L'AFFAIRE FULCANELLI

Fulcanelli è l’alchimista più famoso del XX secolo, autore di due opere che racchiuderebbero il segreto della Grande Opera: Le Mystère des Cathédrales del 1926 e Les Demeures Philosophales del 1930, entrambe curate dal più famoso discepolo di Fulcanelli, Eugène Canseliet, che non rivelò mai la vera identità del maestro. Al momento della loro prima pubblicazione, e fino alla ristampa dell’Omnium Littéraire nel 1957/8, erano testi praticamente introvabili, stampati in numero di 250-300 copie. Ad accrescere il mito di Fulcanelli contribuirono Louis Pauwels e Jacques Bergier, autori di Le Matin des Magiciens (II Mattino dei Maghi, Mondadori), dove Pauwels riferisce dell'incontro dell'amico Bergier con un alchimista: Bergier aveva ottime ragioni per credere che fosse proprio Fulcanelli. Quest'uomo misterioso lo avvertì dei pericoli della ricerca sull'energia nucleare a cui stava lavorando e gli spiegò che il segreto dell'alchimia consiste nell'esistenza di un mezzo per manipolare la materia e l'energia in modo da produrre ciò che gli scienziati contemporanei chiamerebbero "campo di forza". Al contempo la pietra filosofale e la trasmutazione dei metalli in oro non sarebbero altro che applicazioni, casi particolari della Grande Opera: l'essenziale, infatti non sarebbe la fabbricazione dell'oro, ma la trasmutazione dello sperimentatore. Pauwels raccontò, inoltre, di aver incontrato anch'egli un alchimista al Cafè Procope di Parigi nel 1953 e, dopo una conversazione a proposito di Gurdjief, di averlo interrogato riguardo a Fulcanelli. L'alchimista gli avrebbe rivelato che Fulcanelli non era morto, sostenendo che l'alchimia permetterebbe di vivere infinitamente più a lungo di quanto si possa immaginare. E anche di cambiare aspetto. Egli sostenne di saperlo con certezza per averlo visto con i propri occhi. Allo stesso modo confermò la realtà della pietra filosofale. Non possiamo dimenticare che la data di nascita di Fulcanelli era stata collocata da Canseliet nel 1839: se l'alchimista incontrato da Pauwels avesse avuto ragione, Fulcanelli nel 1953 avrebbe dovuto avere all’incirca 113 anni.
Il frontespizio de Il Mistero delle cattedrali.
Sotto il disegno (opera di Canseliet), l'iscrizione:
"La Sfinge protegge e domina la Scienza"
Recentemente, Geneviève Dubois (autrice di Fulcanelli. Svelato l'enigma del più famoso alchimista del XX secolo – Ed. Mediterranee) ha identificato Fulcanelli con Jean-Julien Champagne, alchimista, artista e pittore parigino, maestro di Canseliet. Champagne avrebbe però goduto di una ventennale e feconda collaborazione con René Schwaller de Lubicz, esoterista ed egittologo a cui avrebbe "rubato" (forse) l'idea e i manoscritti originali de Il Mistero delle cattedrali e Le Dimore Filosofali per dettarli all'ignaro Canseliet che li avrebbe fatti pubblicare in buona fede.
Schwaller de Lubicz giunse a Parigi nel 1910. A questo periodo risale l'incontro con Champagne. Quest'ultimo aveva ritrovato, all'interno di un raro esemplare degli scritti di Newton, un manoscritto che conteneva il segreto delle manipolazioni alchemiche che avevano permesso la realizzazione dei colori blu e rossi utilizzati nelle vetrate della cattedrale di Chartres. Invano tentò di decifrarlo. Proprio in quel periodo decise di avvicinare De Lubicz, il cui interesse per l'alchimia era noto, e gli propose la lettura del manoscritto e un'eventuale collaborazione. Questi ne rimase colpito e, nonostante non stimasse Champagne, decise di stipulare un accordo con lui: Schwaller avrebbe versato una somma mensile al pittore, in cambio della quale Champagne avrebbe lavorato all'aspetto operativo. Nessuno avrebbe dovuto sapere di questo patto. Champagne proseguì nei suoi esperimenti anche dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, che vide la mobilitazione di De Lubicz in un laboratorio dell'esercito. Fu proprio nel 1916 che l'allora sedicenne Eugène Canseliet venne presentato a Champagne, divenendone presto allievo. Secondo la Dubois, Champagne avrebbe ordito per tutta la vita la trama destinata a consacrare il mito di Fulcanelli. In molti hanno dubitato anche della sincerità di Canseliet, ma la Dubois lo scagiona: egli credeva veramente che le opere pubblicate fossero di Champagne, mentre il vero autore era (sempre secondo la Dubois) René Schwaller de Lubicz.
Bergier, infatti, dopo aver scoperto di essere affetto da un male incurabile, rivelò che Fulcanelli era proprio Schwaller de Lubicz. Canseliet si rese conto dell'inganno solo dopo la morte di Champagne e, deluso, scrisse una lettera a De Lubicz biasimando il comportamento del suo "maestro". Canseliet, che ha rivestito un ruolo fondamentale nella trasmissione del mito e delle opere di Fulcanelli, sarebbe stato dunque una pedina inconsapevole. Nel settembre del 1922 assistette alla prima trasmutazione operata da Fulcanelli nella centrale del gas di Sarcelles trasmutazione che, sebbene non segnasse il compimento dell'Opera, ne costituiva una fase importante.
René Schwaller de Lubicz e Jean Julien Champagne
Una delle prove a sostegno dell'identificazione di Fulcanelli con Schwaller de Lubicz è la testimonianza di Canseliet della partenza del leggendario alchimista nel 1922 e del suo ritorno nel 1952. Schwaller partì da Parigi proprio nel 1922 e tornò definitivamente in Europa, dopo il suo soggiorno in Egitto, nel 1952. Le date coincidono. Canseliet attestò, inoltre, di una seconda trasmutazione, avvenuta nel 1927 nel castello di Léré, esperimento che vide la scomparsa definitiva di Fulcanelli. Durante gli anni della guerra passati a Parigi, Schwaller aveva redatto un manoscritto su un argomento che gli stava molto a cuore: le cattedrali gotiche e il simbolismo alchemico. Lo mostrò a Champagne che gli propose di sottoporre il lavoro a un editore. De Lubicz, fiducioso, gli consegnò il manoscritto. Diversi giorni dopo, Champagne glielo restituì informandolo che non poteva essere pubblicato. Nel frattempo De Lubicz si accingeva a partire per la Svizzera con la moglie Isha, dove fondò una stazione scientifica denominata Suhalia, una specie di monastero iniziatico fornito di un avanzatissimo laboratorio chimico, di una stamperia, di un osservatorio astronomico e dell'attrezzatura necessaria per le ricerche. Durante il suo soggiorno in Svizzera (7 anni), De Lubicz continuò a spedire regolarmente la rendita promessa a Champagne, il quale nascondeva ai suoi allievi, Canseliet e l'inseparabile amico e collega Pierre Dujols, i suoi rapporti con Schwaller: nessuno avrebbe potuto così sospettare che negli scritti di Champagne si nascondesse la penna di De Lubicz.
Grazie agli appunti di quest’ultimo sui rapporti tra Notre-Dame de Paris e il simbolismo ermetico, giovandosi della collaborazione e della straordinaria erudizione dell'amico Dujols, Champagne diede inizio alla stesura dell'opera. Fu così che il 15 giugno 1916, Le Mystère des Chatédrales venne pubblicato a Parigi, sotto lo pseudonimo di Fulcanelli, da Jean Schémit con grande stupore di De Lubicz che, riconosciuto il suo lavoro, avrebbe riferito in una lettera inidirizzata ad André Vandenbroeck: «Fulcanelli ha preso le mie idee, me l'ha fatta». Schwaller De Lubicz, secondo Vandenbroeck, chiamava sempre Champagne col nome di Fulcanelli. Secondo la Dubois, Dujols, uomo di saldi principi, era all'oscuro della provenienza delle annotazioni presentategli da Champagne. Quando Pierre Dujols morì, nel 1926, la moglie consegnò a Champagne l'intero schedario redatto dal marito sui monumenti a carattere alchemico. E ancora prima, malato e costretto a letto, Dujols aveva affidato a Canseliet il compito di ordinare gli appunti e di redigere l'opera che, una volta sottoposta alla revisione di Champagne, venne pubblicata nel 1930 con il titolo di Les Demeures Philosophales. Con l'espressione "Dimora Filosofale" Fulcanelli intendeva qualsiasi supporto della verità ermetica, qualunque fosse la sua natura e la sua importanza. Secondo la Dubois, il libro sarebbe opera di Champagne e Dujols. Soltanto dopo la morte del maestro Canseliet si sarebbe permesso di introdurre alcune modifiche alle seguenti riedizioni.
Eugène Canseliet e Pierre Dujols
Nel 1930, dopo diciannove anni di ricerche, Champagne e Schwaller de Lubicz riuscirono finalmente a ottenere in laboratorio la fabbricazione dei blu e dei rossi delle vetrate, come quelli che si possono osservare nella Cattedrale di Chartres. Il successo dell'opera avrebbe dovuto condurre all'ottemperamento del patto stipulato vent'anni prima, secondo il quale le strade dei due si sarebbero definitivamente separate e De Lubicz avrebbe smesso di inviare al collaboratore il versamento della mensilità. Ma Champagne cambiò atteggiamento: raggiunto uno stato di costante eccitazione, decise di continuare su questa strada e di ripetere l'operazione. Per un anno Champagne, che si scoprì malato, mantenne la parola data e non fece allusioni alle loro ricerche di laboratorio. Però desiderava svelare tutto ai suoi discepoli e avvertì De Lubicz dell'intenzione. Quest'ultimo tornò a Parigi nel 1931. Quando si incontrarono, De Lubicz ricordò a Champagne il patto e gli propose, in cambio del suo silenzio, di continuare ad aiutarlo finanziariamente. Nell'agosto del 1932 Champagne inviò una lettera a De Lubicz in cui precisava la data della riunione con i discepoli. Pochi giorni prima di questa data, De Lubicz tornò a Parigi, si diresse da Champagne e lo trovò a letto con la pelle nera: aveva una gamba in cancrena. Dopo aver riflettuto Champagne si mostrò pentito e chiese all'amico di portar via tutte le carte dei suoi lavori e il manoscritto che aveva dato origine alla loro collaborazione. Fu il loro ultimo incontro, perché Champagne morì l'indomani, il 26 agosto 1932. Tre giorni dopo venne seppellito nel cimitero di Arnoiulle-les-Gonesse. La sua lapide, che è stata successivamente tolta o rubata, recava questo epitaffio: APOSTOLUS HERMETICAE SCIENTIAE, le cui iniziali sono le stesse che compaiono nelle firma di Fulcanelli.
Ma se dietro il nome del leggendario alchimista si nascondeva davvero Champagne (e se gli scritti firmati con lo pseudonimo di Fulcanelli erano opera del sodalizio tra Champagne, Dujols e Canseliet e dell'inganno ordito dal primo nei confronti di Schwaller De Lubicz), risulta difficile comprendere alcune successive testimonianze di Canseliet. Quest'ultimo, venuto a conoscenza del misfatto dopo la morte di Champagne, scrisse una lettera a De Lubicz in cui confessava tutto il rammarico per la condotta del maestro. Non si spiega innanzitutto il motivo per cui, saputa la verità sull'origine delle opere di Fulcanelli, Canseliet sia rimasto fedele alla memoria di Champagne. Scoperta la verità avrebbe dovuto, plausibilmente, interrompere l'opera di promozione della fama dell'alchimista. E invece rimase sempre fedele alla memoria di Fulcanelli e sostenne, inoltre, che non era morto. Nel 1953, Pierre Geyraud, nel suo L'Occultisme à Paris, racconta che nel 1936 (quattro anni dopo la morte di Champagne), durante un banchetto in occasione della Festa del Sole e dei Fuochi di San Giovanni, Canseliet rispose alla domanda dello scrittore Rosny circa la vera identità di Fulcanelli: «lo non sono altro che il predatore; Champagne è solo il disegnatore; e Fulcanelli è lo pseudonimo di un terzo personaggio che, per rispettare la regola del silenzio, non posso definire altrimenti. Fulcanelli vive ancora. E' stato inviato dalla Fratellanza Bianca per agevolare l'evoluzione dell'umanità. E' un vero Rosa-Croce. Si trova ora in Brasile, ora in Argentina, errando per il mondo alla maniera dei Rosa-Croce di un tempo: adesso è nel sud della Francia. E' un vero maestro dai poteri straordinari». A questa dichiarazione si aggiunge la successiva testimonianza di Canseliet dell'incontro con Fulcanelli, avvenuto, all'incirca, nel 1953, data che coincide con quanto riferito da Pauwels. In questa fatidica data Canseliet sarebbe stato avvicinato da una conoscente che lo avrebbe condotto non lontano da Siviglia, in un'immensa proprietà che circondava una villa a cui si accedeva tramite una doppia scalinata e una terrazza. Fulcanelli era là ad aspettarlo e gli domandò se lo riconosceva. Canseliet assentì e i due scambiarono una breve conversazione. Fulcanelli avrebbe dovuto avere 113 anni.
Liberamente tratto da un articolo di Enrica Perucchietti pubblicato su Hera n° 50 (febbraio 2004)