dal quotidiano liberaldemocratico "Il Giornale"
" il Giornale del 13/01/2003
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"La democrazia non e' a rischio con la separazione delle carriere"
Un anno fa il "resistere, resistere, resistere" di Borrelli. "Sono solo un giurista, non faro' riferimenti"
Gianluigi Nuzzi
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I magistrati porteranno la Costituzione nell'Aula magna del Tribunale, in segno di civile protesta. L'inaugurazione dell'anno giudiziario, fissata a Milano per sabato, porterà ancora critiche e scontri, ma la polemica rovente pare essersi sopita. Quel borrelliano "resistere, resistere, resistere", le barricate ideologiche, le battute al vetriolo oggi sembrano rappresentare un'epoca distante anni luce.
Chiusa l'era di Borrelli. È questo almeno il chiaro obiettivo del successore di Borrelli, il nuovo procuratore generale di Milano, Mario Blandini. Si volta pagina. Alla Reuters annuncia che la sua relazione non sarà politica ma da giurista. E non commenterà le leggi del governo, oltre a rompere un tabù tra le toghe, l'accettazione della separazione delle carriere. "Il mio intervento non sarà politico - annuncia - non farà riferimento all'inaugurazione dello scorso anno. Le mie opinioni saranno quelle di un giurista, non quelle di un politico. Nel mio discorso non ci sarà alcun riferimento a quanto. accaduto l'anno scorso perché non rientra nello scopo della mia relazione. Ai problemi della giustizia farò cenno ma in modo molto generico, astratto, anche perché altrimenti farei un discorso corporativo". Insomma, un'altra aria. Basta rileggere certe dichiarazioni degli ex del Pool per capire la distanza tra le impostazioni. Ad aprile, Borrelli appena andato in pensione lanciò strali pesantissimi dal palco di un convegno a Monteviglio, nel Modenese: le leggi del governo Berlusconi? "Iniziative una più sconcertante dell'altra che gridano vendetta di fronte al mondo e a Dio". Rincarò Piercamillo Davigo: "Non ci può essere chiesto di abbassare i toni: su certi temi non possiamo tacere per dovere morale". E Blandini su Tangentopoli non fa bilanci: "Non saprei dare una definizione di quel periodo, perché l'ho vissuto giorno per giorno. Da capo dei gip a Milano cercavo di attenuare la pressione che - la Procura poteva esercitare su un ufficio fino ad allora senza un capo. Non dimentichiamo comunque che inizialmente Berlusconi e Fini plaudivano a queste azioni". E sulla separazione delle carriere tra Pm e giudici non si mostra contrario: "Non mette a rischio la democrazia".
Borrelli come Bartali. Il neoprocuratore generale ritiene un po' forzata la contrapposizione che viene fatta tra lui e il suo predecessore: "Non mi fa piacere - sottolinea - che mi si voglia per forza contrapporre a Borrelli. È un vizio italiano, tipo Bartali e Coppi, Mazzola e Rivera é i campioni di calcio, così oggi Borrelli e Blandini". Eppure ci sono delle differenze sostanziali tra le posizioni, "Potrò soltanto portare me stesso - risponde -, se risulterò diverso da Borrelli non sarà frutto di una intenzione premeditata". Le leggi non si commentano. Blandini segna una svolta: il giudice torna a fare il magistrato e applica le leggi che vengono promulgate senza interferire con il potere politico. Così, ad esempio sulla legge Cirami che reintroduce legittimo sospetto: "Non entrerò nel merito della legge Cirami - spiega -, o di altre leggi varate dal Parlamento. Credo nella sovranità del Parlamento e noi giudici siamo soggetti alla legge". E così cita volutamente la seconda parte dell'articolo della Costituzione che il Guardasigilli vuole scolpito in tutte le aule di giustizia con l'ormai celebre frase "La giustizia è amministrata in nome del popolo". La legge Cirami potrebbe comunque far trasferire da Milano i processi che coinvolgono Cesare Previti e Silvio Berlusconi, visto che a fine mese la Cassazione dovrà dire se esiste o no il sospetto che i giudici milanesi non siano o non appaiano sereni: "Sulla decisione della Suprema Corte - anticipa - non parlerò nella relazione sia perché estraneo allo scopo del mio intervento sia perché ritengo,che in questa occasione, come in ogni altra, i giudici debbano decidere serenamente e autonomamente". I mali della giustizia. Blandini non è nemmeno contrario alla separazione delle carriere tra giudici e Pm: "Sono convinto - prosegue - che non si possa parlare di democraticità di uno Stato a seconda se il Pm sia un magistrato o no, altrimenti dovremmo arrivare alla conclusione che negli - Usa e in Gran Bretagna non c'è democrazia". "Il vero problema è che in Italia abbiamo avuto la pretesa di fare un codice di tipo accusatorio, ma all'italiana e non ci siamo resi conto che la famosa scommessa su cui poggiavano le fortune del sistema accusatorio l'abbiamo clamorosamente persa". E quindi che cosa si potrebbe fare? "La mia personale opinione è che o si vari un codice accusatorio puro, o si torni a un codice inquisitorio garantito". "
Saluti liberali




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