Riporto dal forum libertario questo interessantissimo post di Paleo, perché penso possa servire a chiarire alcuni equivoci sul rapporto tra indipendenza politica e integrazione economica che, non di rado, sorgono anche qui.
http://www.politicaonline.net/forum/...threadid=38641
La tesi che governi nazionali e sovranazionali siano necessari per "ampliare i mercati" è stata sostenuta dai liberali ottocenteschi favorevoli alle unificazioni nazionali, ma si tratta a mio avviso di un tesi sbagliata, per una serie di motivi:
1) La tendenza al protezionismo è direttamente proporzionale alla vastità di uno stato. Facciamo l'esempio di una unità politica indipendente grande come una singola villetta con giardino. Se la famiglia che abita in questa casa adotta una politica liberoscambista con l'esterno, nulla gli può impedire di diventare la più ricca del mondo. Se invece scegliesse l'autarchia, rischierebbe seriamente la morte per fame. Dovrebbe infatti contare per la propria sopravvivenza solo sulle esigue risorse naturali presenti in quella piccolissima area. Lo stesso discorso vale per un piccolo staterello come Hong-Kong, San Marino, ecc., che si sono arricchiti grazie al libero scambio, ma che non potrebbero sopravvivere in una situazione di chiusura dei mercati, se non vedendo crollare drasticamente i propri livelli di vita. Uno stato di vaste dimensioni invece può sopportare maggiormente il protezionismo, grazie alle maggiori risorse che ingloba.
2) Se le unificazioni politiche in un primo tempo possono, provvisoriamente, aprire mercati precedentemente frammentati, nel medio-lungo periodo mettono in moto dei meccanismi che portano inevitabilmente al soffocamento del libero mercato. Si viene a creare infatti un potere centralizzato che in un secondo tempo potrà imporre tutte le tasse e le regolamentazioni restrittive che vuole, senza rischiare le fughe di capitali che invece una sana concorrenza tra diverse entità politiche permette.
Non a caso, le unioni doganali o i mercati comuni costruiti dall'alto per via politica sono sempre sfociate in governi centralizzati e illiberali: così è stato per lo Zollverein tedesco trasformatosi nel Reich bismarckiano, o per il Mercato Comune Europeo che è diventato quel mostro ultraburocratico e ultracentralizzato che è l'Unione Europea. Anche il WTO, che pretende di agire per "liberalizzare i mercati", è in verità un pericolosissimo embrione di un governo mondiale dell'economia, che ben presto pretenderà di regolamentare in maniera pervasiva gli scambi commerciali. Per questi motivi l'anarco-capitalista Murray N. Rothbard fece una dura campagna contro l'accordo NAFTA di "libero scambio" tra le due americhe, che avrebbe prodotto solo qualcosa di molto simile alla UE.
3) Infine, un argomento storico. Il capitalismo è nato nel medioevo europeo, quando la frammentazione politica era massima, ma è sempre abortito negli ordinati imperi centralizzati come quello cinese: proprio perchè in Asia il potere aveva, a differenza che in Europa, la possibilità di controllare e regolare i commerci, e di subordinarli ai propri scopi politici.




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