Ds, dure polemiche. «Volete delegittimare i dirigenti». «Un partito non può trincerarsi»
di red
«Un centrosinistra assillato dalla sindrome dell'inciucio è un centrosinistra minoritario che non diventerà mai adulto e mai maggioranza nel Paese». Il giorno dopo la presentazione, da parte dell'Ulivo delle proprie proposte sulle riforme istituzionali, la polemica si sposta tutta «dentro» i diesse. L'occasione? Il direttivo di stamane. Per ora, della relazione di Fassino si conosce solo le ricostruzioni fornite dalle agenzie di stampa. E tutte raccontano di un'introduzione decisamente polemica. Soprattutto alla fine. Qui, il segretario dei Ds, avrebbe detto di «aver piene le tasche» di un modo di far politica che tenta di delegittimare innanzitutto il gruppo dirigente dell'Ulivo e dei diesse. A chi si riferiva? Un po' ai movimenti che si sono autorganizzati sulle parole d'ordine della difesa della legalità, un po' con la minoranza interna. In un passaggio, infatti, il segretario (la frase è fra virgolette nelle agenzie) ha detto così: «Se certe cose lo dice Flores D'Arcais gli rispondo pubblicamente. Se lo dice qualcuno all'interno del mio partito non replico per spirito di unità. Ma bisogna stare attenti perchè così non si va da nessuna parte».
Fassino avrebbe citato il nome di Cofferati una sola volta, riferendosi all'intervista dell'ex segretario della Cgil al «Corriere della sera» pubblicata ieri: «Vorrei dire amichevolmente a Cofferati che è senz'altro vero che il Pci parlava alla società, ma è esattamente quello che cerchiamo di fare anche noi».
In ogni caso, il segretario avrebbe ribadito l'importanza di un rapporto con i movimenti definendolo vitale ma si sarebbe anche lamentato del modo di far politica di una parte di questei «associazioni» spontanee. Fassino, insomma, avrebbe ricordato come un anno fa i girotondi accusavano il gruppo dirigente dell'Ulivo e in particolare i Ds di non occuparsi dei temi del lavoro e della giustizia sostenendo che non facevano opposizione e arrivando anche a insinuare che il partito aveva al suo interno dei guerrafondai fino ad evocare il pericolo di un inciucio con Berlusconi sulle riforme. E a questo punto che Fassino ha detto: «E' questo è il modo di far politica di cui ho piene le tasche perchè nel momento in cui c'è una forte pressione esterna per tentare di destabilizzare i Ds, mandare a casa l'attuale gruppo dirigente vuol dire sfasciare tutto».
Nella prima parte della relazione al direttivo, il segretario dei Ds, aveva messo l'accento soprattutto sugli esiti catastrofici che avrebbe un intervento militare in Iraq. Un paragrafo era stato dedicato alle proposte di riforme istituzionale avanzate dall'Ulivo e della situazione economica del paese.
Le repliche. la prima è stata di Fabio Mussi. Che scambiando due parole coi giornalisti, ha detto: «Siamo tutti sottoponibili a critiche, guai se i partiti diventano campi trincerati, fortezze Bastiani da cui si scruta con timore per vedere se c'è il nemico in arrivo». Mussi ricorre alla sindrome dell'attacco alla fortezza descritta nel Deserto dei Tartari di Buzzati per invitare Fassino ad avere un atteggiamento più sereno. «Sono sensibile - ha osservato ancora Mussi - al richiamo dell'unità ma il partito non è il segretario più i suoi sostenitori più la sua maggioranza ed un po' di rompiscatole che minacciano l'unità. Questo è un partito del socialismo europeo che si è organizzato al congresso per mozioni strutturate in aree e correnti e bisogna governare questo pluralismo».
Nel merito. Sul rapporto con i movimenti. Mussi, stavolta nel suo intervento al direttivo, ha invitato ad un approfondimento sostenendo di avere l'impressione che «si è fatto poco per stabilizzare un rapporto che possa rendere proficuo lo scambio di idee e valori».
L'esponente della minoranza della Quercia ha anche criticato la decisione dell'Ulivo di
fare delle proposte sulle riforme istituzionali. «Ho criticato il fatto - ha detto Mussi - che noi abbiamo dato un contributo a riportare la questione delle riforme dalla top-ten al primo posto dell'agenda politica». «Io credo - ha aggiunto Mussi - che il centrodestra andrà dritto e qualunque sia la proposta dell'Ulivo vorrà l'elezione diretta di uno... Poi Berlusconi, su questo, non ha pregiudizi, può essere il capo dello Stato o il capo del Governo». Secondo Mussi l'importante è organizzare una mobilitazione per vincere i referendum sulle riforme istituzionali.
Unbità, invece, nella posizione sulla guerra.
Poi è toccato a Cesare Salvi. Pur apprezzando che nel documento dell'Ulivo s'è cercato di tenere conto di alcune delle ragioni di merito che aveva posto la minoranza dei ds, l'ex ministro del Lavoro ha confermato la sua contrarietà anche al progetto di riforme elaborato: «Dare centralità ai poteri del capo del governo».
Secondo Salvi insomma, «la trasizione va compiuta dando più democrazia e non con ulteriori torsioni presidenzialiste». L'esponente di Socialismo Duemila dice di «aver apprezzato che Giorgio Napolitano, nel suo intervento al direttivo, abbia condiviso la mia posizione che era stato un errore scrivere il nome del candidato premier sulla scheda e questo errore non va ripetuto nè tantomeno costituzionalizzato».
Salvi ha commentato anche il passaggio della relazione di Fassino sul «cofferatismo
interno». A suo giudizio invece «non c'è nessun cofferatismo interno ma c'è un problema in Italia che si è evidenziato nelle scorse elezioni: c'è una parte dell'Italia di sinistra che allora non si sentiva rappresentata dai partiti della sinistra e che forse ancora non lo è. Si tratta di una realtà che deve invece avere più peso e il problema posto dalla sinistra interna del partito è finalizzato a recuperare consensi».
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