Il brutto vizio di esaltare autori e libri senza conoscere i primi nè leggere i secondi è sempre stato il maggiore difetto del leghista medio.Può capitare quindi che ci si esalti x della gente che poi risulta nostra nemica.Evidentemente la lezione del blondaro non è bastata
Sul forum dell'altra parte è stato aperto un thread in cui si postano alcuni brani tratti da un libro edito dai tradizionalisti cattolici di Brescia.Peccato che il forumista abbia postato dei pezzi, senza commento critico peraltro, tralasciando però altri pezzi ben + sostanziosi che dimostrano l'antileghismo e l'antipadanismo dell'autore tradizionalista del libro
A questo punto la mia domanda è semplice: ma ci sono o ci fanno?![]()
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A questo punto avrei potuto postare i pezzi "incriminati"(io il libro l'ho letto fino in fondo)ma per evitare di essere additato da paracarth come un massone ebreo
mi sono ricordato che il sempre attento e sveglio Oneto aveva già ottimamente provveduto a demolire il "loro"
idolo già tempo fa.L'articolo di Oneto è del 1999.
p.s.Oneto nell'articolo parla della "signora " Giuli Valli.Anch'io a suo tempo pensavo si trattasse di un'autrice ma poi il forumista Franco Damiani del forum di "Tradizione Cattolica" ha svelato l'arcano dimostrando come Giuli Valli sia in realtà l'anagramma di (Don) Luigi Villa, il sacerdote catto-tradizionalista di Brescia che a suo tempo ebbe modo di avere la ribalta di questo forum(nemmeno redarguito anche dai forumisti + insospettabili) a causa delle sue calunnie nei confronti del papà di Miglio accusato di essere un massone.
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Tratto da "IL VERO VOLTO DELL'IMMIGRAZIONE"
la grande congiura contro l'Europa
di G.Valli
EDITRICE CIVILTA'
e poi seguono alcuni estratti del libro.Ed ecco il pezzo di Oneto.
Tra massoni e Mardani
di Gilberto Oneto
Nelle scorse settimane alcuni lettori del nostro quotidiano hanno citato un libro sull’immigrazione intessendone le lodi. Si tratta di una pubblicazione su cui ci si è già più volte soffermati esprimendo opinioni piuttosto critiche. "Il vero volto dell’immigrazione" di Giuli Valli è un libro documentato e pieno di informazioni ma ha due difetti pericolosi: è pieno di paranoico settarismo ed è inzuppato di brodaglia tricolore.
Leggendolo sembrerebbe che la storia recente del mondo non sia altro che il prodotto di canagliate ordite da ebrei e massoni. Nessuno nega le fin troppo evidenti responsabilità di certi sodalizi ma certe semplificazioni eccessive sono ancora più pericolose delle trame più oscure. Il mondo è assai più complesso di una manichea ripartizione fra buoni (tutti da una parte) e cattivi (tutti dall’altra), in una sorta di colossale Far West dove i cattivi hanno una cicatrice sullo zigomo destro e i buoni suonano l’armonica.
Se così fosse, basterebbe fare il controllo dei prepuzi e la cerca dei grembiulini per risolvere ogni problema. Il mondo è invece pieno di cattivi che si pentono, di buoni che credono di fare del bene e combinano pasticci, di diavolacci dal cuore tenero e di criminali elevati alla gloria degli Altari. Invece l’autrice del libro sembra non avere dubbi, proprio come il personaggio di quella barzelletta che accusava gli ebrei di essere la causa di ogni male e di ogni sciagura. E che, alla provocatoria domanda: "Anche dell’affondamento del Titanic?", rispondeva sicuro: "Iceberg sarà mica un cognome ariano!".
L’invasione extracomunitaria, e in particolare islamica, dell’Europa è un affare maledettamente serio e pericoloso, ed è sicuramente il frutto di una criminale pianificazione che chiama in causa molteplici e disparate complicità.
Queste vanno ricercate nei palazzi della grande finanza apolide e nelle filiazioni postmoderne delle vecchie logge, ma anche in certe ideologie da esse partorite o nate per combatterle, in complicità diffuse, in meschine ottusità patriottiche e - addirittura - fra le gerarchie di strutture ecclesiastiche che dovrebbero avere posizioni molto diverse. Il fenomeno richiede analisi più sofisticate e meno faziose: in attesa che venga tradotto il fondamentale lavoro di Alexandre Del Valle "Islamisme et États-Unis, une alliance contre l’Europe", rimandiamo i nostri lettori al numero speciale dei Quaderni Padani sul rapporto Padania-Islam e all’equilibrato "Islam" di Stefano Nitoglia, delle edizioni Effedieffe.
Il secondo punto di grande debolezza e faziosità del libro della signora Valli riguarda il patriottismo tricolore che straripa da ogni riga fra confusioni e contraddizioni. L’autrice si dimentica troppo facilmente che l’unità italiana è stata il frutto di una grande cospirazione massonica e non si capisce come - seguendo il suo ragionamento - questa non debba essere una speciale e coerente tappa nel processo di mondializzazione. Non può non venirci poi in mente l’immagine di un Mussolini (che pure si diceva mortale nemico della Massoneria) baldanzosamente issato a cavallo a brandire la spada dell’Islam: ci è sfuggito un passaggio?
Più ancora che con i nuovi saraceni e con i massoni l’autrice sembra infatti scagliarsi con passione contro i nemici dell’italianità. Vale la pena a questo proposito di riportare integralmente un paio di brani significativi. A pagina 24, parlando di minoranze, si avventura in una serie di affermazioni: "(...) pare incredibile che tanti italiani si sentano superiori a questi problemi quando un’esigua minoranza di meno di 300.000 subtirolesi ha creato e crea da decenni al Paese gravi difficoltà interne e internazionali con uno stillicidio di attentati non di rado sanguinosi, mentre in tutto il territorio altoadesino la vita si svolge in un clima di tensione e di reciproche rivendicazioni.Ciò, si badi bene, tra genti della stessa razza, della stessa religione (...)".
Che cristiana eleganza in quel "subtirolesi"...A pagina 169 gli svolazzi si fanno lirici: "Ma la nostra diagnosi comporta anche il ripudio della equivoca formula delle "leghe" che, sotto l’apparenza della novità del nome, sono in realtà veri e propri partiti politici che si collocano perfettamente nel contesto politico "democratico" accettandone, senza neppur porsi il problema della loro giustezza, le regole e l’impostazione filosofica, e in particolare la fondamentale premessa rivoluzionaria della origine umana del diritto.Malgrado il loro richiamo a un medioevo di cartapesta, da scuola elementare di Stato, esse non offrono ai loro seguaci, che restano, pertanto, a baloccarsi con questioni marginali, neppure la più remota prospettiva dell’essenza teologica del problema e del significato del terribile momento che stiamo vivendo, caratterizzato - lo si ripete ancora una volta - dalle manovre conclusive in vista della costituzione di un Governo Mondiale ebraico-massonico, fondato sul sincretismo magico e panteistico della religione del New Age".
Si è sempre detto che l’invasione extracomunitaria (e islamica in particolare) è vista con favore sia dalla sinistra e dalla destra: la prima per ovvi motivi e la seconda perché dal confronto con "più diversi" spera di compattare una comunità inventata o di mettere insieme una unità nazionale che non è mai esistita e che nel passato si è tentato di affermare con violenze, inganni e terrificanti massacri. Un libro come questo è l’ennesimo trucco italopatriottardo. Per combattere il Governo Mondiale, ci viene detto, bisogna "unirci a coorte" come invita un insulso ritornello mameliano (a proposito di massoni...).
Noi siamo assolutamente certi di non volere un ordine mondialista e lo abbiamo dimostrato in mille occasioni, ma siamo altrettanto certi che dobbiamo combattere con identico vigore lo Stato che è la succursale locale di quella porcheria, in nome della formazione delle comunità organiche vere e legate al territorio, che sono il vero antidoto allo spaesamento mondialista. Non vogliamo continuare a essere schiavi degli Italiani in nome della lotta all’invasione o al mondialismo. Così rischiamo di finire sottomessi agli Italiani, ai musulmani (non c’è poi grande differenza) e al peggior mondialismo, tutti assieme come hanno dimostrato nella recente guerra balcanica.Invece il libro si chiude con questa sentenza:"Non è, dunque, un caso che le "leghe" siano comparse sulla scena politica proprio quando apparivano utili al gran piano mondialista!"
Capito: i mondialisti siamo noi, siamo noi che spargiamo supermercati, marocchini e proiettili all’uranio impoverito. Forse - come ci dice la Valli - non abbiamo le idee troppo chiare circa "l’origine umana nel diritto" ma siamo ben certi che vogliamo libertà, autonomia, e controllo della nostra terra. E che non vogliamo Governi Mondiali e saraceni, ma neanche parassiti, italioni e mardani. Non vogliamo morire globalizzati ma neanche italiani. O subitaliani.





