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  1. #1
    MILANESE DI UNA VOLTA
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    Predefinito Rattazzo, caro Rattazzo...

    Ecco il caro Bar Rattazzo di cui spesso io e Alberich vi abbiamo parlato e che ci ha visto protagonosti di tante bevute e di tante belle serate...
    Grazie Piero



    RATTAZZO
    via Vetere ang. C.so P.Ticinese
    Telefono: 02 8372388
    Orari: 07.00-02.00
    Chiusura: Domenica
    Zona: Ticinese


    A Milano rappresenta un'eccezione difficilmente replicabile. L'aspetto (e le discussioni) è quello da bar dello sport: arredo essenziale, luci al neon, niente musica. Eppure è sempre affollato, specie nel week end. Il segreto? Trovarsi nel cuore di Ticinese, la simpatia schietta e genuina dei gestori, un buffet ricco e casereccio (mitiche le polpette) e soprattutto prezzi davvero stracciati. Manca l'happy hour, semplicemente perché non ce n'è bisogno. Vent'anni fa era il regno dell'ultrasinistra, oggi ci si trova VERAMENTE di tutto.

  2. #2
    MILANESE DI UNA VOLTA
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    Un bellissimo pezzo in cui il Rattazzo viene citato.

    L'Unità 12/12/2002
    "Cocktail Bellini" di Marco Guarella
    Quelli della "Banda Bellini" si riconoscevano da lontano, trench verdi e Ray-ban a goccia azzurri, trofeo di ronde antifasciste. In un romanzo, nella Milano dal '68 al '77, la parte di una storia collettiva che ricostruisce l'epos dei "Bellini", il più temuto dei servizi d'ordine del Movimento. Un vero mito metropolitano raccontato come un film, dove figli di partigiani rivendicano la loro autonomia politica rispetto ai padri, alla tradizione, rifiutando la fabbrica e l'obbedienza alle istituzioni. Dei rivoluzionari comunisti postmoderni, vicini più al Mucchio Selvaggio di Sam Peckinpah che a Stalin o le Guardie Rosse, inflessibili e coraggiosi nello scontro di piazza, ma autoironicamente, come urlo di battaglia, accompagnati dal ritornello di Ennio Morricone - scion, scion - preso a prestito, come "inno", dal film Giù la testa di Sergio Leone. Con quel ritornello attraverseranno anni ed eventi che cambieranno la storia di questo paese. Marco Philopat, agitatore culturale milanese e sceneggiatore, arriva al suo secondo romanzo dopo Costretti a sanguinare. Romanzo sul Punk 1977-84, testo sulla Milano edonistica e depressa degli anni 80. L'autore ne La Banda Bellini affresca un racconto diviso in quadri, come una sceneggiatura cinematografica, televisiva. Un romanzo frutto di sedute autobiografiche, affabulazioni notturne nel mitico bar "Rattazzo", con Andrea Bellini, il "capobanda", che rivisita luoghi di movimento e destini individuali di chi ne era stato contaminato e segnato. Lo stile, con una frammentazione espressionistica del linguaggio, ricorda in qualche maniera gli scritti di Balestrini, fatti di innesti e montaggi, ispirati alla tecnica visiva del collage ed accompagnati da una necessità lirica all'interno della centrifuga della Storia. Un libro che rende perfettamente uno dei luoghi centrali degli anni 70, la Milano antifascista, studentesca, segnata da cortei e polizia, sanpietrini e lacrimogeni. Ragazzi che vengono, nella echiana struttura circolare spiraliforme meneghina, dal triangolo Nord-est di Milano, dal Casoretto; cunei che prima di divenire loghi, erano figli di El Lissistzkj: cunei verticali contro i vertici del potere costituito. Un soggetto-massa che in mille rivoli si avvia al sociale, nel romanzo di un immaginario collettivo. Il tentativo di leggere, anche come "storia di uomini", le tensioni culturali della fine di un "decennio eroico", venuto a coincidere con l'esaurirsi della matura modernità neocapitalistica nell'Italia degli anni 60, con il suo carico di conflitti, ed il suo lento declinare negli anni 70 che ha mandato quasi tutti a casa o in galera. Bellini è una figura assolutamente tipica della Milano di quegli anni, impressi in modo indelebile negli esiti della propria vita. La strategia della tensione appare come l'arma più insidiosa, la rottura definitiva di un patto-vincolo costituzionale, messo in atto dal potere "atlantico". Una generazione scavata da profonde amarezze e di odii accresciuti, dal '69 al '74, da cinque stragi, dai molti ragazzi uccisi nelle piazze, dai fascisti e dallo Stato. Il timore di un golpe prima, la legge reale poi, l'impossibilità di uno sbocco politico porteranno intere fasce di movimento verso l'autodistruzione fisica e politica. Ma la banda si scioglie prima di essere inghiottita dai buchi d'eroina e dai buchi neri della clandestinità, quando a Milano, irrimediabilmente, si presentano ai cortei "centinaia di ragazzini armati che sparano". Uomini e donne che a trent'anni sono già vecchi, e che l'emergenza, trasformerà da maggioranza sociale in minoranza politica. Con nessun erede e qualche superstite. "Mi piace tantissimo ripensare alla prima volta che ho lanciato un sasso e come l'avevo seguito per vedere dove andava a finire, immaginando di colpire un casco, uno scudo... Adesso non lo rifarei, ma quella volta avevo chiuso gli occhi, avevo stretto i pugni esultando come un tifoso, sapevo di non poter tornare indietro, era scoppiata la mia guerra". Il libro ci ricorda che i movimenti sono fatti di carne e ossa, di vicende esistenziali, ci sono le ragazze del bar Erika davanti al liceo Carducci, i compagni terroni del servizio d'ordine chiamati Africakorps, i soprannomi: Bongo, Baby Beccandus, Geometria. Anche nella riproduzione anedottica, lontano da ogni retorica prosopopea, si stravolgono gli stereotipi militanti in chiave ironica, "Sventolo una grossa bandiera rossa e con la mano destra abbraccio Giulia - la mia compagna del momento - una comunista miliardaria... poi un lacrimogeno s'impianta sulla mia mano sinistra fracassandola - Aaahh!... Giulia è completamente illesa e ancora in estasi - I ricchi hanno sempre culo!". Nell'incontro con il femminismo, prima culturale, con la critica al Mucchio, "film di maschi, per soli maschi" poi, con lo sviluppo del movimento delle donne, più maturo... materiale, con una boccalata di birra, che lo manderà all'ospedale, presa in faccia dalla fidanzata. Un movimento di trasformazione portatore di una radicale modificazione della percezione del mondo, della cultura, del sesso. Da disciplinati studenti-militanti, a proletari insofferenti, la "Bellini" guida i cortei e dilaga in città, si impone, divenendo poi consapevolmente marginale. Sarà in qualche modo, con la "a" minuscola, la prima esperienza di autonomia. Pur investiti dalla crisi della militanza, che porterà allo scioglimento decine di formazioni extraparlamentari, l'epitaffio dei ragazzi, antieroi del "Far West milanese", sarà l'occupazione del primo centro sociale italiano, il Leoncavallo. Un "bottino seppellito", una ricchezza che, molti anni dopo, altre generazioni, orfane di "padri", ritroveranno per sognare, nell'agire comunicativo, una cooperazione sociale. Un libro intenso, come un grido di guerra, che attraverso una sorta di narrazione fotografica, racconta i tratti dell'identità collettiva in una ricerca di senso sull'esperienza della generazione del '69, in una percezione storica ed esistenziale più profonda. Forse senza bilanci finali. Geografie del desiderio e del rifiuto che provarono a valorizzare il presente, prendendolo, come Ernest Borgnine sul set del Texas, il diavolo per la coda: selvaggi con tutte le contraddizioni possibili, ma che non sono peggio di quelli che pretendono di governare il mondo". Un romanzo in "presa diretta" su una tumultuosa realtà in trasformazione, uno sguardo rivolto al passato con capacità emozionali che nascono dalla rivisitazione di periodi ancora fecondi, scomodi e senza molte verità istituzionali apppurate. Una storia di "poeti premoderni" che rifuggono l'individuo come singolo, diverso e separato dagli altri. Con un immaginario prismatico nonostante le fila (in)quadrate del loro servizio d'ordine. Che incendiò le strade di Milano e dei sogni.

  3. #3
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    Mi accorgo solo ora che il tipo con in mano la boccia di birra nella foto è un mio amico...

  4. #4
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    In onore di Piero e del suo bar ho modificato la mia provenienza...

  5. #5
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    Originally posted by Il_Siso
    In onore di Piero e del suo bar ho modificato la mia provenienza...
    mah...non capisco come ti possa piacere la Heiniken...
    ULTRAS MODUS VIVENDI

  6. #6
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    ma quello con la bottiglia non è teo? sembra proprio lui...




    comunque il rattazzo è un posto di merda, è il più bel posto di merda di milano. sempre che certa gente torni a casa dal papi, a primavera.

  7. #7
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    Approfitto per salutare ALBERICH che è un sacco che non sento .
    Ciao ragazzo tutto ok??
    saluti
    echiesa

  8. #8
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    Originally posted by echiesa
    Approfitto per salutare ALBERICH che è un sacco che non sento .
    Ciao ragazzo tutto ok??
    saluti
    echiesa
    ciao caro, qui tutto bene. ti scriverò prossimamente, ora devo scappare.
    saluti

  9. #9
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    Originally posted by Alberich
    ma quello con la bottiglia non è teo? sembra proprio lui...




    comunque il rattazzo è un posto di merda, è il più bel posto di merda di milano. sempre che certa gente torni a casa dal papi, a primavera.
    Esatto, mi sembra proprio Marcello...

    Non dire cosi', solo perchè i tuoi amici punkabbrescia ti chiedono un morzo di salamella....

  10. #10
    MILANESE DI UNA VOLTA
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    Originally posted by Aug83


    mah...non capisco come ti possa piacere la Heiniken...
    Non mi fa impazzire, pero' al Rattazzo costa 1.60€ la boccia da 33cl e dal guercio (li di fronte) costa 1.50€.... Ecco perchè la bevo.

 

 
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