Il Messianismo Regale nei Padri
della Chiesa
di Antonio Norrito
Bilancio teologico e profetico - rivelativo
Il messianismo regale è stata una concezione diffusa ed accettata comunemente da tutti i cristiani istruiti fino a quando, nel terzo secolo, compare l’eretico ORIGENE che in base alla propria concezione escatologica la ritiene inammissibile, e i cui seguaci, S. GIROLAMO e S. AGOSTINO ma anche in precedenza EUSEBIO DI CESAREA, DIONIGI D’ALESSANDRIA ed altri della scuola di Alessandria confutano tale concezione messianica utilizzando il metodo allegorico.
In realtà i primi Padri della Chiesa attendevano il “Dio che viene”, il Messia Regale che avrebbe realizzato le antiche promesse di un mondo rinnovato nella carità e nella giustizia per un “tempo lunghissimo”, indicato con il numero di mille anni. Giudicarli per la loro dottrina come millenaristi è un’azione scorretta sia moralmente, perchè i suddetti Padri sono tutti di fede provata, sia teologicamente, perchè esiste un millenarismo ortodosso, che è quello letterale. I primi Padri della Chiesa sono i veri continuatori della Tradizione ebraico - cristiana. Di alcuni di loro sappiamo per certo che ebbero la conoscenza delle promesse di Cristo direttamente dagli Apostoli. Quindi come possiamo avere dei dubbi riguardo alla loro predicazione? Erano forse degli sprovveduti? Un teologo riporta che: “Lo PSEUDOBARNABA, PAPIA, SAN GIUSTINO, SANT’IRENEO che si appella alla tradizioni degli anziani, TERTULLIANO, SANT’IPPOLITO, SAN METODIO, SAN VITTORINO, LATTANZIO, SANT’AMBROGIO”, ecc. spiegavano, “dopo una prima risurrezione, quella dei martiri, che Cristo sarebbe ritornato sulla terra per regnarvi mille anni insieme coi suoi fedeli” (ANTONINO ROMEO, Bibbia, Marietti, 1963, pag 844, II col.).
La teologia non ha ancora capito, a causa dei paraocchi di AGOSTINO e GIROLAMO, che i cristiani credevano prossima non la fine del mondo con la Parusia Finale, ma la fine di un mondo posseduto dall’Anticristo e l’avvento della Parusia intermedia! Ancora dopo 20 secoli non sappiamo valutare criticamente la fede dei nostri antenati. Il “ritardo” della Parusia creò allora non pochi problemi, come la defezione di alcuni ma in realtà non si può basare la fede solo sulla Parusia, ma su tutti i misteri del cristianesimo e soprattutto sul mistero centrale di Cristo, il Mistero Pasquale, a partire dal quale si snodano tutti gli altri. Ma da qui a cancellare una Parusia, ce ne vuole di fantasia! Ed appunto sarà la fantasia sbrigliata di certi esegeti, ORIGENE in primis, con l’applicare il metodo allegorico al testo di Ap. 20, a causare i risultati catastrofici che sono ormai evidenti agli occhi di tutti: il crollo della Chiesa africana e parte della Chiesa mediorientale, e tanti scismi ed eretici a non finire. Per questa ragione, come vedremo meglio in seguito, i Padri che si sono lasciati trarre in inganno dalla lettura alterata compiuta da ORIGENE hanno in realtà fatto una anticipazione del concetto di millennio felice (millenarismo attualizzato), inaugurato da Gesù nella Parusia intermedia così come viene esposto nei testi sacri, facendo iniziare i mille anni con la Risurrezione di Cristo. Ma andiamo con ordine riscoprendo, anzitutto, la ricchezza della prima Tradizione.
a. Didachè
Risale al primo secolo ed è il più antico degli scritti patristici. È scritto in greco ed ebbe tanta stima da essere annoverato da s. Atanasio addirittura tra le Sacre Scritture. Fu un manuale usatissimo per la formazione dei cristiani sia nella istruzione ai catecumeni sia nelle assemblee eucaristiche. Ecco il testo che ci riguarda:
“Negli ultimi giorni aumenteranno i falsi profeti e i corruttori, e le pecore si muteranno in lupi e la carità si muterà in odi. Crescendo l’iniquità, gli uni odieranno gli altri, si perseguiteranno e tradiranno. Allora comparirà il seduttore del mondo (cioè l’Anticristo), come figlio di Dio, e opererà miracoli e prodigi. La terra sarà nelle sue mani, e farà cose scellerate che mai avvennero dal principio del tempo. Allora il genere umano perverrà al fuoco della prova, si scandalizzeranno molti e periranno. Quelli invece che perseverano nella fede saranno salvati dalla maledizione di lui. E allora appariranno i segni della verità: prima il segno dello squarcio nel cielo, poi il segno del suono di tromba, in terzo luogo la risurrezione dei morti. Non di tutti (infatti si tratta del Giudizio Interiore e non del Giudizio Finale), ma secondo quanto fu detto: “Verrà il Signore e tutti i santi con Lui (nella Parusia intermedia)” .. Allora il mondo vedrà il Signore che viene sopra le nubi del cielo”. (vedi I Padri Apostolici 1998: 39).
Alla base di questo testo vi è una interpretazione letterale di Ap 20. È questo il testo più antico della patristica e gli altri che verranno di seguito adotteranno solo questo senso letterale contrariamente a questi faranno ORIGENE, GIROLAMO e AGOSTINO, ammettendo il senso allegorico del testo citato sopra.
b. La lettera di BARNABA
È contemporanea alla Didachè e conferma il senso letterale attribuito ad Ap 20. Ecco il testo:
“Inoltre del sabato è scritto nei dieci comandamenti quando (Dio) parlò a Mosè in persona sul monte Sinai. “Santificate il sabato del Signore con le mani pure e con il cuore puro”. E in un’altra parte dice: “Se i miei figli osserveranno il sabato, allora stenderò la mia misericordia su di loro”. Parla del sabato al principio della creazione: “E fece Dio in sei giorni le opere delle sue mani e le terminò nel settimo giorno e in quello si riposò e lo santificò”. Osservate, o figli, che cosa significa “terminò in sei giorni”. Questo dice che in seimila anni il Signore compirà ogni cosa. “Un giorno, per lui, infatti, segna mille anni”. Dunque, o figli, in sei giorni, seimila anni saranno compiute tutte le cose. “E riposò nel settimo giorno” che significa: “quando venuto il Figlio suo distruggerà il tempo dell’iniquo (cioè l’Anticristo) e giudicherà gli empi (nel Giudizio Interiore) e muterà il sole, la luna e le stelle, allora bene riposerà nel settimo giorno”. (vedi I Padri Apostolici 1998, p. 208).
Qui, oltre al senso letterale di Ap 20, notiamo l’applicazione della settimana universale deducibile non solo dalla Genesi, ma anche dall’Apocalisse. In realtà quest’ultimo libro sacro è strutturato su dei settenari: il settenario delle chiese, il settenario dei sigilli, il settenario delle coppe, come ad indicare una scansione nel tempo dell’azione divina sul mondo. Il settenario indica nella Bibbia non solo il Sabato, ma è una rappresentazione tipica della prima creazione sulla quale si modella la seconda dei “mille anni”. L’applicazione modulare del settenario nell’Apocalisse è il coronamento di tutte le profezie sul millennio felice a partire dalla Genesi. Si suppone che i primi Padri ricevettero la spiegazione del settenario dallo stesso s. Giovanni, il quale indicò nel 7° sigillo il millennio profetico, inaugurato dalla Parusia intermedia (da ricordare che nella settimana ebraica il Sabato corrisponde al settimo giorno).
c. S. GIUSTINO, filosofo, teologo e martire.
È considerato tra i più importanti apologisti greci del II secolo. Fu pagano e filosofo, prima stoico, poi peripatetico e finalmente pitagorico. Ma nessuno di questi filosofi potè convincerlo. La ricerca della verità l’aveva portato al cristianesimo. Nel Dialogo con Trifone troviamo la sua concezione escatologica. Alla domanda dell’ebreo Trifone se è vero che i cristiani ritengono che un giorno Gerusalemme sarà riedificata ed abitata da loro assieme a Cristo glorioso e agli antichi patriarchi ebrei risuscitati, Giustino risponde:
“Ti ho già detto prima che io, e molti altri, ne siamo convinti, dopo aver esaminato bene la questione, anche se non tutti sono d’accordo, pur essendo cristiani onesti. Dei cristiani eretici e disonesti non ne parliamo neppure...Ma io, e qualunque altro cristiano che sia ben istruito in tutto sappiamo, sia che ci sarà la risurrezione, sia che ci saranno i mille anni, nella città di Gerusalemme, riedificata ed ornata ed ampliata, come hanno promesso Ezechiele ed Isaia, e gli altri profeti (...). Quanto alle parole: “I giorni del mio popolo saranno come i giorni dell’albero, i frutti del loro lavoro saranno moltiplicati” - noi intendiamo come riferite in modo allegorico ai mille anni. Infatti, essendo stato detto ad Adamo, che nel giorno in cui avesse mangiato dell’albero, sarebbe morto, sappiamo che di fatto morì senza compiere i mille anni. Anche quell’altro passo: “Un giorno davanti al Signore è come mille anni (2 Pt 3,8)”- noi lo intendiamo come riferito allo stesso argomento. Inoltre, c’è il fatto che uno dei nostri, chiamato Giovanni, in un’apocalisse (= rivelazione) a lui fatta ha predetto che coloro che avranno creduto nel nostro Cristo trascorreranno mille anni a Gerusalemme: passati quelli, ci sarà la risurrezione generale, eterna, di tutti assieme contemporaneamente, e infine il Giudizio”. (cit. da PENASA 1994, p.114. Altri testi dei Padri della Chiesa vengono analizzati da Penasa, ricavando il concetto della Parusia intermedia).
Anche questo testo dà una lettura di Ap 20 in senso letterale. S. GIUSTINO a differenza di ORIGENE si allontana completamente dal paganesimo ed accetta in toto la Tradizione Apostolica ed Ecclesiastica. Alcune osservazioni sul testo. Si credeva che la città di Gerusalemme ritornasse al suo splendore, ma in realtà sulla Gerusalemme terrena pesa un giudizio irrevocabile e per questo si parla di un’altra realtà, di tipo spirituale. L’Apocalisse è chiara nel dire che la Gerusalemme Messianica verrà dal cielo. Dunque bisogna attendere una città o luogo di natura celeste, come lo fu il Paradiso terrestre, venire dal cielo. Ancora: per la prima volta troviamo in uno scritto un dibattito tra un cristiano e un ebreo colto sulla questione del messianismo regale. In realtà Trifone fa resistenza alla concezione cristiana del messianismo regale perchè ha conosciuto la riflessione rabbinica posteriore all’umiliante sconfitta di Bar Kokba, che ha formulato un messianismo eterodosso rispetto alle originarie concezioni. Quando ORIGENE, GIROLAMO e AGOSTINO chiederanno agli ebrei, (è attestata dalla loro corrispondenza la consultazione dei Padri della Chiesa agli ebrei nelle questioni esegetiche), qualche lume sul messianismo regale, non troveranno di certo presso questi ebrei la “veritas haebraica”, ma una rielaborazione del messianismo in chiave allegorica. Altra osservazione: vi sono alcuni cristiani che non sono d’accordo sulla questione.. Ricordiamo il clima teologico di allora. Cominciano a sorgere nuove sette che mettono in crisi alcuni punti della dottrina, se non proprio alcuni libri delle Sacre Scritture. Addirittura si cerca di negare tutto l’Antico Testamento, come fecero ad esempio i montanisti. I cristiani erano disorientati. Pertanto l’unico criterio di verità rimane e rimarrà sempre il ricorso alla Parola di Dio e alla Santa Tradizione dei Primi Padri della Chiesa.
d. Il messianismo presso gli altri Padri della Chiesa atteso nel Sabato del Signore.
Sulla linea del messianismo regale cristiano vi sono anche TERTULLIANO, IPPOLITO, LATTANZIO, S. POLICARPO DA SMIRNE, e tra tanti ricordiamo il più grande pensatore cristiano del II secolo, S. IRENEO DA LIONE, definito il “Padre della dogmatica”.
S. IRENEO nel II secolo affermò: “In quanti giorni fu fatto il mondo, in altrettanti millenni avrà la sua durata. E perciò è detto nella Genesi: “E furono compiuti il cielo e la terra con tutti i loro ornamenti, e Dio compì tutte le sue opere in sei giorni e nel settimo riposò”. Queste parole sono nello stesso tempo e storia e profezia, poichè riguardano le cose passate e future. Un giorno presso Dio è mille anni; perciò in sei giorni Dio fece tutte le sue opere della creazione, è dunque manifesto che la durata di queste cose sarà ristretta in seimila anni”. (“Delle eresie”, libro V, capo ultimo).
Piero MANTERO afferma nel Grande libro delle profezie che: “Il settimo millennio sarà dunque quello della quiete, della pace. A tal riguardo l’apologista LATTANZIO nel III secolo commentava: “Come in sei giorni Dio creò il mondo e al settimo riposò, così la verità e la religione faticheranno e saranno tribolate per seimila anni dall’errore e dall’iniquità, ma al settimo millennio godranno riposo e pace”. (“Instit. Div.”, libro VII, c. 7).
“Dopo sei giorni -scrive S. ILARIO - Cristo si trasfigurò...si fece vedere nella gloria; egli annunzia che passati i seimila anni del mondo, si farà vedere nella gloria del Paradiso” (Comm. In S. Matteo, cap. XVII). ANDREA DI CESAREA nel V secolo dice: “Mentre dopo la sesta tromba l’Angelo annuncia che non vi sarà più tempo, fa vedere con chiarezza che dopo i seimila anni poco o nulla resterà al mondo. Ma nei giorni della voce del settimo Angelo, quando si incomincerà ad ascoltare la tromba, si consumerà il mistero di Dio svelato ai suoi profeti”. (Commento all’Apocalisse, cc. XXVIII e XLIV).
Il vescovo s. GAUDENZIO scrive: “Attendiamo quel giorno veramente santo, cioè il settimo millennio, quando cioè, compiuti questi seimila anni di fatiche e di stenti passeremo al riposo eterno. Allora non ci sarà più combattimento alcuno col demonio, perchè sarà legato; non ci sarà più da combattere contro la carne, perchè risorgerà impassibile e spiritualizzata” (Sermone X sull’Esodo).
EUSEBIO GALLICANO ricava i seimila anni dalle settimane del profeta Daniele:: “Che cos’è questo numero sette? Ciò significa tutti i giorni del mondo” (Sermone nella domenica XXVII dopo Pentecoste).
Dobbiamo sottolineare che tutta la Tradizione fino a s. AGOSTINO si basava non solo sul senso letterale di Ap 20 per determinare la propria concezione messianica, ma anche sul sabatismo di s. Paolo e di s. Pietro, i quali da fedeli ebrei e cristiani, come s. Giovanni, sotto lo Spirito Santo hanno rielaborato il sabatismo ebraico in chiave cristiana. Per tale concezione hanno riutilizzato i passi della Genesi (la settimana creazionale), del salmo 89, e le profezie di Isaia, Daniele e Ezechiele per fondare il modulo della settimana universale. Secondo tale concezione Dio si riposerà dalla lotta contro Satana nel Sabato del settimo millennio, che sebbene coincida con il sabato ebraico, e quindi l’ultimo giorno, per i cristiani è invece il penultimo giorno definitivo, giacchè Gesù Cristo con la Risurrezione ha instaurato l’ottavo giorno, quello dell’eternità che assorbirà il tempo. S. Agostino confonde il settimo giorno con l’ottavo, mentre bisogna mantenere per comprendere i testi sacri della Bibbia la settimana ebraica aggiungendo il giorno della Risurrezione (Gesù è risorto, secondo il Vangelo, il giorno dopo il Sabato, da qui la nostra Domenica) per fissare nel settimo giorno e quindi nel settimo millennio la Parusia intermedia, mentre nell’ottavo giorno e, dunque in quel evento metastorico, la Parusia finale.


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