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    Predefinito Tradizionali giochi greci

    GAITANAKI

    Il gioco del Gaitanaki rappresenta l’ultimo residuo di una più vasta liturgia di riti agresti di propiziazione della fecondità. Diffuso soprattutto nell’area del Mediterraneo, prende diversi nomi in base alla zona in cui si sviluppa e viene eseguito in genere in occasione di particolari festività. In Italia un gioco simile era praticato come ballo propiziatorio durante le feste di matrimonio ed era tradizione trarre presagio per il futuro della coppia dalla riuscita dell’intrecciarsi e sciogliersi dei nastri. Nella tradizione greca, è una danza che simboleggia l’arrivo della primavera ed è praticata durante il periodo del carnevale, anche se in alcune zone si celebra nel giorno di “Theophany”, ossia l’Epifania. Per eseguirla sono necessarie tredici persone: una di loro abbraccia un grande palo, in cima al quale sono legati dodici nastri di colori diversi, chiamati “gaitanakia”. I partecipanti danzano attorno al palo reggendo ciascuno un nastro e formando intrecci colorati. Al termine i nastri intrecciati sono lasciati all’ammirazione del pubblico.



    KISPETIA

    La Kispetia o Lotta Unta ha origini millenarie, ma se ne hanno sicure testimonianze solo a partire dall’epoca della Grecia Antica. Questo gioco, molto simile alla Lotta Libera, viene praticato soprattutto nei mesi estivi, seguendo la tradizione delle Olimpiadi che si svolgevano da giugno a settembre. I contendenti, prima di entrare in campo, si spalmano il corpo di olio d’oliva, rendendo così più difficili le prese dell’avversario. Questo gioco è tuttora particolarmente diffuso nei Paesi dell’est del Mediterraneo e nelle zone attorno al mar Caspio e mar Nero.



    PARADOSIACHE' PALE

    Ancor oggi molto popolare nei vari paesi dei Balcani e in Turchia, Paradosiachè Pale è in pratica la Lotta Libera. Veniva praticata nei primi giochi Olimpici, anche se alcuni studiosi sostengono che questo gioco esistesse già presso gli Antichi Egizi e i Babilonesi. Con il tempo questa lotta si è evoluta in due tipi di forme: la lotta greco-romana e ciò che oggi viene chiamato free wrestling. I partecipanti, chiamati ‘behlivanides’ con una parola di origine turca, una volta entrati in campo, cercano di atterrarsi a vicenda. Vince chi riesce a far toccare terra le spalle dell’avversario.


    EPHEDRISMOS

    Gioco molto popolare nella Grecia antica, che consisteva nel colpire con un sasso un oggetto infisso nel terreno. Il vinto doveva poi portare in spalla il vincitore.



    LITHARI

    Lithari discende dall’antico gioco dell’ Ephedrismos, praticato in Grecia e a Roma. Come testimoniato in numerose pitture e sculture, veniva praticato da ragazzi e ragazze. Polluce, erudito del II sec. d. C., spiega che il gioco consisteva nel piantare diritta una pietra e poi da lontano prenderla di mira con una palla o con altre pietre; chi non fosse riuscito ad abbatterla doveva trasportare sulle spalle fino alla pietra il compagno vincente, che con le mani gli copriva gli occhi. L’odierno gioco del Lithari prevede che a sfidarsi siano due squadre (una maschile e una femminile) composte da tre persone. Il campo è un rettangolo al centro del quale vengono posti tre birilli in linea retta. Ogni giocatore ha tre tentativi per abbattere i birilli con una boccia o una pietra tondeggiante. La squadra che non riesce a far cadere i birilli deve prendere sulle spalle gli avversari e trasportarli fino alla linea di lancio.


    TAVLI

    L’attuale gioco del Tavli discende dagli antichi giochi Tabula e della Duodecim Scripta, popolarissimo in Grecia. Si pratica sul tavoliere del Backgammon, ma le regole sono diverse. Lo scopo del gioco è che un giocatore muova tutte le proprie pedine situate nella sua metà di tavola e riesca poi a portarle fuori. A differenza del Backgammon nel Tavli si usa un solo paio di dadi e c’è una modalità di alternarsi al gioco che rende le mosse molto veloci.



    TSILIK TSUMAK

    Tsilik Tsoumak è una variante di uno dei più antichi e diffusi giochi: la Lippa e si svolge sempre all’aperto. I giocatori sono divisi in due squadre, che all’occorrenza possono anche essere composte da una sola persona. Ogni giocatore è munito di un bastone di legno lungo circa un metro chiamato Tsilika. Dopo aver stabilito chi inizia, il giocatore al centro del campo colpisce col suo Tsilika un pezzo di canna dalle estremità appuntite che misura circa 20 cm., detto Tsilikoksilo, posizionato sopra una piccola buca scavata nel terreno. Lo scopo del gioco è allontanare lo Tsilikoksilo il più possibile dalla buca. Se gli avversari non lo prendono al volo, il battitore ha a disposizione altri tre tiri.


    GOUROUNA

    Questo gioco ricorda il golf ed è molto diffuso anche in Croazia con il nome di čula. Il termine Gourouna che in greco moderno significa maiale deriva dall’antica parola γρώνα (grona) che indicava le fosse di fango in cui questo animale usa rotolarsi. Lo strumento di gioco (si utilizzano lattine, palline o sassi) viene chiamato “maiale” in quanto viene fatto rotolare nelle buche sul campo di gioco. I partecipanti, che giocano singolarmente e non a squadre, si sparpagliano all’interno di una grande circonferenza. Ciascuno è munito di un bastone lungo circa un metro e scava una piccola buca di fronte alla propria postazione. Al centro del cerchio sta un giocatore detto “mana”, che scava una buca più grande e ha l’obiettivo di mettere la “gourouna” all’interno di questa buca. Gli altri giocatori cercano di impedirglielo passandosi la lattina con i bastoni. Se nel frattempo il “mana”, riesce ad infilare il suo bastone in una buchetta, il giocatore corrispondente deve scambiare il ruolo con lui. Quando il “mana” riesce a far andare la lattina nella grossa buca centrale, viene riconosciuto come vincitore.


    LAKKUDAKIA

    Questo gioco viene comunemente praticato in zone rurali. Si traccia una riga sul terreno e a tre-cinque metri di distanza ogni giocatore scava una piccola buca a circa 15 cm. dalle altre. Lo scopo dei partecipanti è far rotolare la pallina nella buca di uno degli avversari. Quando ciò accade il proprietario della buchetta deve prendere la pallina e lanciarla cercando di colpire il giocatore che l’ha fatta rotolare nella sua buca; l’avversario ovviamente scappa per evitare di essere colpito. Si può tentare di colpire l’avversario più volte, ma ad ogni sbaglio corrisponde una penalità. Vengono assegnate penalità anche al giocatore che non riesce a far entrare la pallina in nessuna buca, e al giocatore in fuga che viene colpito dalla pallina, oppure bara o contravviene alle regole. Per ogni penalità una piccola pietra chiamata lice viene posta all’interno della buchetta. Chi totalizza cinque lice perde.


    TRIOTA

    Questo gioco era conosciuto da Egizi, Greci, Fenici e Vichinghi. E’ citato nel Libro dei Giochi di Alfonso X il Saggio, nel Talmud e, nel Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare. Sul soffitto del tempio di Kurna, in Egitto, è stato rinvenuta una raffigurazione di gioco scolpita probabilmente dagli operai intorno al 1400 a.C. Nei paesi del Mediterraneo si trovano numerosi schemi di gioco graffiti sui gradini di edifici pubblici, templi, oracoli, basiliche, circhi, stadi, teatri. La Triota (in italiano Tris), viene giocata solitamente da due persone. Prima della partita i giocatori stabiliscono il numero di triota da raggiungere per vincere. Ciascuno, a turno, tenta di porre le pietre in modo tale che l’avversario non possa fare triota (tre pietre in una fila verticale, orizzontale o diagonale).


    TZAMI

    Lo tzami, chiamato anche Gioco della Moschea, o Gioco del Tempio, ricorda il burrascoso passato tra ortodossi e ottomani in territorio greco. Una pila formata da sette piastrelle o pietre lisce rappresenta il minareto o il campanile. Si gioca divisi in due squadre di sei persone. La prima squadra ha sei tentativi per abbattere la pila con la palla, se non ci riesce tocca alla squadra avversaria. Il lanciatore che riesce nell’intento deve ricomporre la pila e proteggerla, mentre l’altra squadra ha a disposizione sei tiri per farla cadere. Se entro i sei tiri la pila non viene abbattuta, il punto va alla squadra del difensore, in caso contrario va all’altra squadra. Vince la squadra che per prima riesce a totalizzare dieci punti.


    DIELKISTINDA

    Il tiro alla fune che ha origini molto antiche si praticava anche durante i sacri giochi di Olimpia. Al tiro alla fune sono legate leggendarie imprese di Ercole e di Alessandro Magno. Per giocare al Dielkystinda è necessaria una corda e un minimo di due giocatori che possano opporsi l’uno all’altro. Ogni giocatore, o squadra, tiene un’estremità della fune (che a volte può avere alcuni nodi per facilitare la presa) e, al via, inizia a tirare. Lo scopo del gioco è trascinare l’avversario o la squadra avversaria dalla propria parte di campo. La versione presentata al festival ha la particolarità di essere eseguita con la corda annodata tenuta da quattro giocatori, disposti a quadrato. Vince il giocatore che riesce a sbilanciare gli altri facendoli uscire dalla porzione di campo assegnata.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 29-09-09 alle 00:48

 

 

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