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    Predefinito Strappo del leader della Lega sulle riforme

    «E’ solo una trappola, non tratto con l’Ulivo»
    Bossi: il ministro per le Riforme sono io, parlerò con Berlusconi e Fini per capire le ultime uscite

    MILANO - «Tanto cianciare mi puzza assai. Le opposizioni ci vogliono trascinare sulle sabbie mobili». A Umberto Bossi tutte queste «prove di disgelo» fra maggioranza e centrosinistra non piacciono un granché. Anzi. Lui che è sospettoso per principio trova «molto pericoloso» mettersi a discutere di premierato e di presidenzialismo con chi «sotto-sotto finge di volere le riforme e in realtà lavora per impedirle».


    Il leader della Lega Umberto Bossi (Boroncini/Omega)
    Spiega che le sue «forti perplessità» nascono da una certezza: «La sinistra non è interessata al dialogo, vuole soltanto prendere tempo, impantanarci sul terreno dell'inciucio». Il leader della Lega non provoca strappi nel governo («parlerò presto con Berlusconi e con Fini per capire il senso delle ultime uscite») ma tiene a mettere le mani avanti e a ricordare due cose. Primo: «Il ministro delle Riforme sono io». Secondo: «Facciamo in fretta il federalismo e, in cambio, io approvo il presidenzialismo o quello che insieme si discute e si concorda». Umberto Bossi non forza i toni, però invia un messaggio chiaro agli alleati.
    Che cosa pensa della proposta di Gianfranco Fini sul premierato?
    «Io preferisco il presidenzialismo. Ma al di là del premierato o del presidenzialismo ricordo che davanti a questa scelta, prima di questa scelta, c'è il federalismo. E ricordo che con un sistema elettorale maggioritario occorrono patti chiari... Patti chiari amicizia lunga».
    No al premierato?
    «Non dico no. Dico: discutiamo. Ma attenzione a fare accomodare l'opposizione allo stesso tavolo del governo. Col maggioritario le regole sono diverse. C'è una coalizione che governa. La coalizione discute, decide e chi ci sta ci sta. Di inciucio si muore».
    Sulle grandi riforme è necessario un consenso allargato.
    «Bella cosa se ci fosse una opposizione intelligente e responsabile. In verità la sinistra ha in mente di cianciare, cianciare e di non concludere niente. La strategia della sinistra è chiara, intende portarci alle prossime elezioni regionali a mani vuote e urlare: avete visto? Il governo Berlusconi non è capace di mantenere le promesse. Per noi sarebbe la fine».
    Allora il disgelo fra maggioranza e opposizione per lei è già finito?
    «Ci penserei diciassette volte prima di mettermi al tavolo con quelli là. E sicuramente valuterei la situazione solo dopo avere approvato la riforma federalista. Una cosa è certa: a quei pochi che da talune segreterie sono mandati in avanscoperta a chiedere l'Assemblea Costituente rispondo fin da ora con un no definito. L'Assemblea Costituente si fa all'indomani di una guerra quando i mitra sono ancora appoggiati al muro. Non oggi».
    Ci sono settori della maggioranza che sembrano comunque aperti a una discussione con il centro-sinistra. Lei intende impedire il confronto?
    «Io ricordo che sono il ministro delle riforme. Ogni riforma istituzionale, ogni cambiamento deve passare da me. Sono io che scrivo la legge. Ho dunque qualche voce in capitolo».
    Il Presidente del Consiglio dice: sono pronto ad accogliere consigli dall'opposizione. Sul dialogo è più possibilista di lei.
    «Sentirò lui e Fini ma non ci sono problemi. Io so bene che cosa voglio e che cosa posso dare. In linea di massima con il federalismo si associa il presidenzialismo. Però posso ragionare. E posso sempre ricordare che ai tempi della Bicamerale si parlava tanto, si costruivano illusioni ma che si concludeva? Niente. Niente su niente. Risultato dell'inciucio bicameralista? Che Berlusconi perse una valanga di voti. Lo schema di ieri non è cambiato. E' lì che la sinistra pensa di portarci».
    Fabio Cavalera
    6 gennaio 2003
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
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    Il Senatùr: sono a favore del presidenzialismo
    da approvare insieme al federalismo
    Bossi avverte Berlusconi:
    "Con la sinistra non si tratta"
    "Niente inciuci o rischiamo la sconfitta alle regionali"
    di GUIDO PASSALACQUA


    MILANO - Niente inciuci e un monito a Berlusconi e Fini: "Se arriviamo alle regionali senza aver fatto le riforme, comincerà la crisi del centrodestra". Da Gemonio, Umberto Bossi dice la sua.

    Bossi, il 2003 è iniziato sotto il segno delle riforme istituzionali. Lei che delle riforme è il ministro, che ne dice?
    "Sarà l'anno delle riforme per ovvi motivi: sarà l'anno del federalismo e della riforma della giustizia".

    Il dibattito è sul presidenzialismo o sul premierato: lei cosa sceglie?
    "Il presidenzialismo".

    Fatto dopo il federalismo?
    "Io farei il federalismo e il presidenzialismo assieme, farei un disegno di legge costituzionale unico".

    Perché?
    "Perché o passa tutto o non passa niente. Io sono esperto di giochi parlamentari: se si divide in due mi fregano da una parte sul federalismo e poi sta a vedere che la sinistra pur di farci dispetto fa passare il presidenzialismo, così il Nord si troverebbe senza federalismo".

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    Lei dice "presidenzialismo" e non "premierato". Storicamente la Lega non è mai stata presidenzialista.
    "Il presidenzialismo non è una nostra battaglia, ma io sono per quello che decide la maggioranza. Dico solo che in un sistema federale c'è di solito il presidenzialismo".

    Perché non il premierato, come ha detto il suo alleato Fini e come a mezze parole fa capire anche Berlusconi?
    "Berlusconi non l'ho sentito e per quanto riguarda Fini non so perché abbia detto certe cose. Ci dovremo vedere, incontrare per mettere a punto le riforme".

    Insomma ha dei dubbi sul premierato?
    "Certo. In primo luogo in questa scelta istituzionale il presidente della Repubblica dovrebbe essere un notaio, ma i presidenti non fanno mai i notai. E poi il premier eletto direttamente dal popolo creerebbe un clima di instabilità, ci sarebbe contrasto tra il premier eletto direttamente e il presidente eletto dal Parlamento. Se battiamo la via del premierato mi sa che ci saranno dei problemi".

    Ma la sua battaglia qual è?
    "Noi facciamo questione sul federalismo, ci diano il federalismo e io sono a posto".

    Va bene, ma del resto delle riforme costituzionali che succede?
    "Dato che sono il ministro delle Riforme, sono io che devo farle, e perciò devo essere convinto di ciò che faccio, ma io sono capace di ascoltare, sto a sentire gli altri".

    Dalla Sardegna Berlusconi ha detto che "sulle riforme siamo pronti ad accogliere consigli". Un'apertura all'opposizione.
    "Consigli, consigli, chiedete a Berlusconi. Io so solo che il rischio di aspettare i consigli dell'opposizione è quello di perdere tempo".

    Insomma niente dialogo?
    "Nessuno si illuda che in un sistema maggioritario il governo possa essere costretto a porgere il collo al capestro dell'opposizione che tende a non farci fare niente".

    In altre parole lei dice: porte chiuse?
    "I consigli sono una buona cosa, si può parlare di un tavolo, ma poi decidiamo noi".

    A Berlusconi, oggi, cosa direbbe?
    "Che nel sistema maggioritario il rischio che l'opposizione ci tagli il collo c'è. Io temo, mentre si discute, una paralisi del governo".

    Ma Berlusconi...
    "Berlusconi dovrebbe ricordarsi che cosa è successo quando faceva la Bicamerale con D'Alema: perdeva consensi. Se ti metti a cinguettare con l'opposizione perdi consensi".

    Una visione molto decisionista.
    "L'interesse dell'opposizione è immediato, portarci alle regionali, prima, e alle politiche poi, senza avere fatto il federalismo. E se arriviamo alle regionali senza il federalismo inizia la crisi del centrodestra. C'è il rischio di arrivare alle elezioni e non avere fatto niente. E allora la gente ci punirà".

    Insomma, lei non dà retta agli appelli di Ciampi?
    "Io do retta alla Costituzione: o si fanno le riforme costituzionali con la maggioranza qualificata oppure se si votano a maggioranza sarà il popolo a decidere sì o no. La Costituzione non parla di "comune accordo". Non puoi fare l'assemblea costituente, quella funziona solo quando si esce da una guerra. L'inciucio ci porterebbe a non fare le riforme e darebbe un vantaggio alla sinistra.".

    È preoccupato?
    "Attenti a non perdere le regionali perché sarebbe la nostra fine".
    Nella maggioranza Schifani parla di ripartire dai risultati della Bicamerale.
    "Tutte le cose che prevedono una Costituzione "inciuciosa" vanno eliminate, e la Bicamerale prevede l'inciucio".

    (6 gennaio 2003)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
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    (Del 6/1/2003 Sezione: Interni Pag. 7)


    NEL CARROCCIO SI TEME CHE UN NUOVO ASSE AN-CENTRISTI SUL PREMIERATO PORTI A SACRIFICARE IL FEDERALISMO
    Bossi fa muro: non accetteremo inciuci
    Il leader della Lega preoccupato dall´«apertura» di Fini

    ROMA SI fanno solo le riforme in cui si crede veramente; tanto quelli della sinistra, alla fine, non vogliono fare nulla e noi rimarremo senza fiato dopo averli rincorsi inutilmente. Loro, al massimo, vogliono il cancellierato e inciuciare con l'Udc». Irritazione e sospetti nel ragionamento di Umberto Bossi. Dopo la virata di Gianfranco Fini sul premierato, il capo della Lega ha capito che qualcosa si sta spezzando nella Casa delle libertà sulla scia delle parole del Presidente della Repubblica. Che si sta facendo largo la necessità o la convinzione che una vera apertura sulle riforme debba essere messa in conto. Il fatto è che questo gioco di anticipo, questo scatto in avanti del vicepremier ha spiazzato Bossi, rimasto l'unico leader del centrodestra (tra l'altro è anche ministro delle Riforme) con in mano il cerino del presidenzialismo. «Ma come, Gianfranco non era il più presidenzialista di tutti noi? Forse è stato folgorato sulla via di Tel Aviv?», va ripetendo con una risata sarcastica ai suoi uomini, alludendo sia al premierato in salsa israeliana che ad un sempre più probabile viaggio di Fini a Tel Aviv, appunto. Questa battuta, quasi certamente, Bossi non gliel'ha fatta ieri nel breve scambio di opinioni che ha avuto con il leader di An, ma al telefono con Fini il suo ragionamento lo ha sicuramente ripetuto: «Si fanno le riforme in cui si crede, tanto quelli della sinistra, divisi come sono, ci fanno solo perdere tempo». Comunque, meglio parlarne di persona, in un vertice dei segretari del centrodestra che dovrebbe tenersi (la data deve essere ancora fissata) il 9 o il 10 gennaio. In questa sede verranno fuori le indicazioni dei vari partiti della maggioranza che saranno poi trasformate in proposte di legge da «Officina», il laboratorio di idee della Casa delle libertà. Ancora alcuni giorni di consultazioni sottotraccia per capire dove vuole andare a parare Fini con la sua «folgorazione». Certo, ognuno deve mettere da parte le proprie bandierine di partito, ma il rischio è che «ci impantaniamo in un minuetto con chi punta soltato a mettere un cuneo tra di noi», ragiona Bossi. Però i sospetti veri del capo leghista sono due, strettamente collegati tra loro. Il primo è che, sull'altare delle «Grandi Riforme» condivise con una parte dell'opposizione, venga sacrificata la devolution. «E allora, dato che il quadro è più complesso - ragiona Carlo Giovanardi - Bossi marca la differenza, si fa paladino del presidenzialismo abbandonato da Fini e dice: al presidenzialismo possiamo rinunciare ma sulla devolution non si scherza, perchè ci abbiamo costruito la Casa delle libertà». Insomma, giù le mani da quella che è la ragione sociale del Carroccio, nessuno pensi di utilizzare la devolution come merce di scambio, visto che l'Ulivo accetta di dialogare ad alcune condizioni. E tra queste quella di rimuovere due macigni: il conflitto di interessi e la devolution, appunto. Il secondo sospetto di Bossi è che l'apertura sul premierato serva a Fini per creare le condizioni di un ravvicinamento con Pier Ferdinando Casini, dopo le divergenze su numerose questioni. L'ultima delle quali è il Cda Rai, nodo ancora da sciogliere e che ha avvelenato non poco i rapporti nella maggioranza e, in particolar modo, la liason politica tra Fini e Casini. Ora il gesto distensivo e dialogante proprio del «titolare storico» del presidenzialismo, in seguito alle parole del Capo dello Stato, non è passato ovviamente inosservato al presidente della Camera, nonostante si trovi in Estremo Oriente. Infatti, la proposta del premierato è stata accolta positivamente dall'Udc, disposto a sacrificare il cancellierato. «Affinchè durino nel tempo - sostiene il ministro Giovanardi - le riforme costituzionali si fanno insieme all'opposizione. Se alla fine qualcuno, da una parte o dall'altra, non è contento non è un dramma». «Bisogna vedere chi rimane scontento - replica il vice presidente leghista Calderoli - perchè anche Berlusconi è un presidenzialista. Non risulta che abbia cambiato idea. Comunque, ora c'è in campo una nuova ipotesi: ci siederemo attorno ad un tavolo e se ne discuterà, ma attenzione a non fare il gioco della sinistra. Se ci fanno perdere tempo, meglio andare per la nostra strada». Ecco, Calderoli esplicita i sospetti che si addensano nella mente di Bossi, che teme il ritorno della tenaglia Fini-Casini, di quell'asse che aveva reso forte la linea centrista dell'Udc, ma che si è frantumato negli ultimi mesi a vantaggio della linea dura dell'altro asse, quello che fa capo a Tremonti e allo stesso Bossi. Forse non è un caso che nell'intervista al «Corriere delle sera» Fini abbia segnalato la sua rinnovata stima per Casini.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Bossi: no al nuovo "inciucio" sulle riforme


    Il Senatùr ripete il suo no al dialogo: "Una trappola dell'opposizione per farci perdere la regionali, Berlusconi si ricordi della Bicamerale". Poi rilancia: "Facciamo un ddl unico con forma di governmo e federalismo".
    di Franco Chirico

    ROMA - Bossi dice no. Ma Berlusconi, Fini e i centristi rilanciano (ciascuno con la sua ricetta). E l'Ulivo, per la prima volta, manifesta "interesse" per l'ipotesi di premierato avanzata dal vicepremier e si prepara a rilanciare - pur con qualche difficoltà - una propria proposta organica.

    Se il buongiorno si vede dal mattino, il mese di gennaio potrebbe essere l'alba radiosa di una stagione di ristrutturazioni istituzionali tanto attese quanto inderogabili. Certo, il condizionale è tuttora d'obbligo, visto che il doveroso spirito bipartisan che è consono a questi obiettivi ancora latita. Ma dopo che il premier Silvio Berlusconi ha proclamato il 2003 come l'anno delle riforme, va detto che l'agenda parlamentare di entrambe le Camere si presenta in effetti subito fitta di appuntamenti significativi su questo tema.

    Il 14 gennaio infatti la conferenza dei capigruppo del Senato stabilirà quando mettere in calendario per l'aula le proposte di legge sulla forma di governo, e quello stesso pomeriggio la commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama comincerà a trattare lo stesso argomento. Il tutto già sapendo che il 21 e il 22 dello stesso mese Marcello Pera ha già fissato un ampio dibattito preliminare in assemblea su tutte le riforme istituzionali da fare. A sua volta la Camera riunirà il 16 i presidenti dei gruppi parlamentari, per stabilire da quando avviare a Montecitorio l'esame delle proposte di legge che affrontano anche qui la modifica della forma di governo.

    Insomma le premesse ci sono tutte, la disponibilità al dialogo un po' meno. Berlusconi, giura l'ex presidente della Repubblica Cossiga che l'ha incontrato in Sardegna a cena, testimonia che il premier è sinceramente orientato al dialogo con l'opposizione. Ma ci pensa, come al solito, il leader leghista a scuotere un quadro un pelino troppo idilliaco e a riportare tutti sul terreno della concretezza. E a pronunciare quella che, per ora, resta un bel no al dialogo e a quello che qualcuno già definisce "il nuovo inciucio". Il disgelo è una trappola, dice in sostanza Bossi al Corsera e a Repubblica , e io non ci casco.

    ''La sinistra non è affatto interessata al dialogo: vuole soltanto prendere tempo e impantanarci sul terreno dell'inciucio''. Bossi ha intenzionen di parlare con Berlusconi e Fini per ''per capire il senso delle ultime uscite''. Anche perché, a ben guardare, "il ministro per le riforme sono io''. Delle operazioni di disgelo di questi ultimi giorni, Bossi dice a chiare lettere di non fidarsi affatto. ''Tanto cianciare mi puzza assai. Le opposizioni ci vogliono trascinare sulle sabbie mobili'' tuona il senatur dicendosi convinto del fatto che la strategia della sinistra è quella ''di portarci alle prossime elezioni regionali a mani vuote per poi gridare sulle promesse non mantenute del governo Berlusconi''.

    Quanto alla sostanza delle riforme, Bossi insiste sul presidenzialismo. E rilancia: io posso anche dire sì al premierato, ma prima di tutto voglio la devolution. Alla scelta tra questa formula e quella del premierato, si dice disposto a discutere ''ma prima di questa scelta - avverte - c'è il federalismo: facciamo in fretta il federalismo e, in cambio, io approvo il presidenzialismo o quello che insieme si discute e si concorda''. Poi, lancia addirittura l'idea di un disegno di legge costituzionale unico che contempli federalismo e presidenzialismo. ''La nostra battaglia è sul federalismo, ce lo diano e io sono a posto''. I dubbi sul premierato sono comunque tanti, troppi: ''In primo luogo - afferma - in questa scelta istituzionale il Capo dello Stato dovrebbe essere un notaio, e i presidenti non fanno i notai; e poi il premier eletto direttamente dal popolo creerebbe un clima di instabilità, ci sarebbe contrasto tra il premier eletto direttamente e il presidente eletto dal Parlamento''. Poi un avvertimento al premier: ''Berlusconi - afferma Bossi - dovrebbe ricordarsi cosa successe quando faceva la Bicamerale con D'Alema: se ti metti a cinguettare con l'opposizione, perdi consensi''. Ai blocchi di partenza dell'esame parlamentare, le posizioni all'interno delle coalizioni e dei singoli partiti appaiono ancora molto sfrangiate.

    Forma di governo - L'esigenza segnalata con forza dal Presidente del Consiglio in carica (ma già denunciata in passato dai suoi predecessori) di avere un capo dell'esecutivo con più poteri rispetto agli attuali, suggerisce una riforma che sostanzialmente guarda a due modelli alternativi. Quello più o meno presidenzialista (di ispirazione statunitense o francese), e quello che vede il capo del governo eletto direttamente dai cittadini. L'ipotesi presidenzialista sembra sedurre al momento solo An e Forza Italia, mentre un premier in grado di sfiduciare i propri ministri e di sciogliere le Camere piace più o meno a tutti gli altri partiti dell'arco costituzionale. Del resto anche Calo Azeglio Ciampi vorrebbe che il Quirinale rimanesse luogo di garanzie super partes e lo stesso Berlusconi non ha intenzione di impuntarsi sull'elezione diretta del Presidente della Repubblica.

    Sistema elettorale - Ma se dunque il cancellierato (o premierato che sia) gode di ampi consensi, essi non si trasferiscono automaticamente al tipo di sistema elettorale che dovrebbe necessariamente accompagnarlo. Se infatti si ipotizza un consono ritorno al proporzionale parecchi storcono la bocca se lo si prevede con sbarramento. Né Lega e Udc da un lato, né Verdi, Sdi, Comunisti Italiani e Udeur dall'altra possono infatti permettersi una soglia d'ingresso in Parlamento del 4 o 5 %.

    Federalismo - L'ambizione di un fortissimo decentramento regionale è per la verità già un fatto concreto. Non solo perché una riforma del Titolo V della Costituzione è già in vigore da quasi due anni per iniziativa della precedente maggioranza ulivista. Ma soprattutto perché la devolution fortissimamente pretesa di Umberto Bossi ha già ottenuto uno dei quattro voti costituzionali poco prima di Natale al Senato, e sta cominciando ora il suo iter a Montecitorio. C'è però da aggiungere che i centristi di maggioranza vogliono mitigarne il carattere vagamente disgregativo dell'unità nazionale. E che un po' tutto il resto del centrodestra vuole invece rimodellare il federalismo votato dal centrosinistra. Perché sta creando conflitti di attribuzione di poteri fra Stato e regioni, e perché rischia di costituire una miscela deflagrante in combinazione con la devolution in salsa leghista.

    Nuovo bicameralismo - Di diversificare le funzioni di Camera e Senato (oggi costrette ad un ping-pong legislativo farraginoso e ripetitivo) si parla da tempo. Come pure di connotare in senso più federale l'assemblea di Palazzo Madama. Sul fatto quindi di tramutare il Senato in Camera delle regioni sembrano tutti d'accordo. Anche perché è comune la consapevolezza di quanto sia una modifica strettamente connessa alla devolution. Ma anche qui è la volontà politica di collaborare fra gli schieramenti che va verificata.

    Consulta aperta al territorio - Un'altra riforma ipotizzata riguarda la Corte Costituzionale. Che dovrebbe in futuro vedere eletti una parte dei suoi membri direttamente dalle regioni. Qui è la Lega a caldeggiare con vigore l'idea, mentre i centristi di maggioranza sono assai perplessi e tutto l'Ulivo decisamente contrario.

    Conflitto di interessi - Anche questo è un tema che si può in qualche misura ascrivere al novero delle riforme più o meno istituzionali. E qui il cammino legislativo è piuttosto avanzato. Ma il prodotto normativo su cui si lavora è frutto della sola Casa delle libertà. Il primo sì di Camera e Senato (avvenuto rispettivamente il 28 febbraio e il 4 luglio 2002) hanno infatti visto la polemica astensione del centrosinistra. Accompagnata nel primo caso dall'abbandono dell'aula. Il terzo, e probabilmente definitivo, voto di Montecitorio è atteso entro un mese. Ma questa sarà quasi sicuramente l'unica riforma che non vedrà un concorso bipartisan, la speranza di molti (e di Ciampi soprattutto) è che sia l'ultima.

    (6 GENNAIO 2003; ORE 10:49)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  5. #5
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    Al dì là di tutto, non capisco come Bossi possa essere Presidenzialista, come può un Federalista essere Presidenzialista mah?
    Io Preferisco il Cancellierato, oppure così come è, con un Federalismo serio naturalmente

 

 

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