Da "Avvenire"
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Sabato 04 gennaio 2003 S.Elisabetta
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RELIGIOSITÀ
Un saggio ripercorre le antiche credenze e fedi, e critica miti moderni come quello evoluzionista
E la tradizione vinse la superstizione
La visione di Lings talvolta pecca di sincretismo, e si riallaccia agli studi sulla storia del sacro di Eliade e Guénon
Di Martin Lings
Nella cultura novecen-
tesca ha avuto una notevole influenza su molti scrittori il cosiddetto "tradizionalismo" (da non confondersi con il teosofismo), di cui sono stati esponenti, tra gli altri René Guénon, Ananda K. Coomaraswamy, Frithjof Schuon, Iulius Evola, ognuno con un accento diverso, ma con un comune denominatore: la convinzione che stiamo vivendo in un epoca di decadenza spirituale, alla fine di un ciclo alla quale dovrà succedere una nuova età dell'oro. Un'altra convinzione è che le religioni siano come diversi punti di una circonferenza, collegati tramite virtuali raggi al loro punto centrale che rappresenta la verità divina. Ovvero: ogni religione è stata data a un popolo ma non esaurisce di per se stessa la Rivelazione. Per avere una sintetica introduzione a questa visione si potrebbe leggere un breve saggio di Martin Lings Antiche fedi e superstizioni (1965) ora tradotto dal Leone Verde di Torino (via della Consolata 2). Lings, nato nel 1909 nel Lancashire e laureato in lingua araba, è stato non a caso traduttore di René Guénon. Sovrintendente della sezione manoscritti orientali al British Museum dal 1970 al 1973, ha rivestito la stessa funzione successivamente presso la British Library. Ricollegandosi all'immagine della ruota egli sostiene che «questa immagine presenta l'essoterismo (cioè la religione) come il punto di partenza necessario del misticismo», e ci indica anche che, mentre i differenti tipi di essoterismo possono essere relativamente distanti tra di loro, in ultima istanza sono identici poiché convergono nello stesso punto. È una visione questa inaccettabile da un punto di vista cristiano poiché se è vero che frammenti di verità si ritrovano in ogni tradizione, e se è anche vero che mistici di altri religioni possono avere ottenuto per Grazia una comunione divina è soltanto nella parola del Cristo che la ricerca di Dio, tipica di ogni religione, trova la risposta definitiva. E se è anche vero che è sempre esistita una religione cosmica, come scriveva Mircea Eliade, che ha permesso a ogni popolo di cogliere la presenza di Dio riflessa nella natura, essa viene illuminata soltanto dalla Rivelazione. Tuttavia questo saggio contiene pagine di grande interesse perché, oltre a sottolineare la centralità del rito e della liturgia, critica alcune «moderne superstizioni» da cui spesso siamo condizionati, come il laico dogma dell'evoluzionismo su cui hanno scritto pagine illuminanti vari scienziati, come per esempio Giuseppe Sermonti in Dimenticare Darwin (Rusconi); oppure la convinzione che la scrittura sia di per se stessa superiore alla tradizione orale. Né meno interessanti sono le pagine sull'Occhio del Cuore, grazie al quale l'anima umana, simile a uno specchio, può riflettere le qualità divine ed essere a "immagine di Dio", per cui fu creata; così come quelle in cui si sottolinea la sacralità del creato: «È attraverso gli animali e i fenomeni naturali» scriveva a questo proposito Schuon in Il sole piumato. Religione e arte degli indiani delle praterie (Mediterranee 2000) «che l'indiano contempla le essenze angeliche e le qualità divine... Nessun oggetto per lui è ciò che sembra essere, ma è semplicemente la pallida ombra della realtà, per questo motivo dunque ogni oggetto creato è wakan, sacro... Il santuario del pellerossa è dappertutto...L'indiano non è fatto un panteista né immagina per un solo istante che Dio sia nel mondo, ma sa che il mondo è misteriosamente immerso in Dio».
Antiche fedi
e superstizioni
Traduzione di Franco Stefano Filippi
Il Leone Verde. Pagine 90. Euro 12




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