Vita, veleni e libertà

Così i farmacisti rivendicano l’obiezione di coscienza

Dopo il richiamo del ministro di B-XVI, le opinioni dei cattolici

Così i farmacisti rivendicano l’obiezione di coscienza - [ Il Foglio.it › La giornata ]

Mentre in Spagna il ministro della Salute, Trinidad Jimenez, annuncia che la pillola del giorno dopo sarà disponibile nelle farmacie senza ricetta per tutte le donne senza limiti di età entro la fine del mese, e in attesa che il 24 settembre l’Agenzia europea del farmaco si pronunci sull’autorizzazione definitiva (e che già appare scontata) a ElleOne, la super-pillola “dei cinque giorni dopo” – per ora destinata al mercato francese – dal Congresso mondiale della Federazione internazionale dei farmacisti cattolici, tuttora in corso a Poznan, in Polonia, arriva un forte richiamo che afferma il diritto all’obiezione di coscienza anche per quella categoria professionale e anche per quanto riguarda la pillola del giorno dopo.

Arriva attraverso le parole di Giovanni Paolo II ricordate dall’arcivescovo Zygmunt Zimowski, presidente del Pontificio consiglio per la Pastorale della salute: “Per il farmacista cattolico – diceva Papa Wojtyla – l’insegnamento della chiesa sul rispetto della vita e della dignità della persona umana sin dal suo concepimento e fino ai suoi ultimi momenti, è di natura etica e morale”. Di conseguenza, aveva a sua volta affermato Benedetto XVI nell’ottobre del 2007, rivolgendosi in udienza ai farmacisti cattolici, “non è possibile anestetizzare le coscienze, ad esempio sugli effetti di molecole che hanno come fine quello di evitare l’annidamento di un embrione o di abbreviare la vita di una persona. Il farmacista deve invitare ciascuno a un sussulto di umanità, affinché ogni essere sia tutelato dal suo concepimento fino alla sua morte naturale e i farmaci svolgano veramente il ruolo terapeutico”. La possibilità, per i farmacisti, di obiettare alla vendita della pillola del giorno dopo è oggetto di una vecchia e spinosissima contesa. Basata, per chi nega quel diritto, anche sul fatto che quel preparato non sarebbe un abortivo ma semplicemente un inibitore dell’ovulazione (una sorta di contraccettivo molto potenziato, da usare in condizioni d’emergenza, appunto).

Ma non è così, ribattono i farmacisti obiettori, tant’è che, a seguito di una sentenza del Tar del Lazio, nel 2001, la ditta produttrice del Norlevo, uno dei nomi commerciali della pillola, è stata costretta a scrivere sul foglietto illustrativo che quel cosiddetto farmaco può impedire l’impianto dell’ovulo fecondato. In questo modo, la stessa scheda tecnica del principio attivo, il levonorgestrel, ammette la possibile azione abortiva, perché l’espressione “ovulo fecondato” è un semplice sinonimo di embrione. L’ultimo atto della guerra in corso c’è stato a luglio, con una denuncia ai carabinieri a carico del dottor Piero Uroda, presidente dell’Unione cattolica farmacisti italiani e titolare di una farmacia a Fiumicino, che ha scelto di non ordinare e quindi di non vendere la pillola del giorno dopo. Il presidente della Federazione nazionale dei farmacisti, Andrea Mandelli, in quella circostanza ha ricordato che l’obiezione di coscienza per la vendita dei farmaci non è prevista dalla legge e nemmeno dal codice etico dei farmacisti, ma ha pure ammesso che un problema sull’azione di “quel” farmaco in effetti esiste.

Bisogna ricordare che per i medici obiettori che si rifiutano di prescrivere la pillola del giorno dopo, esistono richiami precisi alla possibilità di obiezione, in particolare nella legge 194 sull’aborto. Anche per questo motivo, i molti casi di denuncia dei medici che si sono rifiutati di prescriverla sono finiti nel nulla. A essere particolarmente esposta, in questa vicenda, è invece la categoria dei farmacisti. “Ma al di là delle leggi vigenti, noi formuliamo questa domanda: come tutelare la libertà di Uroda e di tutti i farmacisti credenti e non credenti che non vogliono cooperare a un atto abortivo? Perché discutere di obiezione di coscienza e non di libertà? Che razza di democrazia è quella in cui un cittadino è costretto a collaborare ad un atto che ripugna alla sua coscienza?”: lo ha scritto Mimmo Delle Foglie in un editoriale su piuvoce.net, nel quale chiede, “se serve, un intervento, e che Parlamento e governo si mettano subito al lavoro, in nome della libertà di tutti”. Mentre a giudizio di Francesco D’Agostino, presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica, “nel caso della pillola del giorno dopo i farmacisti che non vogliono venderla possono già fare appello alla loro deontologia di professionisti e scienziati – perché lo sono – che vendono farmaci, non preparati la cui finalità non è la terapia di una malattia”. E’ l’indicazione di Benedetto XVI sui farmaci che “svolgano veramente il ruolo terapeutico”.

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15 settembre 2009