«Le mie proposte non incidono sulle pendenze giudiziarie di Bossi e Maroni». Sarà abolita la reclusione per chi fa propaganda per distruggere il sentimento nazionale
15/1/2003
ROMA
Rompendo gli «schemi», il ministro di Giustizia, Roberto Castelli, ha convocato i giornalisti per presentare la sua prima bozza di riforma del Codice Penale (altre ne seguiranno), per annunciare la depenalizzazione innanzitutto dei reati d´opinione (non tutti), l´abrogazione di 34 leggi speciali, la trasformazione di alcuni reati in illeciti amministrativi. Una bozza che, secondo le previsioni del pm veneziano Carlo Nordio, che guida la commissione ministeriale sulla riforma del Codice Penale, «avrà un impatto molto modesto sul carico di lavoro delle Procure». Il Guardasigilli ha voluto sottolineare che lui e il suo movimento, la Lega, sono impegnati da tempo «nella battaglia contro i reati d´opinione» e ha ricordato di non essersi mai avvalso, «salvo in un caso», di una sorta di autorizzazione a procedere che gli compete per i reati, per esempio, che riguardano l´offesa al Capo dello Stato: «Casarini (leader dei Disubbedienti, ndr) deve ringraziare un ministro leghista se ha qualche grana in meno». Ma l´obiettivo della abolizione dei reati d´opinione, per il momento, si riduce a una parziale e limitata depenalizzazione. E a chi gli ha chiesto in conferenza stampa se questa «battaglia» fosse legata alle «pendenze giudiziarie» di Umberto Bossi, Roberto Maroni e di altri esponenti della Lega, il ministro Castelli ha risposto: «Queste proposte non incidono minimamente sui processi di Bossi». Al di là delle polemiche e dei sospetti, il pacchetto di riforma del Codice Penale, almeno per la parte che riguarda i reati d´opinione, è un primo segnale concreto di intervento. Ammette Castelli, riferendosi a questi reati: «Volevo essere più pregnante ma questo è un terreno molto delicato perché bisogna fare un grandissimo sforzo per contemperare quelle che sono da un lato le libertà fondamentali del cittadino - la libertà di opinione, la libertà di lotta politica - con il fatto di non oltrepassare quel limite, spesso molto sensibile, di non offendere la sensibilità di valori che vengono considerati molto elevati e in alcuni casi addirittura sacri». E proprio come terreno di mediazione tra le diverse esigenze, Castelli ha indicato quello di «separare i fatti dalle opinioni». E´ a questo principio che si ispirano, così, le modifiche più sostanziali di alcuni articoli del Codice Penale. Come, per esempio, nella riformulazione dell´articolo 241 del Codice Penale (attentati contro l´integrità, l´indipendenza e l´unità dello Stato): se il vecchio Codice Rocco prevedeva la pena di morte (poi modificata in ergastolo) per chi intende sottoporre il «territorio dello Stato o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero», oggi chi persegue «con atti violenti» questo obiettivo «è punito con la reclusione non inferiore ad anni dieci». Dell´articolo che si occupa di propaganda sovversiva o antinazionale è stato abrogato il comma che punisce fino a due anni di reclusione chi «fa propaganda per distruggere o deprimere il sentimento nazionale». E per la reclusione «non inferiore a cinque anni» per chi «attenta contro la Costituzione», occorre che si manifestino gli «atti violenti» per «mutare la Costituzione o la forma di governo». Sono queste le modifiche di cui si attribuisce la paternità lo stesso ministro. Le altre, sono frutto del lavoro della commissione ministeriale del pm veneziano Carlo Nordio. E riguardano alcuni reati di vilipendio «alla bandiera nazionale, o emblemi e simboli dello Stato, delle assemblee legislative, del governo, della Corte Costituzionale, dell´Ordine giudiziario e delle Forze armate e della Liberazione». Si introduce, a questo proposito, il concetto di «commettere atti di vilipendio» perché si venga condannati. Il vilipendio in sé non è un più reato, e infatti sono stati abrogati quegli articoli che prevedevano il vilipendio della nazione italiana, della bandiera, l´offesa al Capo dello Stato. Tra le proposte presentate ieri in conferenza stampa, vengono depenalizzate diverse contravvenzioni (tra le altre quelle sul rifiuto a indicare la propria identità personale, sulla pubblicazione di notizie false, sull'abuso della credulità popolare e sugli atti contrari alla pubblica decenza), sostituite con sanzioni amministrative. Sulla riforma sul falso in bilancio, il pm Nordio ha annunciato che, seppur si tratta di una buona legge, alcune sue contraddizioni «possono essere risolte riportando tra i delitti, e non tra le contravvenzioni, il reato di false comunicazioni sociali senza danno per i soci». Il ministro Castelli, infine, spera di poter presentare, in corso d´opera, un emendamento a questo suo testo sulla diffamazione a mezzo stampa, e ha ricordato che è stato attivato un tavolo tecnico al ministero con i rappresentati dei giornalisti, mentre sbatte la porta in faccia a ogni ipotesi di depenalizzazione dell'eutanasia: «Sinché sono io ministro non se ne parla».
Guido Ruotolo




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