Abusi e prepotenza contro i deboli. Le storie raccontate a la Padania

di Franca Morotti

Migliaia e migliaia di appartamenti che dovrebbero essere pubblici e invece sono - di fatto - proprietà privata di un racket tentacolare, che occupa con una puntualità inquietante le case rimaste vuote anche solo per qualche giorno, che favorisce l’illegalità, che consegna le chiavi a gruppi di extracomunitari - abusivi e senza alcuna voglia di pagare le bollette - rendendo interi palazzi invivibili. Il “caso Milano” s’estende a macchia d’olio. Se nel capoluogo lombardo - secondo dati ufficiosi, sono oltre 3mila le case Aler occupate illegalmente (con 7mila cause pendenti e 17mila cittadini in lista d’attesa), nel resto della Penisola la situazione non è migliore. Lo testimoniano, tra l’altro, le numerose telefonate giunte ieri a la Padania (il numero al quale rivolgersi anche oggi è lo 02 66246327, dalle 14 alle 17), nel corso delle quali siete stati voi lettori a raccontarci alcune incredibili storie di illegalità e ingiustizia. Vittime, molto spesso, i più deboli: donne, anziani, persone invalide. Con loro è facile essere prepotenti, e nessuno li difende.
«QUI L’ILLEGALITA’ ORMAI È LA NORMA»
Ha 70 anni la signora Ida Cengiarotti e non gode neppure di molta salute. Ma è forte, determinata e, soprattutto, ha voglia di giustizia. Da moltissimi anni, da quando si è sposata, vive in una casa popolare in via Solari 40, a Milano. «Un caseggiato molto grande - dice alla cornetta - formato da quindici palazzi. Una volta ci abitavano ottocento inquilini, adesso saranno quasi il doppio. Ed è facile “raddoppiare” visto che anche i monolocali, circa 25 metri quadrati di superficie, sono occupati da tre, quattro persone». Da una decina di anni gli immigrati sono almeno la metà degli inquilini, e moltissimi non si sono mai sognati di pagare l’affitto, né le spese. «Ovviamente io pago da sempre - s’affretta a precisare la signora Ida - Due milioni e mezzo l’anno per tre locali e, a parte, provvedo al riscaldamento che è autonomo. Quello che fa rabbia è che a questi inquilini, morosi da anni, nessuno dice niente. È una vergogna perché questa gente continua ad occupare gratis gli appartamenti togliendoli a chi, invece, pagherebbe e ne avrebbe certamente più bisogno». Pollice verso per il Comune, dunque, che non prende provvedimenti, non chiede quanto gli è dovuto e lascia che le cose proseguano così, nel lassismo generale e a danno dei più bisognosi. Qualche tentativo per “fermare i prepotenti”, per la verità, Palazzo Marino l’ha attuato. Spiega infatti la signora Ida: «Pensando di avere la situazione sotto controllo, di mantenere ordine nei palazzi, il Comune ha pensato tempo fa di assegnare quattro o cinque appartamenti ad altrettanti vigili urbani. Risultato: l’unico “ordine” che è partito da un “ghisa” ha danneggiato me e mio marito, invalido al cento per cento: ci hanno obbligato a spostare la nostra automobile che stava in cortile e non dava fastidio a nessuno». Deformazione professionale, evidentemente. «Si è giustificato - conclude amareggiata la signora Ida - dicendo che “rovinava l’estetica della casa”. Ridicolo, questa è una casa di cent’anni che sta in piedi per miracolo...».
«A NOI LO SFRATTO, INVECE LORO...»
Suona ancora il telefono: anche da Gallarate, in provincia di Varese, si alza una voce di protesta. È quella di Debora Iseppato, 34 anni, invalida al cento per cento, che ha ricevuto lo sfratto. «Assessore e assistente sociale si palleggiano le responsabilità - dice accorata a la Padania - Un alloggio per me non esiste, mentre so di più di una famiglia di marocchini o comunque extracomunitari che occupa tranquillamente le case del Comune di cui io avrei sicuramente più diritto. Sono disperata, sono in cura da psicologi e psichiatri da ormai sette anni, pago 361 euro di affitto per l’appartamento che adesso devo lasciare, e per inabilità totale percepisco soli 750 euro. Per me, che pago le tasse, non ci sono case; per gli immigrati, e per la maggior parte si tratta di inquilini morosi, invece c’è sempre il posto...».