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  1. #1
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    Predefinito Incidente alla torre petrolifera

    Si è rotto un tubo mentre erano in corso le operazioni di scarico,
    la benzina finisce in mare

    Allarme alle torre petrolifera. Intorno alle 13,30 di ieri, mentre erano in corso le operazioni di scarico di una petroliera, una flangia di caricamento si è rotta e della benzina ha preso a cadere in mare. Immediatamente sono scattate tutte le misure di sicurezza. La petroliera è stata allontanata dalla torre, mentre si sono subito mossi i mezzi della capitaneria di porto e dell’Italpetroli, la società che ha realizzato e gestisce la struttura a circa due chilometri dalla costa. A distanza di pochi minuti sono arrivate anche le unità dei vigili del fuoco e della Tecnomate, l’impresa specializzata in interventi a mare contro l’inquinamento.
    La zona è stata circoscritta e si è tentata una bonifica, molto difficile in quanto la benzina è particolarmente volatile. Il vento soffiava da terra e il combustibile è stato dunque spinto verso il largo.
    Non si conosce la consistenza del danno ambientale, quanta sia cioè la benzina che è finita in mare. Nel pomeriggio, intorno alle 19, il combustibile continuava ad uscire dalla tubazione rotta, ma a ritmi molto meno consistenti rispetto alle ore 13. Complessivamente, secondo Capitaneria di porto e vigili del fuoco, la quantità uscita dalla flangia (il tubo che collega la petroliera alla torre) dovrebbe essere abbastanza modesta. Ma indicazioni precise in questo senso non ci sono.
    Gli operatori hanno avvertito intorno alla “boa" un forte e acre odore di benzina, e il presidio a mare delle varie unità - che si è protratto fino a notte - è stato svolto in funzione antincendio.
    Naturalmente tutte le operazioni alla torre sono sospese (oltre a quella che stava scaricando ci sono altre due petroliere in rada in attesa del loro turno) e resteranno ferme per diversi giorni. Per riprendere l’attività, all’Italpetroli, infatti, non basterà la semplice riparazione (o sostituzione) del tubo, ma dovrà di nuovo procedere a tutti i collaudi.

    •   Alt 

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  2. #2
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    Finiti in mare solo 30/40 litri di benzina

    Nessun danno ecologico per il mare di Civitavecchia. Il guasto che venerdì ha interessato la torre petrolifera si è risolto per fortuna con tanto spavento ma pochissime conseguenze. In realtà la fuoriuscita di prodotto (benzina bianca e quindi meno pericolosa del nero) è stata minima, nell’ordine di 30/40, e peraltro è stata immediatamente circoscritta dagli interventi dei mezzi antinquinamento della “Tecnomate" e della “Fratelli Neri", che hanno un contratto con la “Petroli investimenti" proprio per far fronte ad eventuali incidenti. Il piano di sicurezza è scattato tempestivamente e tutto si è risolto nel migliore dei modi. Neanche una goccia di benzina è finita verso la costa, anche perché tirava vento da terra.
    A provocare la piccola perdita è stata una microfalla in uno dei quattro giunti mobili di collegamento alle manichette. Un guasto banale, che però bloccherà la torre per qualche giorno. Il giunto andrà infatti sostituito (ci penseranno dei sommozzatori) e una volta completata l’operazione sarà necessario procedere ad un nuovo collaudo. Salvo problemi, in quattro o cinque giorni il terminal dovrebbe tornare operativo.

  3. #3
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    Per accertare eventuali responsabilità in merito all’incidente del 17 gennaio

    La Procura indaga sulla torre

    La Procura della repubblica sta indagando sull’incidente avvenuto il 17 gennaio scorso alla torre petrolifera. La magistratura si è mossa dopo aver ricevuto sull’episodio la segnalazione della Capitaneria di porto. L’indagine dovrà stabilire se per la perdita di carburante in mare (per fortuna solo poche decine di litri di benzina bianca), dovuta alla microfalla di uno dei quattro giunti mobili di collegamento alle manichette, ci sono delle responsabilità della “Petroli investimenti" che gestisce l’impianto. Da verificare soprattutto se vi siano stati errori umani o magari problemi di manutenzione delle apparecchiature alla base dell’incidente. Da accertare anche se si è rischiato un incendio che, con la petroliera vicina, avrebbe potuto avere conseguenze devastanti. Tutto ciò, comunque, ricordando che i sistemi di sicurezza antinquinamento e antincendio scattarono tempestivament e funzionarono al meglio.
    Intanto la torre petrolifera è ancora fuori servizio. Inizialmente si era parlato di pochi giorni per rimettere in sesto l’impianto, poi di due settimane, ma in realtà (probabilmente anche perché c’è l’indagine in corso) ci vorrà molto di più. La “Petroli investimenti" ha già sostituito il giunto difettoso, ma deve ancora eseguire delle opere di manutenzione sull’impianto, finora rese impossibili dalle cattive condizioni del mare. Solo ieri il tempo ha finalmente permesso ai tecnici di ricominciare a lavorare a pieno regime. Comunque almeno per tutta la prossima settimana è da escludere che il terminal torni in esercizio.
    Resta in ogni caso l’incognita su ciò che accadrà alla fine dell’intervento. Il comandante della Capitaneria, Pietro Maradei, infatti, nominerà una commissione tecnica che avrà il compito di collaudare la torre per accertare che sia stata ripristinata la sicurezza. Ammesso che tutto sia a posto, il via libera al rientro in esercizio potrà però venire solo con il consenso della Procura, visto che, presumibilmente, per concludere l’indagine avviata occorreranno alcuni mesi.

  4. #4
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    Dopo l’incidente del 17 gennaio

    La torre torna in funzione

    Dopo un mese di inattività, domenica la torre petrolifera ha ripreso a funzionare. La struttura della Petroli Investimenti (la società che fa capo a Franco Sensi) si era fermata il 17 gennaio, in seguito alla fuoriuscita di benzina da un manicotto, durante le operazioni di scarico di una petroliera. Come si ricorderà, era immediatamete scattato l’allarme: la nave era stata allontanata dalla torre e sul pposto erano confluiti tutti i mezzi disponibili per i controlli e il disinquinamento del mare.
    Alla fine, comunque, quest’ultimo aspetto è stato il meno “interessante". Si calcola che la benzina finita in mare non sia stata più di qualche decina di litri, ma quello che ha destato sulle prime maggiori preoccupazioni è stata la possibilità che da questa potesse svilupparsi un incendio che avrebbe potuto avere conseguenze disastrose.
    Per la ripresa delle attività alla torre non è bastato provvedere alla sostituzione dei manicotti difettosi, ma anche ai collaudi che, ovviamente, hanno dato esito positivo. Le petroliere che dovevano scaricare durante questo mese sono state dirottate su altri scali.
    Sull’incidente del 17 gennaio scorso è in corso un’indagine (che continua) da parte della procura della Repubblica di Civitavecchia, ma per la ripresa dell’attività non c’è stato bisogno di nessun parmesso particolare dall’autorità giudiziaria.

  5. #5
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    come si dice : tanto rumore per nulla, credetemi................

  6. #6
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    Torre petrolifera.

    Petrelli: il collaudo per le manichette portato da 1 a 2 anni

    «Sicurezza, sconto a Sensi»

    La torre petrolifera raddoppia i tempi dei collaudi e dimezza i costi di manutenzione. Come riferisce il consigliere comunale Vittorio Petrelli, che sull’argomento ha scritto una lettera al sindaco e al presidente del consiglio comunale, il ministero dell’Ambiente, su richiesta della “Petroli investimenti" di Franco Sensi che gestisce il terminal in mare aperto, ha infatti chiarito che il collaudo delle manichette va fatto ogni due anni e non ogni anno come prevedeva il decreto Via del 1996, che autorizzava appunto la torre. «Uno sconto», che secondo l’esponente di Ambiente e lavoro va «a scapito della sicurezza dell’impianto». Petrelli ricorda che proprio la perdita da una delle manichette (la parte di tubazione da cui si scarica il carburante dalle navi ormeggiate) il 17 gennaio scorso provocò una fuoriuscita in mare di benzina, per fortuna minima. «Ma è di tutta evidenza - sottolinea il consigliere - che la sicurezza delle delle parti dell’impianto, soprattutto di quello che si aggancia alle petroliere, è fondamentale per prevenire perdite di prodotti petroliferi in mare».
    Petrelli ricostruisce poi come si è arrivati «all’interpretazione autentica» del decreto Via del ’96 da parte del Ministero. «La Capitaneria (che dopo l’incidente ha avviato una serie di accertamenti anche in seguito all’indagine aperta dalla Procura, ndr) - dice l’esponente di Ambiente e lavoro - il 30 gennaio ha scritto all’impresa riscontrando delle anomalie alla torre. La “Petroli investimenti" il 4 febbraio ha allora chiesto chiarimenti al Ministero che, con sconvolgente solerzia, il 17 ha risposto, affermando appunto che il collaudo delle manichette va effettuato ogni due anni. Così, con una lettera, si è tolto a Franco Sensi il costo di un anno di collaudi e a noi la sicurezza che la torre funzioni bene».
    Petrelli parla di «tradimento del ministero dell’Ambiente nei confronti di un intero territorio», e ricordando la vicenda carbone, «sulla quale si è fatta più politica che salvaguardia del territorio», afferma che per ogni iniziativa imprenditoriale occorre «avere le garanzie ambientali» che le rendano compatibili e sostenibili.
    Il consigliere conclude invitando De Sio e Vinaccia ad «interrogare il Ministro affinché risponda di questi “sconti" sull’ambiente e si stabilisca se questo provvedimento vale solo per la torre petrolifera di Civitavecchia o per tutti gli altri impianti simili».

 

 

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