BASTA IPOCRISIE, DICIAMOCI LA VERITA’:
ADEL SMITH E’ IL VOLTO REALE DELL’ISLAM
di Mauro Bottarelli
Sul caso Adel Smith si è detto molto, forse troppo rispetto allo spessore morale del protagonista e al reale valore intellettuale della vicenda. Tutto vero, tutto bene. Chiaramente non si può giustificare l’uso della violenza per chiudere la bocca a chi la pensa in maniera diversa dalla nostra, chiaramente non è accettabile la logica della sopraffazione ma qualcosa di molto subdolo e molto pericoloso ha attraversato come una dolina carsica questa vicenda, scollacciata in molte sfaccettature ma tremendamente seria nel suo insegnamento di fondo. Nei giorni seguiti al blitz dei militanti di Forza Nuova nello studio televisivo di Verona il commento più abusato, oltre a quello di denuncia dell’atto stesso, riguardava la non rappresentatività di Smith, il suo essere un provocatore tout-court svincolato dal mondo islamico ufficiale, il suo propugnare un’interpretazione dell’Islam estrema e “personalistica”. Quasi a dire, lasciate perdere quel pazzo: ridurlo al silenzio dimenticandosene è il modo migliore per chiudere la faccenda. Tutto questo può essere vero ma altresì può essere accettata un’altra tesi: ovvero quella che vede Adel Smith come unico, vero rappresentante dell’Islam ortodosso in Italia. Forse a dar fastidio a molti musulmani e fautori dell’integrazione a tutti i costi è proprio questo, ovvero il fatto che il predicatore di Ofena - il paese in provincia dell’Aquila dove risiede - incarna il vero volto dell’Islam: ferocemente anti-occidentale, anti-cristiano, anti-semita e apertamente speranzoso di conquistare l’Italia in nome di Allah. Una gran brutta pubblicità per chi parla di rispetto, convivenza pacifica, reciprocità: meglio allora dipingere Adel Smith e le sue provocazioni come buffonate, smargiassate di un uomo ai margini che la spara grossa per poter avere cinque minuti di notorietà, per calcare un’altra volta il palcoscenico mediatico. Forse, anzi quasi certamente, non è così. Guardiamoci in faccia e riflettiamo: quale Islam ritenete più simile a quello imposto nelle varie teocrazie musulmane in giro per il mondo, quello del signor Smith o quello propugnato dall’Ucoii e difeso da eminenti uomini di cultura come il professor Cardini? In Iran, in Siria, in larga parte del Libano, in Pakistan come nell’Afghanistan talebano o nella Nigeria incendiata per “Miss mondo”, l’Islam trova consonanza ideale e pratica nell’ortodossia di Smith e socio non certo nelle belle parole di tolleranza e umanità usate altrove, nelle moschee come nelle università, in certi ambienti vaticani come nei salotti buoni di sinistra. L’Islam è una religione guerriera ed è soprattutto una religione egemonica, punta a conquistare e convertire non a convivere: non serve certo Smith per capirlo e saperlo. Troppe volte abbiamo scambiato per santi persone che sante non erano. Un esempio su tutti può bastare: il generale Massud, l’eroe della resistenza afghana contro i sovietici ucciso da un commando talebano lo scorso anno, era un integralista islamico esattamente come il mullah Omar. Nella Kabul “liberata” dal giogo di Mosca fu infatti lui ad imporre la sharia, la legge islamica che poi gli “studenti di teologia” fecero rispettare alla lettera con il suo corollario di pene corporali, burqa, barbe lunghe d’ordinanza e quant’altro. Il “leone del Panshir”, così era chiamato Massud, non fece che spianare la strada al lavoro dei “nemici” che poi lo avrebbero ucciso: divergenze etniche, non religiose. Essere uzbeko e pasthun ha molto significato in Afghanistan, ma dal Corano nessuno prescinde. Non vorremmo, quindi, che gli islamici moderati - scusate l’agghiacciante ossimoro, ma non l’ho inventato io - stessero spianando, con i loro modi cortesi, la strada agli Adel Smith che verranno, all’Islam radicale degli ayatollah e dei mullah. Ora sono in minoranza, ma grazie a sinistra, Caritas e scafisti tra non molto potrebbero essere abbastanza per dare inizio “alle danze”. Una religione che non contempla divisione tra politica e fede, che pratica la dittatura teocratica come scelta precipua sta utilizzando la nostra tanto vituperata democrazia occidentale per mettere radici: nascono sempre nuove moschee, nuovi centri coranici, nuovi negozi islamici, nuove istituzioni nel nome del Corano. La nostra società liberale apre le braccia verso il diverso e questo, una volta terminato l’abbraccio, la accoltella alle spalle: è questo ciò che ci aspetta se continueremo a credere alla favoletta del signor Smith pazzo e invasato. Il volto di quell’uomo è il volto dell’Islam originale, vero e imposto dal profeta: quando lo dice in tv ha ragione, bisogna ammetterlo. Altro che imam pronti a scomunicarlo: quello che segue alla lettera la sharia è lui, non i suoi cloni edulcorati. Ma noi, occidentali addormentati, cadiamo nel tranello e continuiamo a pensare alla buona novella della convivenza, della religione come collante universale, della reciprocità che prima deve essere offerta e soltanto dopo richiesta. Di questo passo ci ritroveremo con i minareti in piazza del Duomo e le donne costrette al velo: la Germania ha capito, la democratica e giacobina Francia ne sa qualcosa e comincia soltanto ora a svegliarsi, la pragmatica Inghilterra è invece entrata soltanto adesso nel suo incubo di inclusione sociale. Nessuna reciprocità, per favore: lasciamo fiorire moschee in Arabia Saudita senza chiedere la costruzione di chiese cattoliche. Lo stesso succeda qui, però: ognuno è libero di votarsi al Dio che preferisce, persino agli ufo dei Raeliani, ma le colonizzazioni in punta di Corano non devono essere accettate. Si preghi a casa propria, come un qualsiasi cattolico dovrebbe fare in Iran - anche in questo caso stando bene attento a prendere parecchie precauzioni - per evitare la lapidazione. E’ una questione di sopravvivenza, visto che è generalmente accettato e condiviso - persino dagli imam più illuminati - che con gli Adel Smith non si può interloquire. E che, questo piaccia o meno, il vero volto dell’Islam è lui.




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