Vive in Abruzzo ma fa il “pendolare” per esibirsi
con oltraggi e bestemmie solo al di sopra del Po
Qual è e dove porta il vero piano del presidente
dell’Unione musulmani d’Italia?
di Giulio Ferrari
A ben vedere, dietro la catena di provocazioni culminate l’altra sera nella rissa da far west all’interno degli studi di una tv veronese, c’è più di un particolare che non convince. Al punto che appare anche troppo sbrigativo liquidare il tutto come una bella dimostrazione di incompatibilità tra islamismo e civiltà occidentale.
Così, a pelle, chiunque potrebbe convenire che, in fondo, Adel Smith se l’è proprio andata a cercare: dopo mesi che il presidente dell’Unione mussulmani batteva ogni possibile palcoscenico del Nord dispensando insulti ai presenti e oltraggiando quanto di più sacro ci appartiene, qualcuno si è stancato di vedere messo alla berlina se stesso e la fede sua e dei propri padri su cui si fonda la nostra civiltà. Questione di valori e dignità vilipesi. Anche un riflessivo intellettuale come l’economista Carlo Pelanda ha perso le staffe davanti al disprezzo ostentato dall’odioso Adel Smith, figuriamoci gli irrequieti giovanotti di Forza Nuova... Persino un cattolico ecumenico come il segretario nazionale dell’Udc, Marco Follini, ha dichiarato a proposito della scazzottata in diretta tv che «chi semina vento raccoglie tempesta». Eppure... Eppure, alle spalle della lunga teoria di offese che sono la premessa ai pugni distribuiti l’altra sera al presidente dell’Unione mussulmani e restituiti (ne sa qualcosa il povero Pelanda) al suo accompagnatore, c’è qualcosa che non quadra. Qualcosa che oltrepassa l’attivismo di un, pur zelante, fanatico maomettano, e che si sostanzia in una serie di interrogativi che lasciano aperte inquietanti ipotesi.
1) Perchè Adel Smith ha scelto proprio il Nord per seminare la sua zizzannia? Non si capisce la ragione di queste sue continue trasferte al di sopra del Po, visto che lui abita a Ofena, in Abruzzo. Dalle sue parti, poi, tiene nel cassetto l’integralismo e l’arroganza che invece sfoggia altrove. In Padania esibisce pubblicamente il Crocefisso per oltraggiarlo ma nell’asilo di Ofena il simbolo cristiano è esposto in tutte le aule e, nondimeno, Smith ha accettato che suo figlio lo frequentasse «in un’ottica di reciproco rispetto», come spiega Anna Rita Coletti, sindaco della cittadina abruzzese.
2) Perchè Adel Smith viene ospitato così di buon grado dalle televisioni settentrionali? Il presidente dell’Unione mussulmani d’Italia, in realtà, rappresenta poche centinaia di esagitati. Le altre organizzazioni islamiche lo tengono alla larga considerandolo nel migliore dei casi un fesso che dice apertamente ciò che anche i maomettani più fanatici hanno tutto l’interesse a tenere per sè. A che titolo, allora, Smith ottiene tanto spazio sulle tv del Nord?
3) Perchè Adel Smith può impunemente fare apologia del terrorismo islamico e suscitare con i suoi sproloqui e le sue insulse invettive l’odio e il disprezzo verso la religione cristiana? Giustamente Mario Borghezio ha osservato che le autorità hanno chiuso tutti e due gli occhi davanti alle provocazioni dell’esponente maomettano e, quindi, esiste una responsabilità indiretta per quanto accaduto a Verona. 4) Perchè Adel Smith, invece di fare proseliti tra i suoi, preferisce infiltrarsi negli incontri organizzati da cattolici seri e da leghisti, offendendo i partecipanti? Proprio ieri un parroco della diocesi di Vigevano, don Francesco Cervio, ha dichiarato la sua parrocchia “desmithizzata”, nel senso che non accetterà più la presenza del presidente dell’Unione mussulmani a convegni e incontri pubblici. Don Cervio ricorda che, tra l’altro, Smith si presentò a una riunione sull’islam organizzata dai locali Giovani Padani, sciorinando il suo squallido repertorio di offese alla religione. Insomma, cosa va cercando questo soggetto nel suo frenetico pendolarismo tra l’Abruzzo e la Padania?
5) Perchè Adel Smith è stato “aggredito” proprio a Verona, città del procuratore Papalia, non nuova a provocazioni antileghiste e montature “antirazziste”?
Sarà un caso, ma è ancora la città scaligera a dare fiato ai tromboni dell’antirazzismo. In passato Verona era stata il palcoscenico di squallide montature, come la finta aggressione “antisemita” simulata ai propri danni da un insegnante ebreo. Ma soprattutto Verona è la città in cui opera Guido Papalia, il teorico dell’emergenza razzista e dell’uso ad hoc della cosiddetta legge Mancino, che consente un impiego draconiano di strumenti repressivi motivato da aleatorie “discriminazioni etniche e religiose”. E Papalia ha subito definito la scazzottata televisiva addirittura come «un fatto di una gravità eccezionale, inimmaginabile, un attentato alla democrazia». E ha annunciato l’apertura di una delle sue imprevedibili inchieste. Inutile dire che sulla vicenda si è immediatamente innescato lo sciacallaggio dell’opposizione: esponenti della sinistra si sono stracciati le vesti e hanno lanciato alti lai per «il clima avvelenato di intolleranza e odio razziale». E, anche in questo caso, ci si potrebbe porre la classica domanda del cui prodest, a chi giova? Ma forse, tutti questi interrogativi si risolvono in uno solo: qual è il piano di Adel Smith?




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