Intervista a Cesare Salvi, esponente di "Socialismo 2000":
«Una battaglia di civiltà»
«Nessuna legge eviterà il referendum.
«Le leggi non si fanno per evitare i referendum. Ciò detto sono favorevole a una via legislativa che rispetti lo spirito informatore del quesito». E' questa la risposta di Cesare Salvi, tra i promotori del quesito referendario, all'annuncio fatto da Fassino di una proposta di legge "ad hoc" dell'Ulivo per evitare gli effetti del referendum sull'articolo 18. «Spero davvero - auspica l'esponente di "Socialismo 2000" - che il centrosinistra sappia cogliere la straordinaria occasione che questa battaglia offre per battere Berlusconi. Il lavoro non è una merce qualunque e la nostra - conclude - deve essere una battaglia di civiltà».
Castalda Musacchio
La Corte Costituzionale ha dato il via libera al quesito referendario sull'articolo 18. Lei, come del resto il nostro segretario, la considera una «battaglia di civiltà». Vuole spiegare la sua posizione?
La battaglia sull'articolo 18 ha fatto emergere finalmente un grande tema che è quello della difesa dei diritti del lavoratore. Il lavoro non è una merce qualunque. La risposta della Corte ha dettato una straordinaria controtendenza rispetto al neo liberismo dell'ultimo decennio. Ma non è certo una battaglia che si vince stando sulla difensiva. Questo referendum vale per tutti i cittadini non solo per alcuni. La parola d'ordine è la lotta contro il precariato. Mi auguro che tutte le opposizioni, in particolare il centrosinistra, sappiano cogliere la straordinaria occasione che questo referendum offre per battere Berlusconi. Oltretutto è un tema sul quale tutti i sondaggi indicano che c'è una larga maggioranza di italiani favorevole a questa norma, persino tra gli elettori del centrodestra. Dobbiamo naturalmente evitare una politicizzazione eccessiva di questa battaglia, come se fosse solo una lotta intestina di partiti e correnti. Richiamiamo, invece, il merito della questione. Spero che, almeno su questo, vi sia una convergenza d'opinioni.
Eppure Fassino oggi rilancia una tesi opposta. L'Ulivo presenterà una proposta di legge "ad hoc" per evitare gli effetti del referendum sull'art. 18 e Cofferati tace. Crede davvero, dati questi presupposti, che ci sia ancora spazio per un dialogo nel centrosinistra?
Il fatto che si parli di proposte legislative sul tema dell'estensione dell'art.18 nel centrosinistra è positivo, perché questo tema non era stato finora affatto assunto in quanto tale dall'Ulivo. Bisogna, però, per evitare ogni equivoco, chiarire due punti essenziali, che valgono per tutti i referendum, qualunque ne sia l'oggetto: il primo è che le leggi non si fanno per evitare i referendum, perché ciò esprimerebbe la volontà delle forze politiche di espropriare i cittadini di un proprio diritto. Il secondo è che anche giuridicamente nessuna legge potrebbe evitare il referendum, se non venisse incontro allo spirito informatore del quesito, come da tempo chiarito dalla Corte Costituzionale. Ciò detto, sono favorevole ad una via legislativa che, appunto, presenti le caratteristiche ora ricordate, tanto che da tempo ho presentato un disegno di legge, primo firmatario il senatore Di Siena, che va in questa direzione. Del resto, noi stessi promotori del referendum siamo consapevoli che, per la sua natura, il quesito referendario è imperfetto, ad esempio non è applicabile ai lavoratori precari. Naturalmente occorre essere consapevoli anche del fatto che, con questa maggioranza, sarà molto difficile che sia approvata una legge con queste caratteristiche e che, pertanto, qualora non accadesse ciò, al referendum ciascuno dovrà decidere se è giusto o no il merito del quesito, al di là delle tardive dietrologie sulle intenzioni politiche o sui vantaggi di Tizio o di Caio: se è giusto o no, cioè che il principio di civiltà espresso dall'art.18 debba valere per tutti i lavoratori che si trovano nelle stesse condizioni oggettive, a prescindere dal numero dei loro colleghi.
Cosa ne pensa di ciò che hanno scritto alcuni quotidiani, secondo i quali questi referendum finiranno solo per dividere il centrosinistra? In un articolo su "Repubblica" si parla addirittura di una «bomba Bertinotti» e di «cannibalismo masochistico dell'opposizione, mai sazio...»
Ovviamente sono in totale disaccordo su quanto scritto. Mi sembrano posizioni che calano un po' dalle nuvole. Che ci sarebbe stato il referendum si sapeva, e si sa, da un anno a questo parte. Non è una novità. Spero che tutta la sinistra assuma una posizione unitaria su questo punto. Del resto c'è una larga parte dell'opinione pubblica antiberlusconiana, moderata, che vorrebbe veder vincere la sinistra ma non quella che rappresenta, in realtà, solo una continuità politica al governo Berlusconi.
A questo proposito, ritiene sia possibile realizzare quella convergenza a sinistra delle forze che si riconoscono sulla condivisione di alcuni temi? In parole povere, crede possa nascere davvero la "terza sinistra"?
E' indubbio che sia in corso una ristrutturazione della sinistra italiana e questa, a mio avviso, deve avere un esito sostanzialmente unitario. Questo non vuole dire l'annullamento delle differenze ma un reciproco rispetto e riconoscimento. Secondo me la sinistra è una sola e, dentro questa, esiste una pluralità di posizioni. Una parte dell'attuale Ulivo non si può certamente definire di sinistra. L'Italia ha bisogno di una vera opposizione alle politiche neo liberiste che aggrediscono diritti e tutele. Quando sarà il momento di una nuova sfida, certamente non si potrà concretizzare nella formula espressa nel '96, ma si dovrà definirne una nuova, dentro la quale la sinistra deve avere la possibilità di una sua effettiva autonomia, che possa poi trovare le necessarie alleanze con le forze di centro. Non so come questo si potrà concretizzare. Lo valuteremo al momento della sfida.
Liberazione 17 gennaio 2003
http://www.liberazione.it


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