L’eurodeputato Mario Borghezio arriva al carcere di Montorio poco dopo le cinque del pomeriggio. Vuole andare a trovare i sei giovani di Forza Nuova arrestati dopo l’incursione negli studi di Telenuovo. «È stata una reazione provocata, questi sono giovanissimi che hanno reagito dando corpo ad un sentimento molto diffuso perché questo signore che era in trasmissione ha seminato insofferenza, esponendo tesi che vanno aldilà della provocazione». Questa è la sua prima dichiarazione appena giunto davanti al cancello del carcere. Poi, entra e dopo tre quarti d’ora esce e racconta di aver incontrato i militanti di Forza Nuova. «Uno, giovanissimo, mi ha detto di chiamare a casa, alla madre e al padre. Sono preoccupati per le famiglie, ma sono convinti di non aver fatto nulla di illegale».
Borghezio poi non risparmia le sue solite bordate al procuratore Guido Papalia: «Le sue dichiarazioni sono indecenti perché ha minimizzato la portata delle provocazioni di questo signore ed immediatamente, senza neanche aver esaminato gli atti, ha già buttato un’onda criminalizzatrice nei confronti di questi ragazzi. Il signor Papalia è l’autorità che avrebbe dovuto intervenire prima, perché questi discorsi e queste provocazioni sono state fatte nel territorio di competenza della procura di Verona e non mi risulta che nei confronti di questo signore sia stato fatto alcunché».
Borghezio però denuncia gli atti di violenza. «Anche se, da quello che ho capito, si tratta di una ragazzata. Questo signore, prima dello scontro con Carlo Pelanda, ha tentato di provocare anche me. Io però ho i capelli bianchi e non mi sono lasciato trascinare dalle sue provocazioni. Il problema però è anche un altro: cattivi soggetti preparano il clima e poi se ne lavano le mani. E poi penso che questo signor Smith vuole tenere vivo un fuoco con la sua gente, manda un messaggio di fondamentalismo islamico».
«Credo anche», aggiunge Borghezio, «che la polizia abbia pescato chi ha potuto pescare. Ma non sono extracomunitari che spacciano la droga, ma quasi tutti operai, gente che lavora, che si preoccupa perché lunedì non può presentarsi in fabbrica. Non vorrei che le conseguenze di questo clima di insofferenza montato in questo modo cadessero sui soggetti meno responsabili».
L’europarlamentare leghista conclude con una considerazione sullo schiaffo che l’opinionista Carlo Pelanda rifilò per primo ad Adel Smith durante la trasmissione a Tele Serenissima una settimana fa. «Se una persona come Pelanda, così serio, reagisce in quel modo, dobbiamo ancora domandarci perché un ragazzo di 18 anni ha tirato due schiaffoni?». «L’episodio di Pelanda dimostra», spiega Borghezio, «che i nervi di tante persone sono ormai a fior di pelle».


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