User Tag List

Risultati da 1 a 9 di 9
  1. #1
    Blut und Boden
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Località
    Lothlorien
    Messaggi
    49,549
    Mentioned
    39 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Quel terrone di Saviano

    IL SANGUE DEI RAGAZZI VENUTI DAL SUD

    VENGO da una terra di reduci e combattenti. E l'ennesima strage di soldati non l'accolgo con la sorpresa di chi, davanti a una notizia particolarmente dolorosa e grave, torna a includere una terra lontana come l'Afghanistan nella propria geografia mentale. Per me quel territorio ha sempre fatto parte della mia geografia, geografia di luoghi dove non c'è pace. Gli italiani partiti per laggiù e quelli che restano in Sicilia, in Calabria o in Campania per ma fanno in qualche modo parte di una mappa unica, diversa da quella che abbraccia pure Firenze, Torino o Bolzano.

    DEI ventun soldati italiani caduti in Afghanistan la parte maggiore sono meridionali. Meridionali arruolati nelle loro regioni d'origine, o trasferiti altrove o persino figli di meridionali emigrati. A chi in questi anni dal Nord Italia blaterava sul Sud come di un'appendice necrotizzata di cui liberarsi, oggi, nei silenzio che cade sulle città d'origine di questi uomini dilaniati dai Taliban, troverà quella risposta pesantissima che nessuna invocazione del valore nazionale è stato in grado di dargli. Oggi siamo dinanzi all'ennesimo tributo di sangue che le regioni meridionali, le regioni più povere d'Italia, versano all'intero paese. Indipendentemente da dove abitiamo, indipendente da come la pensiamo sulle missioni e sulla guerra, nel momento della tragedia non possiamo non considerare l'origine di questi soldati, la loro storia, porci la domanda perché a morire sono sempre o quasi sempre soldati del Sud. L'esercito oggi è fatto in gran parte da questi ragazzi, ragazzi giovani, giovanissimi in molti casi. Anche stavolta è così. Non può che essere cosi. E a sgoccioli, coi loro nomi diramati dal ministro della Difesa ne arriva la conferma ufficiale. Antonio Fortunato. trentacinque anni, tenente, nato a Lagonegro in Basilicata. Roberto Valente, trentasette anni, sergente maggiore, di Napoli. Davide Ricchiuto, ventisei anni, primo caporalmaggiore, nato a Glarus in Svizzera, ma residente a Tiggiano, in provincia di Lecce. Giandomenico Pistonami, ventisei anni, primo caporalmaggiore, nato ad Orvieto, ma residente a Lubriano in provincia di Vìterbo. Massimiliano Randino, trentadue anni, caporalmaggiore, di Pagani, provincia dì Salerno. Matteo Mureddu, ventisei anni, caporalmaggiore, di Solarussa, un paesino in provincia di Cristallo, figlio di un allevatore di pecore. Due giorni fa Roberto Valente stava ancora a casa sua vicino allo stadio SanPaolo, a Piedigrotta, a godersi le ultìme ore di licenza con sua moglie e il suo bambmo. Come pure Massimiliano Badino, sposato da cinque anni, non ancora padre. Erano appena sbarcanti a Kabul, appena saliti sulle auto blindate, quei grossi gipponi "Linee" che hanno fama di essere fra i più sicuri e resistenti, però non reggono alla combinazione di chi dispone di tanto danaro per imbottire un'auto di 150 chili di tritolo e di tanti uomini disposti a farsi esplodere. Andando addosso a un convoglio, aprendo un cratere lunare profondo un metro nella strada, sventrando case, macchine, accartocciando biciclette, uccidendo quindici civili afgani, ferendone un numero non ancora precisato di altri, una sessantina almeno, bambini e donne inclusi. E dilaniando, bruciando vivi, cuocendo nel loro involucro di metallo inutilmente rafforzato i nostri sei paracadutisti, due dei quali appena arrivati. Partiti dalla mia terra, sbarcati, sventrati sulla strada dell'aeroporto di Kabul, all'altezza di una rotonda intitolata alla memoria del comandante Ahmad Shah Massoud,il leone del Panjshir, il grande nemico dell'ultimo esercito che provò ad occupare quell'impervia terra di montagne, sopravvissuto alla guerra sovietica, ma assassinato dai Taliban. Niente può dirla meglio.la strana geografia dei territori di guerra in cui oggi ci siamo svegliati tutti per la deflagrazione di un'autobomba più potente delle altre, ma che giorno dopo giorno, quando non ce ne accorgiamo, continua a disegnare i suoi confini certì, mobili, slabbrati. Non è solo la scia di sangue che unisce la mia terra a un luogo che dalle mie parti si sente nominare storpiato in Affanìstan, Afgrànistan, Afgà. E' anche altro. Quell'altro che era arrivato prima che dai paesini della Campania partissero i soldati; l'afgano, l'hashish migliore in assoluto che qui passava in lingotti e riempiva i garage ed è stato per anni il vero ricmamo che attirava chiunque nelle piazze di spaccio locali. L'hashish e prima ancora l'eroina e oggi di nuovo l'eroina afgana. Quella che permette ai Taliban di abbondare conl'esplosivo da lanciare contro ai nostri soldati coi loro detonatori umani. E' anche questo che rende simili queste terre, che fa sembrare l'Afganistan una provincia dell'Italia meridionale. Qui come là i signori della guerra sono forti perché sono signori di altro, delle cose, della droga, del mercato che non conosce ne confini ne conflitti. Delle armi, del potere, delle vite che con quel che ne ricavano, riescono a comprare. L'eroina che gestiscono i Taliban è praticamente il 90% dell'eroina che si consuma nel mondo. I ragazzi che partono spesso da realtà devastate dai cartelli criminali hanno trovato la morte per mano di chi con quei cartelli criminali ci fa affari. L'eroina afgana inonda il mondo e finanzia la guerra dei Taliban. Questa è una delle verità che meno vengono dette in Italia. Le merci partono e arrivano, gli uomini invece partono sempre senza garanzia di tornare. Quegli uomini, quei ragazzi possono essere nati nella Svizzera tedesca o trasferiti in Toscana, ma il loro baricentro rimane al paese di cui sono originari. È a partire da quei paesini che matura la decisione di andarsene, di arruolarsi, di partire volontari. Per sfuggire alla noia delle serate sempre uguali, sempre le stesse facce, sempre lo stesso bar di cui conosci persino la seduta delle sedie usurate. Per avere uno stipendio decente con cui mettere su famiglia, sostenere un mutuo per la casa, pagarsi un matrimonio come si deve, come aveva già organizzato prima di essere dilaniato in un convoglio simile a quello odierno, Vincenzo Cardella, di San Prisco, pugile dilettante alla stessa palestra di Marcianise che ha appena ricevuto il titolo mondiale dei pesi leggeri grazie a Mirko Valentino. Anche lui uno dei ragazzi della mia terra arruolati: nella polizia, non nell'esercito. Arruolarsi, anche, per non dover partire verso il Nord, allaricerca di un lavoro forse meno stabile, dove sono meno certe le licenze e quindi i ritomi a casa, dove la solitudine è maggiore che fra i compagni, ragazzi dello stesso paese, della stessa regione. Della stessa parted'Italia. E poi anche per il rifiuto di finire nell'altro esercito, quello della camorra e delle altre organizzazioni criminali, quello che si gonfia e si ingrossa dei ragazzi che non vogliono finire lontani. E sembra strano, ma per questi ragazzi morti oggi come per molti di quelli caduti negli anni precedenti, fare il soldato sembra una decisione dettata al tempo stesso da un buon senso che rasenta la saggezza perché comunque il calcolo fra rischi e benefici sembra vantaggioso, e dalla voglia di misurarsi, di dimostrare il proprio valore e il proprio coraggio. Di dimostrare, loro cresciuti fra la noia e la guerra che passa o può passare davanti alloro bar abituale fra le strade dei loro paesini addormentati, che "un'altra guerra è possibile". Che combattere con una divisa per una guerra lontana può avere molta più dignità che lamentarsi della disoccupazione quasi fosse una sventura naturale e del mondo che non gira come dovrebbe, come di una condizione immutabile. Sapendo che i molti italiani che li chiameranno invasori e assassini, ma pure gli altri che li chiameranno eroi, non'hanno entrambi idea di che cosa significhi davvero fare il mestiere del soldato. E sapendo pure che, se entrambi non ne hanno idea e non avrebbero mai potuto intraprendere la stessa strada, è perché qualcuno gliene ne ha regalate di molto più comode, certo non al rischio di finire sventrati da un'autobomba. Infatti loro, le destinazioni per cui partono, non le chiamano "missione di pace". Forse non lo sanno sino in fondo che nelle caserme dell'Afghanistan possono trovare la stessa noia o la stessa morte che a casa. Ma scelgono di arruolarsi nell'esercito che porta la bandiera di uno Stato, in una forza che non dispone della vita e della morte grazie al denaro dei signori della guerra e della droga. Per questo, mi augurerei che anche chi odiala guerra e ritiene ipocrita la sua ridefinizione in "missione di pace", possa fermarsi un attimo a ricordare questi ragazzi. A provare non solo dolore per degli uomini strappati alla vita in modo atroce, ma commemorarli come sarebbe piaciuto a loro. A onorarli come soldati e come uomini morti per il loro lavoro. Quando è arrivata la notizia dell'attentato, un amico pugliese mi ha chiamato immediatamente e mi ha detto: «Tutti i ragazzi morti sono nostri». Sono nostri è come per dire sono delle nostre zone. Come per Nassiriya. Come per il Libano ora anche per Kabul. E che siano nostri lo dimostriamo non nella retorica delle condoglianze ma raccontando cosa significa nascere in certe terre, cosa significa partire per una missione militare, e che le loro morti non portino una sorta di pietra tombale sulla voglia di cambiare le cose. Come se sui loro cadaveri possa celebrarsi una presunta pacificazione nazionale nata dal cordoglio. No, al contrario, dobbiamo continuare a porre e porci domande, a capire perché si parte per la guerra, perché il paese decide di subire sempre tutto come se fosse indifferente a ogni dolore, assuefatto ad ogni tragedia. Queste morti ci chiedono perché tutto in Italia è sempre valutato con cinismo, sospetto, indifferenza, epersino decine e decine di morti non Svegliano nessun tipo di reazione, ma solo ancora una volta apatia, sofferenza passiva, tristezza inattiva, il solito «è sempre andata cosi». Questi uomini del Sud, questi soldati caduti urlano alle coscienze, se ancorane abbiamo, che le cose in questo paese non vanno bene, dicono che non va più bene che ci si accorga del Sud e di cosa vive una parte del paese solo quando paga un alto tributo di sangue come hanno fatto oggi questi sei soldati. Perché a Sud si è in guerra. Sempre.


    TOSCA T-Web

    TOSCA T-Web
    Ultima modifica di Eridano; 19-09-09 alle 12:07
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    Lumbard
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Località
    Lach Magiùr
    Messaggi
    11,694
    Mentioned
    3 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Quel terrone di Saviano

    e pensare che con una bella secessione si risolverebbero tutti i problemi
    Ultima modifica di sciadurel; 19-09-09 alle 14:44

  3. #3
    Forumista
    Data Registrazione
    13 Sep 2009
    Messaggi
    371
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Quel terrone di Saviano

    Si', bella retorica filoitagliona.

    Non per fare la figura del cinico, ma dal 2001 a oggi, quanti muratori e operai -che sono per la maggior parte padano/alpini- sono morti sul lavoro senza che nessuno se li filasse minimamente?
    Penso un po' piu' dei 21 morti in Afghanistan in otto anni di guerra (dato del Corriere di ieri).
    Saviano ha preso una cantonata bella e buona o ha fatto il solito articoletto dettato dall'onda della commozione popolare, fatto apposta per cavalcare, appunto, l'onda.

  4. #4
    email non funzionante
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Messaggi
    1,215
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Quel terrone di Saviano

    iango:
    Scusate..non capisco.Non fraintendetemo. E' chiaro che mi spiace che delle persone muoiano, come di dispiace se muoiono in un incidente automobilistico, aereo.o altro. (personalmente non uccido nemmeno una formica..mi fanno pena..). Tanto per chiarire,inFrancia ci sono les Légionnaires, militari di professione, pagati molto bene e per questo disposti al peggio. Questi militari itagliani sono "volontari" , pagati profumatamente dalle nostre tasse (nostre vuol dire soprattutto Nord) , vanno a combattere volontariamente (e con raccomandazioni itagliane)..che differenza c'è? Sono "volontari" strapagati. .Proprio ritengo questi articoli "da informazione dittatoriale" per cercare di tenere l'itaglia unita..la gente non deve sapere. La gente non sa che siamo in dittatura mediatica, ma anche agli itagliani conviene..possibile che non si siano mai domandati chì paga le loro pensioni - se non hanno mai lavorato..o le spese mediche, o la scuola o la falsa pensione di invalidità? Ah sì, è u Schtatu. U sctatu si mantiene con LE TASSE del Nord.

  5. #5
    + calci - calcio
    Data Registrazione
    22 Apr 2009
    Messaggi
    590
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Quel terrone di Saviano

    Tu pensa invece che i civili afghani sono stati bombardati aggratis.

  6. #6
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    Milano
    Messaggi
    18,641
    Mentioned
    44 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Rif: Quel terrone di Saviano

    Saviano è un individuo che non è dotato di logica, poveretto, che tipo di ragionamenti volete che faccia?
    Compatiamolo pietosamente, non viene neanche da provare a rispondergli...
    Gladstone: " Se il popolo d'Inghilterra avesse dovuto attendere le libertà dal ricorso ai mezzi legali, esso le aspetterebbe ancora"

  7. #7
    Gt&j
    Ospite

    Predefinito Rif: Quel terrone di Saviano

    Citazione Originariamente Scritto da Victimae Visualizza Messaggio
    Tu pensa invece che i civili afghani sono stati bombardati aggratis.

    Per ora....
    Ultima modifica di Gt&j; 20-09-09 alle 01:02

  8. #8
    email non funzionante
    Data Registrazione
    19 Sep 2009
    Messaggi
    19
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Quel terrone di Saviano

    a tal proposito vi rimando qui...gli interessi in Afghanistan, per cosa combattiamo?


    YouTube - Afghanistan: combattere, per cosa?

  9. #9
    Blut und Boden
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Località
    Lothlorien
    Messaggi
    49,549
    Mentioned
    39 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Rif: Quel terrone di Saviano

    Citazione Originariamente Scritto da sciadurel Visualizza Messaggio
    e pensare che con una bella secessione si risolverebbero tutti i problemi
    Sarebbe un ottimo inizio.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 28
    Ultimo Messaggio: 10-01-13, 19:38
  2. Mondo Terrone Terrone Terrone
    Di Kraut nel forum Fondoscala
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 10-10-12, 13:33
  3. Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 09-05-11, 21:48
  4. Facci su Saviano: Fede, Saviano e noi
    Di Shambola nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 11-05-10, 11:48
  5. Saviano. Quel sangue del Sud versato per il Paese
    Di Linea Mercuzio nel forum Destra Radicale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 18-09-09, 11:53

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226