Risultati da 1 a 2 di 2
  1. #1
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Salvi - Sabattini - Nessuna legge eviterà il referendum

    Intervista a Cesare Salvi, esponente di "Socialismo 2000":
    «Una battaglia di civiltà»
    «Nessuna legge eviterà il referendum.

    «Le leggi non si fanno per evitare i referendum. Ciò detto sono favorevole a una via legislativa che rispetti lo spirito informatore del quesito». E' questa la risposta di Cesare Salvi, tra i promotori del quesito referendario, all'annuncio fatto da Fassino di una proposta di legge "ad hoc" dell'Ulivo per evitare gli effetti del referendum sull'articolo 18. «Spero davvero - auspica l'esponente di "Socialismo 2000" - che il centrosinistra sappia cogliere la straordinaria occasione che questa battaglia offre per battere Berlusconi. Il lavoro non è una merce qualunque e la nostra - conclude - deve essere una battaglia di civiltà».

    Castalda Musacchio

    La Corte Costituzionale ha dato il via libera al quesito referendario sull'articolo 18. Lei, come del resto il nostro segretario, la considera una «battaglia di civiltà». Vuole spiegare la sua posizione?
    La battaglia sull'articolo 18 ha fatto emergere finalmente un grande tema che è quello della difesa dei diritti del lavoratore. Il lavoro non è una merce qualunque. La risposta della Corte ha dettato una straordinaria controtendenza rispetto al neo liberismo dell'ultimo decennio. Ma non è certo una battaglia che si vince stando sulla difensiva. Questo referendum vale per tutti i cittadini non solo per alcuni. La parola d'ordine è la lotta contro il precariato. Mi auguro che tutte le opposizioni, in particolare il centrosinistra, sappiano cogliere la straordinaria occasione che questo referendum offre per battere Berlusconi. Oltretutto è un tema sul quale tutti i sondaggi indicano che c'è una larga maggioranza di italiani favorevole a questa norma, persino tra gli elettori del centrodestra. Dobbiamo naturalmente evitare una politicizzazione eccessiva di questa battaglia, come se fosse solo una lotta intestina di partiti e correnti. Richiamiamo, invece, il merito della questione. Spero che, almeno su questo, vi sia una convergenza d'opinioni.

    Eppure Fassino oggi rilancia una tesi opposta. L'Ulivo presenterà una proposta di legge "ad hoc" per evitare gli effetti del referendum sull'art. 18 e Cofferati tace. Crede davvero, dati questi presupposti, che ci sia ancora spazio per un dialogo nel centrosinistra?
    Il fatto che si parli di proposte legislative sul tema dell'estensione dell'art.18 nel centrosinistra è positivo, perché questo tema non era stato finora affatto assunto in quanto tale dall'Ulivo. Bisogna, però, per evitare ogni equivoco, chiarire due punti essenziali, che valgono per tutti i referendum, qualunque ne sia l'oggetto: il primo è che le leggi non si fanno per evitare i referendum, perché ciò esprimerebbe la volontà delle forze politiche di espropriare i cittadini di un proprio diritto. Il secondo è che anche giuridicamente nessuna legge potrebbe evitare il referendum, se non venisse incontro allo spirito informatore del quesito, come da tempo chiarito dalla Corte Costituzionale. Ciò detto, sono favorevole ad una via legislativa che, appunto, presenti le caratteristiche ora ricordate, tanto che da tempo ho presentato un disegno di legge, primo firmatario il senatore Di Siena, che va in questa direzione. Del resto, noi stessi promotori del referendum siamo consapevoli che, per la sua natura, il quesito referendario è imperfetto, ad esempio non è applicabile ai lavoratori precari. Naturalmente occorre essere consapevoli anche del fatto che, con questa maggioranza, sarà molto difficile che sia approvata una legge con queste caratteristiche e che, pertanto, qualora non accadesse ciò, al referendum ciascuno dovrà decidere se è giusto o no il merito del quesito, al di là delle tardive dietrologie sulle intenzioni politiche o sui vantaggi di Tizio o di Caio: se è giusto o no, cioè che il principio di civiltà espresso dall'art.18 debba valere per tutti i lavoratori che si trovano nelle stesse condizioni oggettive, a prescindere dal numero dei loro colleghi.

    Cosa ne pensa di ciò che hanno scritto alcuni quotidiani, secondo i quali questi referendum finiranno solo per dividere il centrosinistra? In un articolo su "Repubblica" si parla addirittura di una «bomba Bertinotti» e di «cannibalismo masochistico dell'opposizione, mai sazio...»
    Ovviamente sono in totale disaccordo su quanto scritto. Mi sembrano posizioni che calano un po' dalle nuvole. Che ci sarebbe stato il referendum si sapeva, e si sa, da un anno a questo parte. Non è una novità. Spero che tutta la sinistra assuma una posizione unitaria su questo punto. Del resto c'è una larga parte dell'opinione pubblica antiberlusconiana, moderata, che vorrebbe veder vincere la sinistra ma non quella che rappresenta, in realtà, solo una continuità politica al governo Berlusconi.

    A questo proposito, ritiene sia possibile realizzare quella convergenza a sinistra delle forze che si riconoscono sulla condivisione di alcuni temi? In parole povere, crede possa nascere davvero la "terza sinistra"?
    E' indubbio che sia in corso una ristrutturazione della sinistra italiana e questa, a mio avviso, deve avere un esito sostanzialmente unitario. Questo non vuole dire l'annullamento delle differenze ma un reciproco rispetto e riconoscimento. Secondo me la sinistra è una sola e, dentro questa, esiste una pluralità di posizioni. Una parte dell'attuale Ulivo non si può certamente definire di sinistra. L'Italia ha bisogno di una vera opposizione alle politiche neo liberiste che aggrediscono diritti e tutele. Quando sarà il momento di una nuova sfida, certamente non si potrà concretizzare nella formula espressa nel '96, ma si dovrà definirne una nuova, dentro la quale la sinistra deve avere la possibilità di una sua effettiva autonomia, che possa poi trovare le necessarie alleanze con le forze di centro. Non so come questo si potrà concretizzare. Lo valuteremo al momento della sfida.

    Liberazione 17 gennaio 2003

    http://www.liberazione.it

  2. #2
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito

    Intervista al segretario della Fiom Sicilia
    Sabattini: «La Cgil si schieri per il sì»
    «Il diritto al reintegro è di tutti i lavoratori e non si garantisce con una legge che abbassa la soglia da 15 dipendenti a 5 o 7. La Cgil assuma perciò una posizione chiara a favore del sì al referendum». Claudio Sabattini, segretario della Fiom della Sicilia e ex leader di metalmeccanici della Cgil, critica la posizione ambigua assunta dal segretario generale Guglielmo Epifani sul referendum che estende a tutti l'articolo 18, lanciando un segnale in vista del dibattito che si svilupperà dentro il maggiore sindacato italiano.

    Roberto Farneti

    Silvio Berlusconi non ha dubbi: per lui, il referendum parte già sconfitto.
    Quelle che dice Berlusconi sono tutte sciocchezze, che si basano su un criterio sostanziale: i diritti devono essere differenziati. Il fatto che a un lavoratore gli cambi un diritto fondamentale se sta in una impresa sopra o sotto i 15 dipendenti è una cosa che non mi pare possa avere alcuna giustificazione.

    Anche una parte dell'Ulivo, però, sostiene che è assurdo imporre per legge il diritto al reintegro in imprese a carattere familiare. Come replichi a questa obiezione?
    Posso solo rispondere che, quando uno può licenziare quando vuole, non ci può essere nessuna forma né democratica né contrattuale in quella impresa.

    L'Ulivo dice: sull'art.18 avevamo vinto e adesso torna tutto in discussione. Il sottosegretario Sacconi ha però precisato che il Patto per l'Italia va avanti...
    Non credo ci sia alcuna retromarcia in atto da parte del governo. La questione fondamentale è che l'art. 18 è un principio che regge molti altri diritti, compreso il diritto di sciopero. Non è un caso che nelle imprese al di sotto dei 15 dipendenti non esistano non solo il diritto al reintegro ma diritti sindacali fondamentali. E quando non può esistere il sindacato in una piccola impresa, il problema inevitabilmente tende ad allargarsi ad altre situazioni.

    Gli artigiani già strillano: così, avvertono, si diminuisce la competitività delle imprese
    Quando non ci sono diritti, a partire dall'articolo 18, non c'è dubbio che gli industriali, piccoli o grandi che siano, pensano che in questo modo si aumenta la competitività. Perché così possono fare quello che vogliono. In realtà questa linea va verso la liquidazione del sindacato, come agente contrattuale prima di tutto e come rappresentante degli interessi dei lavoratori.

    Sul referendum, la Cgil non ha ancora una posizione ufficiale. Nel frattempo, Epifani ripete che «la via maestra» per allargare le tutele è la legge. Una strada un po' difficile da percorrere, dal momento che in Parlamento il centrodestra gode di una amplissima maggioranza.
    A parte i numeri in Parlamento che, certo, è una cosa assolutamente decisiva, io sostengo la tesi che un diritto non può essere monetizzato. Attualmente chi lavora nelle imprese con meno di 15 dipendenti, se viene licenziato senza giustificato motivo, fa la causa. Se il pretore riconosce che ha ragione, gli concede al massimo un indennizzo. Tutto ciò fa parte di una cultura, come quella americana, che dice che i diritti possono essere tutelati attraverso la "riduzione del danno". Ma mi pare che noi siamo ancora in Europa.

    Epifani sostiene però che con una legge si possono allargare le tutele anche a chi ne è privo, come gli atipici
    Il segretario generale della Cgil sa perfettamente che, mentre per gli atipici non c'è nessuna legge di tutela, e quindi diventa inevitabile proporre una legge, per ciò che riguarda le piccole imprese, la legge c'è ed è la 108, che noi vogliamo modificare radicalmente perché vogliamo estendere l'articolo 18 a tutti i lavoratori. Chiunque stabilisca una soglia, che la metta a cinque o a sette dipendenti, dice che chi sta sopra o sotto quella soglia non ha lo stesso diritto. Un progetto di legge che dica una cosa di questo genere secondo me è sbagliato.

    Quindi la linea assunta da Epifani non ti convince
    No, non mi convince

    Qual è la posizione che, a tuo avviso, la Cgil dovrebbe assumere rispetto al referendum?
    Io penso che la Cgil debba sostenere il sì. Detto questo, ci sarà una discussione negli organi dirigenti della Cgil, dove si deciderà.

    C'è chi teme l'effetto boomerang, in caso di sconfitta. E' un pericolo reale?
    E' una battaglia che si fa per la prima volta in Italia, una battaglia molto difficile. Però non riesco nemmeno a vedere come un lavoratore che ha il diritto dell'articolo 18, come previsto dalla legge 300, non possa essere d'accordo sul fatto che anche i suoi compagni che sono al di sotto dei 15 dipendenti debbano avere lo stesso diritto. Se vincono i sì per Berlusconi è una iattura infinita, perché quel risultato metterebbe in discussione la sua delega.

    E se vincono i no o non si raggiunge il quorum?
    Non credo che sull'estensione dell'articolo 18 si possa in alcun modo arrivare a una maggioranza contraria. Che non si raggiunga il quorum, invece, può anche essere. Del resto, tante battaglie sui diritti civili e sociali sono state fatte senza raggiungere l'obiettivo. Ma non fare la battaglia vuol dire semplicemente lasciare le cose come stanno, lasciare cioè una discriminazione per me inammissibile.

    Liberazione 17 gennaio 2003

    http://www.liberazione.it

 

 

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