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    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Dalle banlieux di Parigi a quelle di Bruxelles

    Scontri tra polizia e immigrati
    A Bruxelles 46 arresti e nove feriti


    Scontri tra polizia e immigrati A Bruxelles 46 arresti e nove feriti - esteri - Repubblica.it

    BRUXELLES - Sono 46 in tutto le persone arrestate da ieri notte in seguito ai disordini scoppiati a Molenbeek-Saint-Jean, sobborgo alla periferia nord-occidentale di Bruxelles. Si tratta di una delle zone più povere e degradate del circondario della capitale belga, dove risiede una vasta comunità di immigrati, soprattutto di origini marocchine. Secondo la polizia metropolitana, tra i reati contestati ci sono porto abusivo di arma, detenzione di arma illegale, violenza e oltraggio a pubblico ufficiale.

    Gli incidenti erano stati innescati, nella tarda serata di giovedì, dal tentativo di alcuni agenti di controllare l'identità di un giovane: immediatamente i poliziotti si erano ritrovati circondati da una sessantina di individui dall'atteggiamento minaccioso, tra i quali diversi familiari del ragazzo, che avevano preso a lanciare qualsiasi cosa capitasse loro a tiro. La situazione era rapidamente precipitata: a poca distanza un altro agente era stato colpito alla schiena da una bottiglia incendiaria, mentre sul posto arrivavano altre persone che tempestavano le auto di pattuglia con molotov e corpi contundenti di vario genere.

    Il bilancio degli scontri era di nove agenti feriti, e una decina di auto della polizia danneggiate. Gli aggressori arrestati erano però stati soltanto tre, tra cui un minorenne, per i quali è già stato disposto il rinvio a giudizio per direttissima. Altri 43 arresti sono stati effettuati la notte scorsa.
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

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  2. #2
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Rif: Dalle banlieux di Parigi a quelle di Bruxelles

    Immigrazione: periferie Bruxelles sotto alta tensione

    Immigrazione: periferie Bruxelles sotto alta tensione - swissinfo

    BRUXELLES - Dalla fine di agosto, inizio del ramadan, il mese di digiuno islamico, la periferia di Bruxelles è teatro di incidenti tra giovani immigrati e forze dell'ordine: prima Anderlecht, poi Forest, ora Molenbeek, il comune della cintura fiamminga della capitale con il più alto tasso di popolazione marocchina dove per due notti di seguito ci sono stati scontri, lanci di pietre, vetrine rotte, auto danneggiate e alcuni feriti, da una parte e dall'altra.

    Il bilancio è pesante: 43 persone sono state fermate, di cui tre arrestate. Le tensioni a Molenbeek sono cominciate giovedì in seguito ad un episodio banale, che ricorda l'avvio della guerriglia urbana nella banlieue di Parigi: il controllo dell'identità di un adolescente di 14 anni. Di fronte ai poliziotti che gli chiedevano di identificarsi il ragazzo spaventato è fuggito, gli agenti hanno allora fatto uso di uno spray lacrimogeno e lo hanno condotto al commissariato.

    La sua famiglia si è presentata in blocco per chiedere che venisse liberato accendendo via via la protesta. Decine di giovani del quartiere hanno cominciato a rompere vetri, a lanciare pietre e a danneggiare veicoli. Nel corso degli scontri, alcuni poliziotti sono rimasti feriti, così come alcuni manifestanti. Cinque bottiglie molotov sono state trovate sotto un camion, inesplose. La tensione è stata alta, ma - ha precisato un portavoce delle forze dell'ordine - non c'è stato uno scontro diretto tra i giovani e i poliziotti.

    C'è però molta preoccupazione che la protesta possa espandersi, complici la disoccupazione e la crisi economica, che colpiscono soprattutto gli immigrati. Il sindaco di Molenbeek, il socialista Philippe Moureaux, che nelle scorse settimane ha vietato l'uso del burqa per strada, ha annunciato di avere annullato tutti i festeggiamenti previsti per stasera e domani, in particolare le feste per la fine del ramadan, per cercare di prevenire nuovi incidenti e di fare calmare la tensione tra la comunità marocchina.

    Gli incidenti a Molenbeek occupano oggi le prime pagine dei giornali belgi: "Bruxelles sopra un vulcano", titola la "Libre Belgique"; "Molenbeek sotto alta tensione", gli fa eco "Le Soir". In questo comune di circa 86'000 abitanti, di cui il 30% immigrati nordafricani, la giornalista belga Hind Fraihi ha vissuto pochi anni fa due mesi sotto falsa identità per un'inchiesta sul radicalismo musulmano. Un'esperienza da cui è nato il libro "undercover in Little Morocco", nel quale la scrittrice dimostra che la violenza è in aumento soprattutto tra i più giovani immigrati di seconda generazione.

    19 settembre 2009 - 22.06
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

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    Predefinito Rif: Dalle banlieux di Parigi a quelle di Bruxelles



    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  4. #4
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Rif: Dalle banlieux di Parigi a quelle di Bruxelles

    Trend demografici e identità perdute

    Bruxelles diventerà presto la prima capitale dell'Eurabia

    di Alessandro Di Pamparato

    Bruxelles diventerà presto la prima capitale dell'Eurabia | l'Occidentale

    Nel 1974, in occasione di un discorso all’assemblea dell’ONU, Houari Boumédiene, ex presidente algerino disse: «Un giorno, milioni di uomini si muoveranno dall’emisfero sud del mondo per fare irruzione in quello nord. Sicuramente non avranno scopi amichevoli. Faranno irruzione per conquistarlo. E lo conquisteranno popolandolo dei loro figli: è il ventre delle nostre donne che ci offrirà questa vittoria».

    Un terzo della popolazione di Bruxelles è già musulmana e, se la tendenza attuale si confermasse, gli islamici praticanti saranno la maggioranza tra 15 o 20 anni, in virtù della loro crescita demografica. Sulla base delle previsioni del Bureau du Plan, entro il 2020 a Bruxelles è previsto un aumento di 170.000 persone di fede musulmana.

    L’islamizzazione dell’Europa è un fenomeno inquietante. Quale sarà la prima capitale europea ad avere una maggioranza musulmana? E’ la domanda che si è posto il canale americano Fox News in un breve reportage trasmesso il 24 Marzo 2009. Una cosa è certa: il tono dell’emittente americana era in netta contrapposizione con quello delle nostre televisioni. Non solo perché volontariamente diretto, addirittura brutale, ma anche perché più semplicemente Fox ha il coraggio di trattare un soggetto che i nostri media tacciono con uno zelo che sconfina quasi nella vigliaccheria.

    Sappiamo come va: non bisogna in nessun modo prestarsi «al gioco dell’estrema destra», dare l’impressione di «parteciapre al processo di lepenizzazione degli spiriti» e fare degli « amalgami » che ci «riportino alla memoria i momenti i più torbidi della storia». Ecco come il bel piccolo mondo dei media europei preferisce nascondere la testa sotto la sabbia.

    Se diamo un’occhiata alla lista del Partito Socialista delle ultime elezioni regionali a Bruxelles si può facilmente constatare che, su 72 candidati, 27 hanno nomi chiaramente «derivanti dalla diversità» per utilizzare un’espressione d’uso comune nella "neolingua" di orwelliana memoria (e multiculturalmente corretta), e cioè il 37,5 per cento del totale. A meno che Bruxelles non sia il ricettacolo di un eccellente vivaio di talenti della «diversità», si può ragionevolmente immaginare che la scelta di questi personaggi, in prima istanza, sia stata fatta sulla base di un criterio etnoculturale. Scegliere una persona destinata a esercitare delle funzioni politiche sulla base della sua appartenenza etnica, culturale, religiosa, non soltanto rappresenta il livello più abbietto della politica ma è precisamente quello che, in altri tempi, sarebbe stato tacciato di razzismo.

    Non abbiamo alcun pregiudizio sulle qualità di ciascuno dei candidati il cui patronimo lascia intravedere un’origina musulmana, ma ci si può legittimamente chiedere se essi abbiano rotto o meno con quegli innumerevoli punti della loro cultura che appaiono incompatibili con i valori occidentali – come la laicità, l’eguaglianza tra uomo e donna, il primato dell’individuo rispetto al gruppo e così via; e se gli spiriti ottimisti del Vecchio Continente ci assicurano che di questo non c’è neppure bisogno di parlarne, gli risponderemmo alla maniera del Talleyrand e cioè che sarebbe ancora meglio se lo si facesse.

    I compromessi e i tradimenti di cui sono capaci i partiti politici per vigliaccheria (pur di «comprare» la pace sociale) ed opportunismo elettorale – alcuni peggio di altri – abbondano, e ovviamente ci rassicurano ancora meno. Il fatto che il primo nome sulla lista della «diversità» sia oggetto di controversie per le sue posizioni apertamente negazioniste riguardo al genocidio armeno, e per aver fatto allestire a Bruxelles dei containers destinati a raccogliere gli scarti da macello nel periodo del Aïd el-Kebir (quando occupava la posizione di segretario di Stato alla Netezza Urbana) è un altro elemento che non aiuta a tranquillizzarci
    .

    La lista è un segno del volto di Bruxelles che cambia, e che cambia ad una velocità fulminea, mentre non abbiamo la benché minima idea dello spaventoso sconvolgimento demografico in atto. Ricordiamo che Mohamed è il nome proprio più quotato fra i neonati da più di 20 anni nella città belga ma anche a Marsiglia, a Saint Denis e sotto tutte le sue varianti anche a Milano. Aggiungiamo anche il fatto che questa tendenza oltrepassa le cadre del Belgio e della sua capitale.

    Nel quartiere di Molenbeek (un comune della città di Bruxelles), l’ambiente è teso e la presenza della polizia costante: il dominio della legge islamica su quella belga è all’origine di queste tensioni, visto che una semplice videocamera imbracciata da un occidentale viene considerata una provocazione agli occhi dei nuovi "padroni". In un contesto del genere, i ragazzi e le ragazze tra i 15 e i 25 anni si radicalizzano, rifiutando l’insieme dei valori del paese ospitante. Peggio: sempre più donne hanno come obiettivo ideale sposare un guerriero musulmano; le chiamano «donne del djihas».

    Il colmo è che i dirigenti europei sono soddisfatti di questa «dhimmitude», felici di aver consentito ai musulmani di Bruxelles di costituire un Consiglio consultivo delle moschee (dotato di portafoglio), aprire il macello pubblico durante la festa del sacrificio, redarre una lista elettorale a maggioranza musulmana, costruire nuove moschee, cimiteri, scuole, centri culturali… L’islamizzazione non è più un fantasma, nonostante il fatto che i benpensanti e altri politicanti utilizzino l’elevato tasso di disoccupazione di questa fetta di popolazione come un nuovo mezzo di propaganda.

    La forza dell’Islam in Europa è dovuta all’amnesia culturale degli europei, al rifiuto di riconoscere l’immenso patrimonio culturale europeo e cristiano. Una grossa responsabilità in questo senso è da attribuirsi alla divisione tra gli europei stessi, alla loro mancanza di unità e coraggio politico; emerge sempre di più la crisi dell’assunzione di responsabilità (il declino del rispetto degli impegni socio-politici), della fiducia (individualismo, regressione dell’identità, elogio del dubbio e dello scetticismo…), ed una visione politica strategica indirizzata unicamente verso una scadenza elettorale (demagogia politica).

    A nessuno, dico a nessuno, dotato di un minimo di comune senso di responsabilità, è sfuggito che la Costituzione europea non fa mai riferimento alle sue radici giudeo-cristiane: di conseguenza, nel quadro di un processo crescente di islamizzazione della società, il rifiuto di riconoscere al Cristianesimo il suo posto nella storia della fondazione dell’Europa è un modo di preparare lo sbarco di una nuova civiltà: la civiltà islamica europea. La prima fra tutte le questioni è proprio quella che papa Giovanni Paolo II sollevò durante la sua esortazione apostolica sulla Chiesa in Europa: «Riprendendo questo invito alla speranza, te lo ripeto di nuovo oggi, Europa che entri nel terzo millennio: ritrova te stessa. Sii te stessa. Scopri le tue origini. Fai rivivere le tue radici».

    L’attuale inerzia dell’Europa non si deve cercare altrove. Prima di andare più lontano nel processo di unificazione del Vecchio Continente, gli europei vogliono sapere in quale direzione stanno procedendo e occorre quindi fargli capire ciò che sono. Fino a quando il dibattito non si concentrerà sull’identità dell’Europa, l’Europa stessa resterà un’esca appetitosa, uno spaventapasseri, un «aggieggio» come diceva Bruno Gollnisch durante un dibattito politico condotto da Christine Ockrent.

    Ma in questo marasma ideologico, bisognerebbe porre una domanda che infastidisce. La domanda è: quali sono le radici dell’Europa? Qual’è il fermento d’unità che la anima? E’ interessante passare in rassegna la letteratura sull’argomento. L’essenziale di quanto si è scritto in proposito non fa altro che ricordarci le origini non cristiane dell’Europa, anche a costo di rasentare il ridicolo e il grottesco. Alcuni come Jean Paul Willaime (direttore della École pratique des hautes études, sezione di Scienze religiose alla Sorbona) non esitano a consacrare la totalità della loro ricerca nel contrasto delle posizioni sostenute dalla Chiesa cattolica.

    Posizion che, con Giovanni Paolo II, la Chiesa non ha mai smesso di riaffermare nel corso dei secoli: l’Europa ha ricevuto il tesoro della fede in Dio. La sua vita sociale è fondata sui principi del Vangelo le cui tracce si possono ammirare nell’arte, nella letteratura, nel speculazione filosofica e nella cultura delle nazioni. Ma questa eredità non appartiene solo al passato: è un progetto per il futuro da trasmettere alle generazioni future poiché è la matrice della vita degli individui e dei popoli che insieme hanno dato forma al continente europeo.

    Più che uno spazio geografico, questa eredità può essere inquadrata in un concetto a sfondo maggiormente culturale e storico, che caratterizza una realtà nata come continente grazie, tra l’altro, alla forza unificatrice del Cristianesimo; quest’ultimo ha saputo fondere tra di loro popoli differenti e culture diverse ed è per questo intimamente legato alla civiltà europea nel suo insieme. A questo punto diventa necessario un lavoro di fondo per fare luce e verità sul soggetto della discussione. Gli storici, gli insegnanti e i media cattolici ritrovano forse in questo lavoro la vera carta da giocare. Il futuro dell’Europa passa inevitabilmente attraverso l’accettazione della sua verità e del suo passato.

    25 Settembre 2009
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

 

 

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