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    primi commenti.


    Nota dottrinale/Una bussola per i molti crocevia di cittadini e politici

    Il pluralismo non è anarchia


    Rino Fisichella

    La necessità di presentare in termini culturali moderni il frutto dell’eredità spirituale, intellettuale e morale del cattolicesimo appare oggi carico di un’urgenza non procrastinabile, anche per evitare il rischio di una diaspora culturale dei cattolici"(n. 7). L’espressione potrebbe creare lo scenario significativo su cui leggere la Nota dottrinale della Congregazione per la Dottrina della fede resa nota ieri. I contenuti che vengono richiamati, nei quattro brevi capitoli che la compongono, intendono sostenere l’impegno che il cristiano ha sempre avuto nel partecipare direttamente alla vita politica del proprio Paese. L’acuta osservazione di Paolo VI, quando nel 1974 denunciava che uno dei drammi della nostra epoca era costituito dalla rottura tra la cultura e la fede, ha guidato in questi decenni la riflessione di molti. Il "progetto culturale" di ispirazione cristiana appare come una risposta positiva a quella denuncia e le diverse iniziative che prendono corpo mostrano l’intenzion e di ricucire lo strappo che ha danneggiato e ritardato il progresso spirituale di intere generazioni. La cultura si è indebolita e frammentata mentre la fede si è rifugiata nell’esperienza individuale. Ambedue le condizioni non hanno permesso un rinnovato rapporto di responsabilità nei confronti del mondo, soprattutto da parte di quanti hanno il compito della rappresentanza politica. Per alcuni versi, anche questa Nota della Congregazione può essere interpretata come un’ulteriore tessera circa la necessità di ricomporre in unità fede e cultura.
    In un momento di cambiamento culturale come il nostro, che ha tutti i tratti per essere considerato epocale, non era solo lecito, ma doveroso che il magistero della Chiesa intervenisse per chiarificare alcuni punti fondamentali che sono oggetto di dibattito, a causa del clima di relativismo etico che accompagna questa fase storica. Nessuna ingerenza nella vita politica del Paese, ma obbligo da parte del magistero di illuminare la coscienza d el singolo parlamentare. Nel momento, infatti, in cui esprime con il proprio voto la legittimità di una legge, non può dimenticare che in forza della fede egli ha un’appartenenza che lo riconduce a un principio superiore alla stessa legge degli uomini. Autonomia di voto e confessione di fede non entrano in conflitto, ma obbligano la coscienza a dover scegliere. Nei rispettivi ambiti di azione, dunque, è richiesta da parte del politico l’assunzione di una responsabilità che si fa carico di dare coerente risposta alle esigenze di tutti i cittadini. La coscienza, tuttavia, non è mai neutrale. E’ per questo che la Nota viene a riproporre un codice di comportamento che il credente deve possedere per avere certezza della coerenza nel proprio agire politico come cattolico.
    Il richiamo della Congregazione perché il politico ponga al cuore del suo impegno la centralità e dignità della persona, unitamente al bene comune non sono contenuti nuovi; anzi, sono i principi che da sempre sostengon o l’insegnamento sociale della Chiesa. Ciò che permette di verificare l’originalità del presente documento, tuttavia, è la focalizzazione su questioni che coinvolgono i parlamentari in questa particolare fase di cambiamento che impone l’assunzione di responsabilità gravose. Nella Nota, la dignità della persona e il bene comune non rimangono due contenuti generici, ma vengono esplicitati e storicamente individuati in questioni che sono all’ordine del giorno di diversi parlamenti. Su questi temi, come si sa, si gioca la concezione stessa della vita, della natura e dell’uomo che apparterranno alle prossime generazioni. Pensare che la qualità della vita migliori solamente perché si qualificano alcuni servizi di comodità, è illusorio e deludente se poi la concezione stessa della vita è lasciata all’arbitrio individuale. In una fase in cui sembra che la politica viva spesso solo di numeri e di programmazioni economiche, non è male che qualcuno richiami a volare più alto e riproponga una dime ns ione progettuale che sappia preparare il futuro. Questo tipo di far politica è vincente ed è capace di dissipare i sospetti e il velo di indifferenza, steso particolarmente sulle giovani generazioni, che non riescono ad afferrare la passione per l’impegno politico.
    Evitare la diaspora dei cattolici in politica non coincide necessariamente con la formazione di nuove identità. Pericoloso, o forse comodo, cadere in una lettura riduzionistica di questo documento. Le strategie che vengono assunte dinanzi a ipotetiche maggioranze non toccano l’interesse né la competenza del magistero della Chiesa. Ciò che acquista importanza decisiva, piuttosto, è la capacità da parte dei politici cattolici di cercare il consenso più ampio, perché ciò che perseguono ha un fondamento etico e di diritto naturale che non conosce limiti confessionali, ma fa appello direttamente alla coscienza che è sempre rivolta e aperta al richiamo etico. La Nota afferma che la mediazione è la condizione previa per l’azion e del politico cattolico. Egli, infatti, sa che la verità è nascosta in tante espressioni e che dovunque essa si trovi è sempre segno della presenza dello Spirito Santo.
    In questo senso, comunque, bene ha fatto il documento ad esplicitare il senso di "laicità" che si erge non poche volte a dogma nella vita del nostro Paese. In una società veramente democratica l’ascolto delle diverse istanze presenti non è un optional, ma un obbligo che ognuno deve avere perché non avvenga che chi fa riferimento al proprio credo sia confessionale e chi invece dipende all’ideologia sia uomo libero. Nessuno potrà dimenticare, tra l’altro, che il principio di autonomia come quello di "laicità" sono espressione dell’originalità del cristianesimo e sua preziosa eredità per le diverse democrazie. Fuori da ogni fraintendimento, comunque, non è pensabile che su questioni etiche che toccano le grandi sfide del futuro venga meno una forma di unanimità che dà certezza ai cittadini dell’attenzione verso il ben e di tutti, oltre gli schieramenti individuali. Su questo punto, la Nota rende un servizio di chiarezza a quanti nella politica hanno posto al centro della loro azione la responsabilità per costruire il futuro su solide fondamenta. Giovanni Paolo II, nella sua storica visita al Parlamento italiano, ha prospettato la stessa cosa quando ha detto: "E’ sulla base di una simile fiducia che si possono affrontare con lucidità i problemi, pur complessi e difficili, del momento presente e spingere anzi audacemente lo sguardo verso il futuro, interrogandosi sul contributo che l’Italia può dare agli sviluppi della civiltà umana".
    Non è retorica pensare che dopo questa Nota, i politici e gli amministratori cattolici hanno un riferimento autorevole verso cui guardare per giudicare la propria azione politica. Alla stessa stregua, i cittadini hanno un elemento in più non solo per verificare se l’impegno politico dei parlamentari è degno di credibilità, ma anche per orientarsi coerentemente nelle loro scelte politiche.






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  2. #2
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    Ecco il testo integrale della Dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede. Discutiamone insieme!



    Cattolici in politica prima la coscienza

    Pubblichiamo il testo integrale del Documento della Congregazione per la dottrina della fede su cattolici e politica.«Il cristiano è chiamato
    a dissentire da una concezione del pluralismo in chiave
    di relativismo morale»


    La Congregazione per la dottrina della fede, sentito anche il parere del Pontificio consiglio per i laici, ha ritenuto opportuno pubblicare la presente "Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica". La Nota è indirizzata ai vescovi della Chiesa cattolica e, in speciale modo, ai politici cattolici e tutti i fedeli laici chiamati alla partecipazione della vita pubblica e politica nelle società democratiche.

    I. Un insegnamento costante
    1. L’impegno del cristiano nel mondo in duemila anni di storia si è espresso seguendo percorsi diversi. Uno è stato attuato nella partecipazione all’azione politica: i cristiani, affermava uno scrittore ecclesiastico dei primi secoli, «partecipano alla vita pubblica come cittadini» (1). La Chiesa venera tra i suoi santi numerosi uomini e donne che hanno servito Dio mediante il loro generoso impegno nelle attività politiche e di governo. Tra di essi, san Tommaso Moro, p roclamato patrono dei governanti e dei politici, seppe testimoniare fino al martirio la «dignità inalienabile della coscienza» (2). Pur sottoposto a varie forme di pressione psicologica, rifiutò ogni compromesso, e senza abbandonare «la costante fedeltà all’autorità e alle istituzioni legittime» che lo distinse, affermò con la sua vita e con la sua morte che «l’uomo non si può separare da Dio, né la politica dalla morale» (3).
    Le attuali società democratiche, nelle quali lodevolmente tutti sono resi partecipi della gestione della cosa pubblica in un clima di vera libertà (4), richiedono nuove e più ampie forme di partecipazione alla vita pubblica da parte dei cittadini, cristiani e non cristiani. In effetti, tutti possono contribuire attraverso il voto all’elezione dei legislatori e dei governanti e, anche in altri modi, alla formazione degli orientamenti politici e delle scelte legislative che a loro avviso giovano maggiormente al bene comune (5). La vita in un sistema politico de mocratico n on potrebbe svolgersi proficuamente senza l’attivo, responsabile e generoso coinvolgimento da parte di tutti, «sia pure con diversità e complementarietà di forma, livelli, compiti e responsabilità» (6).
    Mediante l’adempimento dei comuni doveri civili, «guidati dalla coscienza cristiana» (7), in conformità ai valori che con essa sono congruenti, i fedeli laici svolgono anche il compito loro proprio di animare cristianamente l’ordine temporale, rispettandone la natura e la legittima autonomia (8), e cooperando con gli altri cittadini secondo la specifica competenza e sotto la propria responsabilità (9). Conseguenza di questo fondamentale insegnamento del Concilio Vaticano II è che «i fedeli laici non possono affatto abdicare alla partecipazione alla "politica", ossia alla molteplice e varia azione economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale destinata a promuovere organicamente e istituzionalmente il bene comune» (10), che comprende la promozione e la difesa dei beni, quali l’ordine pubblico e la pace, la libertà e l’uguaglianza, il rispetto della vita umana e dell’ambiente, la giustizia, la solidarietà, ecc.
    La presente Nota non ha la pretesa di riproporre l’insegnamento della Chiesa in materia, riassunto peraltro nelle sue linee essenziali nel Catechismo della Chiesa cattolica, ma intende soltanto richiamare alcuni princìpi propri della coscienza cristiana che ispirano l’impegno sociale e politico dei cattolici nelle società democratiche (11). E ciò perché in questi ultimi tempi, spesso per l’incalzare degli eventi, sono emersi orientamenti ambigui e posizioni discutibili, che rendono opportuna la chiarificazione di aspetti e dimensioni importanti della tematica in questione.

    II. Alcuni punti nodali dell’attuale dibattito culturale e politico.
    2. La società civile si trova oggi all’interno di un complesso processo culturale che mostra la fine di un’epoca e l’incertezza per la nuova che emerge all’orizzonte. Le grandi conquiste di cui si è spett atori provocano a verificare il positivo cammino che l’umanità ha compiuto nel progresso e nell’acquisizione di condizioni di vita più umane. La crescita di responsabilità nei confronti di Paesi ancora in via di sviluppo è certamente un segno di grande rilievo, che mostra la crescente sensibilità per il bene comune. Insieme a questo, comunque, non è possibile sottacere i gravi pericoli a cui alcune tendenze culturali vorrebbero orientare le legislazioni e, di conseguenza, i comportamenti delle future generazioni.
    È oggi verificabile un certo relativismo culturale che offre evidenti segni di sé nella teorizzazione e difesa del pluralismo etico che sancisce la decadenza e la dissoluzione della ragione e dei princìpi della legge morale naturale. A seguito di questa tendenza non è inusuale, purtroppo, riscontrare in dichiarazioni pubbliche affermazioni in cui si sostiene che tale pluralismo etico è la condizione per la democrazia (12). Avviene così che, da una parte, i cittadini rivend icano per le proprie scelte morali la più completa autonomia mentre, dall’altra, i legislatori ritengono di rispettare tale libertà di scelta formulando leggi che prescindono dai princìpi dell’etica naturale per rimettersi alla sola condiscendenza verso certi orientamenti culturali o morali transitori (13), come se tutte le possibili concezioni della vita avessero uguale valore. Nel contempo, invocando ingannevolmente il valore della tolleranza, a una buona parte dei cittadini – e tra questi ai cattolici – si chiede di rinunciare a contribuire alla vita sociale e politica dei propri Paesi secondo la concezione della persona e del bene comune che loro ritengono umanamente vera e giusta, da attuare mediante i mezzi leciti che l’ordinamento giuridico democratico mette ugualmente a disposizione di tutti i membri della comunità politica. La storia del XX secolo basta a dimostrare che la ragione sta dalla parte di quei cittadini che ritengono del tutto falsa la tesi relativista secondo la qu al e non esiste una norma morale, radicata nella natura stessa dell’essere umano, al cui giudizio si deve sottoporre ogni concezione dell’uomo, del bene comune e dello Stato.
    3. Questa concezione relativista del pluralismo nulla ha a che vedere con la legittima libertà dei cattolici di scegliere, tra le opinioni politiche compatibili con la fede e la legge morale naturale, quella che secondo il proprio criterio meglio si adegua alle esigenze del bene comune. La libertà politica non è né può essere fondata sull’idea relativista che tutte le concezioni sul bene hanno la stessa verità e lo stesso valore, ma sul fatto che le attività politiche mirano volta per volta alla realizzazione estremamente concreta del vero bene umano e sociale in un contesto storico, geografico, economico, tecnologico e culturale ben determinato. Dalla concretezza della realizzazione e dalla diversità delle circostanze scaturisce generalmente la pluralità di orientamenti e di soluzioni che debbono però essere mor almente accettabili. Non è compito della Chiesa formulare soluzioni concrete – e meno ancora soluzioni uniche – per questioni temporali che Dio ha lasciato al libero e responsabile giudizio di ciascuno, anche se è suo diritto e dovere pronunciare giudizi morali su realtà temporali quando ciò sia richiesto dalla fede e dalla legge morale (14). Se il cristiano è tenuto ad «ammettere la legittima molteplicità e diversità delle opzioni temporali» (15), egli è ugualmente chiamato a dissentire da una concezione del pluralismo in chiave di relativismo morale, nociva per la stessa vita democratica, la quale ha bisogno di fondamenti veri e solidi, vale a dire, di princìpi etici che per la loro natura e per il loro ruolo di fondamento della vita sociale non sono "negoziabili".
    Sul piano della militanza politica concreta, occorre notare che il carattere contingente di alcune scelte in materia sociale, il fatto che spesso siano moralmente possibili diverse strategie per realizzare o garantire uno s tesso valore sostanziale di fondo, la possibilità di interpretare in maniera diversa alcuni princìpi basilari della teoria politica, nonché la complessità tecnica di buona parte dei problemi politici, spiegano il fatto che generalmente vi possa essere una pluralità di partiti all’interno dei quali i cattolici possono scegliere di militare per esercitare – particolarmente attraverso la rappresentanza parlamentare – il loro diritto-dovere nella costruzione della vita civile del loro Paese (16). Questa ovvia constatazione non può essere confusa però con un indistinto pluralismo nella scelta dei princìpi morali e dei valori sostanziali a cui si fa riferimento. La legittima pluralità di opzioni temporali mantiene integra la matrice da cui proviene l’impegno dei cattolici nella politica e questa si richiama direttamente alla dottrina morale e sociale cristiana. È su questo insegnamento che i laici cattolici sono tenuti a confrontarsi sempre per poter avere certezza che la propria partecipazi one alla vita politica sia segnata da una coerente responsabilità per le realtà temporali.
    La Chiesa è consapevole che la via della democrazia se, da una parte, esprime al meglio la partecipazione diretta dei cittadini alle scelte politiche, dall’altra si rende possibile solo nella misura in cui trova alla sua base una retta concezione della persona (17). Su questo principio l’impegno dei cattolici non può cedere a compromesso alcuno, perché altrimenti verrebbero meno la testimonianza della fede cristiana nel mondo e l’unità e coerenza interiori dei fedeli stessi. La struttura democratica su cui uno Stato moderno intende costruirsi sarebbe alquanto fragile se non ponesse come suo fondamento la centralità della persona. È il rispetto della persona, peraltro, a rendere possibile la partecipazione democratica. Come insegna il Concilio Vaticano II, la tutela «dei diritti della persona è condizione perché i cittadini, individualmente o in gruppo, possano partecipare attivamente alla vit a e al governo della cosa pubblica» (18).
    4. A partire da qui si estende la complessa rete di problematiche attuali che non hanno avuto confronti con le tematiche dei secoli passati. La conquista scientifica, infatti, ha permesso di raggiungere obiettivi che scuotono la coscienza e impongono di trovare soluzioni capaci di rispettare in maniera coerente e solida i princìpi etici. Si assiste invece a tentativi legislativi che, incuranti delle conseguenze che derivano per l’esistenza e l’avvenire dei popoli nella formazione della cultura e dei comportamenti sociali, intendono frantumare l’intangibilità della vita umana. I cattolici, in questo frangente, hanno il diritto e il dovere di intervenire per richiamare al senso più profondo della vita e alla responsabilità che tutti possiedono dinanzi a essa. Giovanni Paolo II, continuando il costante insegnamento della Chiesa, ha più volte ribadito che quanti sono impegnati direttamente nelle rappresentanze legislative hanno il «preciso obblig o di opporsi» a ogni legge che risulti un attentato alla vita umana. Per essi, come per ogni cattolico, vige l’impossibilità di partecipare a campagne di opinione in favore di simili leggi né ad alcuno è consentito dare a esse il suo appoggio con il proprio voto (19). Ciò non impedisce, come ha insegnato Giovanni Paolo II nella lettera enciclica Evangelium vitae a proposito del caso in cui non fosse possibile scongiurare o abrogare completamente una legge abortista già in vigore o messa al voto, che «un parlamentare, la cui personale assoluta opposizione all’aborto fosse chiara e a tutti nota, potrebbe lecitamente offrire il proprio sostegno a proposte mirate a limitare i danni di una tale legge e a diminuirne gli effetti negativi sul piano della cultura e della moralità pubblica» (20).
    In questo contesto, è necessario che la coscienza cristiana ben formata non permetta a nessuno di favorire con il proprio voto l’attuazione di un programma politico o di una singola legge in cui i c onten uti fondamentali della fede e della morale siano sovvertiti dalla presentazione di proposte alternative o contrarie a tali contenuti. Poiché la fede costituisce come un’unità inscindibile, non è logico l’isolamento di uno solo dei suoi contenuti a scapito della totalità della dottrina cattolica. L’impegno politico per un aspetto isolato della dottrina della Chiesa non è sufficiente a esaurire la responsabilità per il bene comune. Né il cattolico può pensare di delegare ad altri l’impegno del cristiano, che gli proviene dal Vangelo di Gesù Cristo perché la verità sull’uomo e sul mondo possa essere annunciata e raggiunta.
    Quando l’azione politica viene a confrontarsi con princìpi morali che non ammettono deroghe, eccezioni o compromesso alcuno, allora l’impegno dei cattolici si fa più evidente e carico di responsabilità. Dinanzi a queste esigenze etiche fondamentali e irrinunciabili, infatti, i credenti devono sapere che è in gioco l’essenza dell’ordine morale, che riguarda il bene i ntegrale della persona. È questo il caso delle leggi civili in materia di aborto e di eutanasia (da non confondersi con la rinuncia all’accanimento terapeutico, la quale è, anche moralmente, legittima), che devono tutelare il diritto primario alla vita a partire dal suo concepimento fino al suo termine naturale. Allo stesso modo occorre ribadire il dovere di rispettare e proteggere i diritti dell’embrione umano. Analogamente, devono essere salvaguardate la tutela e la promozione della famiglia, fondata sul matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso e protetta nella sua unità e stabilità, a fronte delle moderne leggi sul divorzio: a essa non possono essere giuridicamente equiparate in alcun modo altre forme di convivenza, né queste possono ricevere in quanto tali un riconoscimento legale. Così pure la garanzia della libertà di educazione ai genitori per i propri figli è un diritto inalienabile, riconosciuto tra l’altro nelle Dichiarazioni internazionali dei diritti umani. Alla s te ssa stregua, si deve pensare alla tutela sociale dei minori e alla liberazione delle vittime dalle moderne forme di schiavitù (si pensi ad esempio, alla droga e allo sfruttamento della prostituzione). Non può essere esente da questo elenco il diritto alla libertà religiosa e lo sviluppo per un’economia che sia al servizio della persona e del bene comune, nel rispetto della giustizia sociale, del principio di solidarietà umana e di quello di sussidiarietà, secondo il quale «i diritti delle persone, delle famiglie e dei gruppi, e il loro esercizio devono essere riconosciuti» (21). Come non vedere, infine, in questa esemplificazione il grande tema della pace. Una visione irenica e ideologica tende, a volte, a secolarizzare il valore della pace mentre, in altri casi, si cede a un sommario giudizio etico dimenticando la complessità delle ragioni in questione. La pace è sempre «frutto della giustizia ed effetto della carità» (22); esige il rifiuto radicale e assoluto della violenza e del ter rorismo e richiede un impegno costante e vigile da parte di chi ha la responsabilità politica



    tratto da www.avvenire.it
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  3. #3
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    Originally posted by AngelodiCentro
    cos'è adesso si cancellano anche i post con riferimento di altre discussioni in corso?!?!? Ma nn vi accorgete della vostra pazzia?!? O forse per voi i repubblicani sono nemici della chiesa e del Papa?!?! al posto tuo mi vergognerei.
    Ti sono stati cancellati solo due, degli innurevoli link: un forum ha la sua vita.
    Qui puoi postare, se vuoi.
    Le bestemmie e le offese personali soltanto cancelliamo.
    Con ciò non c'è altro.
    "

 

 

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