Silvio Berlusconi al processo Sme ha spiegato che fu Craxi a pregarlo d’intervenire nella vicenda Sme per evitare un danno allo Stato. Il premier ha aggiunto che Amato parlò di tangenti, ma questa considerazione è stata smentita dallo stesso ex premier socialista, anche se c’è da dire che in questi frangenti la memoria corta gioca brutti scherzi. Indipendentemente da quest’ultimo elemento, cerchiamo di focalizzare perbene alcuni aspetti della vicenda per meglio capire come sono andate le cose. Ad oggi le prove che dimostrerebbero la colpevolezza di Silvio Berlusconi ci sembrano molto deboli, ma in ogni caso ove fosse dimostrata l’avvenuta corruzione è indiscutibile che questo reato vada perseguito indipendentemente dalle ragioni di fondo che portarono al compimento dell’operazione e dai risultati positivi di cui la collettività poté beneficiare.
Fatta questa premessa, in questa sede vogliamo porre una questione diversa, ovvero inquadrare il ruolo di Prodi nella (s)vendita della Sme. E’ palese che Romano Prodi stesse portando a compimento la vendita di un patrimonio dello Stato a prezzi ridicoli e seguendo una procedura anche piuttosto discutibile. Prodi si difende che all’epoca non c’erano compratori, ma forse dimentica che quando si vuole vendere un qualcosa i compratori bisogna anche cercarseli. Da semplici osservatori noi non possiamo prenderci il lusso di affermare che dietro la vendita a De Benedetti ci fosse un giro di tangenti, anche se dobbiamo ammettere che un simile collegamento sarebbe stato sufficiente per alcune procure per imbastire imponenti ed accuratissime indagini. Ovviamente perché tutto ciò fosse accaduto sarebbe stato necessario cambiare gli attori, invertendo qualche ruolo in questa vicenda.
A questo punto però ci chiediamo che opinione ci si può fare di Prodi, visto che allo Stato l’operazione Sme oggettivamente stava producendo un danno, ed anche grosso. Visto che siamo in presenza di un dato inconfutabile, ci chiediamo anche il perché non è stato commentato un altro aspetto del caso: l’incapacità gestionale di Romano Prodi. Perché se a tutto c’è una ragione, pensiamo che una cessione sottostimata di aziende pubbliche a qualcosa sia imputabile e nel caso specifico dobbiamo supporre che le ragioni siano rintracciabili nella superficialità di chi aveva il compito di gestire l’intera operazione. E’ lecito dunque attendersi, anche da parte dei commentatori di sinistra, che Romano Prodi, almeno in quella vicenda, abbia palesato gravissime incapacità manageriali che in ogni caso lo vedono responsabile. E sì, perché chi è a capo di un’azienda pubblica deve gestirla, almeno seguendo la disciplina codicistica, con la diligenza del buon padre di famiglia, ovvero con la diligenza dell’uomo medio, che nel caso specifico deve essere condito dalla normale diligenza che la professione svolta richiede.
E’ per questa ragione che a margine del gran clamore che il processo Sme inevitabilmente suscita, ci farebbe molto piacere porre tali questioni al diretto responsabile di un potenziale sperpero di ricchezza pubblica e ci farebbe altrettanto piacere vedere qualche dotto opinionista di noti giornali approfondire simili aspetti.




Rispondi Citando
5 PM