"Gente veneta"
> dal n. 1 - 4 gennaio 2003
IL PERSONAGGIO - Nato in Ucraina, convertitosi «in un giorno», don Saranciuk ha trent'anni, vive a Venezia e opera in tutto il Triveneto
Dall'Ucraina al Nordest, un prete per le badanti
Don Alessio: «Vado a cercare i miei compatrioti nelle stazioni ferroviarie, a Verona, a Mestre, a Padova... Tra di noi ci si riconosce subito, e non ci vuol molto a capire che cosa serve agli immigrati che incontro»
«A volte pare incredibile perfino a me: a scuola mi insegnavano l'ateismo, per tanti anni ho vissuto senza Dio, ma in un giorno tutto è cambiato». Don Alessio Saranciuk ha 30 anni, un viso e un sorriso da ragazzino e un'esperienza densa da raccontare.
«Io, ateo, un giorno accendo la radio e sento un prete...». La sua infanzia è quella di un qualunque bambino ucraino, conteso, anche dal punto di vista religioso, fra due posizioni. A casa la nonna prega, ogni giorno, e gli insegna i rudimenti della fede. A scuola i maestri, volenti o nolenti, gli dicono che Dio e i santi sono tutte frottole, e che bisogna abbandonare le fantasie che non portano a niente. L'ateismo di Stato, voluto dall'Unione Sovietica non dà scampo. Così le preghiere della nonna cominciano a infastidirlo e Dio finisce in un angolo molto remoto della memoria.
Una storia, quella di don Alessio, che ha una svolta in un giorno di settembre del 1993: «Avevo finito le scuole commerciali _ ricorda _ e avevo fatto anche il servizio militare. Non ero contento di me stesso: mi sembrava di non vivere una buona vita, anche se non ne capivo a fondo il perché. Un giorno accendo la radio e sento, per caso, una voce che parla di cose religiose. Era un sacerdote, che diceva: "Dio ci ama, sempre e comunque. Affidati a lui, al Padre nell'amore, e la tua vita potrà cambiare". Io ho sentito un grande calore pervadermi completamente, e mi sono messo a piangere. Ancora alla sera, mentre in casa mia già tutti dormivano, mi sono trovato a ripetere le stesse parole che avevo sentito alla radio. Era la prima volta che pregavo».
A Roma 50 preti e seminaristi dall'Ucraina. E' così che Alessio decide di dedicare la sua vita a Dio e ai fratelli; entra in Seminario e, a 27 anni, viene ordinato sacerdote. In quello stesso anno, nel '99, arriva a Roma, per studiare. E non si ritrova certo da solo, visto che, nella capitale, ci sono due collegi che ospitano più di cinquanta fra seminaristi e sacerdoti originari dell'Ucraina. Una folta rappresentanza di religiosi, che avverte le esigenze di una sempre più folta presenza di immigrati ucraini in Italia.
Nasce da lì, mentre don Alessio sta terminando gli esami all'Istituto Antoniano, l'idea di dedicare del tempo ai compatrioti immigrati. Prima il giovane sacerdote va a celebrare Messe nelle cittadine laziali; poi, a seguito di una lettera dell'arcivescovo della Chiesa ucraina al Patriarca Scola, accoglie con piacere l'ospitalità offerta dalla Chiesa veneziana e, nell'agosto scorso, arriva in città. «Grazie al Patriarca _ dice don Alessio _ che mi ha accolto e mi ha permesso di essere utile qui, grazie alla Chiesa di Venezia, che mi ha dato una casa, e grazie a don Dino Pistolato, che mi ha aiutato in tanti modi».
Cento ucraini (e russi) per la Messa a S. Chiara. Oggi, da assistente ecclesiastico per gli ucraini del Triveneto, don Saranciuk gira per le città a raccogliere gli ucraini e ad offrire assistenza spirituale: «L'altro giorno ero a Verona, in stazione. E' lì che trovo i miei compatrioti. Per riconoscerci basta che ci guardiamo in faccia. Poi si parla ed è facile sapere dove sono e di che cosa hanno bisogno i miei fratelli ucraini».
Ma anche il suo appartamento veneziano, dalle parti di campo S. Beneto, diventa un punto di riferimento. C'è chi viene a trovarlo, chi gli dà una mano per le pulizie e per preparare qualcosa da mangiare, ma soprattutto per recuperare la sensazione di vivere in patria, di respirare lo stesso clima e le stesse abitudini.
Alla domenica, poi, don Alessio celebra la Messa, che è il vero momento di ritrovo della comunità ucraina. Nell'arco di un mese è a Venezia, a Chioggia, a Treviso e a Padova (e qualche volta anche a Conegliano). «A Venezia _ racconta il sacerdote _ celebro a Santa Chiara, a Piazzale Roma. E ogni volta ci sono almeno un centinaio di persone, quasi tutte donne. Ucraini di rito greco-cattolico, come me, ma anche ortodossi. E vengono anche dei russi. Per noi è una grande gioia poterci ritrovare nella preghiera, ritrovare la nostra lingua, il nostro rito, i nostri canti. E anche la confessione è molto richiesta».
Giorgio Malavasi
2 gennaio 2003 -




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