Sharon avverte: nuove esecuzioni mirate
I dubbi del consigliere legale: devono essere un’estrema contromisura, quando c’è pericolo immediato per Israele
DAL NOSTRO INVIATO
GERUSALEMME - Questa guerra sarà vinta ai punti, sembrano non dubitare le due parti. I punti altro non sono che i bersagli centrati in casa dell'avversario. Gli israeliani le chiamano «esecuzioni mirate». Reparti speciali individuano potenziali kamikaze o organizzatori di attentati, li intercettano direttamente nei Territori e li eliminano, se non riescono ad arrestarli. L’altro giorno il «punteggio» è stato di nove morti e una dozzina di prigionieri. I palestinesi non si curano di trovare una definizione né una copertura legale: aspettano preferibilmente l’inizio o la fine dello shabbat, il giorno di riposo ebraico, e strisciano sotto le recinzioni delle colonie per assaltare una casa o il refettorio di una scuola talmudica. Ultimo «punteggio» totalizzato venerdì sera: quattro morti e nove feriti. Rischia di diventare una partita senza fine, come ammettono gli stessi vertici militari.
Ecco perché l'esortazione del primo ministro Ariel Sharon al ministro della Difesa, Shaul Mofaz, di intensificare le esecuzioni mirate dei militanti di Hamas, della Jihad islamica e delle brigate Al-Aqsa, dopo l'ultima incursione palestinese nel collegio rabbinico di Otniel, a sud di Hebron, sta provocando una bufera politica nel governo israeliano. Sharon ha respinto i dubbi del consigliere legale del governo, Elyakim Rubinstein, che aveva avvertito: «Le esecuzioni mirate devono essere prese in considerazione soltanto come estrema risorsa, quando è impossibile catturare i ricercati. E' una contromisura inevitabile solamente per neutralizzare un pericolo immediato alla sicurezza d'Israele».
«Ho convenuto con il ministro della Difesa Mofaz - ha detto Sharon durante il consiglio dei ministri - che è necessario rafforzare la lotta al terrorismo e che noi dobbiamo colpire quelli che commettono gli attentati, quelli che li organizzano e quelli che aiutano queste persone».
Le esecuzioni mirate continueranno come una strategia preventiva di intelligence e militare agli attentati e alla riorganizzazione delle cellule armate. O come punizione extragiudiziale di sospetti terroristi. E' il caso di Abu Roub, 35 anni, comandante locale della Jihad islamica nel villaggio di Kabatyia, a sud di Jenin. Era considerato l'artefice della bomba esplosa al kibbutz Shaked nel novembre dell'anno scorso e il mandante di un kamikaze che si era fatto esplodere il 18 settembre a Umm el-Fahm, uccidendo un poliziotto e ferendo gravemente un civile. Abu Roub non si è arreso giovedì scorso, quando i militari hanno cercato di stanarlo a casa. Dopo una sparatoria è stato ferito dalle granate, è uscito ed è stato finito a colpi di M-16.
Secondo Amos Harel, opinionista del quotidiano Haaretz , è in corso una dura campagna militare nei Territori occupati, lontano dai riflettori e dall'attenzione dell'opinione pubblica: «Il fatto che una città con la più alta concentrazione di ricercati, come Nablus, non riesca da un mese a mandare un terrorista in territorio israeliano può essere spiegato soltanto dall'uso che l'esercito fa di unità specializzate e dall'imposizione di lunghi coprifuochi». Secondo i conti del giornale israeliano, «negli ultimi quattro mesi sono stati uccisi 50 terroristi in Cisgiordania. E a Gaza ne sono stati eliminati 220 dall'inizio dell'operazione "muraglia difensiva", avviata in primavera».
Più difficili da giustificare gli errori plateali, come l'uccisione di un bambino di 11 anni, ieri a Tulkarem, e di una bimba di 9 il giorno prima a Khan Younis, nella striscia di Gaza. Abdel Karim Salameh stava tornando a casa da scuola ed è passato a mezzo chilometro di distanza da un gruppo di ragazzi che tirava sassi ai soldati. Uno dei proiettili destinati a loro lo ha ucciso.
Ma i tuoni di guerra con l'Iraq distraggono l'attenzione israeliana dai quotidiani regolamenti di conti e anche dalle grane politiche interne in vista delle prossime elezioni. I sondaggi assicurano che Saddam Hussein sta involontariamente lavorando a favore del partito di Sharon e che il Likud si rafforza ogni giorno di più nel gradimento elettorale, in vista dell'apertura di un nuovo fronte bellico in Medio Oriente.
E. Ros.
Corriere della Sera 30 dicembre 2002


Rispondi Citando


