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    Angry Si rinverdisce la tradizione de ""is siendas fattas a s'afferra'afferra""

    Si può essere faziosi o partigiani quanto si vuole, ma i fatti, per essere valutati, devono essere conosciuti.

    Date allora un'occhiata a questo articolo che ho trovato su "la nuova sardegna" ieri: riguarda l'avvenuta vendita di un immobile storico e di gran pregio posto in pieno centro della mia città, Cagliari, avvenuto oltre che in totale violazione i precise norme dello Statuto Regionale già recepite nella legislazione nazionale, anche in totale dispregio di qualsivoglia straccio di trasparenza e - perchè no - di tutela del patrimonio dello Stato, con una operazione che ha smaccatissime le caratteristiche del peculato dal lato-venditore e della speculazione immobiliare selvaggia da quello acquirente, come chiaramente indica il rifiuto di ambo le parti di riferire il controvalore assegnato.

    Il tutto ulterioriormente aggravato poi dalla trovata miserabile di fornire parvenza di legalità al tutto con un capoverso nascosto all'interno di un decreto -volutamente, alla prova dei fatti- reso in una forma alienante o meglio..... pseudo-truffaldina.... e pure con l'ulteriore aggiunta, a denti stretti, che il mega-affare (...chiamiamolo così.... anche se ho sempre pensato che gli affari bisogna essere sempre in due a farli per poterli così definire...) riguarda ben ventisette immobili consimili sparsi in tutta Italia.

    Cos'altro dire.......
    dopo aver visto depenalizzare il falso in bilancio e con le norme per la tutela dei bancarottieri di prossima uscita......
    serve ancora qualcos'altro per farsi un'idea di quali ulteriori nuove vette ci attendono?

    saluti

    M.P.








    ***
    http://www.lanuovasardegna.quotidian...naca/sd101.htm

    L'ex Manifattura tabacchi è stata svenduta
    L'alienazione è avvenuta a fine dicembre: l'Eti ha ceduto l'immobile di via Regina Margherita alla «Fintecna Spa», una società dell'ex gruppo Iri

    di Roberto Paracchini

    CAGLIARI. «L'ex Manifattura tabacchi di Cagliari è stata venduta per un tozzo di pane a Fintecna, una società dell'ex gruppo Iri», afferma Rossano Caddeo, senatore Ds, che ha presentato ieri un'interrogazione sull'argomento al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti.
    L'alienazione è avvenuta il 27 dicembre, «ma sia il ministro, sia l'agenzia del Demanio, sia l'Eti, sia Fintecna si rifiutano di rivelare il prezzo di vendita», precisa Caddeo. La cessione «è stata fatta sulla base del decreto legge 282 del 24 novembre 2002, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale 301». Secondo le informazioni del giornale Finanza e mercati, l'ex manifattura di Cagliari sarebbe stata venduta, assieme ad altri ventisette immobili dell'Eti, a un costo complessivo di 500-600 milioni di euro. Tra questi: il palazzo delle poste di Milano, le torri dell'Eur, già sede del ministero delle Finanze, gli stabili dell'Economia di Tor Pagnotta e la Rustica a Roma, e sei sottocentrali telefoniche localizzate a Roma e a Napoli. Un patrimonio.
    A riprova della veridicità della notizia, il fatto che nessuno (nè ministero e neanche l'Eti) ha smentito Finanza e mercati.
    Nell'interrogazione al ministro, Caddeo chiede anche «che cosa sia stato effettivaemnte ceduto a Fintecna e se e in quale data sia stato stipulato il necessario atto notarile», e quale «sia il valore relativo a ciascun immobile e come sia stato stimato».
    Fatti due rapidi calcoli «la cessione - prosegue Caddeo - è avvenuta a valore di libro, non a prezzi reali di mercato, che appaiono sensibilmente più elevati. Si tratta quindi di una svendita». Ma perchè fare tutto così in fretta? L'ipotesi più probabile è quella di fare cassa in modo da far diminuire il debito pubblico «per salvare, almeno in parte, la faccia con l'Unione Europea, che non fa altro che richiamare l'Italia per il pessimo andamento della finanza pubblica», sottolinea il senatore Ds. Dietro la vendita di quello che oggi viene considerato l'immobile più pregiato tra le strutture potenzialmente trasformabili della città, secondo Caddeo, c'è anche altro: «Il fine è anche quello di consentire a Fintecna, una Spa a capitale pubblico, di rivendere gli immobili a prezzi reali, molto più alti, in modo da ricavarne le risorse per avviare la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina. Il governo, proprio in questi giorni, ha approvato il progetto che dovrà essere realizzato da una società formata appunto da Fintecna, Fs, Anas, Calabria e Sicilia. Questa societò, di cui Fintecna è l'azionista principale, dovrà fornire il 40 per cento delle risorse necessarie, mentre il 60 per cento dovrà essere reperito nel mercato. Una parte del ponte quindi la pagheranno i sardi. L'ex Manifattura tabacchi è infatti uno stabile di valore, collocato al centro della città di Cagliari, a due passi dal lungomare. Una volta cambiata la destinazione d'uso il suo prezzo di moltiplicherà».
    Le anomalie di quest'operazione non si fermano però qui. In base all'articolo 14 dello statuto speciale della Regione, si tratta di un immobile che, una volta dismessa l'attività di monopolio, «deve passare alla Regione». La cessione «è quindi illegittima e la giunta regionale deve farsi valere e opporsi». Nell'interrogaziione, Caddeo chiede infatti, «come abbia potuto l'Agenzia del Demanio alienare beni di proprietà dell'Eti e di una Regione ad autonomia speciale». Negli anni passati la Regione impugnò alcune dismissioni davanti alla Corte costituzionale in quanto lo statuto regionale ha valore di costituzione. La vendita della Manifattura, però, potrebbe essere solo il primo passo. «Seguiranno certamente - prosegue Caddeo - altre alienazioni, ad esempio di terreni di pregio, di ex caserme, di carceri. Dobbiamo aspettarci le vendite di immobili dell'Asinara, a la Maddalena, a Is Arenas (ad Arbus) e a Cagliari. L'aspetto ancor più preoccupante è che in Sardegna il piano decennale per le infrastrutture strategiche di Lunardi non precede la realizzazione di alcuna nuova opera. Per cui rischiamo di essere defraudati dei beni immobili più pregiati, venduti per realizzare infrastrutture sul resto dell'Italia, senza che si attenui nell'Isola quel gap infrastrutturale, oggi pari al 50 per cento, rispetto al Continente». Se, come sembra, l'immobile è stato venduto, «i nostri imprenditori inoltre dovrebbero poi riacquistare questi immobili a prezzi esosi per realizzare i loro investimenti. Ma questa non è una prospettiva accettabile»

  2. #2
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    Predefinito

    questo è l'aggiornamento di oggi.

    Nessuna novità, si tratta dello stesso, fittissimo nebbione avvistato ieri........ inclusa la stessa, fortissima, puzza di marcio.






    *****

    http://www.lanuovasardegna.quotidian...naca/sd101.htm

    «Regione testimone della svendita»
    Preoccupazione per la futura cessione di altri immobili

    r.p.

    CAGLIARI. La notizia della vendita dell'ex Manifattura tabacchi è stata una doccia fredda per tutti. Alla Regione, nella Giunta di centro destra, nascondono male l'imbarazzo. E tacciono. Sul futuro dei locali dell'ex manifattura, un immobile di circa ventimila metri quadri al centro di Cagliari, c'era un accordo tra l'Eti, il sindaco della città (di centro destra) Emilio Floris e i sindacati: per trovare una sistemazione futura più consona a quella storida struttura e in grado, anche, di creare nuova occupazione. Poi tutto si è infranto. Il 27 dicembre l'Eti ha venduto l'ex Manifattura (assieme a diversi altri pregiati immobili nazionali, ventisette in tutto) alla Fintecna, una società dell'ex gruppo Iri. Imbarazzo, si è detto, perchè la politica del governo (anch'esso di centro destra) e la necessità delle casse centrali, rischia di depauperare quelle locali. La paura è che, alienata l'ex Manifattura, si passi poi alla vendita di altri «gioielli» di famigli, senza in cambio - come per altre Regioni - un ritorno in opere pubbliche. Una beffa. L'opposizione, intanto, incalza per il rispetto dell'articolo 14 dello statuto sardo e il passagio alla Regione dei beni dismessi dello Stato centrale. E qualcuno già parla di ricorso alla Corte costituzionale.
    L'altro ieri il senatore Ds, Rossano Caddeo, ha presentato un'interrogazione sull'argomento al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti.
    L'alienazione dell'ex Manifattura è avvenuta il 27 dicembre, «ma sia il ministro, sia l'Agenzia del demanio, sia l'Eti, sia la Fintecna si rifiutano di rivelare il prezzo di vendita», ha informato Caddeo. La cessione «è stata fatta sulla base del decreto legge 282 del 24 novembre 2002, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale 301». Secondo le informazioni del giornale Finanza e mercati, l'ex manifattura sarebbe stata venduta, assieme ad altri ventisette immobili di proprietà dell'Eti, a un costo complessivo di cinquecento-seicento milioni di euro.
    A monte c'è la storia del governo centrale che ha indicato tutta una serie di immobili da vendere per ripianare le casse dello Stato e ricavare fondi per le opere pubbliche, a cominciare dal ponte sullo Stretto di Messina.
    Per avviare questo processo il Governo ha costituito due società. La prima è la Patrimonio Spa che dovrebbe ricevere i beni dall'Agenzia del demanio, per poi vendere o 'cartolarizzare' (una sorta di cessione simulata in cui si considera - a fioni contabili - il valore dell'immobile come se fosse stato già venduto). Alla Patrimonio Spa si collegherà la Infrastrutture Spa che - nel progetto del governo - ha il compito di fare le grandi infrastrutture. «Nel piano del ministro Pietro Lunardi (Infrastruture) non sono comprese però - ha precisato Caddeo - opere pubbliche in Sardegna. Il che significa che noi daremo i nostri bributi molto salati, senza avere niente in cambio. Per questo credo che la Regione debba muoversi su due binari. Da un lato, cercare di non svendere i propri tesori immobiliari e far valere l'articolo 14 dello statuto regionale. Dall'altro, richiedere per l'isola una serie di infrastrutture».
    Secondo il senatore Caddeo, l'ex Manifattura è stata venduta alla Fintecna Spa perchè «il governo ha bisogno di soldi liquiti e la Fintecna li ha. Mentre la Infrastrutture Spa non ha una analoga liquidità».
    Dopo l'interpellanza presentata nei giorni scorsi al presidente della Regione dal centro sinistra, in cui si paventava la vendita dell'ex manifattura, ieri una analoga iniziativa consiliare è stata presentata da Rifondazione comunista, che chiede al presidente della Giunta «quali immediate e risolutive azioni intenda svolgere per tutelare i diritti patrimoniali della Regione contro la propotente e illegittima azione del governo centrale». I consiglieri regionali di Rifondazione Luigi Cogodi, Velio Ortu e Walter Vassallo, sulla vendita dell'ex Manifattura ricordano che «la Giunta regionale ha (...) sempre espresso generiche 'rassicurazioni' che il deprecabile evento non si sarebbe verificato e che sarebbero stati invece tutelati in sede governativa i diritti della Regione autonoma». A questo punto, a vendita avvenuta, secondo i consiglieri occorre bloccare qualsiasi speculazione. Per questo i consiglieri di Rifondazione comunista chiedono anche di conoscere «quale iniziativa intenda assumere la Giunta per concordare con l'Ente locale (l'amministrazione comunale di Cagliari) la riapposizione del vincolo urbanistico sull'intero compendio da destinare a servizi pubblici urbani e di quartiere», posto che questi sono molto carenti.

 

 

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