Gli azzurri presentano per le regionali il presidente uscente. Il Carroccio: "Candidatura non concordata". E gli oppongono Alessandra Guerra. Tensioni anche a Treviso e Vicenza.
MILANO - Ogni qual volta si avvicinano le elezione amministrative, Umberto Bossi inizia a essere molto inquieto. E anche stavolta non si smentisce: è di queste ore la decisione della Lega di presentarsi con un proprio candidato, Alessandra Guerra (attuale vicepresidente), alle regionali in Friuli della prossima primavera, decisione presa a fronte del fatto che Forza Italia ha ufficialmente ripresentato la candidatura del presidente in carica, Renzo Tondo, "senza consultare nessuno e imponendolo dall'alto", secondo il carroccio.
Quello che tutti si aspettavano è accaduto: in Friuli, dopo il pasticcio dell'approvazione della legge elettorale proporzionale da parte della Cdl, poi uscita sconfitta dal referendum popolare chiesto dall'Ulivo, con conseguente ritorno al 'Tatarellum', i rapporti tra Forza Italia e Lega sono logori da tempo. E se davvero i due partiti della Cdl dovessero andare alle elezioni con due candidati diversi, questo significherebbe la fine dell'alleanza di centrodestra nella regione, con conseguente terremoto politico anche a Roma: l'elezione diretta a turno unico, infatti, non consente riappacificazioni o ripensamenti. La candidatura di Alessandra Guerra, dunque, suona come un ultimatum.
"Forza Italia ha messo in campo Tondo senza consultare nessuno: ma l'esperienza di Verona insegna che nessuno si può ricandidare automaticamente - spiega il segretario della Lega Nord del Friuli, Beppino Zoppolato - sono mesi che noi chiediamo l'apertura di un tavolo di trattative per scegliere tutti insieme un candidato che abbia la forza e l'appeal per poter vincere, ma ci è stato sempre negato. Adesso credo proprio che il tavolo si aprirà, ma attenzione: o si decide insieme entro la fine di gennaio o la Lega va da sola. Del resto, se c'è una persona che può vincere contro tutti, questa è proprio Alessandra Guerra".
Ricordiamo che la vicepresidente della giunta regionale è una dirigente politica di primissimo livello: Bossi da tempo la vorrebbe a Roma a ricoprire qualche incarico molto più importante, ma lei finora ha sempre preferito restare nella 'sua terra'. Scelta controcorrente, specie a fronte degli 'appetiti' di potere degli altri dirigenti leghisti, che le ha fatto guadagnare ancora più stima da parte del senatur.
Insomma, con la Guerra la Lega ha calato il suo asso per essere ascoltata e nei prossimi giorni Forza Italia si vedrà costretta ad aprire le trattative ascoltando le proposte del carroccio, ma anche quelle di An e Udc. "Noi non abbiamo pregiudiziali verso nessuno, ma chiediamo che la decisione venga presa tutti insieme: la regola che il partito di maggioranza decide il candidato si è dimostrata perdente in più occasioni" continua Zoppolato.
Ma il segretario della Lega friulana sa benissimo che, anche se le istanze del territorio hanno il loro peso, la decisione si giocherà a livello ci segreterie nazionali. E già nei prossimi giorni è previsto un incontro tra Scajola, Bossi, Calderoli, Fini, La Russa e Follini per cercare di sbrogliare la matassa Friuli.
La candidatura della Guerra, dunque, serve a Bossi per schiacciare il piede sull'acceleratore e avvertire gli alleati che al Nord nessuno può decidere alcunché senza il consenso della Lega. Insomma, è molto probabile che alla fine 'la quadra', come dice Bossi, si troverà, anche perché le elezioni in Friuli non sono isolate, ma si inseriscono in un disegno che riguarda votazioni a Treviso, Vicenza e Udine, con uno sguardo anche a Padova nel 2004.
Le ipotesi sul tappeto sono diverse: al momento il senatur vorrebbe candidare al comune di Vicenza Manuela Dal Lago, attuale presidente leghista della Provincia (le due cariche non sono incompatibili), con l'idea di trasformarla in una sorta di 'Gentilini in gonnella'. Ma il protagonista della grande partita che si gioca nel Triveneto è proprio il sindaco di Treviso.
Gentilini è al suo secondo mandato, quindi non è ricandidabile. L'idea di Bossi però sarebbe quella di far approvare una proposta di legge che giace in Parlamento e che toglie i vincoli alla ricandidatura dei sindaci, in modo da poter ripresentare Gentilini per il terzo mandato. Il sindaco leghista, infatti, per il senatur è troppo importante: oltre a essere adorato da tutto il popolo padano, lo 'sceriffo di Treviso', con le sue iniziative contro i clandestini, garantisce al partito una visibilità nazionale che molti altri leader del carroccio sono ben lontani dal raggiungere.
Per approvare questa legge, però, Bossi ha bisogno dell'appoggio degli altri partiti della Cdl: ma pur di ricandidare Gentilini, il ministro delle Riforme sarebbe disposto anche a fare un passo indietro in Friuli e a Vicenza, lasciando il campo libero ai candidati di Forza Italia. Insomma, Alessandra Guerra e Manuela Dal Lago diventano 'merce di scambio' in una partita molto più grande di loro. E come sempre quando si aprono tavoli di trattative, Bossi alza la voce chiedendo mille per ottenere cento.
Insomma, lo scenario è più aperto che mai. L'unica cosa certa, in questo momento, è che al comune di Udine al primo turno la Lega ricandida sicuramente il 'suo' sindaco uscente Sergio Cecotti.
(15 GENNAIO 2003; ORE 135)




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