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    Predefinito ..é VICEPRESIDENTE della commissione Giustizia

    Mafia, indagato Mormino per le accuse di Giuffrè

    Il pentito chiama in causa il suo ex legale, vicepresidente della commissione Giustizia: Provenzano lo aiutò nelle elezioni del 2001

    PALERMO - La stagione dei nuovi pentiti di Cosa Nostra, veri o falsi che siano, sta aprendo altri capitoli nelle inchieste giudiziarie su mafia e politica. Mentre proseguono i dibattimenti dei processi aperti negli anni Novanta, si indaga sulle strategie più recenti o attuali del boss latitante Bernardo Provenzano, di cui hanno parlato sia Nino Giuffrè - promosso dalla Procura di Palermo al rango di collaboratore di giustizia attendibile - sia Pino Lipari, l’aspirante pentito che i magistrati ritengono inaffidabile e con il quale una settimana fa hanno interrotto i rapporti.
    Dalle dichiarazioni di Giuffrè sono emersi elementi che hanno indotto la Procura ad aprire un’indagine preliminare sul conto dell’onorevole Nino Mormino, uno dei più noti avvocati di Palermo, eletto deputato nelle liste di Forza Italia e vicepresidente della commissione Giustizia della Camera. Il nome di Mormino è stato iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato tipica per questo tipo di accertamenti, «concorso esterno in associazione mafiosa». Un atto dovuto e «tecnico», a garanzia dell’interessato dopo le affermazioni verbalizzate da Giuffrè, del quale Mormino è stato difensore fino al momento del suo arresto.
    Il pentito ha riferito che la candidatura dell’avvocato alle elezioni politiche del 2001 (che avuto tra i suoi clienti pure Riina, Bagarella e la famiglia Madonia) rientrava tra quelle sponsorizzate da Provenzano per portare in Parlamento uomini che potessero sostenere le esigenze di Cosa Nostra. La mafia, secondo i racconti dei collaboratori, ha sempre cercato di ottenere condizioni migliori per i detenuti, nonché le vie legali perché gli uomini d’onore potessero uscire di prigione o cambiare l’esito dei processi. Anche attraverso i politici e anche in occasione delle ultime elezioni. Di qui l’appoggio ad alcuni candidati, riecheggiato nel «proclama» contro il 41 bis lanciato da Leoluca Bagarella nel luglio scorso e nella lettera firmata da Salvo Madonia e altri boss costretti al «carcere duro» che chiedevano polemicamente: «Dove sono gli avvocati delle regioni meridionali che hanno difeso molti degli imputati per mafia e ora siedono negli scranni parlamentari e sono nei posti apicali di molte commissioni preposte a fare queste leggi?».
    Dopo quei segnali, a Mormino e altre persone fu proposta una tutela per la loro sicurezza, ma l’avvocato-deputato decise di rifiutarla sostenendo di non correre rischi poiché non aveva sottoscritto alcun «patto» per farsi eleggere in Parlamento. «E poi - commentava ancora pochi giorni fa il legale nei corridoi del palazzo di giustizia palermitano - con la vittoria di Forza Italia che c’è stata in Sicilia, dovuta al fenomeno Berlusconi, che cosa può aver contato il cosiddetto "voto della mafia"? Mi pare che questi pentiti stiano affrontando argomenti di cui dubito possano sapere qualcosa di interessante». Mormino sosteneva che i pericoli di cui Giuffrè poteva aver parlato si riferivano semmai ai tempi del maxiprocesso, quando i boss non erano soddisfatti della linea di difesa dei propri avvocati. «Storie vecchie» secondo il deputato eletto con 28.960 voti nel collegio Cefalù-Madonie. Ma Giuffrè le avrebbe attualizzate fino al 2001, aggiungendo che sicuramente a Provenzano la candidatura di Mormino l’aveva proposta Pino Lipari, anch’egli suo assistito. E nei verbali sottoscritti fino al momento in cui la Procura l’ha «licenziato», Lipari ha confermato questa versione. Aggiungendo che il Grande latitante aveva il progetto di portare in Parlamento alcuni legali per risolvere i «problemi urgentissimi» nella legislazione sulla giustizia e un altro particolare: dopo l’elezione di Mormino, Provenzano gli scrisse una lettera affinché invitasse l’avvocato a «seguire» e soddisfare non solo gli interessi dei suoi clienti ma quelli più generali di Cosa Nostra.
    Nel gennaio 2002 Lipari fu arrestato e ai pubblici ministeri ha raccontato che anche dal carcere ha mandato a dire a Mormino che si occupasse del «41 bis» e dell’indulto; senza esclusione dei reati di mafia, perché altrimenti non sarebbe servito a nulla. Essendo stato bollato «dichiarante» inattendibile e forse depistatore, i verbali del «cassiere» di Riina e Provenzano sul suo ex avvocato (ma per alcune cause non l’avrebbe ancora revocato) per adesso non dovrebbero entrare nell’indagine che in realtà è la riapertura del fascicolo istruito e poi archiviato negli anni Novanta sulla base delle dichiarazioni di altri pentiti. Ma ha destato interesse, negli uffici giudiziari, il fatto che nella proposta di legge sull’indulto in discussione alla Camera è stato inserito l’allargamento ai condannati per associazione mafiosa «semplice», escludendo solo i promotori, cioè i capi. In questo modo, notano in Procura, nel provvedimento di clemenza rientrerebbe la grande maggioranza dei mafiosi detenuti.
    Relatore sulla legge in discussione è proprio l’onorevole Nino Mormino.

    Giovanni Bianconi


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    posto il corriere famoso quotidiano marxista..

    che ne pensano i polisti?

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    Predefinito Re: ..é VICEPRESIDENTE della commissione Giustizia

    Originally posted by arsenico
    Mafia, indagato Mormino per le accuse di Giuffrè

    Il pentito chiama in causa il suo ex legale, vicepresidente della commissione Giustizia: Provenzano lo aiutò nelle elezioni del 2001

    PALERMO - La stagione dei nuovi pentiti di Cosa Nostra, veri o falsi che siano, sta aprendo altri capitoli nelle inchieste giudiziarie su mafia e politica. Mentre proseguono i dibattimenti dei processi aperti negli anni Novanta, si indaga sulle strategie più recenti o attuali del boss latitante Bernardo Provenzano, di cui hanno parlato sia Nino Giuffrè - promosso dalla Procura di Palermo al rango di collaboratore di giustizia attendibile - sia Pino Lipari, l’aspirante pentito che i magistrati ritengono inaffidabile e con il quale una settimana fa hanno interrotto i rapporti.
    Dalle dichiarazioni di Giuffrè sono emersi elementi che hanno indotto la Procura ad aprire un’indagine preliminare sul conto dell’onorevole Nino Mormino, uno dei più noti avvocati di Palermo, eletto deputato nelle liste di Forza Italia e vicepresidente della commissione Giustizia della Camera. Il nome di Mormino è stato iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato tipica per questo tipo di accertamenti, «concorso esterno in associazione mafiosa». Un atto dovuto e «tecnico», a garanzia dell’interessato dopo le affermazioni verbalizzate da Giuffrè, del quale Mormino è stato difensore fino al momento del suo arresto.
    Il pentito ha riferito che la candidatura dell’avvocato alle elezioni politiche del 2001 (che avuto tra i suoi clienti pure Riina, Bagarella e la famiglia Madonia) rientrava tra quelle sponsorizzate da Provenzano per portare in Parlamento uomini che potessero sostenere le esigenze di Cosa Nostra. La mafia, secondo i racconti dei collaboratori, ha sempre cercato di ottenere condizioni migliori per i detenuti, nonché le vie legali perché gli uomini d’onore potessero uscire di prigione o cambiare l’esito dei processi. Anche attraverso i politici e anche in occasione delle ultime elezioni. Di qui l’appoggio ad alcuni candidati, riecheggiato nel «proclama» contro il 41 bis lanciato da Leoluca Bagarella nel luglio scorso e nella lettera firmata da Salvo Madonia e altri boss costretti al «carcere duro» che chiedevano polemicamente: «Dove sono gli avvocati delle regioni meridionali che hanno difeso molti degli imputati per mafia e ora siedono negli scranni parlamentari e sono nei posti apicali di molte commissioni preposte a fare queste leggi?».
    Dopo quei segnali, a Mormino e altre persone fu proposta una tutela per la loro sicurezza, ma l’avvocato-deputato decise di rifiutarla sostenendo di non correre rischi poiché non aveva sottoscritto alcun «patto» per farsi eleggere in Parlamento. «E poi - commentava ancora pochi giorni fa il legale nei corridoi del palazzo di giustizia palermitano - con la vittoria di Forza Italia che c’è stata in Sicilia, dovuta al fenomeno Berlusconi, che cosa può aver contato il cosiddetto "voto della mafia"? Mi pare che questi pentiti stiano affrontando argomenti di cui dubito possano sapere qualcosa di interessante». Mormino sosteneva che i pericoli di cui Giuffrè poteva aver parlato si riferivano semmai ai tempi del maxiprocesso, quando i boss non erano soddisfatti della linea di difesa dei propri avvocati. «Storie vecchie» secondo il deputato eletto con 28.960 voti nel collegio Cefalù-Madonie. Ma Giuffrè le avrebbe attualizzate fino al 2001, aggiungendo che sicuramente a Provenzano la candidatura di Mormino l’aveva proposta Pino Lipari, anch’egli suo assistito. E nei verbali sottoscritti fino al momento in cui la Procura l’ha «licenziato», Lipari ha confermato questa versione. Aggiungendo che il Grande latitante aveva il progetto di portare in Parlamento alcuni legali per risolvere i «problemi urgentissimi» nella legislazione sulla giustizia e un altro particolare: dopo l’elezione di Mormino, Provenzano gli scrisse una lettera affinché invitasse l’avvocato a «seguire» e soddisfare non solo gli interessi dei suoi clienti ma quelli più generali di Cosa Nostra.
    Nel gennaio 2002 Lipari fu arrestato e ai pubblici ministeri ha raccontato che anche dal carcere ha mandato a dire a Mormino che si occupasse del «41 bis» e dell’indulto; senza esclusione dei reati di mafia, perché altrimenti non sarebbe servito a nulla. Essendo stato bollato «dichiarante» inattendibile e forse depistatore, i verbali del «cassiere» di Riina e Provenzano sul suo ex avvocato (ma per alcune cause non l’avrebbe ancora revocato) per adesso non dovrebbero entrare nell’indagine che in realtà è la riapertura del fascicolo istruito e poi archiviato negli anni Novanta sulla base delle dichiarazioni di altri pentiti. Ma ha destato interesse, negli uffici giudiziari, il fatto che nella proposta di legge sull’indulto in discussione alla Camera è stato inserito l’allargamento ai condannati per associazione mafiosa «semplice», escludendo solo i promotori, cioè i capi. In questo modo, notano in Procura, nel provvedimento di clemenza rientrerebbe la grande maggioranza dei mafiosi detenuti.
    Relatore sulla legge in discussione è proprio l’onorevole Nino Mormino.

    Giovanni Bianconi


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    posto il corriere famoso quotidiano marxista..

    che ne pensano i polisti?



    I polisti fanno di tutto per non pensare.

    Ma a te pare tanto strana una cosa che mi viene in mente, sulla correttezza della propria vita?

    E logico e legittimo che anche gli imputati di mafia abbiano a ricevere un assistenza legale come qualsiasi altro imputato. Ma quello che trovo "inappropriato" è che un avvocato come Mormino (magari bravo) non abbia sentito la non opportunità di candidarsi al Parlamento delle Repubblica.

    Intendiamoci, nulla osta, sotto il profilo legislativo, ma come persona, al posto suo avrei sentito un qualche imbarazzo, E, comunque, mi sarei sentita obbligata a lasciare, immediatamente, la mia attività di penalista.

    Mormino continua?

  3. #3
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    dubito che un pollista storca il naso davanti ad un avvocato di mafia o un mafioso direttamente.

  4. #4
    Asteroids
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    Originally posted by shambler
    dubito che un pollista storca il naso davanti ad un avvocato di mafia o un mafioso direttamente.
    Un vero pollista non crede ad una parola del pentito Giuffrè.

  5. #5
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    Originally posted by Asteroids


    Un vero pollista non crede ad una parola del pentito Giuffrè.
    ==
    per i polisti c'è un solo profeta..... inquisito ma profeta
    E ora tutti i profeti del nuovo e vecchio testamento sono infatti in ansia ... quando arriverà fra loro che farà???
    Abolirà l'inferno o si accontenterà di imporre una cirami anche a san pietro???
    se l'europa non cambia sistema conviene andarsene...altrimenti ci ridurrà come e peggio della grecia.

  6. #6
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    Predefinito Ma allora chi è un vero pollista?

    Originally posted by Asteroids


    Un vero pollista non crede ad una parola del pentito Giuffrè.
    Per Centaro le rivelazioni di Giuffrè aprono una nuova stagione nella lotta alla mafia.
    «L ’ azione dello Stato è efficace», afferma Centaro , il pentimento del braccio destro di Provenzano e del boss della camorra Giuliano dimostra che «hanno capito che non c ’ era più spazio n é speranza per le loro organizzazioni. Il presidente dei senatori azzurri Renato Schifani parla di « segno tangibile dell ’ impegno e dell ’ efficacia del governo nella lotta alla criminalità organizzata » .

    Dall'Arena di Verona 21 settembre 2002

  7. #7
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    Mi piace il passo in cui dice

    "Ma Giuffrè le avrebbe attualizzate fino al 2001, aggiungendo che sicuramente a Provenzano la candidatura di Mormino l’aveva proposta Pino Lipari, anch’egli suo assistito"

    Come se fosse Provenzano a fare le liste elettorali di FI.
    Comunque, se i mafiosi accusano il governo vuol dire che il governo è contro la mafia.
    La cosa preoccupante è che i mafiosi non accusano la sinistra. Non hanno niente contro di loro? Come mai?

    Saluti, GP

  8. #8
    I amar prestar aen
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    Predefinito

    Tic Toc Tic Toc. Driiiin

    Cordiali Saluti
    E voi tutti, o Celesti, ah! concedete,
    Che di me degno un dì questo mio figlio
    Sia spendor della patria, e de Troiani
    Forte e possente regnator. Deh! fate
    Che il veggendo tornar dalla battaglia
    Dell'armi onusto de' nemici uccisi,
    Dica talun: NON FU SI' FORTE IL PADRE:
    E il cor materno nell'udirlo esulti.

  9. #9
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    Caro Antonio

    Se i Mafiosi non accusano il governo perchè Mormino è iscritto nel registro degli indagati?

    In secondo luogo..... quando Lunardi dice che con la mafia bisogna conviverci, chi non è deficente capisce che le grandi opere quali il ponte di Messina si devono fare anche se c'è la Mafia. La quale, pur in galera e pentita, non è sconfitta.

    Inoltre...... scrivi come un carabiniere.....

  10. #10
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    Predefinito

    Ah..... ancora una cosa..... cosa vuol dire che gli avvocati difensori non devono entrare nel ministero della giustizia? Volete la separazione delle carriere di avvocato e politico?
    O un avvocato difensore è per definizione un delinquente?
    Se l'opinione corrente è questa, la giustizia ha veramente bisogno di una riforma...

 

 
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