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Discussione: Presidenza UE, Pannella: il candidato della sinistra Tony Blair traditore di libertà

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    Predefinito Presidenza UE, Pannella: il candidato della sinistra Tony Blair traditore di libertà

    Le iniziative del Partito Radicale Transnazionale per “aiutare” la democrazia, a partire dalla democrazia americana ad accettare la verità. La vera alternativa era tra “Iraq libero!” o guerra.
    "Dopo Einaudi cominciò per l'Italia la Repubblica delle pere indivise"

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    Predefinito Rif: Presidenza UE, Pannella: il candidato della sinistra Tony Blair traditore di lib

    NONVIOLENT RADICAL PARTY, TRANSNATIONAL AND TRANSPARTY
    NGO with Category 1 (General) Consultative Status with ECOSOSOC of the UN
    866 UN Plaza, Suite 408, 10017, NY, USA -Tel. + 1212 9801031, Fax +1212 9801072
    Via di Torre Argentina 76, 00186, Rome, Italy -Tel + 3906 689791, Fax +3906 68803609



    Bush e Blair hanno mentito, negato la verità per imporre la guerra?
    Le iniziative del Partito Radicale Transnazionale per “aiutare” la democrazia, a partire dalla democrazia americana ad accettare la verità. La vera alternativa era tra “Iraq libero!” o guerra.
    Bush e anche Blair vollero la guerra preparata dalla falsa alternativa del pacifismo.
    Satyagraha: il Partito Radicale fu battuto con la menzogna e il tradimento del giuramento di fedeltà agli Stati Uniti da parte di Bush.
    Per scongiurare altre guerre in minacciato arrivo serve amore e forza della verità: Satyagraha



    19/01/2003 Marco Pannella annuncia a Radio Radicale il lancio dell’iniziativa “Iraq libero! Unica alternativa alla guerra”
    Marco Pannella nella conversazione settimanale lancia la proposta dell'esilio di Saddam, unita subito a quella di un governo di transizione dell'Onu:
    «(...) Da alcune agenzie leggo che da alcuni giorni si fa strada, sul piano delle ipotesi e del dibattito, una posizione che può anche essere - d’altra parte lecitamente - soprattutto propagandistica o strumentale, ma che, al di là delle intenzioni, mi pare essere importante e che credo mi consenta di cogliere l’occasione di questo nostro dialogo per fare una proposta formale, politica. Mi assumo la responsabilità di farla come Presidente del Senato del Partito radicale transnazionale, in attesa di poter raggiungere Emma e gli altri per vedere se questa proposta sarà immediatamente fatta propria e diverrà esecutiva per il partito. Diversi titoli di agenzie dicono questo: «anche da parte americana si afferma che se Saddam va in esilio non ci sarà guerra e non ci sarà più nessun problema». Semplicistica o no è una tesi che rimbalza anche in Egitto. Ci sono state da parte di personalità delle dichiarazioni del genere, ma più come constatazione o riflessione che come obiettivo che viene assunto da qualcuno. Ecco, il Partito radicale transnazionale credo che lo possa assumere. D’urgenza. Vediamo allora che cosa, perché e qual è la proposta che dobbiamo fare e spero che tutti i radicali e tutti gli ascoltatori che fossero d’accordo trovino ciascuno il modo di armarsi un po' di questa proposta per affermare le proprie idee attorno a se stessi e servendo eventualmente il dibattito (…). Se c’è un dittatore feroce, nazicomunista, assassino e via dicendo, noi diciamo che il problema è delle donne e degli uomini irachene, perfino di quei bambini che ci vengono cattolicamente diffusi dappertutto, vittime del sabotaggio che è dell’Onu e non americano (...). Bene, occorre allora usare un'arma di attrazione di massa - in buona fede, con convinzione - anche contro Saddam e quindi anche contro chi vuole la guerra per altri motivi da quelli che lo stesso Bush dichiara, proclama. Noi diciamo che a questo punto l’Onu deve assicurare la transizione, fra Saddam che va in esilio e l’instaurazione di un regime fondato sulle leggi, sulla carta dell’Onu, cioè sui diritti politici e umani- perfino in Italia noi avevamo il governo militare alleato che in alcuni momenti gestiva la realtà italiana che a mano a mano veniva liberata dai tedeschi. Questo comporta un’opera anche di governo, di amministrazione. Io propongo a questo punto che si annunci agli iracheni, alla classe dirigente, a tutti, che se Saddam va in esilio l’Onu può assumere questa missione di governo, di commissariamento della Repubblica irachena per due anni, avendo come commissari grandi statisti - io penso all’ex presidente finlandese o Rocard - con equipe adeguate, ma sarà solo un problema tecnico individuare chi sia necessario (...)».




    20/01/2003 Primo comunicato di Pannella da Bruxelles (in tre lingue), diretto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu

    «Tra, da un lato, i sostenitori della pace ad ogni costo, eredi di chi affermava di “Morire per Danzica mai!” o “Meglio rossi che morti” e degli appelli "pacifisti" e comunisti alla diserzione di fronte all'esercito hitleriano o davanti ai terroristi del regime talebano, e, dall'altro, delle azioni pericolose e forse non necessarie dei fautori della soluzione militare, della guerra, che metta un punto finale alla minaccia rappresentata dal regime di Baghdad, emerge un'evidenza accecante: in Iraq e per l' Iraq, cosi come per l'insieme del Medio Oriente e del mondo intero, la vera e duratura alternativa, oggi, non è “la guerra o la pace”, ma “la guerra o la libertà, il diritto, la democrazia e la pace”.
    Ci rivolgiamo quindi alla Comunità internazionale, alle Nazioni Unite in primo luogo, perché facciano proprie, immediatamente, le affermazioni secondo cui l'esilio del dittatore Saddam Hussein cancellerebbe, per gli Stati Uniti stessi, la necessità della guerra, costituendo il punto di partenza per una soluzione politica della questione irachena.
    Chiediamo al Consiglio di Sicurezza che decida da subito - partendo dal presupposto dell'uscita di scena di Saddam e sulla base dei poteri conferitigli dalla Carta dell'ONU - di porre l'Iraq sotto un regime di Amministrazione fiduciaria internazionale (un governo democratico), affidando ad un uomo di stato di altissimo livello il compito di predisporre, entro un termine di due anni, le condizioni di un pieno esercizio dei diritti e delle libertà per l'insieme degli iracheni, donne ed uomini, come esige la Carta dei Diritti fondamentali delle Nazioni Unite.
    Lanciamo un appello alle donne e agli uomini di buona volontà perché si organizzino e si mobilitino d'urgenza, in tutto il mondo, perché questa semplice verità, vecchia come la democrazia e la libertà, trionfi! Perché la libertà, il diritto, la democrazia e la pace vincano sulla dittatura e sulla guerra!».


    21/01/2003 Pannella commenta Frattini
    Marco Pannella tiene una conferenza stampa a Milano sulla proposta del Prt di una possibile soluzione
    per la guerra in Iraq: «Alle due di notte italiane il Ministro degli Esteri del governo italiano, Frattini,
    senza citare in modo esplicito l’iniziativa “Iraq Libero!”, ha già corrisposto - ho motivo e ragione di ritenere che sia più che un segnale - alla nostra proposta. Vedo da un'Ansa delle tre, in un dispaccio da New York, che Frattini dice che «l'Italia è pronta a dare appoggio alla costruzione democratica e umanitaria dell'Iraq del dopo Saddam. Diamo atto, do atto, al Ministro Frattini di avere in questo momento, non casualmente, raccolto la nostra proposta».


    24/01/2003 Parte una seconda e-mail con un testo di Pannella, che poi si aggiungerà al testo dell’appello iniziale
    «“Governo provvisorio”, amministrazione insediata e controllata dall'Onu con il mandato, a tempo, di assicurare agli iracheni quei diritti democratici, di libertà politica e umani, che una montagna di dichiarazioni, carte, trattati e convenzioni, da quasi 60 anni vanno scrivendo e pre-scrivendo come diritto fondante la comunità internazionale, umana, e troppo spesso sono, anche per l'Onu, letteralmente "lettera morta". È questo il cammino per giungere alla Organizzazione Mondiale della Democrazia/delle Democrazie (…). QUESTA ALTERNATIVA È NON SOLAMENTE E PRINCIPALMENTE ALLA GUERRA, LO È ANCHE ALLO STATUS QUO, NON ALTRO CHE CRIMINALE, PERICOLOSISSIMO, INTOLLERABILE. Quanto alla pretesa infondatezza dell'obiettivo dell'"esilio" di Saddam, obiettivo e strumento della nostra proposta, non è che obiezione di senso comune e di scarso buon senso, se facciamo salva la buona fede di chi la sostiene (…) . Saddam deve scegliere fra la morte, per guerra o più probabilmente per "golpe", in un bunker "berlinese" o assieme a decine di migliaia di suoi militari e di civili che vuole ammassare a Baghdad come cinico e inutile deterrente, o la via di fuga protetta che suggeriamo. Il suo biografo francese, Pierre-Jean Luizarde, ha proprio ieri espresso la convinzione che Saddam potrebbe proprio optare per questa scelta (…)».


    28/01/2003 Adesioni all’appello:
    Adesioni di 2.600 cittadini da 57 paesi; sottoscrivono l'appello anche 40 parlamentari italiani, 20 di centro-destra e 20 di centro-sinistra.


    29/01/2003 Marco Pannella al Parlamento europeo
    «Signor Presidente, signor Alto rappresentante, signor Commissario, colleghe e colleghi, mi pare pacifico: “No alla guerra”. Vedete qualcuno che gira dicendo: “Sì alla guerra”? Tutti – il Papa, l’antipapa, i comunisti, i fascisti, tutti – dicono: “No alla guerra”. Ma qual è l’alternativa al “No alla guerra”? (...). L’Europa propone quale obiettivo? L’alternativa alla distruzione che si chiama guerra, di cosa è fatta, per noi e per voi? L’alternativa c’è, e non è la pace; la pace c’è (...). Noi radicali abbiamo lanciato una proposta: in quattro giorni, da sessantasei paesi abbiamo ricevuto un “sì”; in Italia, fino a questo momento, l’abbiamo avuto da cinquantasette parlamentari, metà di centrosinistra, metà di centrodestra, tra i quali l’ex Presidente del Consiglio Andreotti e altre personalità. Cosa diciamo, cosa sottoponiamo anche a voi? L’alternativa si chiama “democrazia”, l’alternativa si chiama “diritto” e “diritti”, l’alternativa consiste nel rendere finalmente vigente la legge scritta internazionale – che è vigente, ma non vige (...) – quella legge internazionale che nell’assieme ha ormai individuato una sorta di diritto soggettivo alla libertà e alla democrazia degli esseri viventi in questo paese, e per “questo paese” intendiamo il paese globale. Abbiamo la possibilità di scegliere che cosa vuole l’Unione europea, se c’è la guerra o se non c’è la guerra, se Saddam (...) si dimette sostanzialmente con un salvacondotto fino al luogo del suo esilio (...). Ma quello che possiamo e dobbiamo fare è sapere che l’ONU, il Consiglio di sicurezza hanno l’obbligo di intervenire. Non si tratta di cambiare il dittatore, bensì di cambiare regime. È necessario in quell’area del mondo, dove la pistola puntata, bene o male, alla tempia di Saddam gli dà ora la possibilità solo di scegliere fra cadere in un golpe che stanno preparando i suoi intimi, spararsi, uccidersi in un bunker, morire in mezzo a un massacro, o andare via, com’è successo a molti dittatori, accompagnato altrove. Questa è la proposta, l’alternativa alla guerra (...) e precisamente: “governo provvisorio” dell’ONU per due o tre anni, fino a stabilire i diritti fondamentali in quel paese, un governo con il compito di rendere ai cittadini iracheni e al Medio Oriente quanto dei loro diritti è tolto con violenza. Questa è la proposta che noi avanziamo, e agli altri diciamo: “Pace assoluta, pace eterna”. «Mi pare che noi scegliamo un’altra cosa: essere vivi nella libertà, nel diritto, nella costruzione di una vita che meriti di essere vissuta e non tale da essere solo impietrita dinanzi al terrore della morte».


    29/01/2003 Interventi alla radio di Frattini: «Sono poco convinto…»
    «Come è emerso, questa proposta è progressivamente apparsa come irrealizzabile. Sarebbe ovviamente una ipotesi di soluzione quella di realizzare queste due condizioni (...) ma io sono personalmente poco convinto che questo possa accadere, non vedo perchè questo regime dittatoriale, che questa mattina ha fatto dire ad un uomo del governo che loro colpiranno il primo stato che aiuta l'eventuale azione militare, possa pensare ad andare in esilio».


    01/02/2003 Adesioni all’appello:
    Raggiunte le 5000 firme. Sottoscrivono l'appello anche:
    Giulio Andreotti, senatore a vita ed ex presidente del Consiglio: «La proposta di Pannella è buona e interessante. Marco ha fatto in passato delle proposte che sembravano paradossali, ma dobbiamo dire che quando ha fatto la campagna sulla fame nel mondo fece conoscere questo problema e portò a fare delle leggi, buone o cattive che fossero. Riuscì a muovere la opinione pubblica».
    Margherita Boniver, sottosegretario agli Esteri: «L'amministrazione Onu proposta da Pannella ha funzionato in passato e varrebbe la pena di poter lavorare perché questo sogno si avveri».
    Lamberto Dini, ex ministro degli Esteri: «Sarebbe una buona soluzione, se Saddam dovesse uscire di scena, anche nel caso dovesse essere rovesciato a seguito di un'azione militare, dovrà esserci un'amministrazione civile che non può essere che delle Nazioni Unite», che «rimangono il punto focale di questa situazione».
    Giuseppe Ayala, Enrico Morando, Franca Chiaromonte, Franco Grillini, Ds; Thierry Jean-Pierre, parlamentare europeo Ppe, Comitato “Iraq Libero!” (Danimarca); Alessandro Battistini; Cinzia Dato, Enzo Bianco, Margherita; Marco Boato, Stefano Boco, Verdi; Cesare Marini, Sdi; Alfredo D'Ambrosio, Udeur; Alfredo Biondi, vicepresidente della Camera, Fabrizio Cicchitto/, Vittori Sgarbi, Carlo Taormina, Forza Italia; Gianfranco Pittelli, Mario Landolfii, An; Fiorello Provera, Lega Nord; Amedeo Ciccanti, Michele Ranieri, Udc; Riccardo di Segni, abbino capo di Roma; Luca Barbareschi, attore; Alessandro Haber, attore; Vasco Rossi, cantante; Eugenio Bennato, cantante; Ennio Morricone, compositore; Nantas Salvalaggio, scrittore e giornalista; Luciano De Crescenzo, scrittore e filosofo; Giorgio Bocca, giornalista e scrittore; Giuliano Ferrara, giornalista; Miriam Mafai, scrittrice: «Cara Emma, c'è qualche termine che non condivido del tutto, ma condivido l'iniziativa. Dunque firmo il tuo appello».
    Andrè Glucksmann, filosofo francese: «Avrei preferito che il Consiglio di sicurezza all'unanimità esigesse l'esilio di Saddam Hussein. Forse sarebbe stato possibile ottenerlo con una forte minaccia militare. Purtroppo la Francia, la Germania e le manifestazioni pacifiste hanno incoraggiato Saddam a credersi protetto». «Pacifisti, siete ipocriti. Tacete i crimini del raìs», Glucksmann dà una sua interpretazione del pacifismo delle piazze, partendo da un particolare slogan che lo ha colpito: «Fate il the e non la guerra». «Io lo traduco non come "voglio la pace" ma come "voglio che mi lascino in pace, voglio dormire tranquillo dopo una buona tazza di the"».
    Renato Farina, giornalista: «Lo status quo è intollerabile. L'esilio di Saddam è a questo punto l'unico realistico e pacifico modo per evitare sangue e terrorismo, ampliando i confini dei diritti della persona umana».
    Bill Emmott, Editor-in-chief dell'Economist: «Dear Emma Bonino Thanks; I agree entirely about the post-Saddam Iraq. best wishes Bill Emmott».
    Kok Ksor, presidente della Montagnard Foundation Inc.: «I believe this is the only way to void bloodshed of innocent Iraqi people and to establish a true democracy in Iraq»."Fate il the e non la guerra". «Io lo traduco non come "voglio la pace" ma come "voglio che mi lascino in pace, voglio dormire tranquillo dopo una buona tazza di the"».
    Renato Farina, giornalista, «Lo status quo è intollerabile. L'esilio di Saddam è a questo punto l'unico realistico e pacifico modo per evitare sangue e terrorismo, ampliando i confini dei diritti della persona umana».


    04/02/2003 Adesioni all’appello:
    6190 adesioni da 75 paesi. Sottoscrivono l'appello anche Gaetano Pecorella, Presidente della commissione Giustizia della Camera; Walter Veltroni, Sindaco di Roma: «Il nostro no alla guerra deve sapere accompagnarsi ad una proposta positiva in grado di indicare un futuro di pace e libertà per i popoli della regione. Il regime di Saddam Hussein, come tutti quelli responsabili di violazioni di diritti umani e del diritto internazionale, può e deve essere contrastato dalle Nazioni Unite e dalla comunità internazionale con i numerosi strumenti offerti dal diritto, dalla legalità e dalla giustizia penale internazionale».


    05/02/2003 Colin Powell all’ONU
    In una relazione dettagliata, per punti, documentata con intercettazioni telefoniche e foto satellitari, Colin Powell ha cercato di dimostrare al Consiglio di Sicurezza la materiale violazione, da parte dell'Iraq, della risoluzione Onu 1441. Cina, Russia e Francia frenano (notizia di agenzia).
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  3. #3
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    Predefinito Rif: Presidenza UE, Pannella: il candidato della sinistra Tony Blair traditore di lib

    Proposte di De Villepin al Consiglio di Sicurezza dell'ONU
    - Raddoppiare o triplicare il numero di ispettori ed aprire più uffici regionali. Stabilire, inoltre, un ente
    specializzato per sorvegliare i siti e le zone già ispezionate.
    - Aumentare notevolmente le risorse per il monitoraggio e la raccolta di dati/informazioni sul territorio
    iracheno. La Francia è pronta a fornire tutto il suo sostegno attraverso l'uso dell'aereo di osservazione
    Mirage IV.
    - Stabilire collettivamente un centro di coordinamento e di elaborazione di informazioni che fornirebbe
    a Blix e El Baradei, in tempo reale ed in modo coordinato, tutte le risorse di cui potrebbero avere
    bisogno.
    - Mettere tutte le questioni relative al disarmo non ancora risolte in una lista, in ordine d' importanza .
    -Definire, con il consenso dei responsabili dei gruppi d'ispettori, un esigente e realistico calendario per
    andare avanti nell'affrontare e nell'eliminare i problemi. Ci devono essere aggiornamenti regolari sui
    progressi che vengono fatti relativi al disarmo dell'iraq.
    - Un coordinatore dell'ONU per il disarmo in iraq, dislocato in iraq sotto la direzione dei sign. Blix e
    ElBaradei, sarebbe un utile complemento a questo intensificato regime d'ispezioni e monitoraggio.
    Ma l'Iraq deve collaborare in modo vigoroso e deve aderire alle richieste dei sign. Blix e del Dr.
    ElBaradei, in particolare:
    - alla richiesta del permesso di organizzare riunioni con scienziati iracheni senza la presenza di altri
    testimoni.
    - alla richiesta che venga accettato l'utilizzo di U2 per compiere voli di osservazione.
    - alla richiesta che venga adottata un'adeguata legislazione che proibisca la fabbricazione di armi di
    distruzione di massa.
    - alla richiesta di ricevere immediatamente tutti i documenti relativi alle questioni non risolte
    concernenti il disarmo, in particolare nel settore bio-chimico, affinché gli ispettori possano analizzarli; i
    documenti che sono già stati ricevuti il 20 Gennaio non rappresentano un passo nella buona direzione.
    Le 3000 pagine di documenti scoperti a casa di un ricercatore dimostrano che Baghdad ha ancora molta
    strada da fare. In assenza di documenti, l'Iraq deve essere in grado di presentare prove affidabili.



    06/02/2003 Dichiarazioni di Bush
    Il presidente George W. Bush, dopo un incontro con il segretario di stato Colin Powell alla Casa Bianca ha dichiarato che gli Stati Uniti sono favorevoli a una nuova risoluzione delle Nazioni Unite purché essa mostri determinazione e preveda l'uso della forza (notizia di agenzia).
    Un gruppo di intellettuali arabi ha fatto circolare una petizione per richiamare l'attenzione della pubblica opinione sull'opzione di una deposizione dei poteri da parte di Saddam. Nel documento vi era un espresso richiamo alla necessità di instaurare un governo democratico a Baghdad, supervisionato da personale ONU e della Lega Araba che controllasse l'effettività della transizione pacifica verso la democrazia (da The Daily Star, MEMRI: The Middle East Media Research Institute).

    07/02/2003 Incontro Fisher-Sodano
    Il ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer, ha incontrato stamani in Vaticano il Papa, il segretario di Stato card. Angelo Sodano e il ministro degli esteri della Santa Sede Jean Louis Tauran. Fischer ha sottolineato la convergenza di intenti tra Germania e Vaticano sulla crisi irachena: faranno tutto quanto è possibile perché venga applicata dall'Iraq la risoluzione 1441 dell'Onu senza ricorso ad una guerra (notizia di agenzia) Dalla base di Aviano, in Italia, il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Donald Rumsfeld, parlando ai soldati ha assicurato che la guerra in Iraq, se ci sarà: «Durerà sei giorni, forse sei settimane, non certamente sei mesi», ma che «con la guerra contro l'Iraq non si concluderà di certo la lotta degli Stati Uniti contro il terrorismo» (notizia di agenzia). Berlusconi ha sottolineato la necessità di esercitare in modo compatto una pressione su Saddam allo scopo di evitare la guerra: «Solo una pressione internazionale convincerà Saddam Hussein ad andare in esilio» (notizia di agenzia). Conferenza stampa di Donald Rumsfeld e Antonio Martino. Secondo il ministro italiano: «Se la risoluzione 1441 fosse violata sarebbe uno "smacco" per l'Onu». Per Rumsfeld sono ormai falliti gli sforzi diplomatici (RadioRadicale.it).

    Adesioni all’appello:
    8483 adesioni da 96 paesi. Sottoscrivono l'appello anche:
    Massimo De Angelis giornalista (Avvenire): «L'interrogativo è perché la sinistra non ha abbracciato con forza la via prospettata da Marco Pannella. oggi tale posizione è stata appoggiata nella leadership del centrosinistra solo da Walter Veltroni, eppure essa avrebbe potuto far quadrare i conti, diradare molte ombre, e tutto sommato avrebbe potuto (o potrebbe ancora?) rappresentare una valida soluzione».
    Francesco Rutelli; Adriano Sofri: «Per parte mia ho aderito alla proposta di Pannella. Si manifesti contro chi vuole la guerra, perché Saddam se ne vada, perché l'Iraq diventi libero e padrone di sé» (da l'Unità); Francesco Cossiga, senatore a vita ed ex presidente della Repubblica: «Perché il governo italiano non fa propria l'iniziativa dell'on. Pannella e, anche facendo pronunziare in tal senso il Consiglio Europeo, non richiede al Consiglio di sicurezza di costruire e realizzare il pacifico esilio di Saddam Hussein, con garanzia da parte del Consiglio di sicurezza stesso?»; Franco Marini- ex segretario Ppi; Pierluigi Castagnetti- capogruppo alla Camera.

    08/02/2003
    Per Donald Rumsfeld la crisi irachena potrebbe avere una soluzione pacifica se Saddam Hussein decidesse di lasciare il paese. Ma l'unica chance per una soluzione pacifica è dimostrare che le nazioni libere in caso di necessità sono pronte ad usare la forza (notizia di agenzia).

    09/02/2003 Adesioni all’appello:
    Adesione di 10.962 cittadini da 104 paesi ; 136 parlamentari italiani, 65 di centro-destra, 66 di centro-sinistra e i 5 senatori a vita.
    Sottoscrivono l'appello anche Enrico Boselli (SDI), Sandro Bondi (FI), Domenico Fisichella (AN).
    Berlusconi parla della crisi in Iraq agli Stati generali di Forza Italia. Tra le soluzioni possibili emerge anche la possibilità di una risoluzione per garantire immunità ed esilio per Saddam (notizia di agenzia).


    10/02/2003
    A pochi giorni dal vertice straordinario dell'Ue, Chirac ha letto una dichiarazione congiunta Francia-Russia-Germania: disarmo nella pace tramite il rafforzamento delle ispezioni (notizia di agenzia).
    Donald Rumsfeld si è espresso ancora una volta con toni duri, nei confronti di Francia, Belgio e Germania, che avevano espresso la possibilità di un veto in sede Nato per evitare immediati piani di difesa della Turchia da parte dell'Alleanza in caso di attacco all'Iraq: “Il contrasto all'interno della Nato non impedirà agli Stati Uniti di agire contro l'Iraq e non minaccia la sopravvivenza a lungo termine dell'Alleanza atlantica” (notizia di agenzia).

    12/02/2003
    Per Prodi, la guerra è l'ultima soluzione, dopo averle tentate tutte, ed è necessario trovare il "filo comune" di un'azione diplomatica europea (notizia di agenzia).
    Nato: non c'è accordo, ma si ragiona sul compromesso di Robertson, che ha presentato un documento di mediazione che dovrebbe far superare le resistenze di Francia, Russia, Germania, Belgio sull'incremento di basi in Turchia in previsione del conflitto (da Rai.it - Homepage).

    Secondo il ministro degli esteri Franco Frattini c'è ancora una speranza, tenue, che la pressione internazionale possa convincere le autorità irachene ad adempiere all'obbligo di disarmare a cui si è sottratto da ben 12 anni" (notizia di agenzia).



    13/02/2003
    In un'audizione alla Camera, il segretario di stato Usa Colin Powell ha comunicato che si sta studiando «dove, con quali protezioni e come esattamente mettere in atto questa operazione». È la prima volta che la Casa Bianca ammette, ai massimi livelli, che non sta solo "incoraggiando" raìs a lasciare il Paese per evitare la guerra, ma che sta attivamente elaborando l'ipotesi del suo esilio. «Non ne stiamo solo discutendo, siamo in contatto con una serie di paesi che si sono dimostrati disponibili a far arrivare questo messaggio al regime iracheno: che il tempo è oramai scaduto e che un modo per evitare molta sofferenza è che il regime lasci il potere...Saddam Hussein e i suoi accoliti», spiega Powell. «È una soluzione che evita un sacco di problemi...dovrebbe comprendere lui e i suoi maggiori collaboratori. Vorremmo eliminare l'intera infezione e poi andare avanti nel processo di guarigione» (notizia di agenzia).


    14/02/2003 Marco Pannella invia una e-mail a tutto l’indirizzario radicale
    «Abbiamo testé finito di ascoltare la relazione del Capo degli Ispettori Blix. Mi assumo le responsabilità, prima di ascoltare qualsiasi altrui commento politico, di dare fra un attimo una dichiarazione molto positiva dell’evolversi della situazione, nella direzione da noi per primi auspicata (...). La nostra lotta quindi deve continuare e raddoppiare di forza (...)».


    15/02/2003 Prima riunione dei ministri degli esteri della Lega araba
    Dichiarazione di Blix ed El Baradei: «Da quando siamo arrivati in Iraq abbiamo condotto oltre 400 ispezioni in più di 300 siti. Tutte le verifiche sono state compiute senza preavviso e l'accesso è stato quasi sempre immediato. In nessun caso abbiamo visto prove convincenti che gli iracheni sapessero in anticipo del nostro arrivo (...) Se le armi ci sono, vanno distrutte, altrimenti bisogna presentare prove credibili della loro distruzione» (notizia di agenzia).

    Ciampi appoggia l'azione del governo Berlusconi nella crisi irachena, che si incardina nelle tradizionali e costanti linee di politica estera italiana. Berlusconi apprezza e condivide (notizia di agenzia).

    Pannella: chiedo con Emma Bonino formalmente incontro con il governo in tempi utili in vista
    del consiglio europeo di lunedì e del consiglio di sicurezza di martedì
    Dal cimitero di guerra inglese di Rivotorto d’Assisi, (cioè dalla pressoché assoluta clandestinità cui il
    comportamento del sistema televisivo Ucigrai-Mediaset ha costretto la manifestazione radicale
    attualmente in corso), Emma Bonino ha già ufficialmente richiesto un incontro assolutamente urgente
    al Presidente del Consiglio, al Governo nelle ore residue ancora utili per la riunione del Consiglio
    Europeo di lunedì 17 e del Consiglio di Sicurezza di martedì.
    Comprendiamo che anche il Governo, come le forze politiche, siano vittime del totale ostracismo, del
    silenzio totale realizzato dal 20 gennaio ad oggi sull’iniziativa che attualmente unisce personalità e
    gruppi militanti da 123 Paesi e in Italia 270 parlamentari equamente suddivisi fra quelli di maggioranza e
    quelli di opposizione.
    Non un solo minuto infatti, di approfondimento, di dibattito e di effettiva informazione da allora è
    stato consentito all’opinione pubblica, al “popolo sovrano”.
    Ci permettiamo di dire, umilmente ma anche con la forza che deriva dalla considerazione nota del
    nostro progetto da parte delle principali cancellerie dei Paesi democratici, che si rischia di dissipare
    un’occasione unica per l’Italia di governare la crisi europea e della Nato, con obiettivi che possono
    ricompattare la posizione francese, belga e tedesca con quella britannica, italiana e degli altri 8 Paesi
    europei, probabilmente così incontrando obiettivi attualmente propri anche della maggioranza dei paesi
    mediorientali.
    Onestà ci impone di dire che anche chi governa la politica di opposizione in Italia lo fa in modo non
    dissimile e con una sufficienza e una superficialità che almeno in parte può essere giustificata da
    prudenze istituzionali e diplomatiche del Governo italiano.
    Occorre immediatamente immaginare lo strumento parlamentare che traduca in scelta del Parlamento e
    un impegno dell’esecutivo il progetto volto ad assicurare oltre al disarmo anche la democrazia (cioè la
    fine del massacro di centinaia di migliaia di iracheni).
    Rivolgiamo a tutti un invito a dedicare questa giornata di manifestazione “per la pace” in concreta
    operatività, urgente e necessaria.


    16/02/2003
    L'inviato del Papa Giovanni Paolo II, Etchegaray, si è recato in visita ufficiale da Saddam Hussein, ma non sono trapelati i contenuti del colloquio (da il Sole 24 Ore).

    Adesioni all’appello:
    Adesione di 16.592 cittadini; 244 parlamentari italiani, 122 di centro-destra, 120 di centro-sinistra.

    Conversazione Pannella-Bordin
    Alla vigilia del Consiglio Europeo Marco Pannella afferma che «la nostra proposta può riunificare la
    posizione europea. So che all’Eliseo si è attenti a questa nostra proposta. Per quanto riguarda
    l’amministrazione americana Enrico Jacchia, con le sue professioni, con le sue conoscenze, è andato lì
    ed ha tenuto a dire a Radio Radicale che nell’amministrazione di Washington ha trovato molta simpatia
    e conoscenza della nostra proposta. E posso dire senz’altro che al congresso laburista in corso, vi è chi
    conosce la nostra posizione, ma certo tutti erano convinti che domani il governo italiano ci cavasse
    dall’impaccio di non avere una posizione molto forte».
    «Domani al Consiglio europeo l’avremmo potuta riunificare con la nostra proposta, perchè, torno a
    dire, la posizione francese che dice “quintuplichiamo o quadruplichaimo il numero degli ispettori
    e facciamoli accompagnare da una forza armata dell’Onu come scorte e non come esercito di
    occupazione, e diamo il tempo a questo piccolo esercito di ispettori di fare il loro lavoro” a me
    va benissimo, ma bisogna vedere 1) se Saddam accettava 2) se l’accettava la politica cogliona
    americana (ci sono degli aspetti coglioni nella politica americana) che ha avuto fretta, paura, ha
    spostato 250 mila uomini (e al contribuente americano costa questa roba); quello lì – che non è liberista
    – Bush, ha portato il bilancio dello stato a delle vette che non si erano mai avute attraverso il
    nutrimento di quel complesso militare industriale…
    […] Quindi mantenere ferma la nostra posizione: no all’intervento militare, ancora. Il nostro governo,
    pur essendo governo, pur sapendo tante cose, non sa di non sapere e va disarmato dell’arma maggiore:
    vediamo se riusciamo ad avere una rivoluzione alla Camera dei Deputati e al Senato, che recuperi, se c’è
    ancora tempo, questa posizione “Iraq Libero”, l’ONU che insedia quello che in altre condizoni storiche
    la grande america ha insediato in 4 anni nel grande Giappone, dopo la guerra.


    17/02/2003 Messaggio di Kofi Annan e Consiglio europeo
    «Noi come ONU abbiamo il dovere di esplorare tutte le possibilità di una risoluzione pacifica prima di ricorrere all'uso della forza. Spetta solo all'Onu disarmare Saddam» (da la Repubblica).

    Consiglio europeo straordinario di Bruxelles
    Il Consiglio europeo ha tenuto una riunione straordinaria per discutere la crisi irachena. I membri
    hanno incontrato anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan e il Presidente del
    Parlamento europeo Pat Cox.
    Riaffermiamo la validità delle conclusioni del Consiglio "Affari generali e relazioni esterne" del 27
    gennaio e dei termini dell’iniziativa ufficiale del 4 febbraio 2003 riguardo all’Iraq. Il modo in cui sarà
    gestita l’evoluzione della situazione in Iraq avrà importanti ripercussioni nel mondo per i prossimi
    decenni. In particolare siamo determinati ad affrontare efficacemente la minaccia della proliferazione
    delle armi di distruzione di massa.
    Ribadiamo la centralità delle Nazioni Unite nell’ordine internazionale. Riconosciamo che spetta
    anzitutto al Consiglio di Sicurezza la responsabilità del disarmo dell’Iraq. Ci impegniamo a fornire pieno
    (continua)
    "Dopo Einaudi cominciò per l'Italia la Repubblica delle pere indivise"

  4. #4
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    Predefinito Rif: Presidenza UE, Pannella: il candidato della sinistra Tony Blair traditore di lib

    appoggio al Consiglio nell’esercitare le sue responsabilità.
    L’obiettivo dell’Unione nei confronti dell’Iraq rimane il pieno ed effettivo disarmo in applicazione delle
    pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare della risoluzione
    1441. Vogliamo raggiungere questo obiettivo in maniera pacifica. È chiaro che è proprio questo che
    vogliono i popoli d’Europa.
    La guerra non è inevitabile. L’uso della forza dovrebbe essere solo l’ultima risorsa. È il regime iracheno
    che deve porre fine a questa crisi ottemperando alle richieste del Consiglio di Sicurezza. Ribadiamo il
    pieno sostegno all’attuale missione degli ispettori ONU. Essi devono disporre del tempo e delle risorse
    ritenuti necessari dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Tuttavia le ispezioni non possono
    durare indefinitamente in mancanza di una totale cooperazione da parte dell’Iraq che deve fornire
    anche tutte le informazioni specifiche e supplementari sulle questioni sollevate nelle relazioni degli
    ispettori.
    Bagdad non si deve illudere: deve disarmare e cooperare immediatamente e pienamente. L’Iraq ha
    un’ultima opportunità per risolvere la crisi in modo pacifico. Il regime iracheno sarà il solo responsabile
    delle conseguenze se continua a beffarsi della volontà della comunità internazionale e non coglie
    quest’ultima occasione.
    Riconosciamo che l’unità e la fermezza della comunità internazionale, espresse con l’adozione
    all’unanimità della risoluzione 1441, e il concentramento delle forze militari sono stati fondamentali per
    ottenere il ritorno degli ispettori. Questi fattori resteranno essenziali se vogliamo ottenere la piena
    cooperazione che cerchiamo.
    Opereremo con i paesi arabi e con la Lega araba. Li incoraggeremo, tanto insieme quanto
    separatamente, a far comprendere a Saddam Hussein l’estremo pericolo di una valutazione errata della
    situazione e la necessità di ottemperare integralmente alla risoluzione 1441. Esprimiamo sostegno alle
    iniziative regionali avviate dalla Turchia con i paesi limitrofi dell’Iraq e con l’Egitto. In questo contesto
    regionale, l’Unione europea riafferma di essere fermamente convinta della necessità di infondere nuovo
    vigore al processo di pace in Medio Oriente e di risolvere il conflitto israelo-palestinese. Continuiamo a
    sostenere una rapida attuazione della tabella di marcia avallata dal "Quartetto". Il terrore e la violenza
    devono cessare, e così gli insediamenti. Le riforme palestinesi devono essere accelerate e, a questo
    proposito, la dichiarazione del Presidente Arafat con cui annuncia che designerà un Primo Ministro è
    un’iniziativa positiva nella giusta direzione. Nell’affrontare questi problemi è di vitale importanza l’unità
    della comunità internazionale. Ribadiamo il nostro impegno a operare con tutti i nostri partner,
    specialmente con gli Stati Uniti, per il disarmo dell’Iraq, per la pace e la stabilità nella regione e per un
    futuro dignitoso per tutta la sua popolazione.


    18/02/2003
    Il 18 febbraio un gruppo di alti rappresentanti della chiesa americana, accompagnati dai colleghi britannici e da esponenti della chiesa anglicana, si sono incontrati col primo ministro inglese Tony Blair e il suo segretario di stato per lo sviluppo internazionale, Clare Short, per discutere alternative alla guerra. Ecco le possibili linee d'azione emerse dai colloqui:
    rimuovere Hussein e il partito Baath dal potere;
    perseguire un disarmo coercitivo e il raggiungimento della democrazia in Iraq;
    organizzare un massiccio sforzo a sostegno immediato della popolazione irachena (dal Washington Post).

    Le proteste del Kuwait sull'esito della riunione della Lega araba danno il polso della divisione del mondo arabo (Da BBC News, BBC NEWS | News Front Page).


    19/02/2003 La proposta radicale su “Iraq Libero!” in Parlamento
    Viene fatta espressamente propria in una mozione presentata dall’UDC, sottoscritta da quasi tutti i gruppi parlamentari. Dopo una serie di vicende convulse, la mozione viene votata per punti e la parte della proposta radicale dedicata all’esilio per Saddam Hussein viene approvata a larghissima maggioranza (345 sì, 38 no, 52 astenuti). Pochi minuti dopo la conclusione del voto, Marco Pannella si presenta in sala stampa alla Camera per commentare l'esito del dibattito e afferma: «La nostra proposta è rivolta al Consiglio di sicurezza dell'ONU, affinché proceda ad instaurare una "amministrazione provvisoria" per assicurare la transizione democratica in Iraq, rendendo finalmente vigente la legge internazionale che prescrive il diritto umano alla libertà ed alla democrazia come diritto imprescindibile, storicamente acquisito. Dinanzi a questa prospettiva che si chiama “Iraq Libero!” strumentalmente suggerivamo che “Nessuno tocchi Saddam” ristabilendo l'istituto millenario dell'esilio, garantendogli non l'impunità, ma l'incolumità. Il voto del Parlamento è stato un momento indecoroso e basso. Ci sarà da fare per le antologie scolastiche il racconto di queste ore anche per ammonire del distacco sempre più grave che si va creando tra democrazia reale e democrazia legale. Siamo sempre più in una situazione di fascismo democratico».

    «Tutto comincia di buon mattino. L’Udc decide di trasformare in mozione la proposta di Pannella. Obiettivo: alzare la bandiera centrista e dimostrare che è possibile, in Parlamento, trova un’intesa con l’opposizione. Luca Volonté, il capogruppo Udc, ci mette la firma. Salvo scoprire, a stretto giro di posta, che la cosa non piace al governo. «Abbiamo provato a spingere Saddam in esilio», mette a verbale il ministro degli Esteri, Franco Frattini, «ma abbiamo ricevuto una risposta inequivocabilmente negativa. Chiedo che la mozione venga ritirata».
    Volonté chiede la parola: «Volevamo unire, non dividere, dunque ritiro». È il momento che attendeva l’opposizione. Enzo Bianco: «Chiedo che venga votata la mozione di Volonté». Alfredo Biondi, presidente di turno dell’aula, gli concede un sorrisetto di sufficienza: «Non può, una mozione altrui può essere usata solo da un capogruppo o da dieci deputati. Non si offenda, ma...».
    Volonté fiuta lo scippo. «Non vorrei che qualcuno si alzasse per far propria il mio documento». Appunto. Luciano Violante, capogruppo dei Ds: «Chiedo di far propria la mozione di Volonté». Antonio Boccia: «A nome della Margherita chiedo di fare nostra...». Marco Boato: «Anche i Verdi adottano la mozione, ma vorrei ricordare che l’Udc si era appropriata dell’iniziativa di Pannella». Biondi: «Bene, vorrà dire che sarà un condominio...».
    C’è chi ride, chi applaude. Gianfranco Fini, avvertito del pericolo-furto, spedisce in aula Ignazio La Russa: «Volontè non ci aveva detto nulla, ma adesso anche An sottoscrive la mozione». A chiudere è Volonté in persona, nel ruolo di rianimatore: «A questo punto chiedo di mantenere in vita la mia mozione».
    Lo psicodramma non è finito. Preso dalla foga, l’Ulivo non ha letto bene il documento. Soprattutto la parte che critica «i pacifisti, per i quali l’unica alternativa alla guerra è solo la pace e non anche la libertà, il diritto, la democrazia». Se ne accorgono dalle parti di Forza Italia. «Prendiamo atto che Violante fa un’autocritica profonda», sibila Fabrizio Cicchitto. «Vorrà dire che voteremo la mozione per parti separate e bocceremo quella che non ci piace», è la replica di Violante.
    In Transatlantico, negli stessi istanti, va in onda il Pannella-day. «La storia gira, da pietra dello scandalo sei diventato elemento unificante», l’apostrofa il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, prima di beccarsi i baci del leader radicale. «Alla fine, di dritto o di rovescio, Marco riesce sempre a colpire», commenta La Russa. E Pannella a Violante: «Grazie, è eccezionale che questo Parlamento riprenda la mia proposta, Bruno Vespa non le ha concesso neppure due minuti...».
    Eccezionale è anche il finale. Frattini aveva detto che l’esilio era una partita persa e conclusa? Bene, Berlusconi in aula: «Stiamo operando per convincere Saddam ad accettare l'esilio». Poi arriva il voto per parti separate. E, sorpresa, vengono approvate (345 sì, 38 no, 52 astenuti) appena sette, delle trenta righe della mozione. Quelle in cui si parla dell’esilio come «soluzione che cancellerebbe la necessità dell’intervento armato Usa» e che impegnano «il governo a sostenere la proposta in sede Onu». Bocciato, e alla grande (446 no), tutto il resto. Pannella si apposta fuori dall’aula e applaude ironico. Lo fermano i commessi: «Prego, la smetta»
    (da il Messaggero).

    (Retroscena) Secondo il sito iraniano Baztab, Saddam avrebbe chiesto di poter transitare sul territorio iraniano al fine di raggiungere sano e salvo Mosca (da il Corriere della Sera).

    (Retroscena) Commandos americani delle Special Forces infiltrati a Baghdad avrebbero organizzato piccoli attentati per testare a sicurezza del regime e seminare il panico (da il Corriere della Sera).

    (Retroscena) Alcune indiscrezioni rivelano che Saddam avrebbe incontrato due volte Sharon negli ultimi tre mesi per sollecitare l'aiuto di Gerusalemme nel convincere gli USA a rinunciare all'attacco. In cambio l'Iraq avrebbe offerto il riconoscimento dello stato ebraico e informazioni su gruppi estremisti del Medio Oriente (da il Corriere della Sera).

    (Retroscena) In un vertice segreto tra i dirigenti del partito e il raìs, Saddam si sarebbe dichiarato contrario ad ogni soluzione che preveda il suo esilio (da la Repubblica).


    20/02/2003
    Accolta nei due rami del Parlamento la mozione del centrodestra sulla crisi irachena: nella risoluzione si fa riferimento alle conclusioni del vertice di Bruxelles, e quindi alla guerra come ultima chance e si chiede al governo di proseguire nella linea fin qui seguita, impegnandolo a non prendere decisioni sull'Iraq senza una preventiva autorizzazione del Parlamento (da il Tempo).

    Bocciata la risoluzione presentata dall'opposizione, nella quale si chiedeva di non dare per scontata la guerra e di far proseguire l'Onu e di non fornire alcun supporto alle azioni militari (da il Tempo).

    Mubarak critica le divisioni nella Lega araba sull'Iraq (da The New York Times).


    21/02/2003
    Gli editorialisti della stampa araba incitano Saddam ad andarsene, mentre un gruppo di intellettuali sta facendo circolare un documento dove «sollecitano l'opinione pubblica araba ad esercitare pressioni per la destituzione di Saddam e dei suoi stretti collaboratori, per evitare una guerra catastrofica per i popoli della regione»(da il Riformista).
    Dichiarazione di Aznar: «Io non amo la guerra, ma la pace e la sicurezza non passano per l'inazione. Dobbiamo esigere che la legalità non venga violata. E c'è una sola persona che può evitare il conflitto: Saddam Hussein» (da Panorama).

    Il presidente francese Jacques Chirac,durante una conferenza stampa a Parigi, al termine di un vertice Francia-Africa, ha ribadito che si può arrivare al disarmo dell'Iraq tramite le ispezioni Onu e pertanto non vede la necessità della «strada militare». Ieri, i paesi africani avevano dato alla linea di Chirac il loro pieno sostegno (notizia di agenzia).

    Annuncio di una nuova riunione della Lega araba sull'Iraq (dal New York Times).

    (Retroscena) Secondo il Washington Post la Casa Bianca prevede di assumere il totale controllo unilaterale dell'Iraq post-Saddam, attraverso un'amministrazione ad interim guidata da un funzionario civile che avrà il compito di gestire la ricostruzione del Paese e di dare vita a un governo "rappresentativo" di tutte le componenti irachene, gestendo tra l'altro la ricostruzione e la distribuzione degli aiuti umanitari (notizia di agenzia).

    Piero Fassino, invitato a Berlino da Schroeder, afferma: «La posizione dei partiti socialisti europei e, in particolare la nostra, non è una posizione che esclude la forza in modo assoluto, in qualsiasi condizione perché i nostri partiti hanno condiviso la missione in Kosovo, in Afghanistan. In ogni caso adesso c'è una posizione chiara dell'Ue che sostiene come la guerra non è inevitabile, si deve scommettere fino in fondo per una soluzione pacifica» (notizia di agenzia).


    23/02/2003 Incontro Bush-Aznar-Blair-Berlusconi
    Dopo una telefonata a quattro col premier spagnolo Aznar, quello britannico Blair e quello italiano Berlusconi, Bush ha annunciato che all'inizio della settimana presenterà la risoluzione per aprire le porte alla guerra. Il testo sarà breve ed affermerà che Saddam non ha rispettato la 1441 perché non ha disarmato e non intende farlo. Madrid potrebbe co-firmare la risoluzione per premere su paesi ispanici come Messico e Cile (da la Stampa).

    Il 22 febbraio 2003, quattro settimane prima dell’invasione dell’Iraq, il presidente George Bush incontra nel suo ranch di Crawford, in Texas, l’allora premier spagnolo José Maria Aznar e lo informa che è giunto il momento di attaccare l’Iraq. Ecco il testo integrale della loro conversazione:

    Bush: «Saddam Hussein non cambierà, continuerà a giocare. È arrivato il momento di sbarazzarsi di lui. È così. Da parte mia, cercherò di usare una retorica il più sottile possibile, fintanto che cerchiamo di far approvare la risoluzione. Se qualcuno metterà il veto (Russia, Cina e Francia, con Stati Uniti e Regno Unito, hanno il diritto di veto al Consiglio di sicurezza, n.d.r.), noi andremo avanti. Saddam Hussein non si sta disarmando. Dobbiamo beccarlo adesso. Finora abbiamo mostrato una pazienza incredibile. Restano due settimane. In due settimane saremo pronti, dal punto di vista militare. Credo che ce la faremo con la seconda risoluzione. In Consiglio di sicurezza abbiamo i tre africani (Camerun, Angola e Guinea, n.d.r.), i cileni, i messicani. Parlerò con loro, e anche con Putin, naturalmente. Saremo a Baghdad a fine marzo. Ci sono un 15 per cento di possibilità che per quella data Saddam Hussein sia morto o fuggito. Ma queste possibilità non esistono finché non avremo mostrato la nostra risoluzione. Gli egiziani stanno parlando con Saddam Hussein. Sembra che abbia fatto sapere che è disposto ad andare in esilio se gli permetteranno di portare con sé un miliardo di dollari e tutte le informazioni che desidera sulle armi di distruzione di massa. Gheddafi ha detto a Berlusconi che Saddam se ne vuole andare. Mubarak ci dice che in queste circostanze ci sono forti probabilità che venga assassinato. Ci piacerebbe agire su mandato delle Nazioni Unite. Se agiremo militarmente lo faremo con grande precisione, e focalizzando i nostri obbiettivi. Decimeremo le truppe fedeli a Saddam, e l’esercito regolare capirà in fretta che sta succedendo. Abbiamo fatto arrivare un messaggio chiaro ai generali di Saddam Hussein: li tratteremo come criminali di guerra.

    Aznar: «È vero che esistono possibilità che Saddam Hussein vada in esilio?».

    Bush: «Sì, esiste questa possibilità. C’è anche la possibilità che venga assassinato».

    Aznar: «Esilio con qualche garanzia?».

    Bush: «Nessuna garanzia. È un ladro, un terrorista, un criminale di guerra. A confronto di Saddam, Miloševic sarebbe una Madre Teresa. Quando entreremo, scopriremo molti altri crimini e lo porteremo di fronte alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja. Saddam Hussein crede già di averla scampata. Crede che Francia e Germania abbiano fermato il processo alle sue responsabilità. Crede anche che le manifestazioni della settimana scorsa (sabato 15 febbraio, n. d. r) lo proteggano. E crede che io sia molto indebolito. Ma la gente che gli sta intorno sa che le cose stanno in un altro modo. Sanno che il suo futuro è in esilio o in una cassa da morto. Per questo è importantissimo mantenere la pressione su di lui. Gheddafi ci dice indirettamente che questo è l’unico modo per farla finita con lui. L’unica strategia di Saddam Hussein è ritardare, ritardare, ritardare».

    Aznar: «In realtà, il successo maggiore sarebbe vincere la partita senza sparare un solo colpo ed entrando a Baghdad».
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  5. #5
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    Predefinito Rif: Presidenza UE, Pannella: il candidato della sinistra Tony Blair traditore di lib

    Bush: «Per me sarebbe la soluzione perfetta. Io non voglio la guerra. Lo so che cosa sono le guerre. Conosco la distruzione e la morte che si portano dietro. Io sono quello che deve consolare le madri e le vedove dei morti. È naturale che per noi questa sarebbe la soluzione migliore. Inoltre, ci farebbe risparmiare 50 miliardi di dollari» (da El País, 27 sett 2007).

    Retroscena
    Juan Gabriel Valdés, ambasciatore del Cile all'Onu nei giorni che precedettero l'invasione dell'Iraq, ha reagito con stupore quando è venuto a conoscenza della conversazione tra Bush e Aznar del 22 febbraio 2003, durante la quale il presidente USA ventilò l'ipotesi di ritorsioni contro il Cile, se si fosse tifiutato di appoggiare l'intervento armato. «Qui in Cile non giunse alcuna notizia di tale brutalità. Sapevo che c'erano state alcune pressioni, ma mai così dirette», ha dichiarato Valdés. «I paesi come il Messico, il Cile, l'Angola e il Cameroon devono sapere che è in ballo la sicurezza degli Stati Uniti e schierarsi dalla nostra parte. [Il presidente cileno Ricardo] Lagos deve sapere che l'accordo di Libero Commercio col Cile è in attesa dell'approvazione da parte del Senato e che dissensi sul tema iracheno potrebbero porre in pericolo la ratifica dell'accordo stesso», aveva dichiarato Bush (...). «La conversazione tra Aznar e Bush rivela esattamente la visione che l'amministrazione Bush aveva ed ha dell'istituzione delle Nazioni Unite. Ciò che conta, in ogni questione, è la relazione bilaterale che ciascun paese intrattiene con gli Usa (...). Non esiste la comunità internazionale come tale», afferma Valdés. L'ex-ambasciatore si oppose attivamente alla seconda risoluzione proposta dagli Usa, dal Regno Unito e dalla Spagna (...) e si pose a capo di un gruppo di sei paesi (Angola, Cameroon, Guinea, Pakistan, Messico e Cile) insieme al ambasciatore messicano presso le Nazioni Unite, Adolfo Aguilar Zinser, per dare più tempo agli ispettori (...). Nel marzo 2003, invece, la ministra degli esteri spagnola, Ana Palacio, propose al Cile di appoggiare la seconda risoluzione: «Sole, bisogna salvare Colin, bisogna salvare Colin», disse alla collega cilena Soledad Alvear (...), dopo avere escluso Aguilar Zinser per il suo antiamericanismo da una riunione con lo stesso Powell (...) (da El País, 27 sett 2007).

    24/02/2003 CAGRE, Bruxelles Per l'Italia: Sig. Franco FRATTINI
    Durante la colazione i Ministri hanno discusso la questione del Medio Oriente nonché dell'Iraq, in
    presenza del Presidente della Lega araba, sig. Hammoud, e del Segretario Generale della Lega araba, sig.
    Moussa. Il 17 febbraio il Consiglio europeo ha sottolineato che l'Unione europea lavorerà con i paesi
    arabi e con la Lega delle nazioni arabe.
    Sul Medio Oriente i Ministri hanno riaffermato l'importanza di infondere nuovo vigore al processo di
    pace nonché il loro sostegno per una rapida attuazione della tabella di marcia avallata dal "Quartetto".
    Per quanto riguarda l'Iraq, essi hanno valutato i recenti sviluppi e le prospettive per i prossimi giorni,
    riaffermando che la totale cooperazione dell'Iraq sul disarmo, conformemente alla risoluzione n. 1441
    del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, è un obiettivo urgente condiviso da tutti.
    Tutti si sono dichiarati d'accordo sull'importanza di rinnovare il dialogo interculturale/il dialogo tra le
    civiltà.


    2/03/2003 Conversazione settimanale Pannella-Bordin
    Pannella: Il governo non ha voluto cogliere l’occasione di non avere accettato il nostro suggerimento di
    andare al Consiglio Europeo su una proposta che avrebbe creato lì, di sorpresa apparente, in grande,
    quello che è accaduto al Parlamento italiano. Perchè poteva inglobare immediatamente anche la
    posizione francese […]
    […] Il governo non ha voluto cogliere l’occasione di non avere accettato il nostro suggerimento di
    andare al Consiglio Europeo su una proposta che avrebbe creato lì, di sorpresa apparente, in grande,
    quello che è accaduto al Parlamento italiano. Perchè poteva inglobare immediatamente anche la
    posizione francese […] La Francia aveva una posizione che poteva andare benissimo proprio
    nella prospettiva che noi indicavamo: quanto più ormai sono chiari i successi e gli insuccessi della
    decisione dell’esibizione della mobilitazione militare anglo-americana.

    Documento del Consiglio europeo straordinario di Bruxelles Capitolo IRAQ
    66. L’inizio del conflitto militare ci pone di fronte ad una situazione nuova. La nostra speranza è che il
    conflitto si concluda con perdite di vite umane e sofferenze minime. I nostri obiettivi comuni sono:
    67. Per quanto riguarda l’Iraq:
    - l’UE si impegna per l’integrità territoriale, la sovranità, la stabilità politica e il pieno ed effettivo
    disarmo dell’Iraq in tutto il suo territorio nonché per il rispetto dei diritti della popolazione irachena,
    comprese tutte le persone appartenenti a minoranze;
    - riteniamo che l’ONU debba continuare a svolgere un ruolo centrale durante e dopo la crisi attuale. Il
    sistema delle Nazioni Unite dispone di capacità uniche e di esperienza pratica per il coordinamento
    dell’assistenza negli Stati che escono da conflitti. Il Consiglio di sicurezza dovrebbe conferire alle
    Nazioni Unite un fermo mandato per tale missione;
    - dobbiamo affrontare urgentemente le principali esigenze umanitarie che scaturiranno dal conflitto.
    L’UE si impegna a partecipare attivamente in tale settore, conformemente ai principi stabiliti.
    Appoggiamo la proposta del Segretario Generale dell’ONU che si possa continuare a far fronte alle
    esigenze umanitarie della popolazione irachena mediante il programma "Petrolio in cambio di cibo"; .
    - desideriamo contribuire efficacemente a creare le condizioni che consentiranno a tutti gli iracheni di
    vivere nella libertà, dignità e prosperità sotto un governo rappresentativo, che sia in pace con i suoi
    vicini e membro attivo della comunità internazionale. Il Consiglio invita la Commissione e l’Alto
    Rappresentante ad esplorare i mezzi mediante i quali l’UE può aiutare il popolo iracheno a conseguire
    questi obiettivi.


    18/03/2003 CAGRE, Bruxelles Per l'Italia: Sig. Franco FRATTINI
    Durante il pranzo, i Ministri hanno discusso la situazione in Iraq alla luce dei recenti sviluppi.


    19/03/2003 Appello per il rinvio
    Emma Bonino e Marco Pannella scrivono al presidente degli Stati Uniti, George Bush, ed al primo
    ministro britannico, Tony Blair, chiedendo di soprassedere ai termini dell’ultimatum. «Il regime infame
    di Saddam è in disfacimento, la sua caduta e la liberazione dell’Iraq sono ormai acquisiti. Soprassedete
    ai termini dell’ultimatum! Senza cadaveri e senza il massacro che il solo Saddam ormai vuole, sarà il
    trionfo della democrazia, della vita, della pace».

    Approvata in Parlamento la risoluzione sull'intervento in Iraq. Alla Camera i voti a favore sono stati
    304, i no 246. 2 gli astenuti. L'assemblea del Senato ha approvato in serata con 159 sì, 124 no e 1
    astenuto


    21/03/2003 Intervento di Marco Pannella a Radio Radicale
    Dai microfoni di Radio Radicale Marco Pannella dichiara: « in ottemperanza, finalmente, anche della
    delibera della Camera dei Deputati chiediamo formalmente al Governo italiano di immediatamente
    proporre al Presidente del Consiglio UE in esercizio Papandreu, in molto probabile intesa con il
    Presidente egiziano Mubarak e con tanta parte degli Stati medio-orientali ed islamici che già lo hanno
    richiesto di tornare formalmente ad offrire a Saddam Hussein ed ai suoi l’immediata possibilità di esilio,
    garantendo loro naturalmente incolumità (e non la teoricamente impossibile impunità)».


    23/03/2003 Dichiarazione di Marco Pannella
    Ho fatto presente che mi assumevo la responsabilità pubblica di parlare non solamente a nome dei
    25.000 cittadini dei 163 paesi, ma anche del 42% degli eletti nel nostro Parlamento, per l'ottemperanza
    della risoluzione della Camera dei Deputati, adottata con oltre il 90% dei votanti, relativa al mandato al
    governo per rilanciare la proposta-concessione a Saddam dell'esilio anche per i suoi. Mi è stato subito
    chiesto cosa c'entrasse Mubarak, prendendo atto con stupore del fatto che ritenevo di poter garantire
    l'accordo immediato di Papandreu. Fino alle 13:40 di oggi, quando il TG1 ha dato la notizia, tutti i tele e
    i radio giornale hanno censurato la notizia.
    Il governo e – in decalcomania – anche il leader dell'opposizione non si sono occupati di questa
    quisquilia. Alle 10:00 ora italiana Mubarak chiedeva la "sospensione" dello scontro militare per
    realizzare una soluzione politico-diplomatica al proseguirsi della guerra (...).


    7/04/2003 Pannella, c'e' ancora tempo per esiliare Saddam
    ROMA, 7 APR - ''Siamo ancora in tempo per dare concretezza al nostro obiettivo, se la Farnesina ci
    ascolta'': Marco Pannella, nel corso della consueta conversazione settimanale a Radio Radicale, torna a
    chiedere con urgenza passi concreti al governo italiano perche' porti in sede europea entro poche ore la
    proposta ''Iraq libero'', per l'esilio di Saddam Hussein e la instaurazione di una Amministrazione Onu a
    Baghdad. ''Noi non abbiamo ne' una posizione pacifista ne' una posizione guerrafondaia. Abbiamo un
    obiettivo di lotta, che conduciamo coerentemente, e che, ne siamo certi, puo' essere reso possibile''
    rileva Pannella.''Se le forze della opposizione, se molti cittadini, usando i loro mezzi e la loro fantasia ci
    aiutano - propone Pannella - abbiamo la possibilita' di rilanciare che il Governo italiano, membro della
    trojka europea e futuro Presidente di turno, proponga al Presidente Papandreu e al Parlamento
    europeo, prima di mercoledi', di unire le diplomazie ed i contatti del medio oriente, quelli dell'Europa,
    quelli di una parte della Amministrazione Usa rappresentata dal Dipartimento di Stato, perché ci si
    adoperi per l'obiettivo Iraq libero, esilio per Saddam ed Amministrazione Onu a Baghdad''.
    ''Se il Governo italiano si fosse trovato davanti a delle opposizioni forti, che lo avessero richiamato a
    compiere gli atti che spettano al Governo, forse avrebbe potuto fare qualcosa di piu'''. ''Un Saddam
    ricercato e introvabile - osserva Pannella - sarebbe una cosa rischiosissima. E non si vede perche'
    dovremmo pagare, per irresponsabilita' delle nostre istituzioni, un prezzo cosi' rischioso. Basterebbe
    poco''. ''Hanno preso iniziativa Mubarak, il Bahrein, un ampio fronte di intellettuali arabi, piu' volte
    l'Arabia Saudita'' sottolinea Pannella. ''Lo hanno fatto gli ambasciatori inglesi in diversi paesi arabi, lo ha
    fatto Blair. La classe politica di tutto il mondo si parla, dialoga, tratta. Non c'e' il Governo italiano. Il
    Governo italiano manca di esperienza, quella esperienza che la repubblica partitocratica conosceva.
    Oggi la Farnesina non e' quella di dieci anni fa, quando la diplomazia funzionava. Il problema e' che il
    ministro degli esteri, per poter agire, deve conoscere la linea del suo Presidente del consiglio''.

    14 /04/ 2003 CAGRE
    Per l'Italia: Sig. Franco FRATTINI Sig. Roberto ANTONIONE, Sottosegretario di Stato agli affari
    esteri
    I Ministri hanno inoltre discusso la situazione in Iraq alla luce degli avvenimenti in corso, nonché le
    prospettive per le iniziative da intraprendere nella fase postbellica. Sulla base di quanto affermato nel
    Consiglio Europeo del 20-21 marzo ovvero che l'ONU deve continuare a svolgere un ruolo centrale
    durante e dopo il conflitto, i Ministri hanno avuto uno scambio di opinioni sulle forme specifiche che
    tale ruolo dell'ONU potrebbe assumere in termini sia di azioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni
    Unite sia di coinvolgimento concreto dell'ONU in loco, in particolare ispirandonsi agli esempi del
    passato. Essi hanno anche avviato una prima discussione sulla natura degli strumenti dell'UE, oltre
    all'assistenza umanitaria, che potrebbero essere usati nell'Iraq postbellico nell'ambito di un quadro
    giuridico internazionale soddisfacente.


    24/04/2003 Iraq: idea esilio Saddam ancora presente in mondo arabo. Bonino pensa che sia ragionevole
    provarci
    (ANSA) - IL CAIRO, 24 MAR - L'idea di chiedere a Saddam Hussein di lasciare il potere ed andarsene
    in esilio non sarebbe ancora completamente abbandonata da qualche esponente del mondo arabo. Lo si
    ricava dalla lettura di una dichiarazione del ministro degli esteri saudita, l'emiro Saud al Faysal,
    pubblicata ieri sul sito internet 'Daralhayat.com', intitolata ''Lasciamo lavorare la diplomazia''. ''Saddam
    Hussein ora sa bene a che cosa va incontro il suo paese... e se sta chiedendo al suo popolo sacrifici per
    la fesa del suo paese, allora forse potrebbe pensare a quale sacrificio egli stesso potrebbe fare per
    difendere il suo paese''. Faysal aggiunge che il presidente Usa George Bush dovrebbe avviare negoziati
    con la dirigenza irachena e ''dare na possibilita' alla pace''. L'Arabia Saudita, ovviamente - ice Faysal -
    non offrirebbe asilo a Saddam, ma potrebbe garantirgli ''un passaggio sicuro''. ''Ci sono altri paesi arabi
    che sono in posizione migliore'' per ospitare Saddam. Qualche giorno fa il Bahrein ha rinnovato la
    proposta di ospitare Saddam Hussein se dovesse decidere per l'esilio,riprendendo quella che era stata
    formulata, mai ufficialmente, al presidente degli Emirati Arabi Uniti il primo marzo al vertice arabo di
    Sharm El Sheikh e la cui discussione era stata esclusa ufficialmente da qualsiasi altra riunione araba.
    Ieri il presidente egiziano, Hosni Mubarak, in una sua dichiarazione ha ripreso l'ipotesi di ''una
    soluzione politica necessaria'' per la crisi irachena, affermando che la guerra dovrebbe finire subito,
    cosi' come aveva gia' detto a Bush quando il presidente Usa gli aveva telefonato giovedi 20 marzo,
    subito dopo l'avvio dell'attacco contro l'Iraq. Sempre ieri l'ambasciatore britannico al Cairo, John
    Sawers, ha consegnato al ministro degli esteri egiziano, Ahmed Maher, un messaggio di Tony
    Blair, del quale non si conosce il contenuto. Dopo il colloquio, pero', ha dichiarato che la
    Gran Bretagna ''deplora che la situazione sia arrivata a questo punto''. Oggi pomeriggio,
    interpellati da alcuni giornalisti a proposito dell' eventuale proposta di chiedere a Saddam di lasciare
    il potere, alcuni ministri degli esteri arabi riuniti alla Lega Araba hanno reagito irritati, chiedendo ''per
    cortesia, di non porre piu' domande su questo argomento''. Dal canto suo l'eurodeputata Emma
    Bonino, al Cairo dove studia arabo da oltre un anno, da detto all'Ansa che ''da un po' di tempo vado
    dicendo, discutendo e proponendo l'idea che questa sia la proposta piu' ragionevole oggi sul tappeto.
    Se la politica e' l'impegno a ragionare per trovare soluzioni adatte alle crisi, questa proposta mi
    sembra assolutamente idonea a re da base per un lavoro che la renda piu' concreta e le dia
    possibilita' reali di successo. Percio' bisognerebbe provarci''. Il nome di Bonino e' stato indicato da
    Marco Pannella come quello di uno dei componenti dell'eventuale organismo che trebbe gestire
    l'amministrazione dell'Iraq sotto l'egida dell'Onu dopo la rimozione dal potere i Saddam Hussein.
    (ANSA)
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  6. #6
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    Predefinito Rif: Presidenza UE, Pannella: il candidato della sinistra Tony Blair traditore di lib

    “Nessuno tocchi Saddam”. Lo sciopero della sete e della fame di Marco Pannella

    Il 26 dicembre 2006, a seguito della conferma della condanna a morte nei confronti dell’ex dittatore iracheno Saddam Hussein, Marco Pannella inizia uno sciopero della fame e della sete per sostenere la proposta “Nessuno tocchi Saddam” volta a scongiurarne l’esecuzione. Un appello in tal senso, lanciato nel giugno 2006 da Nessuno Tocchi Caino, alla notizia della richiesta di condanna a morte dell’ex Rais avanzata dai procuratori iracheni, è stato sottoscritto da oltre 200 parlamentari italiani ed europei, da 3 premi Nobel per la Pace e numerose personalità internazionali.

    L’azione di Pannella, che prelude anche all’avvio di un Primo Grande Satyagraha mondiale per la Pace lanciato dal Partito Radicale, si propone di “evitare che tutto precipiti, in Iraq e non solo, in altro sangue, ulteriore morte e pene di morte, in una spirale di violenza e di guerra che può trasformarsi in un conflitto generalizzato dalle conseguenze incalcolabili”. Decine di media arabi danno notizia dell’iniziativa nonviolenta di Pannella.

    Il 30 dicembre, l’ex dittatore viene impiccato all’alba nella sede dei servizi segreti iracheni. Le immagini dell’esecuzione provocano un moto di indignazione in tutto il mondo, anche in quello arabo e negli Stati Uniti.

    Dopo l’esecuzione di Saddam Hussein, lo sciopero della fame e della sete di Marco Pannella è rilanciato e convertito sull’obiettivo più generale dell’approvazione di una risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali. Dal sito radicalparty.org viene lanciato un appello per la moratoria e sono raccolte adesioni all’iniziativa di Pannella.

    Allo sciopero della fame aderiscono (al 14 aprile 2007) 689 persone per uno o più giorni da 41 Paesi. L’appello è sottoscritto da 52.421 persone da 158 paesi, tra cui: 17 Premi Nobel, 300 parlamentari nazionali, 262 parlamentari europei, 9 membri di governo, 113 personalità.

    Con la sua iniziativa nonviolenta, Pannella chiede al Governo italiano, che dal 1° gennaio è divenuto anche membro non permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, di assumere un impegno formale e concreto a presentare una risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali nell’Assemblea Generale dell’ONU in corso.

    Il 2 gennaio 2007, in risposta all’iniziativa di sciopero della fame e della sete di Pannella e in attuazione del mandato unanime ricevuto dal Parlamento italiano, la Presidenza del Consiglio dichiara ufficialmente e pubblicamente che “Il Presidente del Consiglio e il Governo si impegnano ad avviare le procedure formali - coinvolgendo in primis i paesi già sottoscrittori della Dichiarazione di dicembre - perché questa Assemblea Generale delle Nazioni Unite metta all’ordine del giorno la questione della moratoria universale sulla pena di morte”.

    Il 3 gennaio, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, commenta la decisione del Governo con le seguenti parole: “E’ un bel biglietto da visita per l’Italia nel Consiglio di Sicurezza”.

    Sempre il 3 gennaio, giunto all’ottavo giorno di sciopero della sete, Pannella lo interrompe e continua con quello della fame che porta avanti fino al 15 gennaio. La lotta nonviolenta sarà più volte ripresa nel corso del 2007 da Marco Pannella a sostegno del voto da parte dell’Assemblea Generale dell’ONU per favore della moratoria universale delle esecuzioni avvenuto il 18 dicembre scorso.
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  7. #7
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    Predefinito Rif: Presidenza UE, Pannella: il candidato della sinistra Tony Blair traditore di lib

    Come e quando il Presidente Bush scelse la guerra
    per impedire l’esilio di Saddam
    Date, luoghi e protagonisti dell’affossamento dell’unica concreta alternativa di pace alla guerra in Iraq ricostruiti attraverso le azioni della comunità internazionale e la Campagna “Iraq libero” del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale
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  8. #8
    L'estremista moderato
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    Predefinito Rif: Presidenza UE, Pannella: il candidato della sinistra Tony Blair traditore di lib

    I presupposti della Campagna Radicale:
    notizie precedenti al 19 gennaio 2003

    Settembre 1995 – Circolano le prime notizie di incontri per l’esilio di Saddam Hussein
    Saddam sta preparando le valigie? Fonti di intelligence nella nazione sahariana della Mauritania affermano che il dittatore iracheno avrebbe iniziato a negoziare per l’eventuale asilo politico per sé e per i membri del suo entourage. Le fonti affermano che Shabib al-Maliki, ministro della Giustizia di Saddam Hussein, è volato nella capitale mauritana a metà luglio 1995 per incontrarvi il Presidente Maaouya Ould Sini Ahmed Taya e presentargli la richiesta di Saddam Hussein di un esilio sicuro nel caso venisse costretto ad abbandonare il potere. Si dice che il leader della Mauritania, il cui governo estremista è uno degli ultimi alleati rimasti di Saddam, avrebbe risposto favorevolmente. (da U.S. News & World Report).

    23 luglio 2002 - Bush voleva passare alla guerra usando come giustificazione il legame tra terrorismo e armi di distruzione di massa

    Dal “Downing Street Memo” di David Manning (all'epoca consigliere diplomatico di Blair):

    «Blair [n.d.r.] ci ha fatto un rapporto sui suoi recenti incontri a Washington. Si è verificato un percettibile cambiamento nell'attitudine. L'azione militare ora era vista come inevitabile. Bush voleva rimuovere Saddam, militarmente, usando come giustificazione il legame tra terrorismo e armi di distruzione di massa (ADM). L'intelligence e i fatti che accadevano venivano fatti calzare alla linea scelta. Il National Security Council era nettamente insofferente della via ONU e non era certo entusiasta di pubblicare il materiale del dossier sul regime iracheno.
    (…)
    Il Segretario alla Difesa disse che gli USA avevano già dato inizio a “minime attività” per mettere sotto pressione il regime. Nessuna decisione era stata ancora presa, ma riteneva che la scadenza più probabile per iniziare l'attacco a cui pensavano gli americani fosse gennaio, 30 giorni prima delle elezioni per il Congresso.
    (…)
    Il Segretario agli Esteri disse che avrebbe parlato con Colin Powell questa settimana. Sembrava chiaro ormai che Bush aveva deciso di passare all'azione militare, anche se non era ancora stato fissato quando. I margini di manovra erano sottili. Saddam non stava minacciando i paesi vicini e le ADM in suo possesso erano inferiori rispetto a quelle di Libia, Corea del Nord o Iran. Avremmo dovuto elaborare un piano per poter inviare a Saddam un ultimatum facendo così rientrare gli ispettori dell'ONU. Questo gli sarebbe stato inoltre d'aiuto per giustificare legalmente l'uso della forza.
    (…)
    Il Ministro agli Esteri [della GB ndr.] pensava che gli USA non avrebbero proseguito col loro piano militare se non fossero stati convinti che la loro era la strategia vincente. Su questo gli interessi di USA e UK convergevano. Ma sul piano politico, potevano esserci differenze. Nonostante la resistenza degli americani, avremmo potuto approfondire con discrezione il punto l'ultimatum. Saddam avrebbe continuato a giocare duro con l'ONU».


    27 settembre 2002 - Usa e stati arabi lavorano per l'esilio
    «Gli Stati Uniti ed alcuni paesi arabi hanno avviato un processo di persuasione nei confronti di Saddam affinché accetti di andare in esilio e consenta così che la crisi irachena si risolva pacificamente. L'idea dell'esilio discussa soprattutto dai paesi arabi è stata accolta positivamente da Washington perché consentirebbe di ridurre la percezione del pericolo da parte del leader iracheno, evitando che quindi egli, per difendersi, possa far ricorso ad armi chimiche o biologiche». (da “USA Today”- di John Diamond)

    16 novembre 2002 - Il piano di Saddam: esilio per 3, 5 miliardi di dollari
    Saddam starebbe mettendo a punto un piano segreto per garantire asilo politico in Libia alla sua famiglia e ad alcuni membri del suo partito (al prezzo di tre miliardi e mezzo di dollari da versare a Tripoli). (da Timesonline).

    2 gennaio 2003 - Una coalizione di stati arabi progetta l'esilio per Saddam
    Egitto, Giordania, Siria, Oman, Emirati Arabi e Arabia Saudita stanno cercando di evitare la guerra offrendo al raìs iracheno il salvacondotto verso un lido sicuro, in Algeria o Bielorussia, insieme alla famiglia e alle ingenti fortune accumulate. (da il Riformista).

    7 gennaio 2003 - La Turchia annuncia un piano (per l’esilio?)
    Il primo ministro turco Abdullah Gul dichiara che la Turchia, insieme a Giordania, Egitto e Siria, sta tentando di mettere a punto un piano congiunto per la risoluzione diplomatica della crisi irachena. (da The New York Times).

    9 gennaio 2003 - La missione di Papandreu per una soluzione diplomatica
    Papandreu, ministro degli esteri greco, annuncia una missione dell'Ue in Arabia Saudita, Siria, Giordania, Egitto, Libano, Israele e Territori palestinesi, per una soluzione diplomatica della crisi irachena. (da la Repubblica).



    18 gennaio 2003 - Le prime condizioni di Saddam. Primo rifiuto di Bush?
    Secondo “Der Spiegel” Saddam Hussein avrebbe avanzato direttamente a Bush le condizioni per l'esilio: la garanzia che né lui né i suoi familiari, una volta all'estero, vengano processati; il ritiro dei soldati americani dal Golfo; la cessazione delle ispezioni e delle sanzioni Onu in Iraq; la fine della produzione israeliana di armi di distruzione di massa. Bush avrebbe già respinto queste condizioni. (da la Repubblica).















    L’opzione dell’esilio è sempre più concreta
    Dall'Appello alla Mozione votata dalla maggioranza
    del Parlamento italiano: il primo mese della Campagna Radicale


    19 gennaio - Pannella lancia l’appello “Iraq Libero, unica alternativa alla guerra”
    (..)Ci rivolgiamo alla Comunità internazionale, alle Nazioni Unite in primo luogo, perché facciano proprie, immediatamente, le affermazioni secondo cui l'esilio del dittatore Saddam Hussein cancellerebbe, per gli Stati Uniti stessi, la necessità della guerra, costituendo il punto di partenza per una soluzione politica della questione irachena.
    Chiediamo al Consiglio di Sicurezza che decida da subito - partendo dal presupposto dell'uscita di scena di Saddam e sulla base dei poteri conferitigli dalla Carta dell'ONU - di porre l'Iraq sotto un regime di Amministrazione fiduciaria internazionale (un governo democratico), affidando ad un uomo di stato di altissimo livello il compito di predisporre, entro un termine di due anni, le condizioni di un pieno esercizio dei diritti e delle libertà per l'insieme degli iracheni, donne ed uomini, come esige la Carta dei Diritti fondamentali delle Nazioni Unite. (…)

    19 gennaio - La Libia si dice disponibile ad ospitare Saddam
    Mentre la diplomazia araba, capeggiata dall'Egitto e spalleggiata dall'Europa, è mobilitata per convincere Saddam all'esilio ed evitare una catastrofe, i sauditi mirano al rovesciamento con la forza di Saddam – con un golpe o l'obbligo di esilio – accaparrandosi tribù, capi e personalità locali. In particolare la Libia si è detta disposta ad ospitare Saddam. (agenzie)

    20 gennaio - “Gli Stati Uniti approvano il piano per l'esilo di Saddam”
    L'amministrazione Bush ha approvato il piano elaborato dai Paesi arabi che si propone di persuadere Saddam ad accettare l'esilio in modo da evitare lo scoppio di nuova guerra nel Golfo.
    (Articolo di Tim Reid, Phipil Webster e Michael Evans pubblicato da“The Times”)




    29 gennaio – Ancora dissidi al PE persino tra Pannella e Watson (Presidente del Gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa) sull’esilio
    Watson (ELDR). «(...) smettiamo di parlare della possibilità di consentire a Saddam Hussein di
    svignarsela tranquillamente e scomparire nel nulla in un comodo esilio all’estero. È un criminale di guerra e deve essere portato dinanzi al Tribunale penale internazionale».
    Pannella: «L’Europa propone quale obiettivo? L’alternativa alla distruzione se si chiama guerra, di cosa è fatta, allora questa guerra per noi e per voi? L’alternativa c’è, e non è altra che la pace; ma non la pace che c’è oggi (...). Noi radicali abbiamo lanciato una proposta. (…)Abbiamo la possibilità di scegliere che cosa vuole l’Unione europea, se la guerra o non la guerra, se Saddam (...) si dimetta con un salvacondotto fino al luogo del suo esilio (...). Ma quello che possiamo e dobbiamo fare è sapere che l’ONU, il Consiglio di sicurezza hanno l’obbligo di intervenire. Non si tratta di cambiare il dittatore, bensì di cambiare regime».

    29 gennaio – Pannella: le diplomazie al lavoro per l’esilio
    «A parte noi, sicuramente sauditi, egiziani, giordani e importanti rappresentanti di altri Paesi stanno lavorando da settimane su questo obiettivo. Oggi confluiscono anche potenti e vasti ambienti religiosi e non alludo qui alla Chiesa Cattolica».

    29 gennaio – Il Ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini anticipa i desideri e svela: «Questa proposta è progressivamente apparsa come irrealizzabile»
    Intervento a Radio Radicale di Frattini: «Come è emerso, questa proposta è progressivamente apparsa come irrealizzabile. Sarebbe ovviamente una ipotesi di soluzione quella di realizzare queste due condizioni (...) ma io sono personalmente poco convinto che questo possa accadere, non vedo perchè questo regime dittatoriale, che questa mattina ha fatto dire ad un uomo del governo che loro colpiranno il primo stato che aiuta l'eventuale azione militare, possa pensare ad andare in esilio».

    29 gennaio - Colin Powell: Usa potrebbero aiutare Saddam a trovare luogo esilio
    Gli Stati Uniti sono disposti ad aiutare Saddam Hussein ed i suoi familiari a trovare una nazione dove recarsi in esilio. Il segretario di stato Colin Powell ha espresso per la prima volta la disponibilità della amministrazione Bush ad assistere in modo concreto il presidente iracheno ad abbandonare il paese se questo può consentire di evitare la guerra. «Se Saddam Hussein volesse lasciare l'Iraq con alcuni dei suoi familiari e con altri membri della elite al potere – ha detto Powell rispondendo alla domanda di un giornalista sulla ipotesi di una partenza in esilio del presidente iracheno – noi potremmo senz'altro cercare di dare un aiuto per trovare un posto dove andare». «Questo potrebbe essere sicuramente un modo per evitare la guerra», ha aggiunto Colin Powell. Per quanto riguarda la questione dell'immunità per Saddam Hussein, Powell ha sottolineato che il problema non riguarda solo gli Stati Uniti. «Non spetta agli Stati Uniti da soli offrire questo tipo di protezione - ha affermato il segretario di stato - Solo un forum molto più ampio potrebbe prendere in esame in futuro questo problema». (Ansa – Washington)


    30 gennaio - Bush menziona favorevolmente l’esilio
    Bush menziona favorevolmente l'esilio in una conferenza-stampa durante la visita ufficiale di Berlusconi alla Casa Bianca. «La pressione del mondo libero convincerà Saddam Hussein ad abbandonare il potere. E lui dovrebbe scegliere di lasciare il paese, insieme a molti altri scagnozzi che hanno torturato il popolo iracheno, il quale sarebbe favorevole, naturalmente. Dico al mio amico, Silvio, - afferma Bush con i giornalisti dopo l'incontro con il presidente Berlusconi - che l'impiego di truppe militari è la mia ultima scelta, non la mia prima». (da Welcome to the White House ).

    30 gennaio - Pannella scrive ai media britannici, Bonino ai premi Nobel e ai sindaci europei
    «Far risuonare forte i sì, sì ai diritti, alla democrazia, alla libertà in Iraq».



    31 gennaio - Secondo il memo ufficioso britannico Bush ha già scelto invece la guerra decisa per il 10 marzo
    (Estratto dal "January 2003 memo" scritto da David Manning -consigliere diplomatico di Tony Blair -- che registra tutti i punti del meeting di due ore tenutosi il 31 gennaio nell´Oval Office).
    All'incontro, Bush fu accompagnato da Condoleeza Rice, allora consigliere nazionale per la sicurezza; Dan Fried, assistente della Rice; ed Andrew Card jr, il capo dello staff della Casa Bianca. Oltre a Manning, Blair era accompagnato da altri esperti assistenti: Jonathan Powell, il suo capo dello staff e Matthew Rycroft, consigliere per la politica estera e autore del Downing Street memo.

    La data d'inizio della campagna militare è appuntata a matita per il 10 marzo" scrive Manning, citando il presidente. "Quello è il giorno in cui dovranno avere inizio i bombardamenti".
    Il memo dimostra inoltre che il presidente e il primo ministro accettano che in Iraq non fossero state trovate armi di distruzione di massa. Di fronte alla possibilità di non scovare alcunché prima dell'attacco militare ormai pronto, Bush para di alcuni sistemi per provocare lo scontro, tra cui l'idea di disegnare un piano di sorveglianza degli USA sotto mandato ONU nella possibilità di far scattare la scintilla o di assassinare Saddam Hussein.
    (…)
    Alcuni funzionari della GB sono preoccupati per la determinazione mostrata dagli USA a voler invadere l'Iraq e del fatto che "l'intelligence e i fatti erano riportati in modo da giustificare la politica" dall'amministrazione Bush di esaudire il desiderio di entrare in guerra.
    (…)
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  9. #9
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    Predefinito Rif: Presidenza UE, Pannella: il candidato della sinistra Tony Blair traditore di lib

    (…)
    Bush e Blair hanno espresso forti dubbi sulla possibilità di trovare armi chimiche, batteriologiche o nucleari in Iraq nelle settimane successive. Il presidente si esprimeva come se l'invasione fosse inevitabile. I due discussero una possibile tabella di marcia per la guerra, i dettagli della campagna militare e i piani per la fase successiva alla fine del conflitto.
    (…)
    "Gli USA – si legge nel memo - stanno progettando di far volare sull'Iraq gli aerei da ricognizione U2, con copertura pronta ad aprire il fuoco, sotto mandato ONU" attribuendo l'idea a Bush. "Se Saddam facesse fuoco contro di loro, commetterebbe una violazione."
    (…)
    In merito alle ADM, il presidente avrebbe inoltre detto: "gli USA potrebbero anche far emergere un disertore che parli pubblicamente delle ADM di Saddam".
    (…)
    Una piccola clausola nel memo fa poi riferimento ad una terza possibilità, menzionata da Bush, ovvero l'idea di assassinare Saddam Hussein. Nel memo non v'`e traccia di come e se Blair abbia risposto a tale proposta.
    (...)
    in caso di fallimento [di una seconda risoluzione Onu], l'azione militare sarebbe seguita."
    (…)
    "probabilmente, la campagna durerà quattro giorni, durante i quali colpiremo 1500 obiettivi circa. Molta attenzione ad evitare i civili innocenti. Bush riteneva che l'impatto dell'attacco aereo avrebbe garantito il rapido crollo del regime di Saddam. Considerando la tabella di marcia stabilita, si doveva arrivare alla seconda in tempi molto brevi e ciò significava subito dopo la presentazione del successivo rapporto di Blix al Consiglio di Sicurezza di metà febbraio."
    Il memo si chiude con Manning che conserva ancora l'ultimissima speranza che gli ispettori scovassero le ADM o perfino che Saddam lasciasse l'Iraq di sua volontà. Manning scrisse di essere preoccupato perché questo non poteva verificarsi a causa della tabella di marcia di Bush.
    Scriveva: “questo rende i tempi molto stretti”.

    1 febbraio - Aumentano le adesioni ad “Iraq Libero!”
    Bill Emmott, Andrè Glucksmann, Adriano Sofri appoggiano l’iniziativa

    2 febbraio - Berlusconi: «Ci stiamo impegnando per evitare la guerra»
    Berlusconi ha dichiarato: «Si ha ragione di credere che dietro Al Qaeda ci sia l'Iraq: tutti noi siamo contrari alla guerra, ma a volte l'azione militare si rende necessaria per un pericolo più grande che incombe per tutti. Ci stiamo impegnando per evitarlo» (da il Giornale)

    4 febbraio - Berlusconi: «o aprirsi ispettori o esilio e immunità »
    Per Berlusconi, Saddam ha ancora una scelta: «Aprirsi agli ispettori o accettare un esilio e un'immunità garantita da un'ulteriore risoluzione dell'Onu» (notizia di agenzia).



    5 febbraio - Intervento del repubblicano Leach al Congresso sulle strategie per l’esilio di Saddam: il solo scenario per evitare la guerra è l'esilio
    «A questo punto c'è un solo scenario che appare avere il potenziale di essere una situazione dove vincono tutti, l'America, il popolo iracheno e la comunità mondiale. Questo è per Saddam Hussein, la sua famiglia e il suo gruppo di abdicare dal potere e accettare l'esilio fuori dall'Iraq.

    5 febbraio - La relazione di Powell all’ONU sulla violazione da parte dell'iraq della risoluzione
    In una relazione dettagliata, per punti, documentata con intercettazioni telefoniche e foto satellitari, Colin Powell ha cercato di dimostrare al Consiglio di Sicurezza la materiale violazione, da parte dell'Iraq, della risoluzione Onu 1441. Cina, Russia e Francia frenano. Questo episodio verrà ricordato da Powell come la “macchia nera della sua carriera”.

    5 febbraio - Le proposte di De Villepin al Consiglio di Sicurezza dell’ONU
    «Raddoppiare o triplicare il numero di ispettori ed aprire più uffici regionali».
    Il personale UNMOVIC in Iraq ammontava a 202 individui, provenienti da 60 paesi. Le operazioni aeree dell'UNMOVIC erano svolte utilizzando 1 aeroplano e 8 elicotteri, per uno staff aereo composto da 57 individui in totale (dal Twelfth Quarterly Report of the Executive Chairman of the United Nations Monitoring, Verification and Inspection Commission (UNMOVIC) – Security Council, 28 February 2003).
    Per quanto riguarda il numero di ispezioni, tra il novembre 2002 e la metà di marzo 2003 gli ispettori condussero 750 ispezioni in 550 siti (da CBS news).

    5 febbraio - Leader monarchico d'opposizione, Saddam andrà in esilio
    Sharif Ali bin Hussein, uno dei possibili successori di Saddam Hussein, è convinto che il dittatore iracheno cercherà di salvarsi fuggendo in esilio. «La domanda non è se va in esilio, ma quando». (Ansa)


    7 febbraio - Berlusconi chiede pressione internazionale per esilio
    Berlusconi ha sottolineato la necessità di esercitare in modo compatto una pressione su Saddam allo scopo di evitare la guerra: «Solo una pressione internazionale convincerà Saddam Hussein ad andare in esilio» (notizia di agenzia). (AGI di seguito): Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sta riflettendo con gli alleati se "varrà la pena incontrare Aziz". Berlusconi ha chiesto a Gheddafi di mediare con l'Iraq e "è in attesa di una risposta". L'Italia vede con favore l'esilio di Saddam Hussein per mettere a Baghdad "un Karzai iracheno".


    8 febbraio – Il quotidiano “La Stampa” dà notizia del memorandum riservato trasmesso da Berlusconi a Tripoli a Gheddafi sulla proposta di esilio.
    Igor Man scrive: «il Premier [Berlusconi], ci rivela essere in corso una grossa operazione diplomatica: Berlusconi ha chiesto a Gheddafi, sì ad al Qaid, la Guida, insomma al Colonnello dalle sette vite e dalle settecento uniformi, se fosse disposto a far da “intermediario”. In verità si tratterebbe di far pressioni su Saddam Hussein affinché il dittatore si rassegni all'esilio (dorato) così salvando l'innocente popolo iracheno ch'egli, il raiss, giura (sul Corano, ovviamente) di amare più di se stesso (e qualcuno magari gli crede). Gheddafi si sarebbe detto “disponibile”, tanto da spedire il suo ministro degli Esteri (il diplomatico-poeta che fu già graditissimo ambasciatore a Roma) a via del Plebiscito, sede operativa del Premier. All'ottimo Shalgam che gli portava un «appunto» di Gheddafi il nostro presidente del Consiglio avrebbe affidato una sorta di memorandum da consegnare urgentemente al Colonnello. Non si poteva fare tutto per fax o e-mail o col cifrato? No: l'elettronica è oramai un libro aperto, meglio tornare al bocca-orecchio, come ai tempi di Lawrence d'Arabia. Va qui detto che l'iniziativa è partita da Gheddafi. Ad Addis Abeba per quel vertice africano, il Colonnello, a precisa domanda della immancabile Cnn ha risposto d'esser pronto a far da mediatore. “Mi piacerebbe salvare la pace internazionale” , ha detto. E il nostro Premier ha colto al volo la disponibilità di al Qaid col quale, del resto, aveva diciamo così simpatizzato durante la recente visita di Stato del Nostro a Tripoli. [...] Ammuina anche il palazzo fatto costruire da Gheddafi a Tripoli per ospitare Saddam, se all'ultimo secondo decidesse di andare in esilio? Lo sapremo presto».
    Berlusconi ha trasmesso a Tripoli un memorandum riservato «con le indicazioni della soluzione che potrebbe essere accettata da Saddam Hussein». Si parla di una località blindata, in Libia dove il Raiss potrebbe trovare rifugio. Gheddafi ha preso l'impegno di discutere con il diretto interessato anche se finora non è arrivata risposta. Difatti nel caso in cui da Tripoli non giungesse risposta, ha in animo di fare opera di convincimento su un interlocutore ancor più diretto: Tareq Aziz. (agenzie del 7 febbraio)


    13 febbraio - Colin Powell continua a lavorare per la soluzione esilio. Nell'audizione alla Camera dei Rappresentanti descrive le attività per questa ipotesi
    Si sta studiando «dove, con quali protezioni e come esattamente mettere in atto questa operazione». È la prima volta che la Casa Bianca ammette, ai massimi livelli, che non sta solo "incoraggiando" il raìs a lasciare il Paese per evitare la guerra, ma che sta attivamente elaborando l'ipotesi del suo esilio. «Non ne stiamo solo discutendo, siamo in contatto con una serie di paesi che si sono dimostrati disponibili a far arrivare questo messaggio al regime iracheno».

    16 febbraio - Pannella: bene De Villepin, «quintuplichiamo o quadruplichaimo il numero degli ispettori». La proposta “Iraq libero!” può riunificare la posizione ormai spaccata dell’UE. Rinviare l’intervento militare
    «Domani al Consiglio europeo l’avremmo potuta riunificare con la nostra proposta, perché, torno a dire, la posizione francese che dice «quintuplichiamo o quadruplichaimo il numero degli ispettori e facciamoli accompagnare da una forza armata dell’Onu come scorte e non come esercito di occupazione, e diamo il tempo a questo piccolo esercito di ispettori di fare il loro lavoro» a me va benissimo, ma bisogna vedere 1) se Saddam accetta 2) se l’accetta la politica cogliona americana

    16 febbraio - Powell torna sulla proposta esilio al vertice delle Azzorre tra USA, Gran Bretagna e Spagna
    Powell ribadisce che la guerra può essere ancora evitata se Saddam Hussein e i suoi principali collaboratori lasceranno il potere ed andranno in esilio.


    16 febbraio - Riunione del Consiglio ministeriale della Lega Araba alla presenza del commissario europeo alle relazioni esterne, Chris Patten e del presidente di turno dell'Ue, Ghiorgos Papandreou
    [...] La riunione del Consiglio ministeriale della Lega Araba, in corso al Cairo stenta a trovare concordia sulla data del vertice straordinario sulla crisi irachena, sollecitato dal presidente egiziano Hosni Mubarak e, almeno in teoria, unanimemente accettato. La proposta è che i capi di stato arabi si riuniscano il 27 e 28 febbraio in sessione straordinaria a Sharm El Sheikh per discutere sull'Iraq e quindi il primo marzo si aprano i lavori del summit annuale dedicato agli altri problemi della regione. [...] Ad incrinare il clima di unitarietà è venuto anche un altro segnale: l'improvviso allontanamento del ministro degli esteri saudita, Saud Al Faysal, per un vivace scambio di vedute con i colleghi del Qatar e dell'Iraq. Si era già diretto con la sua automobile all'aeroporto, quando l'abilità diplomatica del segretario generale della Lega, Amr Mussa, è riuscita a farlo ritornare sui suoi passi. Il piccolo giallo si è svolto sotto gli occhi di decine di giornalisti di vari paesi in attesa nel cortile della sede della Lega Araba, al centro del Cairo, mentre veniva anche diffusa un bozza del progetto di risoluzione finale della riunione. [...] Nota insolita, la presenza durante la prima parte della riunione di ospiti ammessi in via del tutto eccezionale: il commissario europeo alle relazioni esterne, Chris Patten ed il ministro degli esteri greco ora presidente di turno dell'Ue, Ghiorgos Papandreou, che aveva già avuto contatti con i governi arabi durante una visita nell'area due settimane fa. Evidente scopo dell'invito rivolto ai due dal segretario della Lega Araba è il tentativo di sottolineare una possibile cooperazione arabo-europea per disinnescare l'azione militare annunciata da Usa e Gran Bretagna. [...] Nelle settimane scorse è circolata più volte l'ipotesi di un'azione diplomatica araba per offrire un esilio sicuro al rais di Baghdad (il Cairo poteva essere in testa alla lista). Ma nessun riferimento a questa possibilità emerge dal progetto del documento finale [...] non essendosene neppure accennato nella riunione preliminare di stanotte, secondo quando ha reso noto il capo della diplomazia irachena, Naji Sabri [L'uomo della Cia, ndr]. (Ansa – Il Cairo, di Remigio Benni).




    17 febbraio - Il Consiglio Affari Generali e Relazioni Esterne (CAGRE) straordinario di Bruxelles: «L’uso della forza dovrebbe essere solo l’ultima risorsa». Ma nessun riferimento all’esilio
    «L’obiettivo dell’Unione nei confronti dell’Iraq rimane il pieno ed effettivo disarmo in applicazione delle pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare della risoluzione 1441. Vogliamo raggiungere questo obiettivo in maniera pacifica. È chiaro che è proprio questo che vogliono i popoli d’Europa. La guerra non è inevitabile. L’uso della forza dovrebbe essere solo l’ultima risorsa. È il regime iracheno che deve porre fine a questa crisi ottemperando alle richieste del Consiglio di Sicurezza».

    18 febbraio - Un gruppo di rappresentanti delle chiese americane e della Chiesa anglicana incontrano Blair e il segretario di stato Clare Short: l'obiettivo è rimuovere Saddam
    Ecco le possibili linee d'azione emerse dai colloqui: rimuovere Hussein e il partito Baath dal potere; perseguire un disarmo coercitivo e il raggiungimento della democrazia in Iraq; organizzare un massiccio sforzo a sostegno immediato della popolazione irachena (dal Washington Post).

    19 febbraio - Berlusconi in aula: «Stiamo operando per convincere Saddam ad accettare l'esilio».
    Presidente del Consiglio dei ministri: «Stiamo operando ed abbiamo operato per questa soluzione; non soltanto per questa soluzione, ma anche per cercare il modo di poter offrire, a chi dovesse accettare la via dell'esilio, opportune garanzie, con l'autorevolezza di enti internazionali che le possano poi mantenere. Abbiamo operato per certi sistemi di disvelamento delle armi e degli arsenali, che ancora non sono stati evidenziati; abbiamo operato, e stiamo operando, per convincere il dittatore a dare garanzie precise alla comunità internazionale: per esempio, dando spazio all'opposizione entro un periodo di tre mesi, garantendo libere elezioni entro un periodo determinato, garantendo i diritti civili ed i diritti umani. Tutto questo lo stiamo facendo in un ambito di riservatezza - che è d'obbligo - non soltanto con un paese arabo, che si è offerto per la mediazione, ma con diversi paesi, tenendo costantemente informati al riguardo l'Amministrazione americana ed il Presidente di turno del Consiglio dell'Unione europea Kostas Simitis».

    19 febbraio - Franco Frattini Ministro degli Esteri contrario alla Mozione per l'esilio
    «Abbiamo provato a spingere Saddam in esilio», fa mettere a verbale il ministro degli Esteri, Franco Frattini, «ma abbiamo ricevuto una risposta inequivocabilmente negativa. Chiedo che la mozione venga ritirata».

    19 febbraio - La Camera dei Deputati del Parlamento italiano vota la proposta “Iraq Libero!”
    Il testo della Mozione:
    «La Camera, premesso che il punto di partenza per una soluzione politica della questione irachena risulterebbe essere l'esilio del dittatore Saddam Hussein;
    impegna il Governo a sostenere presso tutti gli organismi internazionali e principalmente presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l'ipotesi di un esilio del dittatore iracheno e sulla baso dei poteri conferitigli dalla Carta dell'ONU della costituzione di un Governo provvisorio controllato che ripristini a breve il pieno esercizio dei diritti e delle libertà fondamentali di tutti gli iracheni».
    "Dopo Einaudi cominciò per l'Italia la Repubblica delle pere indivise"

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    Predefinito Rif: Presidenza UE, Pannella: il candidato della sinistra Tony Blair traditore di lib

    Dal colloquio tra Bush e Aznar in Texas
    all’impegno dei paesi arabi nei vertici mediorientali
    sabotato da Gheddafi

    22 febbraio - Bush ad Aznar: «Gheddafi ha detto a Berlusconi che Saddam se ne vuole andare»
    Quattro settimane prima dell'invasione dell'Iraq, il presidente George Bush incontra nel suo ranch di Crawford, in Texas, l'allora premier spagnolo José Maria Aznar e lo informa che è giunto il momento di attaccare l'Iraq. Il collegamento telefonico partecipano Blair e Berlusconi. Dal testo desecretato e pubblicato da El Pais nel 2007.
    Bush: Gli egiziani stanno parlando con Saddam Hussein. Sembra che abbia fatto sapere che è disposto ad andare in esilio se gli permetteranno di portare con sé un miliardo di dollari e tutte le informazioni che desidera sulle armi di distruzione di massa. Gheddafi ha detto a Berlusconi che Saddam se ne vuole andare.
    Aznar: «È vero che esistono possibilità che Saddam Hussein vada in esilio?».
    Bush: «Sì, esiste questa possibilità. C'è anche la possibilità che venga assassinato».
    Aznar: «Esilio con qualche garanzia?».
    Bush: «Nessuna garanzia. È un ladro, un terrorista, un criminale di guerra. A confronto di Saddam, Miloševic sarebbe una Madre Teresa. Quando entreremo, scopriremo molti altri crimini e lo porteremo di fronte alla Corte internazionale di giustizia dell'Aja. Saddam Hussein crede già di averla scampata. Crede che Francia e Germania abbiano fermato il processo alle sue responsabilità. Crede anche che le manifestazioni della settimana scorsa (sabato 15 febbraio, n. d. r) lo proteggano. E crede che io sia molto indebolito. Ma la gente che gli sta intorno sa che le cose stanno in un altro modo. Sanno che il suo futuro è in esilio o in una cassa da morto.
    Aznar: «In realtà, il successo maggiore sarebbe vincere la partita senza sparare un solo colpo ed entrando a Baghdad».
    Bush: «Per me sarebbe la soluzione perfetta. Io non voglio la guerra. Lo so che cosa sono le guerre. Conosco la distruzione e la morte che si portano dietro. Io sono quello che deve consolare le madri e le vedove dei morti. È naturale che per noi questa sarebbe la soluzione migliore. Inoltre, ci farebbe risparmiare 50 miliardi di dollari»

    22 febbraio - Pannella: Giordania, Egitto ed Arabia Saudita lavorano per l’esilio.
    Poi avverte: «Attenti a non illudersi di creare pace attraverso Gheddafi»




    24 febbraio - Consiglio Affari Generali e Relazioni Esterne (CAGRE) di febbraio. Presenti dei leader della Lega Araba. Nessun riferimento ufficiale all’esilio.
    Durante la colazione i Ministri hanno discusso la questione del Medio Oriente nonché dell'Iraq, in presenza del Presidente della Lega araba, sig. Hammoud, e del Segretario Generale della Lega araba, sig. Moussa.

    24 febbraio - L'Iraq deposita una richiesta presso la Lega Araba per il rinvio del vertice oltre il 14 marzo
    L'Iraq ha depositato ieri una richiesta presso la Lega araba domandando il rinvio del vertice al di là del 14 marzo, secondo la catena televisiva Al-Jazira che cita Hicham Yussef, portavoce della Lega araba. (Ap)

    26 febbraio - Saddam a Cbs, nega legami con Al Qaida
    In un'intervista con la Cbs il presidente iracheno Saddam Hussein ha negato di avere alcun legame con al Qiada e ha detto che non pensa affatto di andare in esilio per scongiurare un attacco degli Stati Uniti all'Iraq. In un'intervista di tre ore con il conduttore delle Evening News Dan Rather, Saddam ha detto anche che «l'Iraq non ha mai avuto alcun legame con al Qaida e penso che lo stesso bin Laden di recente abbia detto che non abbiamo relazioni con lui», ha detto Saddam. A prosposito dell'esilio, il leader iracheno ha detto: «Moriremo qui, moriremo in questo paese e manterremo il nostro onore». (Ansa- New York).



    1 marzo - Intervento anche di Papandreu presidente di turno dell'Unione europea al Summit Lega Araba a Sharm El Sheik: espresso sostegno all'iniziativa del mondo arabo per una soluzione pacifica
    «La guerra non è inevitabile». Papandreou ha ribadito la necessità che Saddam Hussein si attenga pienamente alla Risoluzione n.1441 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ed ha espresso sostegno all'iniziativa del mondo arabo per individuare una soluzione pacifica alla crisi irachena. Facendo riferimento al clima riscontrato durante la sua recente visita negli Stati Uniti, Papandreou ha sottolineato la necessità che l'Iraq disarmi perché «altrimenti la guerra sarà certa».


    1 marzo - Gheddafi manda a monte il Summit arabo. Emirati Arabi avevano pronto un documento proposto e accattato da Saddam
    Il vertice della Lega araba, che nessuno voleva, si è concluso al buio, con una dichiarazione del segretario generale Amr Moussa, che ha annunciato l'accordo sul «netto rifiuto di un attacco all'Iraq» e sul no alla «partecipazione ad azione militari» contro il Paese fratello. L'imprevisto, che sicuramente molti hanno benedetto, ha evitato la discussione sulla proposta del leader degli Emirati Arabi Uniti, che ha scritto quel che molti suoi colleghi dicono soltanto nel privato: che Saddam se ne deve andare «per il bene del popolo iracheno e in nome della pace». Nel documento si legge che al raiss vengono date «due settimane per decidere», con garanzia di impunità per se, famigliari e gerarchi, e con l'impegno a un'amnistia generalizzata sotto il controllo della Lega araba e dell'Onu, che saranno i provvisori supervisori di tutto. Però mentre le agenzie di stampa cominciavano a diffondere il progetto, già fioccavano le critiche e si moltiplicavano le pressioni perché l'emiro ritirasse la proposta. A quel punto soltanto un evento straordinario avrebbe potuto evitare la discussione. E l'evento straordinario l'ha prodotto il colonnello Gheddafi, che già aveva strappato la scena in mattinata, arrivando all'albergo del summit con due auto più del consentito. (…)Però Gheddafi aveva in serbo ben altre sorprese. Ha deciso di parlare a braccio, ha detto di voler imitare «mio figlio, il presidente Bashar», provocando il risentimento del giovane leader siriano, infine ha attaccato a testa bassa la leadership saudita, accusandola di essere al servizio degli Usa. (…)era troppo anche per la distratta regia egiziana. Tutti i collegamenti con la sala sono stati sospesi. (…) Nessun documento ufficiale soltanto la dichiarazione letta da Amr Moussa. (Il Corriere della Sera, Antonio Ferrari)


    Gli Emirati Arabi avevano raggiunto l’accordo con Saddam. Dopo 4 visite a Bagdad
    Muhammad bin Zayed al-Nahyan, Principe di Abu Dhabi e figlio dell'ultimo Presidente Sheik Zayed al-Nahyan, ha spiegato sabato al canale d'informazione pan-arabo Al Arabiya che suo fratello aveva ricevuto il consenso di Saddam Hussein di andare in esilio prima dell'invasione del paese in cambio della concessione dell'amnistia e di garanzie di protezione. La rivelazione dello Sceicco è la prima ufficiale dichiarazione secondo cui Saddam Hussein stava considerando la possibilità di cedere il potere, come richiesto in occasione del meeting della Lega Araba convocato d'urgenza a Sharm el Skeik nel Marzo del 2003, prima dell'invasione militare dell'Iraq. La proposta avanzata durante il meeting si proponeva di evitare il conflitto. "Noi abbiamo ottenuto l'assenso definitivo delle differenti parti, dei principali protagonisti a livello mondiale e della persona interessata, Saddam Hussein". Un ufficiale degli Emirati Arabi, parlando in anonimato perché non autorizzato a discutere della vicenda, ha affermato che una delegazione del suo paese ha incontrato Saddam Hussein in quattro occasioni. Ha affermato che Saddam è apparso preoccupato per la crisi in atto e che il Leader iracheno ha chiesto alla Lega Araba di sostenere l'offerta. «Saddam ha accettato la possibilità» ha riferito l'ufficiale. «Fino all'ultimo minuto l'idea era stata accolta». Lo sceicco Abdullah bin Zayed al-Nahyan, Ministro dell'Informazione e della Cultura degli Emirati Arabi Uniti, ha anche comunicato che Saddam "avrebbe accolto positivamente la nostra proposta". (New York Time 2 novembre 2005)


    2 marzo - Pannella fa nuovamente appello alla necessità di raccogliere proposta francese su osservatori per ritardare l’inizio della guerra
    «La Francia aveva una posizione che poteva andare benissimo proprio nella prospettiva che noi indicavamo: quanto più ormai sono chiari i successi e gli insuccessi della decisione dell’esibizione della mobilitazione militare anglo-americana».

    3 marzo - «Il Consiglio del Golfo sostiene l’esilio di Saddam ma aspetta un pronunciamento della Lega Araba»
    Il Consiglio per la Cooperazione del Golfo, massimo organo dell'Alleanza degli Stati del Golfo Persico, oggi ha respinto la proposta degli Emirati Arabi Uniti di persuadere Saddam ed il suo Governo ad andare in esilio per evitare la guerra. Infatti, nonostante il parere positivo di paesi come Kuwait, Qatar, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Giordania, il Consiglio ha affermato che la proposta potrà essere accolta solo con il consenso della Lega Araba.


    5 marzo - Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Bahrein portano la proposta al Vertice in Quatar
    Sfocia negli insulti anche il summit dell'Organizzazione della Conferenza Islamica (Oci) che si svolge a Doha, nel Qatar, il terzo incontro ad alto livello fra i Paesi arabi e musulmani nell'arco di una settimana per tentare di evitare un conflitto in Iraq. [...] I 57 Paesi dell'Oci (non tutti con interessi diretti nella regione, ma uniti dalla comune religione, compresa la laica Turchia) sono divisi sulla possibilità di ottenere la pace mantenendo Saddam Hussein al potere. Questa è in effetti la soluzione favorita dalla maggioranza, compresi molti governi della regione che preferiscono il rais ad un vuoto di potere capace di generare gravi incognite politiche ed economiche. Tuttavia il fronte che difende la proposta dell'esilio per Saddam sembra essersi allargato: anche il Kuwait, dopo gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein, si è espresso a favore dell'allontanamento del rais, con precise garanzie per quanto riguarda la sua impunità internazionale. [...]. Dal documento finale è scomparso ogni riferimento all'ipotesi dell'esilio di Saddam, secondo la proposta formulata dagli Emirati Arabi Uniti, che prevede la rinuncia volontaria di Saddam e la sua partenza in esilio entro due settimane di tempo dal momento in cui la decisione verrebbe adottata, un'idea che ha ricevuto pieno appoggio dal Kuwait e dal Bahrain. L'impossibilità di discuterne con i vertici iracheni era apparsa infatti chiara già pochi minuti dopo l'inizio dell'intervento di Izzat Ibrahim, il numero due del Consiglio di Commando Rivoluzionario iracheno. «Stai zitto, cane» hanno iniziato a gridare i rappresentanti del Kuwait, nel momento in cui l'iracheno ha iniziato a criticare il ruolo del Kuwait, dove sono dispiegati 150mila soldati americani e britannici destinati ad un possibile attacco all'Iraq. «State zitti voi, servi, agenti degli Stati Uniti, scimmie» ha replicato Ibrahim. «Bugiardo» ha detto ancora il ministro dell'Informazione kuwaitiano, Ahmed Fahd al Sabah, che si è alzato in piedi sventolando un piccolo vessillo nazionale. A questo punto è intervenuto anche il ministro degli Esteri kuwaitiano, Sabah al Ahmed che pochi minuti prima aveva invitato la leadership irachena a dimettersi ed accettare l'esilio, unica via d'uscita da un conflitto rovinoso per la regione. [...] La delegazione irachena ripartirà da Doha con la netta sensazione che la proposta degli Emirati Arabi Uniti abbia ottenuto un certo sostegno. (Adnkronos)



    5 marzo - Blair: guerra evitabile con pieno disarmo o esilio Saddam
    «Ancora adesso la guerra può essere evitata»: con questo incipit, che sottolinea l'avvicinarsi dell'inevitabile, Tony Blair ha esposto al parlamento la casistica dell'epilogo pacifico della crisi irachena. Le possibilità, ha spiegato il premier britannico, sono due: o Saddam si piega senza riserve alle risoluzioni Onu o abbandona il potere. (Ap)



    6 marzo: Il presidente Bush corre verso la guerra
    In una conferenza stampa l'annuncio che il tempo sta per esaurirsi per il processo delle ispezioni delle Nazioni Unite e per Saddam Hussein.
    "Dopo Einaudi cominciò per l'Italia la Repubblica delle pere indivise"

 

 
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