…meschini gladiatori nel circo dell’audience.

Prima premessa indispensabile: non si picchia nessuno a causa delle sue idee, per quanto cretine e odiose che siano. Seconda premessa: con questo non voglio affatto criticare Carlo Pelanda – anzi gli rinnovo anche pubblicamente la mia solidarietà, stima e simpatia – per aver alzato una mano su Adel Smith. (Oltre tutto l’ha fatto con un buffetto, più che altro con uno schiaffo, quando Smith ha espresso dopo le idee un insulto personale inaccettabile, “stupido”: mentre è evidente che una eventuale gara di stupidità Smith-Pelanda finirebbe più o meno 7 a 0).

E’ inutile ricordare a Smith la democrazia e la civiltà con le quali viene trattato dall’Italia e dagli italiani. E’ inutile anche ricordargli che circa quindici anni fa Salman Rushdie scrisse a proposito del Corano assai meno di quanto Smith dica sul crocefisso, ma le autorità religiose-politiche dell’Iran stabilirono essere dovere di ogni buon musulmano uccidere lo scrittore, che infatti deve ancora vivere nascosto e protetto. ( Vorrei chiedere a Smith e al suo ineffabile accompagnatore Massimo Zucchi, con cortese preghiera di rispondermi, cosa farebbero se si trovassero chiusi in una stanza con Rushdie). E’ anche superfluo ricordare che pochissimi giorni fa gli islamici della Nigeria uccisero 250 cristiani loro concittadini, e devastarono le chiese, perché una giornalista si è permessa addirittura di scrivere che Maometto sarebbe stato felice di scegliere una moglie fra le bellezze di miss Mondo: lo dico anch’io, sig. Smith, essendo per di più noto anche ai sassi del deserto che a Maometto non dispiaceva scegliere qualche moglie fra ragazze belle e ultragiovani.
Di nuovo, Smith, mi dica: sono blasfemo e irrispettoso? Quanto lo è lei ogni volta che parla del “cadaverino” inchiodato alla croce?

Trovo anch’io disdicevole che il cristianesimo abbia scelto come proprio simbolo uno strumento di morte e di tortura: più o meno come se una nuova religione decidesse di rappresentarsi con una forca. La croce è infinitamente nobilitata e giustificata proprio dal “cadaverino” che vi è inchiodato.
Non sono credente di nessuna religione, Smith, ma quel “cadaverino”, che lo stesso Maometto definisce grande profeta (il simbolo del quale è ‘dipinto’ accanto a quello di Maometto vicino al segno di Allah, nella navata centrale della Moschea Blu di Istambul, ndr), è il più straordinario individuo mai apparso sulla terra, il cui pensiero è alla base dello sviluppo dell’uomo moderno.
La grandezza di Cristo, al quale mi inchino, è di aver preso un testo come l’Antico Testamento – arcaico già 2000 anni fa, in cui il sacro prevale sull’uomo – e di averlo ribaltato. Basta citare solo una frase: non l’uomo è fatto per il sabato ma il sabato è fatto per l’uomo. Non basta? Cristo dà dignità alla donna, che l’Antico Testamento considera un essere inferiore, e proibisce che Maddalena venga lapidata, come invece suggeriscono Corano e Antico Testamento.
Il quale è un testo che il cristianesimo ha in parte inglobato e in gran parte superato. Il Corano invece è rimasto fermo all’Antico Testamento, del quale è, se possibile, ancora più arcaico perché scritto per un popolo belluino e allora semi-isolato dal mondo. Non voglio offendere nessuno, ma questo penso e anche io ho il diritto di esprimere le mie idee.

( Sono idee, peraltro, nate e sviluppate conversando e apprendendo da Ida Magli, una donna che vale otto uomini e con un cervello tale da chiedersi come faccia a stare tutto in quella testolina. La prego, professoressa Magli, ti prego, Ida, credo anche a nome del direttore e dei lettori: scrivi più spesso, sugli argomenti più audaci e scomodi, sul ‘Giornale’).
Magli sostiene che tutto ciò, però, non si può dire in quanto oltre agli islamici (che comunque si offendono di tutto) irrita anche gli ebrei, lobby potente. Non lo credo: gli ebrei, a parte pochissimi integralisti, quelli coi riccioli sulle tempie e miti, sanno bene che l’Antico Testamento va interpretato e, pur non accettando il Vangelo, da molti secoli non lapidano più nessuno ecc.
Non è così per i moltissimi integralisti musulmani ma Smith, se discutessi di tutto ciò con lui in televisione, mi darebbe almeno del cretino. Quanto meno mi accuserebbe di istigare all’odio religioso, proprio lui. Smith lo fa nel modo più brutale e lucido. Non lo potrebbe fare, per esempio, in Turchia, Stato laico – almeno finora – ma a maggioranza musulmana, dove esiste un’ottima legge che impedisce al leader vincente le elezioni di guidare il Paese perché condannato in precedenza per istigazione all’odio religioso.

Come si vede non ho problemi a riconoscere i meriti di un Paese musulmano, quando è il caso. Non devo averli neanche se voglio esprimere un concetto come il seguente, frutto di pensiero e di logica, non di fede: è vero che ai musulmani venuti in Italia il crocefisso nelle scuole dà tanto fastidio da temere per lo sviluppo psichico dei loro bambini? Se il problema è così grave, non vengano in Italia e nei paesi cristiani, che non sono detti “cristiani” a caso: quel cadaverino è uno dei simboli e dei massimi valori della nostra civiltà, anche se in suo nome si sono fatte, e a volte si fanno ancora, cose che quello sulla croce lo farebbero torcere di altro dolore. Se invece sono musulmani italiani rispettino i diritti delle maggioranze. Quelli delle minoranze devono essere difesi – sì- ma anche regolati in rapporto a quanto offendono le maggioranze, tanto più se sono maggioranze di mille a uno.

Accennavo prima, solo per paradosso, alla possibilità di un dibattito televisivo fra me e Smith. Ebbene, non accetterei mai un invito del genere: è evidente che le televisioni lo invitano non perché interessate alle sue poche, modeste e indifendibili idee, bensì perché garantisce la rissa e fa salire l’audience. Ma soprattutto non accetterei perché Smith non va in Tv a discutere di religione e di convivenza civile ma a fare propaganda – politica più che religiosa- di odio.
Mi risponda per scritto, se vuole. Un pubblico di lettori è molto meno seducibile di un pubblico televisivo, e le fesserie stampate risaltano subito per quel che sono.

Giordano Bruno Guerri

su il Giornale di Domenica 12 gennaio 2003

saluti