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  1. #1
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    Predefinito L'Amore Umano e il Regno

    Sono un vecchio pagano, che Padre Silvano ben conosce, spinto verso Cristo dall'amore umano: la necessità dell'amore di volere la salvezza eterna di chi si ama, di salvare l'essere amato dalla Gehenna, dal nulla impersonale, dall'eterna 'perdita'.
    E solo Cristo ha "parole di vita eterna".

    Forse è un modo sbagliato di accostarmi al Cristo; forse è tutta un'illusione; ma è quello che sono, è tutto ciò che posso dare.

    Per questo chiedo: che posto ha, ed avrà, l'amore umano nel Regno - in questo mondo e nel prossimo?

    Grazie

    Gian Piero

  2. #2
    Qoelèt
    Ospite

    Predefinito

    Carissimo Gian Piero, è con gioia che ti do l'ufficiale benvenuto in questo piccolo spazio ortodosso di incontro; mi ha fatto molto piacere questo tuo post anzitutto perchè mi sono accorto che spesso, nel postare discussioni di natura unicamente dottrinale, si rischia di disancorarsi e snaturare il vero senso concreto dell'Evangelo di Cristo e di privare dell'attualità reale la meravigliosa "via erotica" (per dirla con Yannaras) dell'Ortodossia .
    Le tue parole, caro amico, sono parole di chi ha toccato con mano la transitorietà e la vacuità delle esperienze del mondo (Vanità delle vanità , direbbe l'Ecclesiaste) , un mondo che di per se stesso nulla può offrire se non l'amarezza di pace e di affetti destinati inevitabilmente a consumarsi ,ma, in questa tenebra esistenziale (che penso un pò tutti noi abbiamo vissuto), che ha intuito e forse visto la vera Luce entrata a richiarare potentemente la nostra notte e ha capito che solo Cristo è l'unica risposta e l'UNICO Amore possibile, un Fuoco d'Amore inestingubile . Pur con questa consapevolezza, la paradossalità del vivere cristiano non è il semplice fuggire e disprezzo del mondo (come magari una certa "ascetica" occidentale cattolicheggiante sullo stile del "De contemptu mundi" vorrebbe farci credere), ma da un lato, fuggire dalle sue vacuità per evitare le "contaminazioni" (mi vengono in mente le esortazioni giovannee nell'Apocalisse quando parla di Babilonia la Grande e delle sue fornicazioni),dall'altro vivere nel mondo per essere testimoni viventi di Cristo, sue mistiche Icone , e rivestire di Cristo (cristificare) l'esistente, ammantando così di una valenza escatologica le "vanità" del mondo : in primis i nostri affetti .
    Ci chiedi giustamente : " che posto ha, ed avrà, l'amore umano nel Regno , in questo mondo e nel prossimo? " ; non so cosa tu intenda per amore umano , ma se è quell'amore del vecchio uomo che ha subito e non si è rialzato dalla caduta di Adamo , questo amore non avrà mai posto nel Regno di Dio ; se invece intendi l'amore divino-umano del Dio-Uomo Gesù Cristo (centro e misura della nostra vita e di ogni cosa) esso ha il primo posto, anzi, esso stesso è il Regno di Dio .
    San Giovanni il Teologo scrive nella sua prima lettera (4) :

    " 7 Carissimi, amiamoci gli uni gli altri poiché l'amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio. 8 Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. 9 In questo si è manifestato l'amore di Dio verso di noi, che Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo, affinché noi vivessimo per mezzo di lui. 10 In questo è l'amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che lui ha amato noi e ha mandato il suo Figlio per essere l'espiazione per i nostri peccati. 11 Carissimi, se Dio ci ha amato in questo modo, anche noi ci dobbiamo amare gli uni gli altri. 12 Nessuno ha mai visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio dimora in noi e il suo amore è perfetto in noi. 13 Da questo conosciamo che dimoriamo in lui ed egli in noi, perché egli ci ha dato del suo Spirito. 14 E noi stessi abbiamo visto e testimoniato che il Padre ha mandato il Figlio per essere il Salvatore del mondo. 15 Chiunque riconosce che Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio. 16 E noi abbiamo conosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi. Dio è amore, e chi dimora nell'amore dimora in Dio e Dio in lui. 17 In questo l'amore è stato reso perfetto in noi (perché abbiamo fiducia nel giorno del giudizio): che quale egli è, tali siamo anche noi in questo mondo. 18 Nell'amore non c'è paura, anzi l'amore perfetto caccia via la paura, perché la paura ha a che fare con la punizione, e chi ha paura non è perfetto nell'amore. 19 Noi lo amiamo, perché egli ci ha amati per primo. 20 Se uno dice: «Io amo Dio», e odia il proprio fratello, è bugiardo; chi non ama infatti il proprio fratello che vede, come può amare Dio che non vede? 21 E questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da lui: chi ama Dio, ami anche il proprio fratello. " .

    Ed è partendo dall'Amore folle di Dio, quello stesso amore che portò Dio a farsi uomo perchè l'uomo diventasse dio , che dobbiamo iniziare una vera e propria trasformazione alchemica (in sintonia con la Grazia e la chiamata di Dio e la nostra risposta,che non potrà comunque mai vivere la sua pienezza in questo mondo) dell'amore utilitaristico che caratterizza l'uomo vecchio in Amore/Altro ,in una metanoia vera e propria che avviene quando anzitutto si decide di abbandonare il vecchio uomo, rivestirsi di Cristo , morire insieme al Lui e rinascere nel Nuovo : l'achimia che trasforma l' "amor sui" in "Amor Dei" è un lungo cammino che prevede la nostra ascesi al centro della quale deve essere la comunione ai Divini Mysteri,ossia al Corpo e al Sangue di Colui che è AMORE ,medicina di immortalità che ci cristifica.
    Per chi rifiuta questa mistica alchimia in Cristo, può rimanere solo la vanità e la vacuità di un amore destinato al fallimento, di un amore che quando anche in una dimensione futura incontrerà il VERO AMORE non potrà che percepirlo come un fuoco doloroso e ienstinguibile,perchè fuoco di un Amore che,in quanto tale,continua ad attirare a sè ma che è rimasto estraneo .
    Ma Gregorio di Nissa , ad esempio, in questo fuoco,pur doloroso, non vedeva altro che il segno "educativo" dell'Amore di Dio :
    "A mio parere Dio,che esige in restituzione e attira verso di sè tutto ciò che è nato grazie a Lui, non infligge ai peccatori i dolori perchè li odi o perchè voglia punirli per la loro vita cattiva: egli si limita a tirare l'anima verso di sè, ...ma a colui che viene trascinato ( portando con sè il pesante carico del peccato,segno di una non trasformazione del proprio amore egoistico- nota mia)non può non toccare il dolore....così mentre il vizio viene consumato dal fuoco (ogni impurità deve essere infatti mondata per presentarsi al cospetto del Re) inestinguibile anche l'anima,unito ad esso, viene necessariamente a trovarsi nel fuoco..." (da "L'anima e la risurrezione") .
    Che altro dirti? Da peccatore qual sono solo quello che ho imparato grazie a Cristo : abbandonati ciecamente a lui e non temere nulla !
    Ti saluto
    Luca

  3. #3
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    Caro amico, è lecitissima la tua domanda e chiama in causa quella che a dispetto di tanta retorica costituisce il luogo o almeno uno dei topoi, dei luoghi teologici del "venire di Dio all'idea" (Levinas) ed alla vita...il volto dell'altro, la dignità ed il valore delle relazioni affettive profonde in cui ne va di noi, affetti custoditi, serbati, conservati, sottratti allo sguardo nullificante della filautìa, dell'amor sui, dell'egoismo che come maschera parassitaria consuma nell'implosione su di sè il dinamismo erotico dell'uomo ad immagine di Dio, e chiamati a dilatarsi non ad annullarsi nella comunione con le energie deificanti del Risorto. La carne deificata di Cristo, intessuta della nostra e della carne di tutto l'universo, vitalizzata per sempre dall'amore personale e personalizzante delle energie divine, è garante e "memoria eterna" della dignità e del valore dei nostri affetti terreni. Osando forse un po' oltre il lecito potremmo spingerci al superamento di un certo modello religioso che subordina gli affetti umani a momento di passaggio, a traccia e via all'amore esclusivo di Dio ( ma il Dio cristiano non è per natura esclusivo, non è "assoluto", nel senso etimologico di disciolto, scoinvolto da ogni relazione all'altro, ma è in sè coincidenza paradossale di autorelazione ed eterorelazione entrambe assolute e coeterne in un medesimo Atto di carità, di Amore tripersonale) ed osare pensare al movimento inverso, alla kenosis deificante del Dio- Agape, del Dio-Comunione, koinonìa, che in Cristo, nella forza dello Spirito ci raccoglie in sè, quasi cancellandosi ed offrendosi come luogo di una immensa comunione, come verità dell'affetto, di ogni nostro affetto, come Volto che illumina e sottrae ogni volto umano alla rapina della morte e del nulla che assunti in Cristo e vissuti nell'umile consegna di sè nella fede e nella carità, divengono porte di luce, transiti pasquali ad un amore senza limiti...

  4. #4
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    Predefinito

    Caro Nadda, mi ha molto colpito la tua frase:

    "ma il Dio cristiano non è per natura esclusivo, non è "assoluto", nel senso etimologico di disciolto, scoinvolto da ogni relazione all'altro"

    Non vorrei generalizzare indebitamente; ma questa mi sembra la differenza fra il Cristianesimo e le altre "vie". Ed è proprio per questo, credo, che il Cristianesimo è irriducibile ai modi propri ad altri sentieri; e nessuna superficiale "unità trascendente" con le altre religioni, in fondo, è lecito ammettere, se non si vuole adulterare il suo vero messaggio.

    E' perché il Regno non è solo "dentro di noi", ma anche - e forse soprattutto - "in mezzo a noi", "fra di noi": come relazione personale d'amore fra gli esseri umani, e fra questi e Dio.

    L'episodio evangelico della resurrezione di Lazzaro, di cui Luca ha riportato l'icona, ne è uno splendido esempio. E infatti Lazzaro "recupera la vita": l'amore è vita, è il senza-morte ...Nell'amore, non nella "conoscenza", è la salvezza.

    Grazie

    Gian Piero

  5. #5
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    Predefinito

    Infatti...se "amare significa dire a qualcuno tu non morirai mai" (Gabriel Marcel) l'abbraccio della Comunione triunitaria esteso in Cristo, nella forza dello Spirito, a vivificare, a risuscitare i nostri affetti e legami più cari dalla solitudine mortificante della filautìa è la patria, il luogo, la verità intima ed ultima di ogni comunione..al di là della schizofrenia dell'uomo decaduto, frammentato nell'esercizio delle sue facoltà dal peccato - che per i Padri non è moralismo sessuofobico ma anomìa, disordine ed amartìa, sbagliare bersaglio, fallire lo scopo della propria vita nell'amore - in Cristo l'amore è conoscenza, conoscenza non produttiva, oggettivante ma riproduttiva (Renè Char) partecipazione in Cristo alla reciproca, coeterna, incessante ri-nascita di ciascuno in tutti e di tutti in Dio, comunione personale senza fratture e lacerazioni.Un abbraccio

 

 

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