Gli italiani a Porto Alegre
Fassino e Cofferati restano a casa.
I Cobas: meglio così
Folena: «Peccato, sarebbe meglio avere un po' più di curiosità verso questo movimento»
PORTO ALEGRE - C'è un caldo che appiccica, c'è una pioggia sottile che bagna tutto. La delegazione italiana al Forum sociale mondiale si raduna nel palazzetto numero 9 della Pontificia università cattolica. Pietro Folena si toglie gli occhiali e li asciuga.
Francesco Caruso, il grande capo dei Disobbedienti napoletani, se li tiene invece grondanti. Poi arrivano gli altri. Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, e il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini. Luciana Castellina e Gianni Minà. Il regista Citto Maselli chissà dov'è finito, ma era qui, poco fa. «Allora, ci siamo tutti?», chiede Vittorio Agnoletto.
Tutti, non proprio. All'appello mancano facce importanti. Per dire: non ci sono e non ci saranno quelle di Sergio Cofferati e di Nanni Moretti. Entrambi avevano annunciato la loro presenza, ma poi Cofferati ha spiegato di «non avere più un solo giorno di ferie da chiedere alla Pirelli», e così s'è accodato anche Moretti: «Scusate, ma ho impegni teatrali». Gli organizzatori ci sono rimasti male.
Gli organizzatori: non certo i movimentisti come Piero Bernocchi, leader riconosciuto dei Cobas italiani. «Meglio essere in pochi, che male accompagnati. Questo Forum non è una passerella. Già l'anno scorso i professionisti della politica di una certa sinistra italiana furono contestati. Stavolta, è chiaro, hanno avuto paura». Folena, rammaricato - «Fassino e D'Alema dovrebbero avere più curiosità per il mondo no global» - guida quattordici parlamentari diessini. Sta per sbarcare il verde Alfonso Pecoraro Scanio. E, con lui, anche il segretario di Rifondazione, Fausto Bertinotti. Il giornalista Giulietto Chiesa prende appunti per la sua relazione.
Fabrizio Roncone
Corriere della Sera 24 gennaio 2003


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