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  1. #1
    Le fondamenta di POL
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    Predefinito Prodi, solo un manager incapace (?)

    Silvio Berlusconi al processo Sme ha spiegato che fu Craxi a pregarlo d’intervenire nella vicenda Sme per evitare un danno allo Stato. Il premier ha aggiunto che Amato parlò di tangenti, ma questa considerazione è stata smentita dallo stesso ex premier socialista, anche se c’è da dire che in questi frangenti la memoria corta gioca brutti scherzi. Indipendentemente da quest’ultimo elemento, cerchiamo di focalizzare perbene alcuni aspetti della vicenda per meglio capire come sono andate le cose. Ad oggi le prove che dimostrerebbero la colpevolezza di Silvio Berlusconi ci sembrano molto deboli, ma in ogni caso ove fosse dimostrata l’avvenuta corruzione è indiscutibile che questo reato vada perseguito indipendentemente dalle ragioni di fondo che portarono al compimento dell’operazione e dai risultati positivi di cui la collettività poté beneficiare.

    Fatta questa premessa, in questa sede vogliamo porre una questione diversa, ovvero inquadrare il ruolo di Prodi nella (s)vendita della Sme. E’ palese che Romano Prodi stesse portando a compimento la vendita di un patrimonio dello Stato a prezzi ridicoli e seguendo una procedura anche piuttosto discutibile. Prodi si difende che all’epoca non c’erano compratori, ma forse dimentica che quando si vuole vendere un qualcosa i compratori bisogna anche cercarseli. Da semplici osservatori noi non possiamo prenderci il lusso di affermare che dietro la vendita a De Benedetti ci fosse un giro di tangenti, anche se dobbiamo ammettere che un simile collegamento sarebbe stato sufficiente per alcune procure per imbastire imponenti ed accuratissime indagini. Ovviamente perché tutto ciò fosse accaduto sarebbe stato necessario cambiare gli attori, invertendo qualche ruolo in questa vicenda.
    A questo punto però ci chiediamo che opinione ci si può fare di Prodi, visto che allo Stato l’operazione Sme oggettivamente stava producendo un danno, ed anche grosso. Visto che siamo in presenza di un dato inconfutabile, ci chiediamo anche il perché non è stato commentato un altro aspetto del caso: l’incapacità gestionale di Romano Prodi. Perché se a tutto c’è una ragione, pensiamo che una cessione sottostimata di aziende pubbliche a qualcosa sia imputabile e nel caso specifico dobbiamo supporre che le ragioni siano rintracciabili nella superficialità di chi aveva il compito di gestire l’intera operazione. E’ lecito dunque attendersi, anche da parte dei commentatori di sinistra, che Romano Prodi, almeno in quella vicenda, abbia palesato gravissime incapacità manageriali che in ogni caso lo vedono responsabile. E sì, perché chi è a capo di un’azienda pubblica deve gestirla, almeno seguendo la disciplina codicistica, con la diligenza del buon padre di famiglia, ovvero con la diligenza dell’uomo medio, che nel caso specifico deve essere condito dalla normale diligenza che la professione svolta richiede.

    E’ per questa ragione che a margine del gran clamore che il processo Sme inevitabilmente suscita, ci farebbe molto piacere porre tali questioni al diretto responsabile di un potenziale sperpero di ricchezza pubblica e ci farebbe altrettanto piacere vedere qualche dotto opinionista di noti giornali approfondire simili aspetti.

  2. #2
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  3. #3
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    Predefinito De Michelis: Giuliano, memoria appannata

    ROMA - Di certo il 1985 non fu un anno qualsiasi per il governo Craxi. «Accadde un po’ di tutto, ma ce la cavammo benissimo», ricorda con una punta di orgoglio Gianni De Michelis. Ai tempi ministro del Lavoro. «E’ stata una stagione di grande impegno per Bettino e il Consiglio dei ministri: dal referendum sulla scala mobile al venerdì nero della lira; dal nuovo Concordato fra l’Italia e la Santa Sede al sequestro dell’Achille Lauro. Senza dimenticare il passaggio parlamentare dell’elezione di Cossiga al Quirinale. Ci fu, in aprile, anche la cessione della Sme. Ma non credo se ne sia mai parlato ufficialmente nelle riunioni a Palazzo Chigi», aggiunge l’ex ministro degli Esteri. Peccato che di quel periodo, così ricco di eventi e novità, oggi restino soltanto i veleni politico-giudiziari della vendita, o della liquidazione sotto costo, della Sme alla Buitoni di Carlo De Benedetti. E proprio alla vigilia del semestre italiano di presidenza dell’Unione Europea.
    «Ma non è colpa di Berlusconi, chiamato a deporre davanti ad un tribunale, se il caso Sme tira in ballo Romano Prodi e Giuliano Amato, che oggi in Europa occupano importanti posti istituzionali. C’è invece una anomalia tutta italiana: con il capo del governo costretto a difendersi nelle sedi giudiziarie nel mondo viviamo un delicatissimo passaggio politico. Ciò non accade in Francia, nonostante il presidente Jacques Chirac sia sfiorato dagli scandali, presunti o veri. Lì nessuno si sognerebbe di usare la giustizia ordinaria su questioni d’interesse nazionale. Ma ammesso che la magistratura ritenga, o sospetti, magagne sul passaggio della Sme a De Benedetti, cosa c’entra Berlusconi con tutto ciò? Perché è indagato? Il presidente del Consiglio è entrato lateralmente nella vicenda, senza averne una parte concreta. Visto come è finita».
    Mentre Romano Prodi e Giuliano Amato...
    «Quello che risultava chiaro già allora è che Prodi aveva gestito da solo la trattativa con De Benedetti. Senza coinvolgere né il comitato di presidenza dell’Iri né gli uffici tecnici di via Veneto. Ed è altrettanto lampante che Giuliano Amato era stato lo "strumento" di Craxi per impedire quell’operazione. Giuliano, anzi, tra noi socialisti era il più determinato a bloccare la vendita. Che, a sentir lui, appariva anche poco trasparente. Nelle successive deposizioni la sua memoria si è un po’ appannata...».
    Nella sua deposizione Berlusconi, citando Bettino Craxi, ha parlato di «voci di tangenti al partito di maggioranza».
    «Di tangenti non so. L’idea che mi ero fatto allora è che da parte di Bettino ci fu una forte reazione politica. Temeva quella operazione, discutibile sotto il profilo del merito - il prezzo appariva ridicolo -, perché alterava gli equilibri di potere economico. Non è che il rapporto Prodi-De Benedetti fosse una relazione qualsiasi, come la storia si è incaricata di dimostrare...».
    A proposito di poteri forti. Nella partita Sme entrarono pure Imi e Mediobanca, che rilevarono il 13,6 per cento del suo capitale. E nelle casse dell’Iri affluirono 497 miliardi di vecchie lire.
    «Ando così. E la preoccupazione di noi socialisti era, ripeto, l’alterarsi di un rapporto di potere da cui avrebbero tratto vantaggio gli avversari di Craxi. Va tenuto presente che nel 1983 già si era consumata la rottura tra il Psi e Carlo De Benedetti. Che De Mita e la sinistra dc, sostenuta dal giornale Repubblica, non gradivano la presenza di Bettino a Palazzo Chigi...».
    Dunque, l’operazione Sme, prezzo a parte, fu letta innanzitutto come un atto politico contro il Psi di Craxi?
    «Sì. Fino al 1982 i rapporti tra Bettino e De Benedetti erano buoni. Anch’io, come ministro per le Partecipazioni statali, lo frequentavo con una certa assiduità. Per capire la posizione di De Benedetti nei nostri confronti le racconto questo aneddoto. C’erano da rinnovare i vertici di Eni e Iri e un giorno l’ingegnere mi prese da parte è mi disse: "Vi serve un bravo presidente dell’Iri? Io sono disponibile..."».
    di Fernando Proietti (corriere della Sera)

  4. #4
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    Predefinito Darida: ho sbagliato, serviva l’asta pubblica

    ROMA - «Sull’affare Sme ho sbagliato. Nonostante Prodi mi dicesse che non c’erano altre offerte oltre a quella di Carlo De Benedetti, avrei dovuto indire un’asta pubblica. Non credo comunque che avremmo evitato tutte queste cause giudiziarie». Nel 1985 Clelio Darida era il ministro delle Partecipazioni statali. Su quella vicenda ha già deposto tre volte, ma adesso Berlusconi chiede che sia convocato nuovamente in aula. Onorevole Darida, ritiene di dover dire altre cose? «Ho già spiegato tutto nei minimi dettagli». Quando seppe della trattativa in corso? «Prodi mi informò riservatamente il 24 marzo 1985. Ricordo la data perché proprio quel giorno Giovanni Paolo II venne in visita alla stazione di Telespazio del Fucino». Le disse anche quale prezzo fosse stato pattuito? «No, ma mi spiegò che Enrico Cuccia faceva da mediatore per Mediobanca e questa mi parve un’ottima garanzia». Che cosa successe dopo? «Prodi mi informò che era stata chiusa la trattativa e mi assicurò che alcune perizie avevano già ritenuto congruo il prezzo fissato». Per lei fu sufficiente? «Mi rivolsi agli esperti del mio ministero e chiesi un parere». Fu positivo? «In realtà non fu terminato perché era scoppiata la polemica e il presidente del Consiglio dell’epoca, Bettino Craxi, mi aveva già chiesto di bloccare tutto. In via confidenziale mi dissero comunque che esistevano due aspetti dubbi. Innanzitutto la perizia in base alla quale era stato calcolato il valore delle azioni non si riferiva alla vendita di un comparto, ma al raggruppamento delle varie aziende. E poi mi spiegarono che nella valutazione finale non era stata inserita la cassa della Sme, cioè i liquidi». Lei era comunque favorevole alla cessione? «Inizialmente sì, anche perché il settore alimentare non era ritenuto strategico come le telecomunicazioni, le strade, l’industria dell’acciaio». Che cosa le disse Craxi? «E’ un pessimo affare, stiamo svendendo. La trattativa deve essere interrotta». E lei eseguì firmando un decreto che riapriva la partita in attesa di altre offerte? «Non potevo fare altrimenti. Difesi la scelta di Prodi finché fu possibile, ma quando cominciarono a piovere offerte più alte capii che non potevo giustificare una vendita a quel prezzo. Craxi mi aveva detto che c’era un imprenditore disposto ad offrire molto di più». Le disse che era Berlusconi? «Tutti conoscevano i loro rapporti. In ogni caso all’epoca Berlusconi non era un protagonista. Si sapeva che metteva i soldi insieme a Barilla e Ferrero». Parlò con De Benedetti? «Lui si era irrigidito. Disse che quell’accordo non era un preliminare, ma un atto vincolante. Non era così e lo dimostrano tutte le sentenze che gli hanno dato torto». Sentenze che, secondo i magistrati di Milano, furono «comprate». Lei ha mai sentito parlare di tangenti per ottenere verdetti favorevoli? «Siamo nel campo del codice penale. Se avessi avuto anche il minimo sospetto avrei presentato una denuncia». Ritiene che Craxi volesse favorire Berlusconi e sfavorire De Benedetti? «I loro rapporti non erano certamente buoni. Che ci fosse contrasto tra Craxi e De Benedetti non c’è dubbio, ma questo non vuol dire che il presidente lo facesse per ripicca». Sapeva che Berlusconi avrebbe chiesto nuovamente la sua testimoni anza? «Non parlo con lui da molto tempo. Nessuno mi ha cercato, né mi risulta che abbiano contattato il mio avvocato Elio Siggia. Sono disponibile, ma non so davvero che cos’altro potrei aggiungere».
    di Fiorenza Sarzanini - Corriere della Sera 6/5/03

  5. #5
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    E' partita la campagna anti-Prodi e i pollisti scattano come un sol uomo come al segnale convenuto.

    Auguri, pollisti, mi aspetto grandi cose da voi.

    Mi raccomando nel contempo fate anche la legge sull'immunità così quando Prodi vince le elezioni non deve temere niente.

    Avete il mio beneplacito.

  6. #6
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    Originally posted by brunik


    E' partita la campagna anti-Prodi e i pollisti scattano come un sol uomo come al segnale convenuto.

    Auguri, pollisti, mi aspetto grandi cose da voi.

    Mi raccomando nel contempo fate anche la legge sull'immunità così quando Prodi vince le elezioni non deve temere niente.

    Avete il mio beneplacito.
    Caro brunik, mettila come ti pare, la mia è una semplice e candida domanda....

    "Berlusconi è colpevole, è un corruttore, è un vero infame, la dimostrazione ci proviene anche da questo processo". Ok, accettiamo questa premessa. Ora vi chiedo, ma il prode Romano come va giudicato nel progetto di (s)vendita della Sme? Questo tizio avrà pure qualche responsabilità "morale" o no?

    Valutazioni sulle sue dote manageriali, tutto qui.

  7. #7
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    Originally posted by antonio
    sulle sue doti manageriali ma anche su quelle di Poli e di Guatri..cioe' dei due consulenti l'uno della Cattolica e l'altro della Bocconi, chiamati a valutare la congruità dell'offerta con due distinte perizie nonche' di Pietro Armani (verbale del 7 maggio 1985 : il Prof. Armani dichiara di esprimere voto pienamente favorevole all'operazione per le ragioni illustrate da Prof. Prodi"...)

    ma aldilà di ogni altra considerazione, a Milano non si tiene un processo per il prezzo stabilito bensì per la cifra che due magistrati si sarebbero fatti dare per ostacolare l'acquisto di DeBenedetti...
    voi ritenete che sia indifferente stabilire il modo in cui si e' giunti a quel pronunciamento? cioe' che il fine giustifica i mezzi? ed ancora...io vorrei capire quei 434.404 dollari transitati dal conto Ferrido della Fininvest al conto Rowena di Squillante.....sui quali berlusconi ha evitato, come peraltro in suo diritto, di pronunciarsi..come suo diritto, in qualita' di imputato, era mentire...attivita' questa, peraltro, che gli riesce particolarmente naturale sia in tribunale (vicenda P2) che fuori....
    Caro Antonio, è evidente che non hai letto la mia premessa. E nemmeno la puntualizzazione fatta a brunik. In questo post ho chiesto uno sforzo, giudicare Prodi e la sua operazione. La vendita compiuta in tutta solitudine con De Benedetti, dopo che due dirigenti Iri lasciarono il tavolo della trattativa.

    Per parlare del processo Berlusconi c'è un altro post, usiamo quello. In ogni caso dovrebbero essere prima i pm a provare quali processi sarebbero stati aggiustati con i soldi che Berlusconi avrebbe dato a Squillante e poi ci si potrebbe difendere. Inoltre la prova più importante è quella relativa al conto del magistrato Verde, ovvero del magistrato che sarebbe stato corrotto per l'operazione Sme. Peccato che la decisione fu presa da altri 15 magistrati.... ma di queste cose, come ti ho detto, ne possiamo parlare nel post di Pieffebi.

    saluti

  8. #8
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    Originally posted by antonio
    no..allora...
    io vorrei capire come possa essere stata giudicata congrua quell'offerta..non da Prodi..ma da Poli e Guatri..ed essere poi avvallata all'unaminità dal CdA IRI...a cominciare dal Prof Armani..
    se poi le cose stanno come dici tu..
    non c'e nulla da temere per berlusconi , essendo la realta' cosi' autoevidente..o no? e allora, che gli serve l'immunità se e' innocente?
    e i 434.404 dollarti transitati da Fininvest a Squillante sono uno scherzo di madre natura...un accidente...
    anche i professori sbagliano. Sempre che non ci siano sotto dei regalini speciale a spiegare il tutto. Ma ovviamente queste sono illazioni che non mi permetto di fare.....

  9. #9
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    Tutti sanno quali erano i rapporti da Amato e Craxi durante i tempi d'oro del vecchio PSI "tangentista" e tutti sanno come le cose sono finite per il partito....per Bettino Craxi e .....per Giuliano Amato (Craxi? devo averlo già sentito nominare, ma quando? ....deve aver pensato dopo la sua ...caduta in disgrazia). Il dottor Sottile ora sembra non ricordare più quasi nulla della sua battaglia contro Prodi nel 1985, di concerto con Craxi e....fra gli altri....l'AMICO Berlusconi. Anche la memoria è....sottile...

    " PROCESSO SME: Formica: Prodi fece una trattativa riservata
    Da: da il Corriere della Sera
    Data: 1/3/2002
    Ora: 2:285 PM
    Nome remoto: 213.254.3.151


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    Formica: Prodi fece una trattativa riservata, Amato la bloccò ma ora è reticente

    «Davanti al pm i due ex premier hanno fornito una verità vellutata, condita da vaghi ricordi»


    MILANO - «Un simpatico minuetto tra il pm e i due testimoni, Romano Prodi e Giuliano Amato. Pareva un cinguettio, dov’era consentito dare la propria verità vellutata: ricordi vaghi, sfumati, al limite della reticenza...».

    Rino Formica, socialista d’alto rango in era craxiana, ex ministro delle Finanze e del Lavoro, non nasconde «stupore e amarezza» per il modo in cui i due ex premier, Prodi e Amato, hanno ricostruito giorni fa davanti ai giudici del processo Sme-Ariosto il ruolo da loro svolto nella burrascosa vicenda che nell’85 (governo Craxi) fece saltare l’acquisto del gruppo alimentare dell’Iri da parte della Buitoni di Carlo De Benedetti.

    «La verità è stata capovolta, c’è stata una scandalosa manipolazione» afferma Formica. Che avanza pesanti riserve sul comportamento tenuto all’epoca da Prodi (era presidente dell’Iri) e accusa invece Amato (allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio) di «non aver difeso davanti ai giudici una causa giusta, da lui stesso sostenuta nell’85 in prima persona»: quella cioè di bloccare la vendita dello Sme a De Benedetti, «basata su un’offerta irricevibile».

    Onorevole Formica, perché parla di «scandalosa manipolazione»?

    «La domanda di fondo è: chi è che voleva fare l’affare e a danno di chi? Allora, De Benedetti voleva fare l’affare, acquistando la Sme. Era nel suo pieno diritto. Il danno sarebbe ricaduto sull’Iri, vista la cifra offerta (497 miliardi). L’Iri però ha resistito, non ha venduto: logica vorrebbe che si dicesse "bravo" a chi consentì allora all’Iri di non cedere, cioè al governo Craxi. E invece sta passando il concetto che chi ha consentito all’Iri di resistere è un criminale».

    In realtà l’allora presidente dell’Iri Prodi, più che resistere all’offerta di De Benedetti, subì un secco altolà dal governo Craxi...

    «Prodi sostiene che il suo obiettivo all’epoca era quello di dare l’avvio alle privatizzazioni. Obiettivo sacrosanto. Ma non ho mai visto privatizzare un bene pubblico, qual era la Sme, tramite trattative riservate, segrete...».

    Segrete? Tra l’Iri e De Benedetti non era stato stipulato un contratto condizionato?

    «Non è esatto. Come annunciarono nel dicembre dell’85 gli stessi Prodi e Amato, la presidenza dell’Iri firmò con De Benedetti non un contratto, ma un’intesa preliminare».

    E cosa cambia?

    «Cambia sì. Una volta saltata quella che era solo un’intesa con De Benedetti, Prodi, di fronte alle nuove e più sostanziose offerte giunte da altre cordate, avrebbe dovuto a logica esprimere soddisfazione. E invece, come lui stesso ha ammesso davanti ai giudici, le accolse con "profonda irritazione" (così come parte della Dc e del Pri). Lo scenario che se ne ricava alla fine è questo: la trattativa riservata con De Benedetti andava benissimo, anzi veniva considerata un capolavoro di trasparenza; l’asta, perché tale diventava nel momento in cui c’erano più offerte, veniva invece ritenuta alla pari di una turbativa. Semplicemente assurdo».

    Prodi si è detto stupito che ci fosse anche Berlusconi in una di queste cordate: «Era totalmente estraneo al settore alimentare» ha detto.

    «E invece De Benedetti era un grande agricoltore, vero? Suvvia...».

    Veniamo ad Amato. L’ex premier ha parlato di «strane manovre» dietro le cordate che seguirono l’offerta De Benedetti. Che ne pensa?

    «La mia amarezza è che Amato, con le sue reticenze, ha coperto un’operazione di manipolazione dell’informazione. Doveva dire la verità...».

    E cioè?

    «Che faceva capo a lui l’atteggiamento parlamentare del Psi contro la vendita a De Benedetti. Era lui che forniva a Sacconi e a Piro gli elementi per sostenere l’irricevibilità di quell’offerta. E fu lui a preparare il decreto con il quale Craxi minacciò di chiedere una commissione d’indagine qualora l’affare con De Benedetti fosse andato in porto. Ma ora Amato non ricorda. Non ricorda nemmeno da chi gli fu presentato quel misterioso personaggio napoletano che un giorno lo fermò sotto casa dicendogli di essere interessato allo Sme. Peccato, doveva essere una persona credibile: di solito non si trattano acquisti di aziende pubbliche con il primo venuto, in mezzo alla strada...».

    Francesco Alberti
    "


    Cordiali saluti

  10. #10
    SENATORE di POL
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    Ma che disse Romano Prodi sui fatti? Colui che "sempre agì negli interessi del Paese" in base a quali ragionamenti.... tentò la famosa svendita SME? La parola direttamente dal Medium dilettante....

    " PROCESSO SME: verbale Prodi
    Da: da il Corriere della Sera
    Data: 12/29/2001
    Ora: 3:25:11 PM
    Nome remoto: 213.254.3.151


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    Avvocato Dinacci (per Berlusconi) : Lei finì sotto processo per la vendita della Cirio? Era accusato di abuso d’ufficio? Prodi : Non ricordo assolutamente, ma fu tutto chiarito. Fui prosciolto immediatamente, appena letti gli atti. Dinacci : Non ci fu assoluzione, solo archiviazione. Presidente Ponti : Basta, non c’è valida contestazione della sua qualità: lei è testimone. Giuri di dire tutta la verità (Gli avvocati di Berlusconi borbottano) Pm Boccassini : Lei nell’85 era presidente dell’Iri. Perché decise di vendere la Sme? Prodi : E’ molto semplice. Nell’85 le Partecipazioni statali deliberarono la dismissione di tutti i cespiti non essenziali. Evidentemente, il settore alimentare non rientrava tra le infrastrutture del Paese... Pm : Ebbe contatti con imprenditori? Prodi : Certo. Cercai per primo Barilla: aveva l’impresa più grande, era l’acquirente più naturale. Venne a Bologna con il suo amministratore Manfredi. Mi rispose che non era per nulla interessato, se non a qualche ramo. Poi feci cercare da un mio dirigente anche Ferrero, ma anche lui non era interessato. Pm : Come contattò De Benedetti? Prodi : Come gli altri: la sua Buitoni era una grande impresa alimentare. De Benedetti si mostrò interessato. Il prezzo fu fissato da una perizia di Guatri e Poli: il rettore della Bocconi e un illustre commercialista. Io non mi occupo di valutazioni di aziende. Quindi firmai un contratto condizionato (al sì dell’Iri e del governo; ndr ). Pm : Informò il ministro Darida delle trattative con De Benedetti? Prodi : Quotidianamente. Pm : Riferì a Craxi? Prodi : Non toccava a me, ma al ministro. Pm : Come giudicò la proroga delle trattative? Prodi : Non la chiesi io, ma il ministro. Mi sembrò normale: voleva pensarci su. Era la prima privatizzazione della storia italiana. Pm : Chi presentò controfferte? Prodi : La prima fu una proposta leggera, cioè vaga e indefinita: la presentò l’avvocato Scalera, che era uno sconosciuto. Non si sapeva chi c’era dietro. Avv. Dinacci : Sospettava che dietro Scalera potesse esserci Berlusconi? Prodi (adirato) : Assolutamente no. Scalera era un fantasma: il giorno in cui doveva comparire non si presentò nemmeno. Pm Boccassini : Come valutò la seconda offerta della cordata Iar? Prodi : Con un senso di frustrazione e di profonda irritazione. Vidi che c’erano Barilla e Ferrero, che con me si erano detti non interessati. E poi Berlusconi, che non avevo contattato perché era totalmente estraneo al settore alimentare. Pm : Di quanto rilanciava la cordata Iar? Prodi : Del minimo possibile per il rilancio. Avvocato Pisapia (per De Benedetti) : Per il risanamento di Sme avevate previsto ingenti finanziamenti? Prodi : Certo. L’accordo con De Benedetti prevedeva un finanziamento da 500 a 700 miliardi. Avvocato Longo (per Berlusconi) : Nell’84 Sme era attiva o passiva? Prodi : In attivo per poste straordinarie, ma sostanzialmente in passivo. Longo : La vendita a De Benedetti era efficace? Prodi : Come ho già detto, era condizionata. Longo : Perché il rilancio Iar la irritò? Prodi : Lei che avrebbe fatto? Longo : Come presidente dell’Iri, sarei stato contento di avere qualche miliardo in più. Prodi : Non ho detto che non fosse una proposta seria, ma solo che con me si erano dichiarati non interessati. Longo : Chi era il quarto socio della cordata, che la procura ha dimenticato? Prodi : La Confcooperative. Dinacci : Barilla dice che lei la mandò da Mediobanca. Prodi : Ho letto (allarga le braccia): non è vero. Amen. Avv. Ghedini : Ma che bel testimone. Dinacci : E’ vero che poi continuò ad avere rapporti cordiali con Barilla? Prodi : Sì, nel senso che non rifiutai di stringergli la mano: era un anziano gentiluomo, una persona squisita... Ma con lui non ho più parlato di Sme. E certi silenzi sono più eloquenti delle parole.

    P. B.
    "

    Saluti liberali

 

 
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