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    Predefinito Irving Kristol (1920-2009)

    E' morto ieri, alla veneranda età di 89 anni, Irving Kristol, uno dei massimi esponenti del neo-conservatorismo statunitense. Lascio all'articolo di Marco Respinti un approfondimento sulla vita di Kristol, partito da posizioni di estrema sinistra, e giunto poi alle più sicure lande del conservatorismo insieme a tanti altri colleghi. Sono consapevole del fatto che molti lettori troveranno dubbio l'inserimento della figura di Kristol in "Right America", in considerazione delle sue radici politiche, certo non riferibili alla destra americana. Tuttavia, anche se il neo-conservatorismo confligge con vari assunti della più schietta "Right America", non possiamo fare a meno di notare come Irving Kristol, il figlio William, e altri protagonisti della vita intellettuale statunitense (penso fra tutti a N. Podhoretz) rappresentino una parte considerevole, ed infuente, del Partito Repubblicano, talora in aggancio con la destra religiosa. Anche per questo, ritengo utile e degno un ricordo di Irving Kristol. Buona lettura.


    Con Irving Kristol, morto ieri pomeriggio, ora della Costa Orientale degli Stati Uniti, alla veneranda di 89 anni, scompare un pezzo irrepitibile di America, e questa non è per nulla una frase fatta. Come non lo è quella che ha reso celebre Kristol anche da noi: «mugged by reality». Aggredito, assalito, risvegliato dalla realtà. Nemmeno i biografi che lo frequentavano più assiduamente, come l'amico e collega Mark Gerson, riescono più a ricostruire il momento esatto in cui Kristol pronunciò quella frase, dove la mise per iscritto, attraverso quale pagina l'ha consegnata alla storia. Risale agli Settanta, e più non domandate.

    Oramai è per tutti un proverbio, un bel proverbio, ma per Kristol era qualcosa di più: una sublime, difficile confessione pubblica. Per intero suona cosi: «Un neoconservatore è un liberal assalito dalla realtà». Kristol parlava di se stesso. Del neoconservatorismo statunitense, infatti, Kristol è a buon diritto considerato (assieme all'amico e collega Norman Podhoretz, per 40 anni a guida del mensile Commentary) il padrino, il fondatore, il faro illuminante.

    Nato a Brooklyn il 22 gennaio 1920, figlio di ebrei ortodossi emigrati dall'Ucraina, studiò a New York nel famoso City College (vera e propria fucina di futuri neocon) e nel 1940 si diplomò in Storia. I tempi delle battaglie a difesa della morale tradizionale, dell'interesse nazionale statunitense e dell'economia libera di mercato erano però lontanissimi: come quasi tutti i futuri neocon, infatti, al tempo Kristol militava dall'altra parte della barricata nutrendo una specchiata fede comunista, addirittura di obbedienza trotzkysta.

    Si diede al giornalismo di opinione e di qualità, quelle vere, serie. Dal 1947 al 1952 fu caporedattore di Commentary, organo dell'American Jewish Committee, all'epoca punta di diamante della cultura di sinistra. In Gran Bretgana fu poi tra i fondatori del periodico Encounter, che co-diresse fino al 1958, e dal 1959 al 1960 scrisse per The Reporter. Quindi, nel 1961, divenne vicepresidente della casa editrice newyorkese Basic Books (poi divenuta l'etichette privilegiata degli autori neoconservatori), per poi, nel 1969 e fino al 1987, assumere cattedra all'Università di Nerw York, una strana cattedra, "Valori urbani", intitolata al famoso Henry Luce, quello di Time e di Life. Ma i più lo ricordano come il fondatore e l'animatore di due periodici prestigiosi, raffinati e assai influenti: The Public Interest (creato assieme ad altri futuri neocon di spicco, Daniel Bell e Nathan Glazer) e The National Interest. Il primo durò dal 1965 to 2002, il secondo, un poco più giovane, visse dal 1985 al 2002.

    Fu su quelle pagine, migliaia e migliaia, tutte oggi da rileggere e da rimeditare, che nacque la "dottrina Kristol", ovvero l'essenza stessa del neoconservatorismo. Il pensiero progressista, capì lentamente ma inesorabilmente Kristol, è assolutamente inutile per assicurare all'umanità, e in specie agli americani, quello che vorrebbe promettere: il progresso autentico. La controcultura che lo veicola, il pensiero ribelle che lo anima, la contestazione di tutto e di tutti che lo alimentano possono solo condurre allo sfascio. Kristol e altri lo provarono sulla propria pelle, e mutarono vita. Divenne presto uno dei fenomeni culturali più vistosi e gravidi di conseguenze del secondo dopoguerra.

    Accade negli anni Settanta, prima timidamente e poi sempre più imperiosamente. Guidati da Kristol, ma anche da Podhoretz, gli ex enfant prodige della Sinistra statunitense passarono a destra. Fu un guadagno intellettuale enorme, di cui gli USA, ma non solo, vivono ancora oggi di rendita.

    Storia di un "miracolo", insomma, ricostruibile attrverso i bei libri di Kristol : On the Democratic Idea in America, del 1972, Two Cheers for Capitalism, del 1978 , Reflections of a Neoconservative: Looking Back, Looking Ahead, del 1983 e Neoconservatism: The Autobiography of an Idea, del 1995.

    Di Kristol e delle sue idee si è tornato prepontemente a parlare negli 8 anni di Amministrazione Bush jr. Soprattuto di Kristol jr., cioè di William, il figlio, direttore del settimanale The Weekly Standard, neocon doc come il padre. L'albero si vede dai frutti. La capacità di elaborazione nuova e sapida che Kristol jr. e soci hanno regalato al mondo negli scorsi vent'anni è il lascito più bello d'Irving Kristol . Lui, là dove è adesso, lo sa bene La storia, come sempre, continua.

    Libero News - Muore Irving Kristol Padre nobile dei Neo Con

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Irving Kristol (1920-2009)

    Il pensiero progressista, capì lentamente ma inesorabilmente Kristol, è assolutamente inutile per assicurare all'umanità, e in specie agli americani, quello che vorrebbe promettere: il progresso autentico. La controcultura che lo veicola, il pensiero ribelle che lo anima, la contestazione di tutto e di tutti che lo alimentano possono solo condurre allo sfascio. Kristol e altri lo provarono sulla propria pelle, e mutarono vita.
    Se questo non è un pensiero schiettamente conservatore, non so cos'altro possa esserlo.
    Onoriamo dunque la memoria del compianto Kristol, e auguriamoci che la sua eredità intellettuale non venga dispersa in questi cupi anni di crisi repubblicana.
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  3. #3
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    Predefinito Rif: Irving Kristol (1920-2009)

    Irving Kristol è sempre stato, tra i neocons, quello dalla sensibilità più conservatrice. Fu il primo a saltare lo steccato votando per Nixon nel 1972 e da allora è sempre rimasto un fedele repubblicano.
    Sono molto addolorato per la sua morte. Il suo "Neoconservatism: The Autobiography of an Idea" resta una delle pietre miliari del pensiero conservatore USA. Al di là delle polemiche tra neo e paleo ci lascia una mente acutissima e un brillante polemista, fustigatore della controcultura sessantottina.


    Ultima modifica di Florian; 19-09-09 alle 23:53
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    Predefinito Rif: Irving Kristol (1920-2009)

    Addio a Irving Kristol, edizione speciale del Foglio rosa in edicola lunedì

    Addio a Irving Kristol, edizione speciale del Foglio rosa in edicola lunedì - [ Il Foglio.it › La giornata ]

    Il Foglio in edicola lunedì gli dedicherà un ricordo speciale ripubblicando diversi articoli sul padre dei neoconservatori americani e un editoriale di Giuliano Ferrara.
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

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    Predefinito Rif: Irving Kristol (1920-2009)

    spero che lo speciale del Foglio vada anche online...

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    Citazione Originariamente Scritto da Eric Draven Visualizza Messaggio
    spero che lo speciale del Foglio vada anche online...
    L'editoriale di Ferrara l'ho postato su Conservatori.

    http://forum.politicainrete.net/cons...nsapevole.html
    Ultima modifica di Florian; 21-09-09 alle 19:05
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  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Eric Draven Visualizza Messaggio
    spero che lo speciale del Foglio vada anche online...
    Questi due articoli erano quelli presenti all'interno del Foglio odierno, oltre all'editorale già postato:

    I neoconservatori spiegati dal loro padrino - [ Il Foglio.it › Documenta ]

    "La nostra rivista univa le consuetudini del cuore e della mente d’America" - [ Il Foglio.it › Documenta ]
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

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    Predefinito Rif: Irving Kristol (1920-2009)

    La neo America di Irving K.

    di Christian Rocca

    22 Settembre 2009 - Il Foglio



    Irving Kristol, scomparso venerdì sera in Virginia all’età di 89 anni, era il padrino, “the godfather”, del cosiddetto movimento neoconservatore americano. E’ stato il primo intellettuale liberal, cioè di sinistra, con un lontanissimo passato radicale, addirittura vagamente trotzkysta, anche se in funzione antistalinista, ad accettare tra lo sconcerto di amici e colleghi la definizione non proprio benevola di “neoconservatore” coniata nel 1973 dal sociologo Michael Harrington, sulla rivista di sinistra “Dissent”. Per Harrington si trattava di un insulto, nato per etichettare un gruppo di intellettuali liberal newyorchesi, riuniti intorno alle riviste “Public Interest” e “Commentary” e capitanati da Kristol e Norman Podhoretz, accusati di eccedere nella polemica contro la piega illiberale che stava prendendo la sinistra americana, al punto da essersi trasformati di fatto in conservatori, anzi in nuovi conservatori.

    L’etichetta “neocon” a Kristol, uomo scettico, ma gioioso, piacque molto e la fece sua aggiungendo che “un neoconservatore è un liberal che è stato aggredito dalla realtà”, ovvero un intellettuale di sinistra che, sulla base dell’esperienza, non crede più alle utopiche politiche di ingegneria sociale elaborate dal mondo progressista. In realtà un neocon non è nemmeno un conservatore tradizionale, non è affatto convinto – come il liberista Friedrich Hayek – che il mercato possa risolvere tutto e che l’intervento pubblico e lo stato sociale conducano necessariamente alla servitù. Uno dei libri di Kristol si intitola “Two cheers for capitalism”– due hurrà, invece dei canonici tre, per il capitalismo – perché è vero che non gli piaceva affidare al welfare state tutti i servizi pubblici, ma riteneva naturale e anzi inevitabile che lo stato garantisse la sicurezza sociale dei suoi cittadini.
    Il profilo del neoconservatore originario è quello di un ex militante di sinistra, anticomunista, capitalista, contrario all’invadenza dello Stato ma favorevole a un welfare minimo e ai valori della famiglia, qualcuno orgoglioso della propria patria e fiducioso nell’uso del potere della forza per promuovere e difendere gli ideali americani di democrazia e libertà in giro per il mondo. In quei primi anni Settanta, Irving Kristol era l’unico del ristretto gruppo di liberal, non ancora neocon, ad aver già compiuto un passo inaudito fino a pochi mesi prima, cioè votare, sia pure turandosi il naso, per il repubblicano Richard Nixon invece che per il radicaleggiante demagogo di sinistra George McGovern (gli altri si sono convinti a votare repubblicano soltanto al secondo mandato di Ronald Reagan, se non più recentemente con George W. Bush). Il partito repubblicano di allora, stando alla definizione di Kristol, era il “partito stupido”, quello senza idee per antonomasia. Il ruolo del padrino dei neocon è stato quello di fornire contenuti moderni al mondo conservatore, fino a farlo tornare un partito intelligente.

    Kristol è stato un formidabile polemista, a cominciare dalla rubrica di opinioni ospitata sulle pagine del Wall Street Journal e da migliaia di articoli su molte altre pubblicazioni, ma è stato soprattutto un grande agitatore culturale e animatore di un ampio network intellettuale. Quasi tutti i pensatori conservatori degli ultimi quarant’anni, compresi molti che oggi stanno sulla sponda opposta – come Mark Lilla, Michael Lind, Jacob Heilbrunn e Francis Fukuyama – hanno avuto a che fare con lui, hanno lavorato alle sue riviste, hanno ricevuto finanziamenti e incoraggiamenti dai suoi centri studi.

    Negli anni Cinquanta, Kristol è stato il fondatore in Gran Bretagna di “Encounter”, la rivista che con “Tempo Presente” di Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte ha avuto un ruolo non secondario nella battaglia culturale contro il comunismo sovietico. E poi di “Reporter”, soprattutto di “Public Interest”, la rivista che ha diretto per 40 anni, e di “National Interest”. “Public Interest”, malgrado la scarsa diffusione, è stata la palestra principale del pensiero liberal diventato neoconservatore, il luogo dove il movimento si è consolidato e da dove sono usciti gli uomini, le idee e le politiche pubbliche che hanno dominato la vita politica americana per quattro decenni, dal tagliare le tasse per stimolare l’economia alla tolleranza zero nelle città. “National Interest” è la rivista dove sono state sviluppate le idee di politica estera, anche se per Kristol “non esiste alcuna forma definita di dottrina neoconservatrice sulla politica estera, ma soltanto una serie di atteggiamenti derivati dall’esperienza storica”.

    In realtà è stato lo stesso Kristol, nel 2003, a spiegare i quattro pilastri degli “atteggiamenti” neoconsercatori in politica estera: il patriottismo come elemento sano della società e tipicamente americano; lo scetticismo sulle ipotesi di governo mondiale, foriere di tirannie globali; la capacità di distinguere i buoni dai cattivi e gli amici dai nemici; l’interesse nazionale inteso oltre le questioni materiali e di confine, fino a comprendere per una nazione ideologica come l’America l’obbligo di difendere, se possibile, la democrazia e la libertà ovunque siano minacciate.

    Non ci sono state soltanto le riviste di Kristol ad aver infiammato il nuovo mondo conservatore americano, ma anche il suo ruolo di presidente di Basic books, la casa editrice dei best seller della nuova destra, e di rianimatore di quel sonnolento centro studi American Enterprise Institute che successivamente ha fatto la storia politica degli Stati Uniti. La longa manus di Kristol si è cominciata a vedere al governo negli anni della presidenza Reagan ed è tornata di moda durante i due mandati di Bush junior, il presidente che nel 2002 gli ha conferito la Medaglia della libertà, la più alta onorificenza civile americana.

    Ma l’influenza di Kristol e del pensiero neocon si sente anche in luoghi inaspettati, come al governo di Gordon Brown. Il premier laburista britannico, infatti, è un grande estimatore di Gertrude Himmelfarb, detta Bea, studiosa dell’età vittoriana, sostenitrice dell’idea britannica, e poi americana, di mettere sullo stesso piano “libertà e senso morale della società” come elementi entrambi necessari per un vero progresso sociale ms, soprattutto, moglie e sodale intellettuale di Kristol. Gordon Brown la considera una “bussola morale” e l’ha messa nel suo Pantheon personale insieme con Milton, Locke, Voltaire, John Stuart Mill, Tocqueville, Orwell e Churchill, citandola continuamente nei suoi discorsi sulla libertà, invitandola a Downing Street e scrivendo la prefazione al suo ultimo libro, “The Roads to Modernity” (2004), giudicato “uno dei più importanti saggi degli ultimi anni”.

    Kristol ha sempre spiegato che il neoconservatorismo non è un partito, non è un movimento in senso tradizionale, non è un gruppo di ex radicali intenti alla rivoluzione permanente né un cabala di seguaci del filosofo Leo Strauss, tanto meno una lobby di potere o di guerrafondai o di sionisti come sostengono i suoi più strampalati avversari. Il neoconservatorismo, secondo chi l’ha inventato, è una “persuasion”, un modo di pensare, una convinzione, un punto di vista “che si manifesta di tanto in tanto, ma in modo discontinuo”. E’ un modo di pensare pragmatico, tipicamente americano, attento a sottolineare come dietro le solide realtà delle scienze sociali e dell’economia ci siano anche altrettanto solide realtà della morale, della famiglia, della cultura e della religione, quali “consuetudini della mente e del cuore”, secondo la definizione di Alexis Tocqueville, che determinano la qualità e il carattere sociale di un popolo e di una nazione. Ed è per questo che i neoconservatori non sono mai stati in buoni rapporti con la destra liberista interessata prevalentemente alle dinamiche economiche e non alla cultura della società. L’esito di questa rivoluzione nel mondo conservatore, ha scritto Kristol, è stata la creazione di “un’alleanza alquanto inaspettata tra i neoconservatori, tra i quali figurano un buon numero di intellettuali laici, e i tradizionalisti religiosi”, perché entrambi “sono interessati alla qualità dell’istruzione, ai rapporti tra Chiesa e Stato, alla regolamentazione della pornografia e così via, tutte cose considerate pienamente degne dell’attenzione del governo”.

    L’epopea socialista di Kristol – nata negli anni Quaranta all’Alcove 2 del City College di New York, dove si riunivano i giovani trotzkysti della Quarta internazionale che si opponevano agli stalinisti riuniti alla caffetteria dell’Università Alcove One – è durata molto poco, ma il giovane Kristol non si è convertito al libero mercato per ragioni economiche, piuttosto perché si è convinto che il grande successo e la longevità del capitalismo avessero a che fare con la moralità e la giustizia della tradizione giudaico-cristiana, più che con la qualità delle merci prodotte. Qualsiasi filosofia economica, secondo Kristol, deve puntare sulla crescita economica, “la conditio sine qua non per la sopravvivenza della democrazia moderna”, ma allo stesso tempo non può fare a meno di considerare anche “la filosofia politica, morale e il pensiero religioso”, anch’esse condizioni necessarie per la sopravvivenza una democrazia moderna.
    Il neoconservatorismo non è nato a destra, ma ha trasformato la destra. I neoconservatori di oggi non sono più i liberal assaliti dalla realtà dei tempi di Irving Kristol, piuttosto “i conservatori assaliti dalla realtà dell’11 settembre” di cui parla Bill Kristol, direttore del Weekly Standard ed erede politico e intellettuale di suo padre Irving. I conservatori, insomma, malgrado siano tradizionalmente scettici riguardo alle avventure militari fuori dai confini nazionali, sono diventati i più sinceri sostenitori della necessità di sconfiggere il nemico jihadista che minaccia l’occidente.
    La mutazione avviata da Irving Kristol s’è completata e l’attenzione della nuova generazione di neocon, causa 11 settembre, si è spostata dai temi di politica sociale, ormai assorbiti anche da buona parte del mondo liberal, principalmente a quelli di politica estera.


    Christian Rocca



    Camillo Archivio La neo America di Irving K.
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    Post Rif: Irving Kristol (1920-2009)

    Non lo sapevo. Certo non smaniavo per lui, ma rimane pur sempre un pensatore di prim'ordine.

    Parce sepultis!!!!
    IO REGNERO' malgrado satana e i suoi satelliti

    http://vandeano2005.splinder.com/

  10. #10
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    Predefinito Rif: Irving Kristol (1920-2009)

    Intellettuali americani

    In memoria di Irving Kristol, il guerriero sereno dei neoconservatori Mondo
    america


    di Alia K. Nardini

    l'Occidentale, 21 Settembre 2009


    Lo scorso 18 settembre è morto Irving Kristol. Un uomo che seppe dire addio ai progetti della sinistra Democratica in cui aveva creduto, quando essi si dimostrarono inadatti ai bisogni dell'America. Per schierarsi a destra, pur mantenendo intatta la propria caratura morale ed i propri capisaldi intellettuali.

    Nel 1967, Irving Kristol – con l’ironia che da sempre lo caratterizzava – definì gli intellettuali “uomini che parlano autorevolmente di argomenti dei quali non hanno in realtà una specifica conoscenza”. È possibile affermare oggi che Kristol, secondo i suoi stessi standard, era un intellettuale atipico.

    Irving Kristol fu difatti in grado di influenzare profondamente la vita politica, culturale ed accademica statunitense per più di quarant’anni, e con immensa competenza. Era un intellettuale, ma anche un filosofo, un giornalista, un umanista. Conosceva a fondo l’arte, la storia e la religione. Aveva quel rarissimo dono, non comune tra gli accademici, di saper scrivere saggi estremamente incisivi ed affascinanti, ed allo stesso tempo di riuscire parlare in pubblico con la medesima grazia, stimolando la mente e nutrendo lo spirito di chi lo ascoltava.

    Sin dal 1979, data nella quale conquistò la copertina della rivista Esquire come “padrino” della forza politica allora più innovativa ed influente d’America, il neoconservatorismo, è rimasto per definizione il padre di tale persuasione. Ne fu indirettamente artefice sin dagli anni in cui frequentava il City College di New York, quando si incontrava nell’Alcova 1 con gli altri studenti (Seymour Martin Lipset, Daniel Bell e Nathan Glazer, per citarne solo alcuni) i cui cuori battevano visceralmente a sinistra, ma che come lui provavano sdegno e insoddisfazione verso le politiche repressive di Stalin. Inizialmente ciò portò Kristol a simpatizzare per il trotskyismo; venne poi allontanato dal movimento perché troppo giovane, inesperto e borghese – nelle convinzioni, più che nelle origini, data la sua provenienza da una modesta famiglia ebrea di Brooklyn.

    Servì nella Dodicesima divisione di fanteria durante la Seconda guerra mondiale; ed a chi lo accusava di essere un “falco” in politica estera, spiegava che la guerra talvolta era inevitabile, lui che la guerra l’aveva vissuta sulla propria pelle. Argomentava in modo persuasivo ed equilibrato – forse tra i più equilibrati, tra i neoconservatori – che il ricorso alle armi doveva rappresentare l’ultima opzione tra quelle disponibili; ciò nonostante, si dimostrava certo di quello che reputava essere il ruolo dell’America nel mondo: era la “constatazione riluttante” dello scarso impegno delle nazioni europee in politica estera, ambito sempre più delegato all’America, che portava lo studioso a riscontrare come le crisi internazionali oggi non sono più risolvibili se non tramite l’intervento americano.

    Irving Kristol era un conservatore nei valori, che si erano radicati nel suo animo e nei suoi scritti in opposizione alla controcultura ed alle devianze del liberalismo negli anni Sessanta e Settanta; ma restava nell’animo un innovatore, un inguaribile ottimista, convinto – e questa è una caratteristica che ancora oggi il neoconservatorismo mantiene – che sebbene la realtà possa preoccupare o deludere, vi sia sempre spazio per migliorarla. Proprio in virtù di questa sua fiducia nel futuro, Kristol si impegnò sempre in progetti nuovi, con instancabile entusiasmo, collaborando sin dal secondo dopoguerra alla prestigiosa rivista Commentary con l’amico Norman Podhoretz.

    Contribuì a fondare negli anni Cinquanta le leggendarie Reporter ed Encounter, pubblicazioni che furono di grande importanza per dar forma e spessore al dibattito pubblico sui grandi temi sociali dell’uguaglianza di censo, razza e genere negli anni a seguire. Fondò nel 1965 insieme a Daniel Bell The Public Interest, che condusse poi brillantemente con Nathan Glazer per più di trent’anni. Dalle pagine del Wall Street Journal, contribuì a diffondere – e difendere – il capitalismo in quella che reputava essere la sua formulazione ottimale, quella di Adam Smith, pur non lesinando critiche ai suoi aspetti più problematici. Diede lustro alla casa editrice Basic Books, rendendola un importante punto di riferimento e di confronto per il pensiero conservatore; e portò un piccolo think tank di Washington, l’American Enterprise Institute, alla ribalta della vita politica statunitense fino al trionfo con la Presidenza Bush.

    Nella vita privata, fu leale con gli amici, fonte di ispirazione per i figli – ne è esempio la carriera brillante del figlio William, meglio conosciuto come Bill – e confronto e sostegno per la moglie, l’eccellente storica Gertrude Himmelfarb. In nuce, Irving Kristol fu una mente affascinante, un uomo in grado di reinventarsi che senza timore seppe dire addio ai progetti della sinistra Democratica in cui aveva fermamente creduto, quando essi non si dimostrarono più rispondenti ai bisogni della grande tradizione americana, per schierarsi risolutamente a destra, pur mantenendo intatta la propria caratura morale ed i propri capisaldi intellettuali.

    Imperturbabile di fronte alle dubbie accuse di sionismo militante e bigotteria ultraconservatrice, avanzategli da chi non lo conosceva né capiva, Kristol ha attraversato quasi un secolo di storia testimoniando la verità del suo essere, scrivendo, dialogando, confrontandosi e consigliando coloro che gli erano accanto con la serenità e la certezza delle sue convinzioni. Un “guerriero sereno”, come lo ha definito Charles Krauthammer, che ha lottato per rendere gli Stati Uniti ed il mondo un luogo migliore.


    In memoria di Irving Kristol, il guerriero sereno dei neoconservatori | l'Occidentale
    Ultima modifica di Florian; 23-09-09 alle 13:51
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