Ecco il libro che il nostro pubblicò qualche anno fa:
La secessione leggera
Dove nasce la rabbia del profondo Nord
Paolo Rumiz
Collana: Universale Economica
Pagine: 224
Prezzo: Euro 7,23
In breve
La Lega Nord non è un fenomeno folcloristico, come per lungo tempo i commentatori hanno creduto di stigmatizzare. E' invece un fenomeno culturale e sociale non meno che politico, e come tale va letto e compreso.
Il libro
"La secessione è acqua passata? Può darsi. Intanto, basta sporgersi un attimo nell'immaginario del profondo Nord, guardare dentro il 'capannone' padano, per capire che una secessione è già avvenuta, da tempo. Nel mondo minore, quello dello sviluppo molecolare, c'è una parte della gente che ormai ragiona, sogna e protesta in modo diverso dal resto del Paese. In leggerezza, inavvertitamente, è cresciuto un uomo nuovo, e la secessione sta prima di tutto nella sua testa. È un distacco mentale dalla politica, dallo Stato, dalla Res Publica, persino da quel supremo bene comune che si chiama territorio. A questa nuova razza padana, alle sue rabbie e ai suoi spaesamenti, la Lega ha offerto mitologie, Berlusconi megafoni. La sinistra l'ha ignorata; e i risultati si vedono. La secessione leggera è un viaggio in questa identità bifronte, ricca e insicura, radicata al territorio eppur spaesata, solidale ma impaurita. È un viaggio attorno al Po che va oltre la politica e si immerge nella cultura - o nell'incultura - della provincia profonda. Sullo sfondo di questa ricerca le acque del Paese, i ponti, gli argini. Soprattutto il Grande Fiume, solidale e iracondo, ci dice che proprio al Nord il peggio e il meglio del Paese possono coesistere fino a fondersi e implodere in un 'estremismo di centro'." Paolo Rumiz
Approfondimento
Una volta la parola "Nord" diceva qualcosa, oggi non dice più niente perché c’è un eccesso di attenzione economica e politica sul Nord, sulle sue aree produttive e i suoi collegi elettorali, ma c’è distrazione invece sul paesaggio e sull’uomo. Rumiz compie allora il suo viaggio attraverso le mentalità, le tradizioni e i simboli del Nord (i fiumi, i campanili, i ponti…) per ritrovare il senso di quella parola perduta e l’origine del successo della Lega. Scopre che tra noi è cresciuta silenziosamente una nuova figura, quella dello "spaesato", dell’uomo uscito dalla cultura di paese ma non ancora entrato in quella del "globale", dell’uomo che non chiede risposte razionali ma simboli per radicarsi (e finalmente riconoscersi) in uno spazio vitale. A questa vaga domanda di identità ha cercato di dare risposta il movimento di Bossi, che occupa un luogo immaginario, mitico, metaforico e simbolico prima che politico. Attraverso la mappa negativa dello "spaesamento", la Lega fornisce così anche la mappa del Paese dove, con l’eclissi del sacro, la fine delle ideologie e il virtualizzarsi della politica, riemergono gli ancestrali antagonismi tra centri e periferie, alto e basso, pianura e pedemontania, mare e terraferma, città e campagna. La Lega infatti non nasce dal senso di un’appartenenza comune ma, al contrario, da una sommatoria di antagonismi su piccolissima scala che, con i localismi e l’idea di secessione, rischiano di diventare una forza dissolutrice.



Rispondi Citando
