Lo scontro politica-magistratura è all'apice del ridicolo.
A vedere i giudici con quelle toghe rosse piene di ornamenti mi veniva in mente il mago Otelma. Gente strapagata capace solo di far scena (e politica del cazzo), mentre i processi languono e languono ancora di più i carcerati in attesa di giudizio.
Giudici comici, pigri, incapaci e malati mentali (di protagonismo e del "tu non sai chi sono io"), razza dannata da mettere al rogo (per fortuna non tutti, ci mancherebbe!).
Poi guardiamo i politici nostalgici di DC alla Casini: fate schifoooooo
E ora, se volete, leggetevi l'editoriale di Massimo Fini su IL GAZZETTINO di oggi:
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Domenica, 19 Gennaio 2003


Il viaggio di Casini ad Hammamet per onorare Craxi
SE LO STATO RIABILITA BETTINO IL LATITANTE
di MASSIMO FINI


Solo nel Paese dei Balocchi, dove si è perso ogni senso delle proprie responsabilità e dei fondamenti del diritto, dove il Parlamento si costituisce in Tribunale Speciale contro la Magistratura, dove si permette al Vaticano di dettare regole di comportamento a deputati e senatori, senza che dalle Istituzioni si levi un solo vagito di protesta, può accadere che il presidente della Camera, terza carica dello Stato, si rechi a rendere omaggio alla tomba di un latitante, condannato a dieci anni e mezzo di reclusione da organi di quello stesso Stato per delitti comuni, come ha fatto Pier Ferdinando Casini ad Hammamet.
Stefania Craxi ha detto che quello di Casini è stato un gesto di "alto valore politico". Ha ragione. Con esso uno dei massimi rappresentanti delle Istituzioni ha delegittimato un'altra Istituzione, la Magistratura, gettando i cittadini nella più totale confusione. Se Craxi è un uomo da onorare allora i pubblici ministeri che lo incriminarono, i Gip che avallarono la verosimiglianza di quelle accuse, i giudici di primo grado che le accertarono, quelli di secondo grado che le confermarono, quelli della Cassazione che le sanzionarono in via definitiva e anche quelli della Corte di giustizia europea che non trovarono nulla da eccepire sono disonorati. A chi dobbiamo credere?

Sul "Giornale" Paolo Guzzanti scrive che Craxi utilizzò i soldi delle tangenti non per sè ma per finanziare Arafat e il suo movimento. Se anche così fosse era una facile generosità, perché era fatta con i soldi dei cittadini, molti dei quali, oltretutto, non sarebbero stati certo contenti di sapere in quali tasche andavano a finire i loro quattrini.

Ma oltre le condanne, indifendibile è stato anche il comportamento di Bettino Craxi durante e dopo i suoi processi. Invece di affrontarli virilmente è scappato, non riconoscendo la delegittimità delle Istituzioni e delle leggi del proprio Paese di cui pur era stato presidente del Consiglio e con ciò delegittimandosi egli stesso come presidente del Consiglio. Evidentemente riteneva - come altri in seguito ha poi fatto, imitando il suo esempio - che quelle Istituzioni e quelle leggi valessero per tutti, tranne che per lui, l'ubermensch.

Ad Hammamet Casini ha rispolverato la favola convenuta che Bettino Craxi "riconobbe sinceramente le proprie colpe" col famoso discorso in Parlamento. Niente di più falso. Quando fu arrestato Mario Chiesa, il segretario del Psi lo definì "un mariuolo" dando ad intendere che fosse una casuale mela marcia in un cesto di mele sane, solo dopo essere stato colto con le mani nel sacco si decise a fare una squallida chiamata di correo nella speranza di salvare se stesso coinvolgendo tutti (che in effetti erano colpevoli quanto lui, ma questo non assolve nessuno, come non assolve il mafioso il fatto che esista la mafia); infine, da Hammamet, non ha perso occasione per sputare veleno sul proprio Paese. Questo è l'uomo che Pier Ferdinando Casini, terza carica dello Stato italiano, è andato ad onorare ad Hammamet. Complimenti, onorevole Casini.

Quanto al Craxi politico verrà giudicato dalla Storia. Per quel che si può dire ora è stato, a mio parere, un uomo, a conti fatti, deleterio, per il Paese e per il suo partito. Di buono l'Italia gli deve la battaglia contro il "punto unico di contingenza", ma in seguito ce l'ha fatta pagare con tagli, insieme ai suoi complici della Dc, del Pci e delle frattaglie liberali e repubblicane (a 630 mila miliardi di lire ammonta il furto complessivo di Tangentopoli, un quarto del debito pubblico) che, probabilmente, quel 'punto unico' avremmo potuto continuare a permettercelo fino alla fine dei nostri giorni. Per il resto Bettino Craxi ha introdotto nella politica italiana un personalismo grossolano che prima non esisteva, coniugato con un tono di arroganza e di disprezzo nei confronti della cittadinanza, come se noi fossimo al servizio dell'uomo politico e non costui al nostro, profumatamente pagato per questo, con denaro e ogni sorta di prebende e privilegi. Disprezzo che ebbe la sua massima evidenza il giorno in cui l'onorevole Craxi venne a dirci, con aria irridente, che il Parlamento aveva votato la legge sul finanziamento pubblico ai partiti col retropensiero di violarla, prendendo in giro i cittadini.
SE LO STATO
Per il Partito socialista Bettino Craxi lavorò bene per i primi tre anni, disancorandolo dalla sudditanza psicologica nei confronti dei comunisti e dal suo notorio e inconcludente massimalismo per indirizzarlo verso un pragmatismo socialdemocratico di tipo europeo. Ma quest'opera meritoria è stata completamente vanificata da ciò che avvenne poi. Introdusse nel Psi un "culto della personalità" di stampo sovietico e comunista, completamente estraneo alla tradizione socialista, che ebbe come ulteriore conseguenza una conduzione totalitaria del partito e l'azzeramento di ogni dibattito interno, anche qui in scimmiottamento della cultura e della prassi comunista e in totale contrasto con l'anima libertaria del Psi; trasformò la dirigenza in un comitato d'affari e alla fine condusse un partito quasi centenario, onusto di gloria, con un seguito notevole nel Paese, all'azzeramento, perché questo poi è il risultato conclusivo di cui egli non può non portare la massima responsabilità, anche se ha cercato di scaricarla su tutti non riconoscendola mai a se stesso. Infine, al momento del dunque, il decisionista Craxi non si è comportato da leader, ma è fuggito lasciando allo scoperto i suoi compagni.

Il figlio Bobo ha detto che il gesto di Casini "ha restituito l'onore a Bettino Craxi". Comprendiamo e rispettiamo i sentimenti di un figlio. Purtroppo nulla e nessuno può restituire l'onore a chi l'ha perduto.

Massimo Fini
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