"Io" e corpo, vite parallele ma spezzate

La tecnica è il destino dell'Occidente. Gran parte delle categorie con cui eravamo abituati a pensare il mondo e noi stessi, nell'età della Tecnica, risultano ormai inutilizzabili. Prendiamo, ad esempio, quella di soggetto - nelle sue varianti: individuo, coscienza, identità. Ebbene, dov'è finito quel sistema di valori che, a partire dalla consapevolezza della individualità, ha determinato la nostra storia? Non è forse vero che la nostra identità viene sempre di più percepita come una specie di patchwork? Come una tessitura informe di pezzetti, tutti diversi tra loro? Diceva già Montaigne: "C'è altrettanta differenza tra noi e noi stessi che fra noi e glialtri"". Poi verranno Nietzsche e Freud e ci diranno che il soggetto è un costrutto operativo. Non è un dato originario. L'identità è il risultato di un processo.
Venuta meno la credenza che l'identità personale avesse il suo baricentro nell'anima, non possiamo sottrarci al "pericolo sempre incombente della disgregazione", afferma Remo Bodei nel suo ultimo libro (Destini personali. L'età della colonizzazione delle coscienze, Feltrinelli p. 418, euro 26). Diventa semre più difficile, una volta che abbiamo rinunciato a un saldo appiglio, dare "compattezza, unità e coerenza a un io - scrive Bodei - che sembra dissolversi in un confuso pulviscolo di stati d'animo vorticosamente trascinato dal soffio degli eventi".
Resta solo il corpo a conferire identità a qualcosa che, tuttavia, non è riducibile alla corporeità. (...)

Giuseppe Cantarano (giuseppecantarano@libero.it) sul "Giornale" del 2 gennaio 2003

Noterelle: è il "comunismo mentale" teorizzato da Cacciari e compagni. L'artificio consiste nel constatare un processo degenerativo e nel contempo considerarlo irreversibile, quindi in un certo senso buono, "necessario". La cultura laicista, essendo relativista per natura, non ha alcun antidoto nei confronti di tali processi, deve limitarsi a "governarli" (anche perché ne è essa stessa causa). Ai cattolici spetta invece dire che questo processo è satanico e va combattuto senza quartiere: a partire dalla scuola, dove esso ha proporzioni macroscopiche e si concretizza nella rigorosa messa al bando di qualsiasi discorso "assoluto".