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  1. #1
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    Predefinito ha ancora un senso dirsi "comunisti"?

    ieri conversavo con un amico che vota RC. In poche parole gli ho chiesto che senso aveva aggrapparsi ad un nome e a dei simboli, se ormai rimaneva poco del vecchio comunismo. Quello di Marx si basava sulla LOTTA DI CLASSE, fondando nel PROLETARIATO la speranza di un avvento futuro di una società egalitaria e senza classi.
    Non mi pare che i sedicenti "comunisti" di oggi portino avanti questo messaggio. E non potrebbe essere diversamente visto che la divisione in classi si è molto attenuata, ed il proletariato si è praticamente imborghesito.
    Insomma, se si è abbandonato TUTTO del discorso politico comunista, che senso ha dirsi ancora "comunisti"?

    Il mio amico si trincerava dietro la necessità di tenere unita la militanza ex-comunista.
    Ma per ottenere questo si potrebbero trovare nuovi nomi e nuovi simboli...

    Al di là delle polemiche partigiane, trovo che il mantenimento della vecchia etichetta generi non poca confusione.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Re: ha ancora un senso dirsi "comunisti"?

    Originally posted by Felix
    ieri conversavo con un amico che vota RC. In poche parole gli ho chiesto che senso aveva aggrapparsi ad un nome e a dei simboli, se ormai rimaneva poco del vecchio comunismo. Quello di Marx si basava sulla LOTTA DI CLASSE, fondando nel PROLETARIATO la speranza di un avvento futuro di una società egalitaria e senza classi.
    Non mi pare che i sedicenti "comunisti" di oggi portino avanti questo messaggio. E non potrebbe essere diversamente visto che la divisione in classi si è molto attenuata, ed il proletariato si è praticamente imborghesito.
    Insomma, se si è abbandonato TUTTO del discorso politico comunista, che senso ha dirsi ancora "comunisti"?

    Il mio amico si trincerava dietro la necessità di tenere unita la militanza ex-comunista.
    Ma per ottenere questo si potrebbero trovare nuovi nomi e nuovi simboli...

    Al di là delle polemiche partigiane, trovo che il mantenimento della vecchia etichetta generi non poca confusione.

    saluti
    La svolta c'è stata con la bolognina. Se poi il 5% degli italiani crede di poter cambiare il mondo con slogan d'altri tempi (con l'aiuto delle destre), è libero di farlo.
    Ciao ciao

  3. #3
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    Predefinito

    La proletarizzazione del mondo avanza ogni giorno che passa le spinte delle classi subalterne verso una relazione universale degli uomini e delle loro coscienze (condizione necessaria per Marx per costruire il socialismo a livello mondiale) incombe inesorabile... Oggi ha più senso essere comunisti di ieri. Oggi più che mai non possiamo non essere comunisti!

    La domanda vera è: ha ancora senso chiamarsi "riformisti"?

    P.G.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





  4. #4
    Roderigo
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    Predefinito

    Sul piano teorico la questione può impostarsi in questi termini:

    - esistono tuttora lo sfruttamento capitalistico e l'alienazione del lavoro? Continua ad esistere una contraddizione tra la socializzazione del lavoro e l'appropriazione privata del Capitale?

    - se si, ha senso proporsi di liberarsene?
    - oppure: ha senso chiedere a chi è sfruttato di non ribellarsi, di non tutelarsi?

    R.

  5. #5
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    Predefinito

    Davanti ad un mondo come quello in cui viviamo, davanti al fallimento delle ipotesi della sinistra moderata, bisogna chiedersi se oggi abbia senso non dirsi comunisti!

  6. #6
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    Predefinito

    Originally posted by Roderigo
    Sul piano teorico la questione può impostarsi in questi termini:

    - esistono tuttora lo sfruttamento capitalistico e l'alienazione del lavoro? Continua ad esistere una contraddizione tra la socializzazione del lavoro e l'appropriazione privata del Capitale?

    - se si, ha senso proporsi di liberarsene?
    - oppure: ha senso chiedere a chi è sfruttato di non ribellarsi, di non tutelarsi?

    R.
    che esistano, esistono, ed ha senso superarle, ma:

    1.Sei sicuro che non ci siano ALTRE forme di alienazione (crisi della spiritualità, dell'identità culturale, ecc...) altrettanto se non più perniciose ancora per l'uomo?

    2.E quindi, sei sicuro che l'UNICA ricetta possibile alle alienazioni che tu indichi, ed alle altre, sia ancora il comunismo?

    F.

  7. #7
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    Predefinito Produzione profittuale e produzione sociale

    Vorrei partecipare a questo interessante dibattito: essere o non essere comunisti! Questo è il problema mi pare. Amletico, molto. Ma relativamente facile da sbrogliare, almeno dal mio punto di vista.
    Devo dire che concordo con Paddy, Roderigo e Falcorosso. Concordo, come uso dire io, "appieno"!
    Ma aggiungo alcuni elementi personali: quando mi sono avvicinato al marxismo e, di conseguenza, al comunismo, avevo in me una insufficienza di giustizia per tutte quelle persone che pativano la fame, la povertà sotto ogni forma. Vedevo gente "per bene" chiacchierare nei bar di Genova o di Savona, e vedevo altra gente fare i conti con gli spiccioli nel portafogli per cercare di capire quale prodotto potersi permettere.
    Vedevo delle differenze dunque, e profonde.
    Se, da mazziniano, pensavo che la forma repubblicana dello Stato potesse essere la panacea di tutti i mali del popolo, ecco in quei precisi istanti questa idea mi stette stretta, una coperta corta, tutta volta all'idealismo e nettamente poco volta all'analisi delle cause vere della divisione classista della società.
    Insomma, il mazzinianesimo non mi spiegava come mai esisteva l'operaio e come mai esisteva il padrone. Non mi spiegava da dove nasceva il profitto e da dove nasceva la forma della "merce".
    Il marxismo ha soddisfatto questi miei interrogativi e per questo sono marxista ancora oggi, perchè mi sembra che nessuno abbia superato l'analisi fatta da Marx in merito alla strutturazione economica capitalistica.
    Certo, sono mutate le divisioni di classe, ma dove? Qui in Italia vi è una stratificazione classista vasta, ma non si può negare che la classe operaia non esista: si guardi la vicenda tragica della FIAT auto...
    Si guardino tutte le fabbriche dell'indotto FIAT.
    Insomma si guardi, basta che ci si accorga che gli operai non possono essere scomparsi perchè non è scomparso, non è andato in frantumi l'agente economico che li produce: il capitale.
    Quanto al comunismo e all'essere comunisti: la questione non è se essere comunisti sia o meno attuale, o abbia meno o più senso di prima.
    La questione è se sono venute meno le condizioni per una lotta che sia volta al superamento del capitalismo, quale fonte costante di ingiustizie e prevaricazioni sociali: dice bene Paddy quando ricorda il concentrazionismo capitalistico, oggi più impulsivo e frenetico che mai.
    Io penso che i comunisti, che noi comunisti, abbiamo oggi più di ieri un compito preciso da portare avanti, e non mi stancherò mai di ripeterlo: far avanzare quelle istanze di giustizia sociale sulle quali muove la lotta anticapitalista.
    Il movimento dei movimenti, verso il quale io nutro comunque delle critiche circa il rapporto con la forma-partito e non solo..., è un trampolino di lancio internazionale che, ecco il "non solo", non deve fermarsi ad un orizzonte riformatore, ma raccogliere una sfida: la sfida dell'orizzonte da raggiungere. E' una sfida anche culturale, ma che proprio nell'essere appresa in quanto tale dà al movimento stesso uno scopo ben definito e nitido: il sorpassamento dell'economia di mercato e la creazione di una società che sia l'esatto opposto di quella attuale, dove tutto è sempre merce, dove tutto è distribuzione e scambio tramite l'intermediazione danarosa.
    Ripropogno anche io l'interrogativo di Falcorosso: in uno scenario mondiale che ci si presenta come torturato dalla merceologia e dai suoi effetti devastanti, ha senso essere riformisti?
    Se ha senso essere riformisti, ebbene provino a riformare il capitalismo, rendendolo "umano", "sociale".
    Ma temo che alla fine scopriranno che non si possono unire insieme produzione profittuale e produzione sociale...!

    Marco

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  8. #8
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    Predefinito

    Originally posted by Felix


    che esistano, esistono, ed ha senso superarle, ma:

    1.Sei sicuro che non ci siano ALTRE forme di alienazione (crisi della spiritualità, dell'identità culturale, ecc...) altrettanto se non più perniciose ancora per l'uomo?

    2.E quindi, sei sicuro che l'UNICA ricetta possibile alle alienazioni che tu indichi, ed alle altre, sia ancora il comunismo?

    F.
    Felix,
    perchè non dici chiaramente in questo Forum come negli altri che frequenti che quando parli di "identità culturale" ti riferisci sopratutto alla "identità razziale".

    Il comunismo (detto da uno che non è comunista) è per definizione "universalista" e invece l'unico vostro vero riflesso identitario è quello razzista contro gli immigrati.

    Se ti rifersici a prospettive "comunariste" alla de Benoist mi sembrano solo rivisitazioni "populiste" molto vicine a quell'anticapitalismo romantico di Junger che preparò il terreno al nazionalsocialismo.

    Io non do consigli ai comunisti italiani e non penso che ne vogliano.
    Personalmente penso che il loro errore sia stato l'eccessiva centralizzazione dell'operaismo.
    La lotta alle politiche di sfruttamento in una logica meno nazionale e piu' internazionale e la battaglia contro il mito del modello neoliberista statunitense, alla ricerca di una futura democrazia reale e non fittizia, sono gli obiettivi invece che dovrà porsi secondo me tutta la sinistra occidentale.

  9. #9
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    Predefinito

    Originally posted by Felix


    che esistano, esistono, ed ha senso superarle, ma:

    1.Sei sicuro che non ci siano ALTRE forme di alienazione (crisi della spiritualità, dell'identità culturale, ecc...) altrettanto se non più perniciose ancora per l'uomo?

    2.E quindi, sei sicuro che l'UNICA ricetta possibile alle alienazioni che tu indichi, ed alle altre, sia ancora il comunismo?

    F.

    1) Identità culturare e spiritualità sono, loro si, delle alienazioni dell'Uomo...

    2) Se l'ha detto Frei Betto figurati se non possiamo dirlo noi.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





  10. #10
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    Predefinito

    Originally posted by CESARE BECCARIA


    Felix,
    perchè non dici chiaramente in questo Forum come negli altri che frequenti che quando parli di "identità culturale" ti riferisci sopratutto alla "identità razziale".

    Il comunismo (detto da uno che non è comunista) è per definizione "universalista" e invece l'unico vostro vero riflesso identitario è quello razzista contro gli immigrati.

    Se ti rifersici a prospettive "comunariste" alla de Benoist mi sembrano solo rivisitazioni "populiste" molto vicine a quell'anticapitalismo romantico di Junger che preparò il terreno al nazionalsocialismo.

    Io non do consigli ai comunisti italiani e non penso che ne vogliano.
    Personalmente penso che il loro errore sia stato l'eccessiva centralizzazione dell'operaismo.
    La lotta alle politiche di sfruttamento in una logica meno nazionale e piu' internazionale e la battaglia contro il mito del modello neoliberista statunitense, alla ricerca di una futura democrazia reale e non fittizia, sono gli obiettivi invece che dovrà porsi secondo me tutta la sinistra occidentale.
    Da Comunista concordo con questa analisi del buon Beccaria.
    Il periodo dei "programmi nazionali" per la sinistra è finito.

    P.G.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





 

 
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