Genova, 007 stranieri con licenza di uccidere?
di red
Durante il G8 di Genova «se i manifestanti avessero infranto le barriere a
difesa della zona rossa, ben difficilmente si sarebbe potuto evitare
spargimento di sangue a opera degli agguerriti servizi di sicurezza
stranieri». Lo ha detto il procuratore di Genova Domenico Porcelli, durante
l'inaugurazione dell'anno giudiziario. Quanto all'irruzione nella scuola
Diaz dove «qualche centinaio di dimostranti furono sottoposti a spietati
pestaggi, se verranno accertate responsabilità non saranno fatti sconti a
nessuno». E ancora: «I manifestanti pacifici non isolarono i violenti, come
a Firenze o Cosenza. Anzi - ha proseguito il procuratore capo - li accolsero
di volta in volta nelle loro file, diedero l'inporessione di fornire
adesione morale alle loro gesta apparendo implicitamente contigui ai
violenti. Per due giorni Genova la superba fu in balia di una folla in
tumulto, in cui era impossibile distinguere i dimostranti pacifici dai
violenti».
Affermazioni gravissime - ribatte Vittorio Agnoletto: «inconciliabili con la
verità; confermano che in quei giorni a Genova era stata sospesa la
Costituzione ed era stato autorizzato l'uso delle armi da fuoco. Non solo,
che se i manifestanti avessero passato la zona rossa non si sarebbe evitato
spargimento di sangue: i servizi segreti stranieri avrebbero sparato. Queste
sono affermazioni di una gravità assoluta: corrispondeva quindi a verità
quanto dichiarato dall'ex ministro Scajola il 14 febbraio 2002? Le forze
dell'ordine avevano quindi avuto licenza di sparare e, fatto ancora più
grave, tale autorizzazione era stata fornita anche ai servizi segreti sul
territorio nazionale? Di queste gravissime ipotesi deve essere chiamato a
rispondere in Parlamento il ministro degli Interni». Inoltre, prosegue
Agnoletto, il procuratore capo ha inoltre anticipato, e forse anche indicato
ai magistrati genovesi, quel che avverrà nei prossimi mesi: la
criminalizzazione dell'intero movimento, accusato di aver fornito copertura
ai Black Bloc. «Il procuratore dimentica che molti di noi che hanno
affrontato a mani nude i Black Bloc sono stati aggrediti e qualcuno è finito
in ospedale, le forze dell'ordine hanno lasciato giungere in città e agire
indisturbati questi gruppi senza essere in grado di fermarne neanche uno. Se
i Black Bloc agivano "sotto copertura" non gliela diede certo il Genoa
Social Forum». Arriverà anche il non luogo procedere per chi uccise Carlo
Giuliani? «Secondo il procuratore - incalza Agnoletto - nessuno sparò, ma
"si verificò l'esplosione di colpi di fuoco"».
Infine i vertici delle forze dell'ordine non vanno inquisiti: hanno certo
fallito il loro compito; eppure non hanno responsabilità, solo
«inesperienza, disorganizzazione e mancanza di direzione appropriata», dice
il procuratore. «Tutto questo - chiosa Agnoletto - mentre il Parlamento
europeo e Amnesty International mettono sotto accusa l'Italia. Per chi
decise le violenze di quei giorni contro i manifestanti pacifici, per chi
decise i pestaggi della Diaz e per chi decise le torture di Bolzaneto
l'assoluzione è assicurata. Eppure dirigenti stessi della polizia hanno
ammesso che in quei giorni era stata decisa una strategia tesa a
criminalizzare il movimento cercando di farlo apparire violento».




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