(dopo vi dico su quale quotidiano è stato scritto questo articolo)
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IL COMMENTO
I FALSI «MITI»
SUGLI IMMIGRATI

di Margherita Cogo

A Roma le donne dell'internazionale socialista hanno discusso di «Donne e migrazioni in un mondo globalizzato» e della volontà di integrazione. In Trentino Alto Adige la Lega pensa a come realizzare l'apartheid con i vagoni separati per gli immigrati. È semplicistico definire così la differenza tra destra e sinistra, ma l'abisso culturale è evidente ed il modello di società che teorizzano è il più incivile si possa ipotizzare.
Le donne dell'Internazionale socialista sono invece convinte che vada affermato il diritto all'uguaglianza nel contesto della diversità cultu- SEGUE A PAGINA 50 rale. Dopo l'affermazione di principio basata sul valore che c'è un'unica razza, quella umana, e che pertanto gli stessi diritti vanno riconosciuti a tutte le donne e a tutti gli uomini, va sottolineato come l'Europa e l'Italia abbiano bisogno di immigrati.
Per quanto riguarda l'Italia, nel prossimo ventennio la popolazione nell'età lavorativa tra i 20 e 40 anni diminuirà di 6 milioni, cioè del 35% a causa della riduzione delle nascite e dell'invecchiamento della popolazione. È difficile, quindi, non prevedere che una parte di essa dovrà essere rimpiazzata da immigrati.
Se poi consideriamo l'Europa, uno studio delle Nazioni Unite ha stimato che, per mantenere costante la popolazione attuale dai 15 ai 64 anni, necessiterebbe di circa 1,4 milioni di immigrati. Quindi è sbagliato interpretare la presenza degli immigrati come concorrente ai lavoratori nativi: il problema è un altro ed è quello di evitare le situazioni critiche.
Secondo una recente inchiesta dell'Euro-barometro, la maggioranza degli europei è contro l'aumento degli immigrati ed è a favore di uno scenario a zero immigrazione.
Gli europei temono che i flussi migratori porteranno loro via il lavoro o, comunque, eserciteranno pressioni al ribasso sui loro salari, dreneranno prestazioni garantite dallo Stato sociale e quindi si abbasserà per i nativi il livello dei servizi e aumenteranno i problemi di ordine pubblico. Indipendentemente dalla fondatezza o meno di queste paure, dobbiamo affrontare questo argomento apertamente, non negarlo o avere un atteggiamento di sufficienza perché anche l'aver negato o non affrontato a viso aperto questi temi è all'origine di sconfitte che come sinistra abbiamo subito in Europa e dunque anche in Italia.
La paura della criminalità ha iniziato a diffondersi tra la popolazione delle città italiane molti anni prima che i flussi migratori diventassero consistenti. Negli anni Novanta la presenza degli stranieri in due dei gruppi più visibili di «devianti», e cioè gli spacciatori e le prostitute, ha portato molte persone a pensare che fosse l'immigrazione la causa principale dei problemi di ordine pubblico. Recenti studi, non ultimo quello di Marzio Barbagli, sociologo docente all'Università di Bologna, con dati aggiornati al 2000, dimostrano come non sia l'immigrazione la causa principale dello straordinario aumento della criminalità verificatasi nel nostro Paese. Per cui, così come è falsa l'equazione immigrazione eguale aumento della criminalità, è altrettanto falsa l'altra equazione, immigrazione eguale concorrenza per il posto di lavoro. Infatti nel 2001 la domanda di lavoro di persone immigrate da parte delle imprese italiane è stata del 20,9%, mentre l'incidenza degli immigrati tra i nuovi assunti è stata dell'8,6%.
Certamente la rapidità del fenomeno che ha visto l'Italia, con un passato di Paese di emigrazione, diventare in poco tempo Paese di immigrazione, ha reso difficile governare l'immigrazione e far crescere nel Paese la consapevolezza di questo bisogno. È cresciuto al contrario un senso di preoccupazione, a volte di paura che in qualche caso è sfociato in veri e propri atteggiamenti razzisti, che l'attuale governo di centro destra ha assecondato quando non fomentato. La stessa legge Bossi-Fini, che consente l'immigrazione solo per lavoro e per la durata del contratto di lavoro, produrrà un'immigrazione precaria, instabile, non qualificata, che tiene ai margini della società l'immigrato con la conseguenza di aumentare la micro-criminalità e l'immigrazione illegale.
È invece importante combattere gli stereotipi di cui tanti sono vittime, ed è importante acquisire la consapevolezza che i lavori che tante donne e uomini immigrati svolgono, sono lavori che noi non vogliamo più fare perché sono: precari, pesanti e penalizzanti socialmente. Delle immigrate e immigrati sono però visibili solo gli aspetti negativi. Dei molti che si occupano dei nostri anziani, che svolgono lavori anche ad alta professionalità, non ci occupiamo.
Promuovere dunque politiche d'integrazione capaci di cogliere i contributi di competenze che gli immigrati portano con sé è non solo un atto di civiltà, ma è anche un atto di convenienza