Il sole
Industria, le cifre del ristagno
Novembre ha segnato un recupero (+0,8% mensile), ma nella media dello scorso anno la produzione fa registrare il secondo calo (-2% circa) consecutivo, dopo il -0,6% del 2001. La ripresa sembra ancora lontana e incerta.
di Michele De Gaspari
L'attività produttiva in Italia ha concluso il 2002 - se si considera il trimestre finale - sui livelli medi di un anno prima, dopo aver mostrato per tutto il periodo un'evoluzione su ritmi decisamente modesti e con qualche significativa oscillazione mensile. Nel terzo trimestre, in particolare, la produzione industriale aveva fatto segnare un +0,5% sul periodo precedente, ma nell'ultimo quarto dello scorso anno si è registrato un ulteriore ristagno congiunturale, con una nuova battuta d'arresto (è pari a -0,4% la variazione stimata) nella dinamica dell'attività manifatturiera, come risulta anche dalle inchieste Isae, condotte a cadenza mensile presso il consueto ampio campione (oltre 4mila) di imprese industriali.
Questo andamento non è, del resto, una sorpresa se si tiene conto dei segnali in arrivo nei mesi immediatamente precedenti dal fronte internazionale, che mettevano in evidenza l'incerta e altalenante evoluzione dell'economia americana e la retromarcia sempre in atto di quella tedesca. Non deve, inoltre, illudere il modesto progresso registrato nel quarto trimestre in termini di crescita tendenziale: la variazione rispetto a un anno prima è solo leggermente negativa, se calcolata a parità di giorni lavorativi, tornando in novembre al segno positivo dopo oltre un anno e mezzo di pressoché ininterrotte contrazioni.
Il miglioramento mostrato dall'attività industriale nei valori medi giornalieri è, tuttavia, solo apparente e non deve essere considerato come un segnale dell'avvio di una fase di ripresa, che in realtà sembra ancora lontana. Il recupero dipende, infatti, in maniera decisiva dal confronto statistico favorevole con l'ultimo trimestre del 2001, quando Pil e produzione erano entrambi in netto declino nelle variazioni congiunturali. La seconda parte del 2002 si è configurata, anzi, altrettanto debole come la prima, quando la crescita mese su mese ha continuato a oscillare intorno allo zero.
Ripresa difficile e a rischio
L'apparente piccolo rimbalzo della produzione media giornaliera nel quarto trimestre è stato, soprattutto, favorito dall'effetto statistico del confronto con il punto di minimo del ciclo dell'attività industriale, toccato nel novembre 2001. Proprio nell'autunno inoltrato avevano incominciato a manifestarsi pienamente le negative conseguenze della crisi internazionale, accentuata dall'emergenza terrorismo dopo l'11 settembre.
Nella media del 2002 la produzione industriale dovrebbe far segnare, pertanto, un calo pari a circa il 2-2,2%, dopo il -0,6% registrato nell'anno precedente, ritornando così sui livelli di tre-quattro anni prima (1998-99). Di qui la recente nuova correzione verso il basso della stima di crescita del Pil, che non andrà oltre lo 0,4%, con un trascinamento sull'anno successivo quasi insignificante. E anche la previsione per il 2003 deve essere di conseguenza rivista, intorno all'1,3-1,5%, quasi un punto percentuale sotto l'obiettivo programmatico indicato dal Governo lo scorso autunno.
Non è uno scenario recessivo, ma piuttosto una situazione di persistente bassa crescita, che prevedibilmente si prolungherà fino all'estate del 2003. Un primo avvio del processo di ripresa potrebbe, peraltro, manifestarsi già nei mesi primaverili, se si guarda all'andamento dell'indice anticipatore elaborato dall'Isae, che è tornato a crescere ai tre quarti del 2002, prefigurando così un rafforzamento dell'attività produttiva fra il primo e il secondo trimestre di quest'anno. Ma solo nell'ultima parte del 2003 la ripresa potrà guadagnare una certa consistenza, sull'onda delle migliorate prospettive congiunturali nell'area dell'euro, sempre che la crisi geopolitica in Medio Oriente non abbia il sopravvento nel breve termine.




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