi una rete telegrafica di circa 13.000 chilometri. Ordinò poi di smontare un piccolo rimorchiatore di stanza a Dar Es Salaam e ne fece trasportare per ferrovia i pezzi sino al Lago Vittoria. Lo fece rimontare colà, armandolo con un cannone e quel singolare galleggiante gli garantì per un anno intero il controllo del lago.
    Nel contempo, aveva diviso il suo esercito in 27 compagnie, ciascuna armata con due mitragliatrici, e dislocate queste ridotte forze nei punti nevralgici. Restava il problema delle munizioni, ma a questo provvidero gli inglesi…

    Nel novembre del 1914 una larga forza d’invasione anglo-indiana, sbarcò nella baia di Tanga.
    Lettow-Vorbeck era lì ad aspettarli e nonostante il rapporto di forza gli fosse sfavorevole nella proporzione di otto ad uno, inflisse al nemico una sonora, quanto sanguinosa batosta, attirandolo in trappola e facendolo finire sotto il fuoco incrociato dei suoi ascari. Gli anglo-indiani lasciarono sul campo circa 6.000 uomini contro i 100 perduti dai tedeschi.

    Il vecchio Simon che a Tanga Bay aveva ricevuto il battesimo del fuoco, mi descrisse questa battaglia e a suo dire era stata una specie di tiro al piccione perché il comando britannico, convinto di non incontrare resistenza, non aveva preso alcuna precauzione.

    Gli anglo-indiani tentarono un secondo sbarco alcune settimane dopo ma i risultati furono identici, se non peggiori per loro.Lettow-Vorbeck mise così le mani su un bottino di circa un milione di cartucce, alcune migliaia di granate e soprattutto su tremila nuovissimi fucili, che andarono a sostituire i vecchi modelli "1871" con cui era armati gli ascari.
    Dopo i fallimenti, gli inglesi non tentarono altri sbarchi per diciannove mesi.
    Alcuni mesi dopo il piroscafo "Köln" che era riuscito a violare quasi per miracolo il blocco britannico, gli portò 5.000 nuovi fucili e altre 6-700.000 cartucce.Fu l’unico rifornimento che ricevette, da allora e sino alla fine del conflitto, il suo esercito si approvvigionò con prede belliche (!).

    Alla fine del 1915, la forza del colonnello Lettow-Vorbeck era salita a 12mila uomini. Aveva richiamato alle armi più della metà dei tedeschi residenti nella colonia ed inquadrato anche i marinai del Könisberg, che dopo aver colto una brillante vittoria contro l’inglese Pegasus, era stato attirato in battaglia da una squadra navale anglo-australiana e ridotto a mal partito. I suoi cannoni però erano stati recuperati e montati su improvvisati affusti erano andati a costituire il reparto d’artiglieria del funambolico colonnello.Lettow-Vorbeck con i suoi squadroni di cavalleria formati con i piantatori tedeschi, portò la guerra in Kenya. Attaccò la ferrovia per Mombasa e mise a ferro e fuoco l’intera regione.

    Agli inizi del 1916, gli inglesi decisero che la misura era colma e gli mandarono contro un esercito di 80.000 uomini al comando del valente generale sudafricano Jan Smuts.Costui divise le sue truppe ed attaccò i tedeschi da tre diverse direzioni. Li scacciò dai laghi e i tedeschi fecero la conoscenza dei fieri Gurkha, che li sconfissero pesantemente a Tabora. Sembrava la fine, ma l’irriducibile colonnello riapparve dove meno i nemici se lo aspettavano. Alle loro spalle. Gli inglesi gli andarono nuovamente addosso, ma stavolta una loro intera divisione fu sbaragliata e messa in fuga. Smuts chiese altri rinforzi; gli furono inviati altri 50.000 uomini, ma non bastarono.

    Il 1917 fu un anno cruciale per le operazioni nell’Africa dell’Est; gli anglo-indiani attaccarono dal Kenya e dalla Rhodesia, i Belgi dal Congo e i Portoghesi dal Mozambico.
    Solo a metà del 1917 Smuts riuscì completare l’occupazione del Tanganika, ma Lettow – Vorbeck passò in Mozambico con 6000 uomini e quattro cannoni. Occupò, senza perdere un solo uomo la cintura di forti sul confine, rifornendosi a spese dei portoghesi (ironia della sorte…) e la guerra, divenuta guerriglia, si riaccese più cruenta che mai.

    Il suo piccolo esercito in cui egli era riuscito a fondere l’efficienza teutonica con la perfetta conoscenza del territorio degli ascari, era divenuto uno strumento di guerra micidiale e preciso, come non se ne sarebbero più visti in seguito.Nonostante la proporzione di forze fosse ormai di dieci a uno a suo favore e le privazioni indicibili cui dovettero sottoporsi le truppe tedesche, Smuts non riuscì più a sconfiggere Lettow-Vorbeck nel frattempo promosso generale sul campo, per decreto del Kaiser.

    Egli depose le armi il 25 novembre 1918, solo dopo avere appreso dai giornali (portatigli da un parlamentare britannico) che la Germania aveva capitolato quattordici giorni prima. Gli inglesi, senza riuscire a sconfiggerlo avevano perso circa 27.000 uomini, avuto 65.000 feriti e speso l’equivalente odierno di 15 miliardi di dollari.

    Paul von Lettow-Vorbeck, che per tutta la campagna s’era comportato da gentiluomo anche con i nemici, tornò in Germania, dove fu acclamato eroe. Nel 1919 partecipò alla repressione della rivolta spartachista e fu poi eletto al parlamento.Dovette lasciare la carica nel 1920 perché accusato di essere coinvolto in un tentativo di colpo di stato. Fu tra quelli che provarono senza successo ad opporsi a Hitler. Questi suoi atteggiamenti lo fecero cadere in profonda disgrazia presso il regime nazista.

    Alla fine della seconda guerra mondiale, come milioni di altri tedeschi, si trovò a versare in un penoso stato d’indigenza.Venutolo a sapere, Jan Smuts (l’antico nemico), promosse tra ufficiali sudafricani ed inglesi l’idea di assegnare una piccola pensione al cavalleresco avversario.
    La cosa andò a buon fine e una piccola somma gli fu pagata puntualmente ogni mese, sino alla sua morte che avvenne il 9 marzo 1964, all’età di 94 anni.

    Voglio chiudere questa breve rievocazione con le parole del vecchio Simon, che non ho mai dimenticato e che qui riporto in "linguaggio corrente": - …egli era grande, il più grande di tutti e quando ci parlava alitava nei nostri cuori la fiamma della vittoria. Non avevamo più fame, non sentivamo più la stanchezza, non avevamo paura, perché con lui eravamo i migliori, i migliori soldati del mondo…

    Fonte: http://www.sandonato.net/enipolo/gio...a3/pagina3.htm










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    Spente dovunque le vampe dell'immenso incendio, arso per cinquantadue mesi sopra tutti gli oceani e sopra quattro Continenti, rimaneva attivo ancora un piccolo focolare. Nell'Africa Orientale Tedesca, le armi furono deposte con qualche indugio.
    La sola Colonia germanica preservata dall'invasione degli Alleati per tutta la durata della grande guerra, ebbe a suo valoroso difensore il generale LETTOW VORBECK.
    Questo condottiero abilissimo, dotato d'un fascino personale spiccato che gli conquistava la fiducia, l'affetto, la dedizione illimitata dei connazionali e degli indigeni assoldati, seppe condurre una guerriglia interminabile, tenendo testa ad avversari di gran lunga più numerosi.
    Sorpreso dallo scoppio della conflagrazione con un piccolo esercito di 216 bianchi e di 2.450 ascari, e le forze di polizia (45 tedeschi e 2.140 indigeni), Lettow Vorbeck non si perdette d'animo. Passati nelle sue file 322 marinai del "Konigsberg" e 102 del "Mowe", chiamati alle armi gl'immigrati ed altri ascari, l'energico generale si trovò con 3 mila europei e 12 mila soldati di colore.
    Lontano, accerchiato, senza comunicazioni di sorta con la Germania, il piccolo esercito tedesco dell'Africa Orientale condusse spedizioni audaci, mandò a vuoto tentativi di sbarco, s'impose le fatiche più aspre, reagì ai disagi materiali e morali, tenne in scacco le forze inviate dal Regno Unito per debellarlo.
    Intervenuto l'armistizio -la cui XIV clausola stabiliva il disarmo di von Lettow e del suo piccolo esercito, ridotto dalle perdite in combattimento e dalle malattie a 155 bianchi, 1.168 mercenari indigeni, 3 mila portatori - si prospettò la difficoltà di portarlo a conoscenza dei Tedeschi.
    Poichè gl'Inglesi ed i loro avversari operavano in uno scacchiere vastissimo, in mezzo a uno sterminato territorio privo di strade e di grossi centri abitati, la guerriglia sarebbe continuata chissà fin quando se non fosse intervenuto il caso.
    Il mattino del 13 novembre, il reparto tedesco "Kohl" fece prigioniero presso Kaptama un ciclista inglese incappato per la sua imprudenza negli avversari. Perquisito, risultò latore di un ordine del generale britannico Devater, il quale aveva diramato ai dipendenti l'invito a compiere ogni sforzo per portare a conoscenza proprio di von Lettow il testo dell'armistizio.
    L'audace condottiero prussiano non era lontano da Kaptama, quindi fu presto informato. All'inizio, temeva un tranello, però le informazioni pervenutegli negli ultimi tempi dai prigionieri catturati avevano preparato l'animo alle triste notizie. Così, von Lettow accettò d'incontrarsi con un ufficiale inglese che, presentandogli giornali e documenti, riuscì a convincerlo a desistere alla insensata lotta.
    Alle 8 antimeridiane del 14 novembre, l'ultimo generale prussiano rimasto alla testa di truppe operanti consegnava al Commissario britannico il testo d'un telegramma di saluto e di devozione da far pervenire all'Imperatore.
    Guglielmo di Hohenzollern si trovava già da quattro giorni in terra d'esilio...

    fonte: www.cronologia.it

 

 

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