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    FIAT VOLUNTAS TUA
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    Predefinito Ancora Sul Darwinismo...

    Da "Secolo d'Italia", 15/1/2003

    Darwinismo: le ragioni di una crisi

    Non c'è modo migliore, per misurare lo stato di crisi dell'evoluzionismo

    darwiniano, che riprendere le affermazioni,
    o "confessioni", dei darwinisti stessi. Confessioni
    come quelle di Francis Crick, scopritore con Watson della struttura
    del DNA: "Un uomo onesto, armato soltanto della conoscenza
    a noi disponibile, potrebbe affermare soltanto che, in un
    certo senso, l'origine della vita appare al momento piuttosto un
    miracolo". O, come quelle, più recenti, di Harold Hurey, discepolo
    di quello Stanley Miller passato alla storia per il tentativo
    (fallito) di ricreare la vita in laboratorio a partire dal cosiddetto
    "brodo primordiale": "Tutti noi che abbiamo studiato le origini
    della vita riteniamo che più ci si addentri in essa, più si senta
    che è troppo complessa per essersi in qualche modo evoluta".
    Queste ed altre testimonianze, unite alle sempre nuove scoperte
    della ricerca in campo biologico e paleontologico, non fanno
    che rilevare un dato di fatto: la critica del darwinismo non è
    più mero argomento di polemica e di cieca contrapposizione fra
    darwinisti "ortodossi" e fondamentalisti religiosi, essa appartiene
    pienamente ai nuovi orizzonti della scienza.
    La crisi del darwinismo, di fatto, è soprattutto crisi dei paradigmi
    filosofici che ne hanno permesso il successo. Non si può
    capire, infatti, l'origine di questa dottrina senza risalire al clima
    culturale del "positivismo trionfante". A cavallo tra il XIX ed il
    XX secolo, le ipotesi di Darwin - e più ancora quelle dei suoi
    successori
    - costituirono in realtà una meravigliosa occasione per
    rinsaldare quella visione positivistica del mondo che all'epoca si
    andava affermando. Il darwinismo rappresentò la provvidenziale
    ancora di salvezza per trapiantare, nel campo biologico, quei
    paradigmi meccanicistici e materialistici già imposti alle scienze
    sociali; così che anche l'origine della vita e delle specie poteva,
    anzi doveva, essere la risultante del cieco combinarsi di caso
    e necessità, senza alcun intervento "trascendente". In tal modo,
    tuttavia, le ragioni del successo storico del darwinismo -ovvero
    la sua coerenza con l'ideologia positivista- sono anche le
    stesse che, al giorno d'oggi, hanno portato questa ipotesi ad una
    crisi che sembra irreversibile. Le categorie del caso e della necessità,

    infatti, non sembrano più reggere di fronte ai sempre
    nuovi avanzamenti della ricerca. Com'è possibile credere all'onnipotenza

    del caso di fronte all'irriducibile complessità anche del
    più arcaico dei batteri? In tal senso, così si esprime, fra gli altri,
    il docente di matematica applicata dell'University College di Cardiff,
    Prof. Chandra Wickramasinghe: "La probabilità di una formazione
    della vita dalla materia inanimata è pari a 1 seguito da
    40000 zeri... È abbastanza grande da seppellire Darwin e l'intera
    teoria dell'evoluzione". E gli stessi darwinisti, sempre più di
    frequente, si vedono costretti anch'essi a riconoscere, in tutta
    franchezza, l'apparente irrisolvibilità del mistero dell'origine della
    vita. Così, ad esempio, ha "confessato" l'evoluzionista americano
    W. H. Thorpe: "Il più elementare tipo di cellula costituisce
    un 'meccanismo' più complesso di qualsiasi macchina che sia stata
    fino ad ora pensata, per non dire costruita, dall'uomo".
    Se l'origine della prima forma vivente sembra essere un mistero
    insolubile per il darwinismo, non di meno lo è, alla luce di
    più di un secolo di ricerche e di scoperte, anche il problema
    dell'origine
    delle specie. "L'origine delle specie" si chiamava anzi il
    testo di Darwin che lanciò l'evoluzionismo verso il suo successo;
    eppure, proprio dalle pagine di questo storico saggio, il naturalista
    inglese riconosceva: "Perché se le specie derivano da altre
    specie attraverso impercettibili graduazioni, non vediamo
    ovunque innumerevoli forme di transizione? (...) dal momento
    che queste forme di transizione devono essere esistite, perché
    non le troviamo sepolte in numero infinito nella crosta terrestre?".
    È il problema questo degli "anelli di congiunzione", chimera
    irraggiungibile
    dei ricercatori darwinisti, problema fondamentale
    rimasto tale anche dopo più di un secolo di scoperte di fossili,
    come riconosce anche il paleontologo evoluzionista Mark Czarnecky:
    "Un importante problema incontrato nel tentativo di provare
    la teoria è stato quello delle testimonianze fossili (...). Questa
    testimonianza non ha mai rivelato tracce delle ipotetiche varianti
    intermedie di Darwin - al contrario, le specie appaiono e
    scompaiono improvvisamente".
    D'altro canto, è lo stesso modello "progressista", che vedeva
    nelle specie il risultato di continue modificazioni positive sotto
    l'azione della selezione naturale, a segnare il passo alla luce delle
    scoperte della genetica. Come afferma il genetista B. G. Ranghanattan,
    "un cambiamento casuale in un organismo altamente
    specializzato può essere insufficiente o dannoso. Un cambiamento
    accidentale in un orologio non potrà migliorarlo (...). Un
    terremoto non migliora una città, la distrugge".
    Alla luce di questi ed altri dati, pertanto, sorge spontanea la domanda:

    per quale motivo, a fronte dei suoi fallimenti, il darwinismo
    continua a rimanere un'ipotesi generalmente accettata e
    diffusa a livello di divulgazione scientifica? Una risposta sta proprio
    nel legame fra darwinismo ed ideologia positivistica: molti,
    cioè, temono che la caduta del darwinismo possa trascinarsi
    dietro tutta la visione positivistica del mondo; ovvero, per dirla
    con Fred Hoyle, "le ragioni sono psicologiche piuttosto che
    scientifiche".
    Riconoscere completamente che il darwinismo ha fatto il suo
    tempo "rischierebbe" di riportare alla ribalta problematiche che
    una certa vulgata pensava di aver definitivamente eliminato: esiste
    un progetto intelligente nella natura? Esiste una "trascendenza"?
    Queste remore "psicologiche", tuttavia, hanno avuto, come
    unico effetto concreto, quello di dissociare la scienza vera -
    fatta di ricerca e di critica - dalla scienza "divulgata" - quella delle

    trasmissioni televisive o dell'insegnamento scolastico - ancora
    del tutto chiusa in un immobilismo acritico e conformista. Sarebbe
    auspicabile, dunque, che questo iato venisse al più presto
    colmato, soprattutto a livello di insegnamento scolastico ed
    universitario,
    dove un migliore e più oggettivo confronto fra le varie
    proposte culturali è necessario al fine di formare coscienze
    critiche e capaci di discernimento e di libera scelta.
    GIANLUCA MARLETTA



    Da prendersi con le pinze, per via di qualche piccola anomalia.
    "

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito

    per quale motivo, a fronte dei suoi fallimenti, il darwinismo
    continua a rimanere un'ipotesi generalmente accettata e
    diffusa a livello di divulgazione scientifica?
    Parafrasando Churchill ("La democrazia è la peggiore forma di governo, eccetto tutte le altre che sono già state provate") si potrebbe dire che l'evoluzionismo è la peggior spiegazione, eccetto tutte le altre prospettate, compreso naturalmente l'intervento divino ad ogni mutazione di specie o la creazione ex-abrupto di un mondo già completo anche di reperti fossili di animali mai esistiti.
    Anche il citato Chandra Wickramasinghe che calcola la probabilità di creazione in uno su (1 seguito da 40.000 zeri, neanche i fantastiliardi di Paperon de Paperoni servirebbero a rendere l'idea) non lo fa certo pensando all'intervento divino, ma alla sua teoria della 'panspermia' che prevede l'arrivo della vita sulla terra dallo spazio.
    A questo punto altrettanti fantastiliardi di galassie, soli e pianeti compensano la scarsa probabilità del Caso (risolto il quale, la Necessità evoluzionistica procede con meno problemi, vuoi con equilibri punteggiati, vuoi con evoluzione senza soluzione di continuità).

  4. #4
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    La migliore ipotesi per spiegare la vita non credo proprio. Rimango molto scettico su questo tipo di spiegazione, e non solo per ragioni prettamente metodologiche... la "contraddizione dello scettico". Ma, pure, per svariate ragioni di carattere scientifico.
    Ultimamente, poi, l' apparato rampante della scienza moderna, pare, abbia smesso di venerarla, questa tesi, e in USA la cosa ha assunto quasi le proporzioni di un caso politico.

    Leggendo Darwin, mi sono reso conto quanto scientifica fosse la sua ipotesi: nemmeno il padre, nascondeva i malanni del figlio, e anzi li mettava in luce. Una ipotesi scientifica deve inquadrare qualcosa, un problema, e abbozzarne una conclusione. Quando smette di fare questo, smettendo di essere scientifica, lo si vede in un sol modo: leggere un libro che l'accetti, significa leggerne il resto.

    Non voglio con ciò rinfocolare vecchi dispute su POL, ma nemmeno rimanere nei vecchi "lembi penzolanti" di una fatiscente ipotesi. La scienza, oggi, è più che mai combattuta, e noi ne prendiamo atto. Per me, poi, non è un problema.... cresciuto in ambito darwinista, non ci ho mai creduto. Quindi......

    Rimane, comunque, la richiesta impellente, di maggiore libertà di espresssione. In biologia, come in storia, mi pare si faccia fatica ad accettare il confronto.
    Se molti interventi hanno il tono polemico di una disputa, è perché ogni ipotesi, per acquistare visibilità, tende a porsi in modo anche politicamente nuovo: e per quanto riguarda la disputa anti-evoluzionistica, deve farsi più spazio, dal momento che intere classi di scienziati sono state CREATE sulle fondamenta dell'evoluzionismo, e su questa basano carriera, profitto, fama.

    In tutto questo, non ho fatto latro che imitare Feyerabend ... che proprio cattolico non era!



    "

  5. #5
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  6. #6
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    Le specie si sono evolute e si sono trasformate indipendemente dalle credenze . Le risposte fanno ricercati nell'anatomia, nella geologia e paleontologia . Nelle meraviglie della natura.
    Non certo nella filosofia .
    La famosa artista idolo delle folle :" si figuri che uno ha addirittura scritto che avrei dovuto investire i MIEI soldi comprando un bar! Io!!!! La barista!!!!"

  7. #7
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    Predefinito

    Le risposte circa le cause efficienti vanno ricercate nelle scienze empiriche. Le risposte circa la teleologia vanno ricercate nella filosofia e nella teloeologia.

 

 

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